venerdì 8 giugno 2012

Il maestro D'Orta: così il '68 e la camorra stanno svuotando le scuole del Sud


 Il maestro D'Orta: così il '68 e la camorra stanno svuotando le scuole del Sud

venerdì 8 giugno 2012
SCUOLA/ Il maestro D'Orta: così il '68 e la camorra stanno svuotando le scuole del Sud
Sono allarmanti i dati sulla dispersione scolastica diffusi oggi da Save the Children: 114mila alunni fra i 14 e i 17 anni abbandonano la scuola e il 20% è rappresentato da studenti che vivono in Campania e 1.283 nella sola città di Napoli: ragazzi che dopo un percorso scolastico discontinuo, costellato da assenze e ripensamenti decidono di non frequentare più le lezioni. Dati che stridono con la riforma del merito fortemente voluta dal ministro dell'Istruzione Francesco Profumo che punta, attraverso incentivi di vario genere, a premiare gli alunni che si sono distinti per bravura e costanza. Riconoscimenti formali, come la nomina dello studente dell'anno nella propria scuola, oppure, premi tangibili come vacanze premio. Un metodo che per molti, premia i più diligenti ma inevitabilmente abbandona al proprio destino chi già fatica a seguire le lezioni o addirittura ad entrare in sintonia con il mondo della scuola.
“Una volta si diceva: prenditi u'pezzeccarta che non puoi nemmeno fa o'scopartore”. Ci ride sopra ma è serissimo il maestro Marcello D'Orta, già autore del best-seller “Io speriamo che me la cavo” e che ben conosce la realtà delle scuole napoletane e dei piccoli scugnizzi che le frequentano. O meglio, che faticano a frequentarla. “Un tempo questa era l'ammonimento per i ragazzi: oggi, però, non vale più questa regola, purtroppo. Sia perchè il lavoro non è più garantito nemmeno dalla laurea, figuriamoci dalla licenza media, sia perché le famiglie stentano a svolgere il proprio ruolo”.
Maestro, i tempi sono cambiati?

Di recente è uscito un libro che ho scritto, dal titolo Era tutta un'altra cosa: i miei e i vostri anni 60, epoca in cui la famiglia era ancora in grado di trasmettere valori. Dopo il '68 è cominciato un periodo di calo del ruolo familiare che dura tutt'ora: è venuto meno il nucleo portante della società. La famiglia, nell'infanzia, è quell'istituzione che passa il testimone al maestro elementare che, per primo, è insignito del ruolo di educatore “esterno” al nucleo familiare. Oggi non è più così: scuola e famiglia non sono più alleate nell'educazione dei ragazzi ma si fanno la guerra. Non solo le famiglie seguono poco i propri figli ma, quando lo fanno, prendono la strada sbagliata, difendendo l'indifendibile. Una nota, una sgridata da parte di un professore può causargli guai, se non una denuncia o un ricorso al Tar. Capirà bene che i ragazzi sono disorientati perché a casa non c'è supporto educativo, a scuola non ci vogliono andare e il risultato e che sono abbandonati a se stessi.

Vuole dire che i genitori sono d'accordo con i ragazzi se decidono di abbandonare la scuola?

Io parlo per le situazioni che ho vissuto: ho insegnato a classi di 45 ragazzi, in scuole fatiscenti dove mancavano persino le lavagne e i termosifoni. Lei pensa che i genitori fossero contenti di mandare i propri figli in istituiti del genere? In più, al sud c'è anche un altro grosso problema che incentiva gli studenti a lasciare le aule: il lavoro nero. Spesso, le famiglie hanno disperato bisogno di un aiuto economico e mandano i ragazzi al lavoro anziché in classe. Ricordo un ragazzo che lavorava di notte in una panetteria e quando andai a parlare con il padre per farlo tornare a scuola, questi mi disse “Me li da di tasca sua i soldi che mio figlio guadagna ogni mese?”. Vede? Il futuro dei ragazzi del Sud è già segnato se per i genitori la scuola non conta nulla ma serve solo a distrarli da possibilità di guadagno. Poi, naturalmente, si sente il peso della camorra, che adesca i ragazzi in strada per farli diventare “muschilli” cioè moscerini, corrieri della droga. Il che significa guadagni facili di cifre importanti.

Secondo lei sono efficaci contro la dispersione scolastica gli incentivi in denaro proposti agli studenti?

E' un errore gravissimo: il denaro e i premi non devono entrare nella sfera educativa. I ragazzi in questo modo non danno più valore all'essenza dello studio e il rischio è quello che la nostra società si trasformi in calvinista, dimenticando le proprie radici puramente cristiane. I calvinisti sono infatti convinti che Nostro Signore guardi con benevolenza chi riesce a raggiungere il successo premiando l'arrivismo più spinto: in quel tipo di società si giustifica di tutto, anche chi calpesta i valori fondamentali che stanno alla base della civile convivenza. In Italia non può funzionare in questo modo, occorre premiare i ragazzi con una pacca sulle spalle e ricordando loro che hanno solo il proprio dovere.

La riforma del merito attualmente allo studio punta a valorizzare chi è più bravo o a lasciare definitivamente indietro chi è già in difficoltà?

Esistono, soprattutto nel meridione, situazioni frustranti di disagio sociale e culturale come la povertà e l'immigrazione che impediscono a molti di poter fare bene nonostante la buona volontà. Io sono sempre a favore della buona e vecchia borsa di studio, perché per lo studente non è il fine ultimo ma un mezzo per poter continuare un percorso già intrapreso. Ricordo addirittura che nel 2007 il sindaco di New York lanciò la proposta di premiare gli studenti meritevoli con un cellulare: secondo me, non è questo il metodo giusto. E' la morte della scuola e della famiglia. Noi dobbiamo tenerci ben stretti i valori cristiani, sui quali e fondata la nostra società: indipendentemente dalla fede, il senso della solidarietà, il rispetto, il sacrificio e l'amore reciproco sono valori universali. Esiste anche un altro aspetto che va a braccetto con la dispersione scolastica.

Quale?

Molti hanno capito che oggi anche con un diploma o con una laurea non è consequenziale trovare un lavoro. E quindi, incentivati dalla famiglia, i ragazzi tentano di trovare un impiego in anticipo senza perdere tempo sui libri, risparmiando tempo e guadagnando denaro da subito. Purtroppo, lo studio non serve soltanto a fornire il famoso “pezzo di carta” ma a formare cittadini del mondo consapevoli, che sappiano relazionarsi con i problemi della vita. E tutto questo dovrebbe essere sottolineato, in primis, dalle famiglie.

Rinnovare la didattica potrebbe servire a far tornare in classe gli alunni?

Più che la didattica dovrebbero innovarsi gli insegnanti perché l'alunno che frequenta la scuola e il giovane fuori dall'orario scolastico sono la stessa persona. I professori devono saper inquadrare la situazione sociale e familiare dell'allievo e, partendo da quella, creare un piano didattico ad hoc. Questa è la base per poi cominciare ad insegnare matematica, storia, geografia e tutte le altre materie.

Professor Monti!Lo sapevi?Confcommercio: calano i consumi fisco insostenibile, crollo auto e cibo


Confcommercio sull'Iva: 'L'aumento sarebbe un colpo mortale'

07 giugno, 19:32

Confcommercio: calano i consumi fisco insostenibile, crollo auto e cibo
ROMA - I consumi tornano ai livelli di sei anni fa. In tempi di crisi e di tasse crescenti gli italiani tagliano dove possono e così, secondo gli ultimi dati della Confcommercio, ad aprile la spesa si è ridotta del 2,8%. Ben quattro quinti del reddito medio delle famiglie, calcola del resto la Confesercenti, vengono "prelevati dal fisco", il cui peso sta diventando sempre più insostenibile. "Se prendiamo una famiglia tipo con un reddito lordo di 55.000 euro, - ha denunciato il presidente dell'associazione Marco Venturi all'assemblea annuale - quasi 40.000 di questi vengono assorbiti da contributi, tasse varie, dirette e indirette, nazionali, regionali, locali". Solo con le manovre Iva lo Stato scarica su ogni famiglia "680 euro l'anno". E non va meglio alle imprese, appesantite da "una valanga di prelievi": fra Irpef, Ires, Irap e contributi sociali, sulle pmi ogni anno grava un onere di oltre 160 miliardi.
Da aggiungere ci sono quindi gli oneri burocratici ed amministrativi statali che comportano costi "per 26 miliardi l'anno". "Siamo di fronte a una deriva", ha insistito Venturi, con "ben 694 scadenze fiscali con cui devono confrontarsi le imprese e 100 balzelli frutto della scatenata inventiva del nostro fisco". "Noi continueremo a condannare senza se e senza ma ogni atto intimidatorio contro Equitalia e contro i suoi dirigenti - ha quindi puntualizzato - ma questo non può diventare un alibi per non rivedere norme e comportamenti che colpiscono imprenditori esasperati dalla crisi e da una pretesa fiscale ormai insostenibile che troppo spesso dà la spallata finale a migliaia di imprese, spingendole verso la chiusura". Stretti tra tasse, riduzione del potere d'acquisto e effetti della crisi, gli italiani cercano quindi di cavarsela come possono, tagliando le spese, se necessario anche alimentari. Il calo dei consumi segnalato dalla Confcommercio, il peggiore da marzo del 2011, mostra infatti una riduzione del 4% sia della spesa per il cibo che di quella per l'abbigliamento e addirittura del 16% per il segmento mobilità, ovvero per l'acquisto di auto. "Un eventuale ulteriore aumento dell'Iva sarebbe un colpo mortale per famiglie e imprese", commenta il presidente, Carlo Sangalli. Il dato di aprile "conferma infatti la drammaticità e la profondità della crisi" che va superata con "provvedimenti per accelerare la crescita e rilanciare i consumi e la domanda interna, che vale l'80% del pil"
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Motovedette libiche sequestrano 3 motopesca mazaresi


Motovedette libiche sequestrano 3 motopesca mazaresi

A bordo una ventina marittimi. Informato ambasciatore a tripoli

07 giugno, 23:53
La Libia di Gheddafi non c'é più, ma il copione si ripete, a dispetto dei cambiamenti, uguale a sé stesso. Tre motopesca della flotta di Mazara del Vallo sono stati sequestrati in serata dalla motovedette libiche. Secondo le prime informazioni comunicate via radio mentre il sequestro era in corso, le imbarcazioni si trovavano tra le 30 e le 50 miglia dalla costa di Bengasi, il porto in cui sarebbero stati dirottati. A bordo dei tre pescherecci si dovrebbero trovare una ventina di marittimi. Non sono stati sparati colpi di arma da fuoco per fermare le imbarcazioni, ma i militari libici sarebbero saliti a bordo.
Si tratta del secondo fermo nel dopo Gheddafi. Il primo risale al novembre del 2011. Protagonista del sequestro, il peschereccio 'Twenty two', fermato dai militari libici a 35 miglia dalla costa, in acque internazionali, e rilasciato dopo cinque giorni grazie ad una pronta attivazione della Farnesina che, tramite l'Unità di crisi e l'ambasciata d'Italia a Tripoli ha subito posto il caso all'attenzione della nuova dirigenza libica. Il presidente del Distretto produttivo per la pesca (Cosvap) di Mazara del Vallo, Giovanni Tumbiolo - che negli ultimi anni ha stabilito rapporti di cooperazione con diversi Paesi africani - ha già interessato della nuova vicenda il governatore libico Abu Ajar e il viceministro dell'Agricoltura, con delega alla Pesca, Adnan Jibrial. Tumbiolo ha provveduto anche ad informare l'ambasciatore d'Italia a Tripoli, Giuseppe Buccino Grimaldi, ancora all'oscuro del sequestro. "Confidiamo - ha dichiarato Tumbiolo - in una veloce e pacifica soluzione di questa crisi. I buoni rapporti istaurati tra la Libia e la Sicilia nel settore della pesca ci dovrebbero in tal senso essere di aiuto".

Crollo a Conversano, trovati i tre corpi Genitori e il figlio di 18 mesi, le vittime


Crollo a Conversano, trovati i tre corpi Genitori e il figlio di 18 mesi, le vittime

La famiglia italo-olandese era giunta due giorni fa per una breve vacanza

07 giugno, 21:14
Crollo a Conversano, trovati i tre corpi Genitori e il figlio di 18 mesi, le vittimeLe due palazzine crollate a Conversano Le due palazzine crollate a ConversanoLA DIRETTA TgNorba24
CONVERSANO (BARI) - Li hanno trovati uno accanto all'altro sul materasso del letto matrimoniale. I tre cadaveri erano sotto tonnellate di macerie e indossavano i pigiami. Padre, madre e figlioletto, infatti, si erano appena svegliati e non avevano fatto in tempo a capire che la loro casa era invasa dal gas. Oggi per Bernardino Vitto, telereporter di 32 anni originario di Conversano e residente in Olanda, e per sua moglie, l'olandese Welmoedh, di 30, sarebbe stato il terzo giorno di vacanza in Puglia.Avrebbero dovuto portare il loro piccolo Giannangelo, di 18 mesi, in gita allo Zoosafari di Fasano (Brindisi), uno dei più grandi d'Europa per numero di specie animali. Il divertimento per la famiglia era assicurato. Bernardino e Welmoedh, appena svegli, hanno trovato la loro casa invasa dal gas sprigionatosi da una bombola da cucina difettosa, o collegata ad un tubo bucato. E forse non sono riusciti a resistere all'impulso di azionare un contatto elettrico. E' stato verosimilmente quel contatto a provocare l'esplosione e a far sbriciolare la loro palazzina e quella confinante, oltre a devastare un altro palazzotto vicino. Il bilancio della tragedia è di tre morti e dieci feriti e di una cinquantina di persone sfollate. Ma solo il caso ha voluto che per strada non ci fossero bambini a giocare, come accade di solito. Via Zingari, dove è avvenuta la tragedia, è infatti una stradina larga pochi metri, di quelle tipiche dei centri storici pugliesi dove il pavimento è fatto di vecchie 'chianche' di pietra bianca, le pareti dei palazzotti sono di tufo e dove ad ogni angolo ci si imbatte in un'icona votiva della Madonna o dei santi, ornate con fiori sempre freschi.I dieci feriti non sono gravi, guariranno al massimo in due settimane. Le dieci famiglie di sfollati, invece, saranno ospitate in alberghi a spese dell'Amministrazione comunale. Ma lo spavento alle 8.45 del mattino è stato tanto perché il boato dell'esplosione si è sentito un po' ovunque e la mente di tanti è corsa subito alla vicina scuola elementare perché ormai, dopo l'attentato alla Morvillo-Falcone di Brindisi, in Puglia è psicosi per gli attacchi dinamitardi contro gli studenti. Ma per fortuna i fatti di Brindisi sono ormai un triste ricordo isolato. Per sei ore i vigili del fuoco hanno scavato tra le macerie nella speranza di trovare viva la famigliola italo-olandese. Più volte i soccorritori hanno interrotto il lavoro di rimozione delle macerie con i Bob-cat per far squillare il cellulare di Bernardino, nella speranza di riuscire a sentire il trillo provenire da sotto i detriti. Ma il telefono squillava a vuoto e nessuno riusciva a sentire quel maledetto squillo. Il cellulare alla fine è stato trovato. Poi alle 15.15 sono stati recuperati anche i tre cadaveri. A indirizzare i vigili del fuoco è stato Tommy, un labrador nero giunto appositamente da Lecce. Secondo i medici intervenuti sul posto, padre, madre e figlio sono morti sul colpo per traumi da schiacciamento. Sul cadavere di Bernardino - spiega uno dei medici - sono stati trovati evidenti segni di ipostasi, cioé di ristagno del sangue dopo il decesso. Sul corpicino del piccolo Giannangelo c'erano gravissime lesioni da schiacciamento.
"Quasi sicuramente - conferma il comandante dei vigili del fuoco di Bari, Cesare Gaspari - il crollo è stato provocato da esplosione da gas. Si pensa sia stato gpl perché è stata trovata una bombola collegata ad una cucina: la bombola era aperta, la cucina era chiusa. Ora si deve vedere se la conduttura era ancora integra, in regola, oppure no". Sull'innesco dell'esplosione, Gaspari è invece prudente: "può essere avvenuto per qualsiasi ragione da un frigo, da un campanello, da un interruttore". La tragedia ha scosso la cittadina del sud est barese di 26mila abitanti, conosciuta per le sue ciliegie per il suo centro storico. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato al sindaco di Conversano, Giuseppe Lovascio, un telegramma nel quale si dice "profondamente colpito dal tragico bilancio del crollo" e per esprimere "sentimenti di commossa e affettuosa partecipazione al dolore della famiglia delle vittime". "La comunità pugliese - dice invece il governatore Nichi Vendola - è profondamente colpita dal tragico bilancio dell'esplosione e partecipa al dolore dei familiari e degli amici delle vittime". Vendola, così come il sindaco Lovascio, loda "l'immediato intervento dei soccorritori e della protezione civile". "Hanno lavorato - dice Lovascio - con una dedizione incredibile". E il volto impolverato, il sudore e l'affanno dei tanti vigili del fuoco ne è la conferma.

Preso il killer di Brindisi, giallo su movente. Il padre di Melissa: 'Giustizia e' fatta'


Preso il killer di Brindisi, giallo su movente. Il padre di Melissa: 'Giustizia e' fatta'

Nessun messaggio del genitore per Vantaggiato: 'Non esiste, non e' un padre'. Decreto di fermo: 'Indagato ha ammesso partecipazione ma occulta concorso di altri'


Giovanni Vantaggiato Giovanni Vantaggiato

Preso il killer di Brindisi, giallo su movente. Il padre di Melissa: 'Giustizia e' fatta'
"In sede di interrogatorio Vantaggiato ha ammesso la sua diretta partecipazione all'azione criminale, ma non ha voluto indicarne il movente, mantenendo un atteggiamento tendente evidentemente ad occultare il concorso di altri". Ô quanto è scritto nel decreto di fermo nei confronti del presunto attentatore di Brindisi, in cui vengono ricostruiti gli elementi che hanno portato al fermo dell'uomo. Il primo elemento contro Giovanni Vantaggiato è rappresentato dalle due auto riprese dalle telecamere. "La presenza sul luogo dell'accaduto di due autovetture - si legge nel documento- delle quali egli aveva la disponibilità sia la notte tra il 18 e il 19 maggio in coincidenza con la collocazione del bidone della spazzatura contenente l'ordigno esplosivo, sia la mattina successiva in orario precedente e successivo all'esplosione". C'è poi il cassonetto in cui erano nascoste le bombole. Vantaggiato aveva infatti una "agevole possibilita" di reperire il bidone "in zona vicina a quella in cui sono ubicati il suo deposito carburanti e la sua abitazione" in quanto "è stato accertato che quel modello di bidone è utilizzato per la raccolta dei rifiuti dalle amministrazioni comunali di Nardò e di altre amministrazioni comunali salentine". Nel decreto, infine, i magistrati fanno anche riferimento ad un rischio che potrebbe correre lo stresso attentatore. "Ritenuto il pericolo di fuga connesso alla probabile decisione di allontanarsi che il Vantaggiato potrebbe assumere al fine di sottrarsi alle possibili reazioni delle vittime - è scritto - si dispone il fermo e la traduzione nella casa circondariale di Lecce". Anche le auto sono state importati per risalire all'identità di Vantaggiato. Era stata infatti segnalata la presenza di due autovetture nei dintorni della scuola la sera prima dell'attentato e la mattina stessa. Si tratta di una Fiat Punto Bianca e di una Hyundai Sonica Blu. Della prima, che è stata vista aggirarsi nelle vicinanze della scuola la sera del 18 maggio, sarebbe stata individuata la targa, un fanalino rotto ed è stato notato che aveva il sedile posteriore abbassato, probabilmente per poter caricare le tre bombole usate come ordigno per l'attentato
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Sara Errani in finale al Roland Garros

Sara Errani in finale al Roland Garros
— SPORT

Sara Errani in finale al Roland Garros

Foto e video della gran vittoria della tennista italiana contro l'australiana Samantha Stosur: ora giocherà contro Maria Sharapova

La tennista italiana Sara Errani, nata a Bologna nel 1987, ha battuto l’australiana Samantha Stosur nelle semifinali del Roland Garros, col punteggio di 7-5 1-6 6-3. Stosur è la tennista numero 6 al mondo nella classifica professionistica ATP, Errani è invece al numero 23. In finale, il 9 giugno, Errani affronterà la russa Maria Sharapova, numero uno del mondo e vincitrice della semifinale contro la ceca Petra Kvitova. È il terzo anno consecutivo che una tennista italiana arriva in semifinale al torneo: Francesca Schiavone nel 2010 ha vinto il torneo e nel 2011 ha perso in finale. Sara Errani, tra l’altro, l’8 giugno disputerà la finale del doppio insieme a Roberta Vinci. Prima di questa edizione al Roland Garros Sara Errani non aveva mai superato il secondo turno.

Grillo aiutaci a rifare l'italia..Vergogna Italai/Agcom ed Europa 7


Agcom ed Europa 7. Roma vs. Strasburgo

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Primo scenario: Roma, 6 giugno 2012. Nonostante le sbandierate intenzioni di procedere finalmente ad una selezione trasparente (raccolta dei curricula, promesse di audizioni pubbliche), le Camere ricorrono ad un sistema di puro stampo lottizzatorio per la scelta dei nuovi membri di due Autorità indipendenti, chiamate nei prossimi anni ad assumere decisioni delicate in materie che, è risaputo, non sono proprio estranee agli interessi diretti di alcune forze politiche e dei loro leader. Eppure le leggi – e, più a monte, le regole europee – sono chiare e precise nel richiedere ai componenti dell’Autorità per la privacy ed a quella per le comunicazioni un profilo solido di competenza, indipendenza e terzietà sia rispetto alla politica, sia rispetto al mercato. E’ sufficiente leggere le biografie dei nominati per capire che, in gran parte, queste regole sono state ignorate: e non è scontato, in ragione dell’origine “europea” delle regole in discorso, che la natura “politica” dell’atto parlamentare di nomina, subito usata a mo’ di scudo da alcuni dei prescelti (non a caso coloro che più difficilmente possono invocare terzietà ed indipendenza) sia capace di eludere ogni contestazione in sede giurisdizionale.
Secondo scenario: Strasburgo, 7 giugno 2012. La Corte europea dei diritti dell’uomo accoglie il ricorso di Centro Europa 7 contro lo Stato italiano, accerta la grave violazione delle regole europee sul pluralismo dell’informazione per la mancata assegnazione delle frequenze televisive nonostante la vittoria di un bando di gara e condanna lo Stato italiano ad un risarcimento milionario. La Corte conferma che in Italia una serie di misure legislative, nell’escludere Centro Europa 7 a favore delle reti già operanti (in particolare Retequattro, priva di concessione) hanno perpetrato un regime di duopolio non compatibile con la libertà di informazione.
Da un lato, il conflitto di interessi nella sua più plateale manifestazione. Dall’altro, il richiamo (doloroso per le casse dello Stato, non per i veri beneficiari della violazione) al rispetto delle regole di base della democrazia. Rimane un solo rammarico: se le date si fossero invertite, forse avremmo avuto un risultato diverso nella scelta dei Commissari.