lunedì 11 giugno 2012

Così si vince lo spreco


Così si vince lo spreco

lunedì 11 giugno 2012
INDAGINE/ Vittadini: così si vince lo sprecoFoto: InfoPhoto
Soprattutto in un momento di crisi economica come l’attuale, mentre tante famiglie nel nostro Paese fanno fatica ad arrivare alla quarta e persino alla terza settimana del mese (per non parlare di ciò che accade nei Paesi poveri del mondo) è inaccettabile che ogni giorno continui ad essere sprecata un’enorme quantità di prodotti alimentari. E non si può rimanere impassibili di fronte a questa ingiustizia, nemmeno pensando che gli sprechi sono fisiologici. Si sta parlando infatti di 5,5 milioni di tonnellate all’anno di prodotti alimentari che possono essere recuperate nel nostro Paese, il 58% dalle imprese e dai commercianti, il resto dai consumatori. Il dato emerge dall’indagine condotta da un’équipe di studiosi del Politecnico di Milano e della Fondazione per la Sussidiarietà, che hanno pubblicato i risultati della ricerca nel volume Dar da mangiare agli affamati. Le eccedenze alimentari come opportunità, curato da Paola Garrone, Marco Melacini, Alessandro Perego (ed. Guerini e Associati).
La ricerca risponde ad almeno tre obiettivi: sapere dove si annidano i prodotti alimentari da recuperare e da destinare alla lotta contro la povertà, verificare le inefficienze della filiera alimentare perché possa recuperare competitività, educare le persone al valore dei prodotti alimentari in un’epoca di consumismo.
Molto interessante è il “focus” della ricerca sulle famiglie italiane: tra alimenti scaduti o andati a male, vengono buttati ogni anno 42 kg di cibo per persona, il 42% di tutto lo spreco alimentare in Italia.
È una cifra considerevole ma che se comparata a stime analoghe fatte sulle famiglie britanniche ed americane, mostra che in questi due Paesi lo spreco medio domestico è molto più grande, fino a 3-4 volte. Diversi accorgimenti quali una maggior frequenza della spesa, un controllo delle date di scadenza, una pianificazione degli acquisti che, uniti alle abitudini alimentari (pasti e cene a tavola non aprendo da soli il frigorifero) e a tradizioni culinarie che da sempre utilizzano gli avanzi, permettono alle famiglie italiane di sprecare meno alimenti rispetto alle famiglie anglosassoni, i cui governi sono comunque impegnati nella cosiddetta “food waste hierarchy”, che mira sia a ridurre le eccedenze “all’origine” con opportuni interventi nelle imprese, nel commercio, nelle famiglie sia ad impedire che le eccedenze “strutturali” diventino spreco, con la donazione ai poveri.
Un altro importante approfondimento della ricerca è nell’analisi della collaborazione per il recupero delle eccedenze tra singole imprese e loro associazioni, food banks (tra cui spicca tra tutti la Rete Banco Alimentare grazie alla quale ogni giorno vengono sfamati circa 2 milioni di poveri), enti caritativi (che hanno contatto diretto con le persone indigenti), ed istituzioni (Camere commercio, ministeri dell’Agricoltura, dello Sviluppo economico e dell’Ambiente). Tale collaborazione raggiunge già significativi risultati nel settore della trasformazione industriale (recupero del 35% delle eccedenze) e nei centri della grande distribuzione (ancora 35%), dove le eccedenze sono più fungibili (ovvero “facilmente” recuperabili). 
Nella ricerca si mette quindi in luce che anche nei settori più “difficili”, come la ristorazione collettiva, i negozi della distribuzione, l’agricoltura, solo una crescita di questo tipo di collaborazione può permettere di diminuire gli sprechi e di recuperare eccedenze da distribuire ai bisognosi.
In sintesi, perciò, la ricerca ha permesso di apprendere due cose fondamentali: la prima è che molto si può fare ancora per ridurre lo spreco (ciò che non può essere recuperato) nella filiera, ma anche compiere un passo decisivo nel recupero delle eccedenze a vantaggio delle persone indigenti. Il tutto rendendo consapevoli e responsabili i diversi attori in gioco. Oggi quasi 1 miliardo di euro di cibo viene recuperato; per il futuro l’obiettivo è portare sulla tavola dei poveri altri 6 miliardi di euro di cibo.
La seconda è, come si evince dal dato sulle famiglie italiane e dalla collaborazione virtuosa tra realtà profit, non profit e istituzioni, che nessuna crisi e nessuno spreco si vincono con la bacchetta magica o con proclami, ma con un lavoro di quotidiana e paziente educazione. Anche la lotta allo spreco alimentare non avviene senza un’educazione delle persone e di tutti gli attori del sistema a considerare anche il cibo come un dono, non solamente come un bene disponibile. Quindi, in sintesi, si evita lo spreco se si educa.

Governo dei tecnici/colonnello Rapetto


Governo dei tecnici/colonnello Rapetto



Benvenuto tra gli scribacchini e purtroppo anche tra gli "incazzati cronici".
Non mi illudo: ho visto troppe volte la fine del tunnel ed era invece
un altro TIR che avanzava contromano da schivare, per dire che forse
qualcosa sta cambiando  (sondaggi, Grillo, berlusconismo in calo e
altre menate).
Purtroppo continuo a vedere piccoli delinquenti che crescono e grandi
malefatte che scompaiono.
Vi do l'ultima dritta?
In questi giorni avrete certamente sentito parlare degli arresti
domiciliari per Massimo Ponzellini , che da presidente della Bpm
concesse un finanziamento da 148 milioni di euro, ritenuto irregolare,
alla società Atlantis, vincitrice dell’appalto per i giochi "legali"
sulle slot machines negli esercizi pubblici, a sua volta controllata
da una società offshore basata nelle Antille Olandesi e facente capo a
Francesco Corallo, figlio di Gaetano, condannato per reati di
criminalità organizzata, e legato al clan di Nitto SantaPaola.
Bene questo è venuto alla luce grazie alle indagini del colonnello
Umberto Rapetto capo del Nucleo speciale frodi telematiche della
Guardia di Finanza.
Orbene senza farla tanto lunga, il Colonnello Rapetto è stato rimosso
ed è stato mandato al Centro alti studi della Difesa (Casd).
Promozione? Un'emerita! c'è stato mandato non a formare altri
investigatori; bensì a seguire un corso da "studente"... Intanto,
proprio in questo periodo deve essere designato il responsabile
dell’Ufficio per la protezione dagli attacchi informatici presso la
Presidenza del Consiglio. Sembrerebbe uno dei possibili posti su
misura per Rapetto, ma a candidarlo non ci ha pensato nessuno.
Rapetto, dinanzi a quest'atteggiamento, ha annunciato le sue
dimissioni.
E siamo contenti e felici perché abbiamo un buon governo di tecnici. Alleluia!

Cosa dobbiamo fare?
Io per me lo so già, ma certamente alle cosiddette primarie del
cosiddetto partito Democratico, se andrò ad esprimere un cosiddetto
voto, non potrò fare a meno di votare una persona più seria di quelle
attualmente disponibili e la scelta purtroppo si restringe molto, ma
molto, tanto che di persone serie attualmente scorgo solo Zoro
Dunque Zoro vs Grillo  per la sinistra mentre per la destra di
"comici" attualmente vedo solo Scotti, che comico in realtà non è ed
ha già rinunciato. Resta la macchietta Berlusconi con le sue "spalle"
Santanchè, Brunetta, etc  ma ha perso una superspalla come Fede e
Vespa non è altrettanto valido.

SCHEGGE


SCHEGGE

  • Cose che mi vengono in mente in ordine sparso e che magari non c’entrano niente con l’attualità, ma mi ronzano a tratti nella testa, disturbando l’ultimo neurone che mi è rimasto.
  • Perché la nave italiana, protagonista dell’”ammazzatina” se era in acque internazionali è rientrata in quelle nazionali indiane?Che il comandante sia un parente di Schettino?
  • L’altro giorno sentivo parlare la Cancellieri. Ho chiuso gli occhi e mi è apparsa Tina Pica.
  • Perché sento sempre parlare di mutilazioni ai genitali femminili e mai di quelle ai genitali maschili?
  • Caro Vendola ogni tre cose che dici, due sono cazzate. Prima di guardare in casa altrui vedi di appianare i casini della sanità e controllare la “sacra corona unita” di casa tua E vai a veder cosa succede nella salina di Margherita di Savoia.
  • Alcuni politici e sindacalisti parlano di quello che dovrebbe fare il governo a proposito di tasse. Parlano di patrimoniale sapendo (o se non lo sanno sono imbecilli) che non passerebbe mai perché avrebbe contro il PdL, che deve tutelare gli interessi del suo padrone e dei suoi accoliti ed elettori.
  • Gli stessi di cui sopra invocano la tassa sulle transazioni commerciali sapendo (vedi sopra) che se applicata solo in Italia non farebbe che spostarle in Inghilterra, Lussemburgo, isole della Manica, ecc.) Avrebbe una qualche efficacia se applicata in tutta l’Unione Europea, ma c’è già il veto dell’Inghilterra, che su questo ci campa, essendo la filiale di Wall Street in Europa e non avendo quasi più industrie.
  • Perché per il Lussemburgo, che pure è nell’Unione Europea, viene tollerato un regime di quasi paradiso fiscale.
  • Povere Generali! Da quando è entrata la mafia di Mediobanca, che ha infilato ai suoi vertici di tutto e di più, sono state solo in calando. Addio ai tempi di Merzagora. di Dusi, di Polacco, di Bonsi. Se guardi chi c’e nel consiglio di amministrazione ti viene un accidente: ci sono pure i Caltagirone: più in basso di così. E la vergognosa vicenda del banchiere indagato come presidente? La massima espressione di cotale CdA.
  • Perché nessuno parla degli Israeliani che, nei territori occupati, spianano con le ruspe abitazioni degli arabi per farci i loro insediamenti? Per dirla tutta sino in fondo una volta tanto, visto che raramente, il meno possibile, se ne parla.
  • Sapevate che in Olanda la benzine è più cara che in Italia e le sigarette costano 8 euro al pacchetto? Che le restrizione sulla sanità e sul sociale sono state ristrette anche la e pur tuttavia sono ad un livello astronomico rispetto a noi? Poi i nostri ineffabili politici ci dicono che anche gli altri paesi sono obbligati ai tagli sul sociale (mal comune mezzo gaudio). Dipende dall’altezza da cui inizi a tagliare.
  • Berlusconi ha detto di voler rifondare il PdL col nome di Italia Pulita, salvo poi, ovviamente, smentire. Italia pulita! Roba da non credere, da matti, da facce da culo,da…non ho più parole sufficienti a definire tale roba, che considero un’ingiuria.
  • Si dice che in un partito la gente guarda al leader, più che alle idee ed ai programmi. Ci vuole un leader carismatico che trascini la gente. Io mi chiedo se allora è vero che siamo un branco di pecore che debbono essere inquadrate da un pastore e dal suo cane. Se è così non possiamo più lamentarci dei governi che abbiamo avuto, che abbiamo e che purtroppo avremo. Con buona pace.
  • C’è chi invoca le elezioni. Come se ciò potesse cambiare le cose. Saremo come prima se non peggio: non si può trasformare la merda in miele. E come metter un nuovo impacco su una gamba di legno. Oltretutto non potrebbe più incaricare un qualche Monti a reggere il cerino acceso.
  • Berlusconi a suo tempo disse in dibattito che il cancro sarebbe stato sconfitto in tre anni! E la gente applaudì di molto. E di anni ne sono già passati 5 o 6. Come siamo messi con questa malattia? Chi gioca con queste cose in maniera così ignobile forse un cancretto se lo meriterebbe. Tanto poi guarisce.
  • I sindaci si erano levati in coro contro tramite l’ANCI contro l’IMU. Ora sento che la stanno attendendo spasmodicamente perché hanno le casse vuote., grazie ai tagli di Tremonti. Ma che razza di paese è mai questo?
  • Ora comincia la tragi-commedia della spazzatura di Roma. Tutti la fanno, compreso i comuni che non la vogliono, e nessuno sa dove metterla. Si parla di mandarla in Olanda. Però i termo-valorizzatori sono nocivi ad eccezione di quelli olandesi e tedeschi, che sono notoriamente popoli arretrati e stupidi. Noi invece siamo furbi, capirete! La spazzatura in discarica invece è innocua anzi manda effluvi aromatici ed igienizzanti. Vallo a dire a quella nullità della Polverini.
  • Di Pietro è e vota contro tutto assieme alla Lega (sic.) intanto sa che quello che interessa passerà ugualmente e lui ne potrà usufruire. Tanto fa la sua figura, come Grillo.
  • Ne avrei altre, ma non voglio tediarvi ulteriormente.

domenica 10 giugno 2012

A L'Aquila gli scienziati della Commissione Grandi Rischi sono sotto processo.


A L'Aquila gli scienziati della Commissione Grandi Rischi sono sotto processo.


Accusati di non aver previsto quella scossa che ha distrutto la città e causato quelle morti.


In Emilia adesso ci sono dei sindaci che minacciano di denunciare gli scienziati, ma per procurato allarme. Colpevoli di aver annunciato la possibilità di un nuovo violento terremoto. Facile pensare che il recente comunicato sia figlio di quell'azione giudiziaria frutto dell'emotività e dalla voglia di ricercare un colpevole a ogni costo, non volendo accettare che ci sono eventi e casualità che non dipendono dall'uomo e che nonostante lo sviluppo tecnologico non siamo in grado di prevedere e contrastare. Non ci vogliamo arrendere alla constatazione che la Natura sia più forte di noi. Ma non è storia di oggi. È un vizio antico. La caccia alle streghe risale alla notte dei tempi. E la superstizione accompagna l'uomo fin dalle origini. Nei Promessi Sposi, Manzoni, parlando della peste di Milano del 1630, si occupa della caccia agli untori, uomini ingiustamente ritenuti responsabili di aver provocato la diffusione del morbo. Anche allora il colpevole non poteva essere il caso. Ci volevano dei responsabili. A L'Aquila gli uomini della scienza, non sapendo leggere il futuro, hanno ritenuto giusto non allarmare la popolazione. Del resto a che sarebbe servito fare il contrario? Sulla base di ipotesi tre quarti dell'Italia dovrebbe vivere in tenda. Perché tutti o quasi siamo a rischio. Nella memoria di ogni persona nata nel dopoguerra ci sono i ricordi del terremoto del Belice del 1968, del Friuli del '76. Poi l'Irpinia nel 1980. E ancora quello dell'Umbria e delle Marche, Molise, poi l'Aquila e ora l'Emilia. Solo per citare i fenomeni più gravi. Da Nord a Sud l'Italia, lo dicono le statistiche e gli esperti, è a rischio. Il dato drammatico è che nonostante questo siamo sempre impreparati. Non perché non prevediamo i terremoti (cosa impossibile), ma perché edifici pubblici, scuole e strutture industriali sono vulnerabili. In Emilia sono caduti capannoni costruiti senza le necessarie precauzioni. Così questa fragilità diventa preoccupazione che si manifesta con atteggiamenti contraddittori: si rassicura comunque per non creare panico, oppure si crea allarme quasi a giustificazione futura. Luciano Maiani, presidente della Commissione Grandi Rischi, ha precisato il senso dell'intervento. Ha confermato l'imprevedibilità dei terremoti, ma ha confermato la probabilità che il fenomeno si ripeta e dunque c'è la necessità di non lasciarsi trovare impreparati. E dunque l'allarme, a suo avviso è stato equivocato, non voleva essere un invito a una fuga generale, ma a verificare la vulnerabilità degli edifici. Importante, precisa Maiani, è fare prevenzione. E chi non concorda? Il problema è che questo sembra essere un ritornello che va avanti da anni. Dopo ogni calamità se ne parla, si garantisce, ci si impegna. Superata l'emergenza le promesse diventano un ricordo. Stavolta però c'è una novità. La decisione di non proseguire sulla strada delle rassicurazioni ha creato allarme. Ma se non determina solo panico può essere la strada giusta. Dobbiamo sempre stare attenti. Magari evitando uscite casuali che, se non sono seguite da atti concreti, rischiano di essere solo dei proclami per salvarsi la coscienza. Un atteggiamento difensivo per chi ha delle responsabilità e non a favore delle popolazioni. Appelli che rischiano di apparire come quei foglietti illustrativi presenti nei medicinali: c'è scritto di tutto. Dalle possibili controindicazioni, agli effetti secondari e ai rischi, fino a quello della morte. Meno male che chi fa uso di farmaci si fida del proprio medico e dunque non darà molta importanza a quello che c'è scritto. Pensate se fosse il medico ad esprimersi e ripetere alla lettera quello che c'è scritto nel foglietto, creerebbe solo paura. Il paziente ha bisogno di risposte, di indicazioni di cui fidarsi. Per mettergli paura non ha bisogno di apporti esterni. Così con i terremotati. La paura ce l'hanno dentro. Non c'è bisogno che qualcuno, soprattutto se autorevole, la incentivi. Chi ha il potere per farlo spinga invece sulla prevenzione e più che comunicati pubblici non sarebbe meglio dare indicazion precise ai prefetti, ai sindaci, alla protezione civile? Non sarebbe meglio agire? Ma questo è un antico vizio. Sono decenni che i responsabili di governo parlano di fisco ingiusto. Già ma a chi lo dicono? Ai cittadini? E si salvano la coscienza. Così ricordiamo che dopo l'emozione per il disastro in quella scuola di San Giuliano di Puglia si denunciarono i rischi nelle scuole, si invocarono controlli. Sono passati dieci anni da quel tragico episodio, i controlli sono stati fatti ovunque? Le scuole italiane non sono più a rischio? Lo speriamo, ma non ne siamo per nulla certi. Allora è ora di fare meno denunce pubbliche e più azioni. Sono più utili.

Varese battuto anche nel ritorno: Sampdoria in A!


Varese battuto anche nel ritorno: Sampdoria in A!


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Dopo Pescara e Torino, è la Sampdoria la terza promossa in Serie A. I blucerchiati, retrocessi lo scorso anno, vincono i playoff di B, superando il Varese in finale. La squadra di Iachini si impone anche nel ritorno (dopo il 3-2 di Marassi), battendo 1-0 sotto il diluvio. Allo stadio "Ossola" i lombardi provano a ribaltare il risultato, ma si fermano sulla traversa colpita da Neto Pereira alla mezz'ora del primo tempo. Poi, al 91', la rete di Pozzi.

Privo degli squalificati Troest e Zecchin e con Terlizzi non al meglio dopo il fastidio muscolare accusato prima della gara d'andata, il Varese parte comunque all'attacco per cercare subito il gol qualificazione. Nonostante i tre corner conquistati in pochi minuti, però, la prima conclusione - peraltro debole e imprecisa - è tentata al 9' dal doriano Nicola Pozzi. L'ordinato 4-4-2 allestito da Maran si fonda come sempre sulle accelerazioni degli esterni offensivi Rivas e Nadarevic, e al 16' proprio la percussione centrale del bosniaco dà la scossa al Varese malgrado la conclusione finisca sopra la traversa. I biancorossi si riversano nella metà campo avversaria e collezionano occasioni da rete: al 18' Neto Pereira devia in modo pericoloso un calcio d'angolo, ma nessun compagno è pronto sul secondo palo; due minuti più tardi ci prova Rivas dalla sinistra, conclusione precisa ma bloccata dal brasiliano Da Costa; al 23' ancora l'esterno argentino del Varese si inserisce in area sfruttando la bella sponda di Granoche, senza però riuscire a centrare la porta da posizione defilata. Infine, dopo il tentativo impreciso di Nadarevic dalla distanza, l'occasione più grande capita sui piedi di Neto Pereira al 30', bravissimo a girare con il destro l'intelligente sponda aerea di Terlizzi ma sfortunato nel colpire la traversa.

Nel momento più difficile - schiacciata nel gioco e nel possesso palla (il Varese chiuderà il primo tempo con un eloquente 63%) - la Sampdoria prova a reagire e al 34' crea subito un'occasione clamorosa: il bel triangolo tra Munari e Soriano prende impreparata la difesa biancorossa, il cross dell'ex esterno di Lecce e Fiorentina trova libero Pozzi, ma il colpo di testa dell'attaccante è respinto da Pucini e subito dopo Terlizzi compie un vero e proprio miracolo salvando sulla linea la conclusione a botta sicura dell'accorrente Soriano. La Sampdoria prende coraggio e ci prova ancora con Munari e soprattutto Renan, sulla cui punizione è attento Bressan in due tempi. Forse spaventato dalle occasioni create dagli uomini di Iachini, il Varese si ritrae e - al di là dei quattro corner collezionati nei minuti finali del primo tempo - perde campo e nella prima parte della ripresa non riesce più a spaventare Da Costa. Dopo il doppio tentativo di Rispoli ed Eder all'11', la Sampdoria si accontenta di controllare la partita. Dal canto suo Maran - per nulla soddisfatto dalle improbabili conclusioni tentate da Granoche tra il 29' e il 35' - prova la doppia carta della disperazione inserendo De Luca e Plasmati, ma l'unica vera occasione arriva solo al 42', quando proprio Plasmati spreca malamente un semplice colpo di testa da due passi.

Poi la tensione sale, il Varese si arrende e Nicola Pozzi in contropiede mette il sigillo sulla promozione della Sampdoria, mentre davanti al maxischermo allestito a Genova in piazzale Kenney scoppia la gioia degli oltre 10mila tifosi blucerchiati.

Rai Ma Gubitosi non è laureato in archeologia??quindi la rai è da studiare come un fenomeno del passato??


Arriva Anna Maria Tarantola ma l’ultimo si ricordi di spegnere la televisione…

8 giugno 2012

monoscopio rai 500x375 Arriva Anna Maria Tarantola ma l’ultimo si ricordi di spegnere la televisione...
E per la serie “l’ultimo si ricordi di spegnere la televisione” nel senso che si è venuto a sapere quello che la leggenda racconta. Ovvero, Anna Maria Tarantola è stata nominata nel senso che è stata nominata alla Rai insieme a Luigi Gubitosi.
Ovvero per Anna Maria Tarantola la leggenda racconta anche, ed anche pure, che ci sono degli oscuri sortilegi, ed anche per Luigi Gubitosi pare che oscuri incantesimi lo hanno avvolto nel senso che è finito tutto a tarallucci e vin santo. Cuindi e peronde avvisate anche la cugina del vecchio Mago Amaranto tanto quanto era stato avvisato il Professor Cortese chiamato a Palazzo a far quadrare le spese. Spese che non quadreranno mai perchè prima o poi arriverà il Grande Botto.
Indi e percui, e per la serie “L’ultimo di ricordi di spegnere la televisione” perchè la situazione è grave però non è seria, lasciamoci in allegria, nel senso che si fa per dire, con un bel Video del bel tempo che fù quando la Rai era la Rai,  e la Rai era seconda solo alla Bbc nella classifica del mondo. Ora dalla Bbc compriamo certe cose ed anche pure non le trasmettiamo. Tanto paghiamo noi…

Vaticano, dai dossier di Gotti Tedeschi spunta il giallo di JP Morgan


Vaticano, dai dossier di Gotti Tedeschi
spunta il giallo di JP Morgan

Interrotti da due mesi i rapporti tra lo Ior e il colosso Usa. I giudici lavorano sull’ipotesi di riciclaggio sul conto dell’istituto bancario americano



Ettore Gotti Tedeschi, ex presidente dello Ior
di Massimo Martinelli
ROMA - C’era un conto corrente particolare presso la banca Jp Morgan di Milano. Era il numero 1365, intestato allo Ior. In poco più di diciotto mesi, da quando era stato aperto, cioè dal 2009, su quella linea di credito è transitato più di un miliardo di euro. Un pozzo di San Patrizio per qualsiasi banca, dunque. Che però Jp Morgan ha deciso di chiudere alla vigilia della defenestrazione di Ettore Gotti Tedeschi, proprio quando la Procura di Roma aveva cominciato a farsi pressante per sapere cosa avveniva in quella filiale milanese. Fino a pochi mesi fa non c’era mai riuscita, perché le richieste in Vaticano (triangolate attraverso l’Unità di Informazione della Banca d’Italia) erano state respinte al mittente. Da due tre giorni, invece, cioè da quando Ettore Gotti Tedeschi è stato sentito dai pm romani e napoletani, molti degli interrogativi sulla Jp Morgan potrebbero aver ricevuto risposta.


A insospettire i magistrati di piazzale Clodio era una particolare caratteristica di quel conto 1365: la Jp Morgan prevedeva per il correntista (lo Ior) un’opzione riservata agli investitori abituali. In pratica, a fine giornata, tutte le somme eccedenti una determinata cifra venivano automaticamente investite in una maniera prestabilita. Tecnicamente si chiama «sweep facility» ed è un’operazione perfettamente legale. La particolarità del conto 1365 era che la cifra che rappresentava il tetto oltre il quale investire era «zero euro», e l’investimento prestabilito era il versamento su un altro conto dello Ior a Francoforte.



In altre parole per due anni, in chiusura di giornata, succedeva che il conto milanese dello Ior veniva azzerato e il denaro che era stato depositato quel giorno veniva trasferito in Germania. Per mesi, i magistrati hanno cercato di capire quale fosse la provenienza di quel fiume di denaro che usciva dall’Italia attraverso la porta dello Ior aperta a Milano nella filiale di Jp Morgan, senza mai riuscirci. E uno spezzone di indagine che si incrocia con quello napoletano con le tangenti sugli armamenti di Finmeccanica è arrivato ad ipotizzare che in quel fiume di denaro ci fossero anche le commesse per coloro che favorivano l’assegnazione di appalti per le consociate del colosso di piazza Montegrappa in India e in Africa.



I magistrati romani sono convinti che i vertici di Jp Morgan fossero assolutamente consapevoli della possibile opacità delle operazioni che avvenivano su quel conto corrente. E che abbiano deciso di interrompere unilateralmente ogni rapporto con lo Ior già alla fine di febbraio scorso, quando le richieste della procura di Roma si era fatte più insistenti. Ed evidentemente non si sentivano più tutelati da un presidente come Gotti Tedeschi che stava cercando di trasformare la banca vaticana in una casa di vetro, decisamente più trasparente. Come si è appreso ieri dalle colonne del Fatto Quotidiano, fin dal periodo natalizio l’ormai ex presidente dello Ior era finito nel mirino dell’ala «conservatrice» dell’Istituto per per Opere religiose, che addirittura in occasione di un rinfresco natalizio lo aveva sottoposto all’osservazione di uno psicologo aziendale che aveva poi stilato un sorta di perizia in cui parla di «tratti di egocentrismo, narcisismo e un parziale scollamento dal piano di realtà, assimilabile a una disfunzione psicopatologica nota come accidia sociale».



Ma non c’è solo il caso Jp Morgan nei fascicoli della procura di Roma. Nel suo incontro con i pm, Gotti Tedeschi avrebbe parlato che di incontri riservati avuti con politici di primo piano, riguardati probabilmente le linee di credito di compagini politiche aperte presso lo Ior. Anche questo argomento, probabilmente, sarà oggetto di accertamenti.