venerdì 31 agosto 2012

Ue: Schulz (Pe), da Italia grande contributo contro crisi


Ue: Schulz (Pe), da Italia grande contributo contro crisi

Presidente Europarlamento in visita in Italia il 2 e 3 settembre


Ue: Schulz (Pe), da Italia grande contributo contro crisi

BRUXELLES - ''Gli sforzi degli italiani e le riforme compiute dal governo nell'ultimo anno stanno dando un contributo fondamentale nell'arginare la crisi europea''. E' quanto ha sottolineato oggi il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz in una nota con cui ha annunciato che il due e tre settembre prossimi sara' in Italia - e piu' precisamente a Cesena, Bologna, Modena e Urbino - per partecipare a dibattiti pubblici sul futuro dell'integrazione europea e incontrare rappresentanti del mondo accademico, giovani, amministratori locali, deputati nazionali ed europei.


''Tanto l'Italia quanto l'Ue - ha detto Schulz - hanno ora bisogno di uno slancio in avanti nel processo d'integrazione politica, fiscale e finanziaria per mettere la parola fine a questa spirale negativa, per rilanciare la crescita e creare nuovi posti di lavoro, specialmente per i giovani. C'è bisogno - ha aggiunto il presidente dell'Europarlamento - di un maggior attaccamento alla nostra moneta unicada parte di tutti gli Stati Membri dell'Unione. La cacofonia di speculazioni e populismi sulla fine o sulle divisioni dell'euro sono solo il frutto di logiche elettoralistiche di brevissimo termine. La solidarietà è il valore fondante della nostra unione''.

giovedì 30 agosto 2012

Scossa 4.6 nello Stretto di Messina, nessun danno


Scossa 4.6 nello Stretto di Messina, nessun danno

Colpita provincia Reggio Calabria, terremoto all'1:12




Scossa 4.6 nello Stretto di Messina, nessun dannoLa mappa del Terremoto (Ingv)
La mappa del Terremoto (Ingv)
CATANIA  - La terra trema nello Stretto di Messina 'scuotendo' decine di comuni e allarmando gli abitanti delle zone interessate, ma senza procurare danni a cose o persone. E' successo la notte scorsa, all'1.12, quando un evento di magnitudo 4.6 ha svegliato gli abitanti di numerosi centri di Calabria e Sicilia. Il sisma ha fatto 'vibrare' moltissimi edifici, che hanno però retto al rilascio di energia che è avvenuto in mare, a 45,4 chilometri di profondità: una notevole distanza con le terre emerse che ha 'attutito' la reale portata della scossa. La distanza dell'ipocentro dalle coste è stato localizzato a un chilometro da Scilla, in provincia di Reggio Calabria, e a 4 km da Fiumara, nel Messinese. Il terremoto, che non ha avuto scosse di assestamento né che lo hanno preceduto, è stato nettamente avvertito. Soprattutto nei comuni della costa Ionica Calabrese molte persone sono scese in strada, allarmate. I centralini dei vigili del fuoco e delle forze dell'ordine sono stati presi d'assalto da cittadini preoccupati per avere informazioni. Nessuna scena di panico ma allarme anche a Messina, soprattutto nella zona centrale della città, dove qualche famiglia ha lasciato la propria abitazione. L'evento è stato avvertito anche a distanza dall'ipocentro: fino a Cosenza, in Calabria, e oltre Catania, in Sicilia, soprattutto dagli abitanti di ultimi piani e attici di palazzi alti. Nella notte sono scattati gli accertamenti da parte della Protezione civile nazionale e dei Comuni interessati, ma non sono stati registrati danni a cose e persone. Ispezioni sono ancora in corso per verificare possibili danni a strutture pubbliche, ma non risultano lesioni importanti. Secondo gli esperti dell'Istituto Nazionale di Geofisica, l'origine del sisma è diversa da quella che ha scatenato i devastanti terremoti del 1905 e del 1908. La scossa, infatti, non è avvenuta nelle strutture superficiali della crosta terrestre legate ai terremoti dei primi del '900, ma ad una profondita' di 45,4 chilometri. A generare il terremoto - spigano gli esperti - è stata una delle numerose microplacche che costellano la zona a Nord della Sicilia e che formano un vero e proprio 'puzzle': una di queste piccole placche si è spostata verso Nord-Ovest scivolando al di sotto dell'Arco Calabro.

Il grafico che boccia il rigore di Germania (e Italia)


 Il grafico che boccia il rigore di Germania (e Italia)

FINANZA/ 2. Il grafico che boccia il rigore di Germania (e Italia)Foto: InfoPhoto
Una recente analisi pubblicata da Merrill Lynch si lancia nell’ambiziosa impresa di ricostruire gli andamenti della borsa e dei titoli del Tesoro americani dall’inizio del XX secolo a oggi (The longest pictures, M.Hartnett, Merrill Lynch, 2012). Il grafico più in basso riporta una sintesi dei rendimenti e, come spesso accade per i lavori che sanno venire a capo di una montagna di dati, le sorprese non mancano.
Innanzitutto, le obbligazioni del tesoro a lungo termine stanno attraversando la seconda congiuntura più positiva degli ultimi 110 anni: il Tesoro Usa nel 2012 è riuscito a limare ulteriormente i rendimenti, portando i ritorni del debito pubblico al 2,5%. Meglio di così, solo a fine anni ’40, quando nel secondo dopoguerra gli Stati Uniti riuscivano a finanziarsi al 2% tondo. I tassi attuali possono anche essere messi in prospettiva: agli inizi degli anni ’80, tra shock petroliferi e guerra fredda, il Tesoro americano arrivò a pagare il 14% sulle proprie emissioni, poi la Reaganomics e la dissoluzione dell’Unione Sovietica invertirono la tendenza e da allora i rendimenti sono costantemente scesi fino all’attuale 2,5%. Questione di credibilità, si dirà. O forse, più semplicemente, come recita una celebre canzone degli anni ’80, chi vince piglia tutto.
Resta un problema da risolvere, che il grafico, per necessità di sintesi, non approccia direttamente: oggi la curva dei rendimenti di breve termine è “schiacciata” verso il basso, con tassi a 6 mesi e 2 anni quasi uguali (0,14% a sei mesi e 0,29% a due anni). E il fenomeno è ancora più accentuato per il Gilt del Regno Unito: curva dei rendimenti in discesa e tasso a sei mesi superiore al ritorno su due anni (0,30% a sei mesi, 0,15% a due anni). In altre parole, sui mercati del debito pubblico c’è nervosismo sul breve termine, di quel tipo di nervosismo che gli analisti definiscono, a volte con eufemismo, volatilità.
 
 
Una spiegazione del fenomeno arriva dalla seconda curva del grafico, quella che riporta il corso borsistico dei principali titoli di Wall Street da inizio Novecento ai giorni nostri. Il Dow Jones Industrial Average mostra innanzitutto di non essere mai stato cosi alto, ma segnala anche di trovarsi in una difficile fase di “letargo”. Da oltre un decennio l’indice è fermo sui 10mila punti e le matite di molti analisti cominciano a tracciare un’inquietante anomalia: quando i rendimenti in borsa boccheggiano, i titoli del Tesoro diventano un bene rifugio e gli investitori, a fronte della sicurezza di un’obbligazione di Stato, accettano di buon grado ritorni di qualche punto percentuale. In queste fasi di incertezza, i grandi cambiamenti sono spesso dietro l’angolo, non fosse altro perché la grande instabilità porta gli investitori e, forse, non solo loro, a cambiare senza troppe remore la strada vecchia per quella nuova. Ai giorni nostri, ed è la tesi di Merrill Lynch, la strada nuova potrebbe passare per un nuovo ruolo di banche e, azzardando una macroipotesi, di Stati sovrani.
Di cosa stiamo parlando. Senza cercare correlazioni stramplate, i quattro riquadri tratteggiati in rosso evidenziano nel grafico le congiunture caratterizzate da borse in letargo e incetta di titoli pubblici: c’è la fase che precede la grande bolla e il crollo del ’29, c’è il già citato secondo dopoguerra, c’è la crisi degli anni ’80 e ci sono i giorni nostri.
Che cosa bolle in pentola ai giorni nostri? La volatilità di breve periodo e i tassi di disoccupazione delle economie avanzate ci ricordano che la crisi c’è e morde. E un cambiamento non può essere rimandato a oltranza, anche se alcuni paesi, come Stati Uniti e Germania, traggono beneficio dall’incertezza e, passando i propri titoli per bene rifugio, si rifinanziano a lungo termine su tassi tutt’altro che svantaggiosi (2,50% a vent’anni per gli Usa, 2,10% per la Germania sulla stessa maturità).
L’elemento che caratterizza il “nostro” riquadro tratteggiato è una crisi che è partita dalle banche, americane e britanniche in primis, per poi espandere il contagio a tutto il settore finanziario e ai corpi più deboli dell’economia globalizzata: i paesi europei a cui i parametri di Maastricht (totalmente arbitrari, vale la pena ricordarlo) hanno imposto i cambiamenti più radicali, i paesi emergenti che, pur galoppando, non si sono mai curati di fondare la crescita su basi solide (Cina, su tutti), i mercati più sensibili (materie prime, soprattutto alimentari e metalli non preziosi).
Il fenomeno che accomuna tutti questi punti di contagio - le banche, l’Europa, i paesi emergenti e le materie prime - è la riduzione dell’indebitamento, definita “deleverage” dai regolatori bancari e “austerità” dagli osservatori di finanza pubblica. I nomi cambiano, ma la sostanza è la stessa: gli anni ’90, sotto l’imperativo di arrichirsi ovunque e comunque, hanno portato un’intossicazione da debito e dal 2007 si fa un gran parlare di tagli al bilancio e riduzioni alla spesa. Ma fino a quando potrà durare? Fino a quando gli Stati nazionali potranno perseguire politiche restrittive (accettando di farsi dettare l’agenda dalla volubilità dei mercati), fino a quando le banche potranno permettersi di non fare le banche e fino a quando le imprese potranno vivere senza credito?
Il rapporto di Merrill Lynch giunge alla conclusione che il tempo, come da copione, stringe e che, più importante, il cambiamento arriverà quando il deleverage finirà e il rapporto con l’indebitamento cesserà di essere caratterizzato da reazioni radicali (grande ricorso alla leva prima della crisi, linea dura del rigore dopo il crac). Finanzimenti d’impresa, mutui immobiliari, spesa pubblica e politiche monetarie saranno quindi gli strumenti per uscire dall’attuale congiuntura negativa.
Certo, c’è da chiedersi se esista da qualche parte la volontà politica (e il coraggio) di dare una svolta alle attuali politiche del “sacrificio per il sacrificio” (ben note in Italia) e a tutti quei pacchetti che rischiano di portare “tanto rigore per nulla”. E resta la domanda più semplice (e per nulla scontata): come avviare questo cambiamento? Da più parti, e le cronache di queste settimane confermano la tendenza, molti invocano una nuova regolamentazione bancaria (che dall’inizio della crisi è rimasta pressoché inalterata) e attendono buone nuove dalle aste per l’emissione di nuovo debito pubblico. Intanto l’euro ha resistito all’abituale assedio di agosto e questa, anche quando si guarda alla fotografia di lungo periodo, è una buona notizia.

mercoledì 29 agosto 2012

Bravo Bagnasco: Rifondare politica e stato


Bagnasco: Rifondare politica e stato

E' l'ora di una solidarietà lungimirante, ripensare alla procreazione assistita



GENOVA  - ''E' l'ora di una solidarieta' lungimirante, dell'assoluta concentrazione sui problemi prioritari dell'economia e del lavoro, della rifondazione della politica e della partecipazione, della riforma dello Stato: problemi che hanno al centro la persona e ne sono il necessario sviluppo''. Lo ha detto il presidente Cei, Angelo Bagnasco.
"Quando per interessi economici, sull'uomo prevale il profitto, oppure, per ricerca di consenso, prevalgono visioni particolaristiche e distorte, le conseguenze sono devastanti e la società si sfalda" perché, ha aggiunto Bagnasco durante la festa della Madonna della Guardia, a Genova, "superando prospettive ideologiche, è necessario tenere ben saldo il legame con quei valori che fanno parte della nostra storia e ne costituiscono il tessuto profondo: tessuto che a qualcuno sembra talmente acquisito da non aver bisogno di attenzione e di presidio alcuno, e da altri è guardato con sospetto o insofferenza come se fosse un intralcio al progresso".
In merito alla procreazione assistita il presidente della Cei ritiene che  "Bisogna ripensarci a livello nazionale, sia di tecnici sia di esperti, sia per merito sia per metodo perché non si è passati attraverso la magistratura italiana: c'é stato un suo superamento, un surclassamento. E' singolare".
Sottovalutare il contesto "europeo e mondiale" della crisi "sarebbe illusorio e suicida": lo dice il cardinale Angelo Bagnasco nell'omelia pronunciata per le celebrazioni della Madonna della Guardia a Genova. "Nel cuore abbiamo il peso della crisi. Il pensiero corre a chi ha lavoro e spera di tenerlo, a chi lo cerca e non lo trova, a chi l'ha perso. La grave congiuntura economica, con ricadute preoccupanti su occupazione e vita sociale del Paese, dell' Europa e del mondo, non è una crisi congiunturale ma di sistema".

martedì 28 agosto 2012

Italia..che paese bacchettone?!!?la colpa è solo della chiesa??


BOCCIATURA

Legge 40, alt di Strasburgo

Contestata la norma sulla procreazione.

La Corte europea dei diritti umani ha bocciato la legge 40 per quanto riguarda l'impossibilità per una coppia fertile, ma portatrice sana di fibrosi cistica, di accedere alla diagnosi preimpianto degli embrioni.
Secondo i giudici, «il sistema legislativo italiano in materia di diagnosi preimpianto degli embrioni è incoerente» in quanto allo stesso tempo un'altra legge dello Stato permette alla coppia di accedere a un aborto terapeutico in caso il feto venga trovato affetto da fibrosi cistica.
POSSIBILE RICORSO. La Corte ha quindi stabilito che, cosi com'é formulata, la legge 40 ha violato il diritto al rispetto della vita privata e familiare di Rosetta Costa e Walter Pavan a cui lo Stato deve ora versare 15 mila euro per danni morali e 2.500 per le spese legali sostenute.
La decisione di Strasburgo è destinata a diventare definitiva entro tre mesi se nessuna delle parti dovesse fare ricorso per ottenere una revisione davanti alla Grande Camera.
LA LOTTA DI COSTA E PAVAN. Costa e Pavan sono affetti da fibrosi cistica,  malattia genetica che si trasmette in un caso su quattro al nascituro, e vorrebbero ricorrere alla fertilizzazione in vitro per fare uno screening embrionale. Attualmente, però, la legge 40 'riserva' questa pratica solo alle coppie sterili o a quelle in cui il partner maschile abbia una malattia sessualmente trasmettibile, come per esempio l'Aids.
Se confermata, la decisione di Strasburgo potrebbe segnare un punto di svolta fondamentale per Costa e Pavan come per tante altre coppie in Italia condizionate dallo stesso problema.

Balduzzi: «Aspettiamo le motivazioni della Corte»

Non sono tardate così ad arrivare le prime reazioni.
Il ministro della Salute Renato Balduzzi ha preso tempo: «La questione nel nostro Paese era già stata posta da giudici di merito e in prospettiva probabilmente sarà riproposta alla Corte. In questa materia bisogna capire quali siano i beni da tutelare e tenere conto di tutti i valori in gioco, tra cui la soggettività giuridica dell'embrione».
Secondo Balduzzi la riflessione «deve partire dal bilanciamento dei principi: sono beni da tutelare la soggettività giuridica dell'embrione così come la salute della madre».
«DURO COLPO AL PROIBIZIONISMO ITALIANO». Ha esultato, invece, l'associazione Luca Coscioni, impegnata in favore della libertà di cura e di ricerca scientifica: «È una vittoria importantissima che dà un duro colpo all'impianto proibizionistico della legge italiana sulla fecondazione assistita. Ora ci impegneremo affinché si possa, in questo o nel prossimo parlamento, eliminare completamente i residui divieti della legge 40 sulla fecondazione e sulla ricerca».
IL GINECOLOGO: «LEGGE ANTICOSTITUZIONALE». Sulla stessa lunghezza d'onda il ginecologo Severino Antinori, che per primo fece ricorso contro la legge pochi giorni dopo la sua approvazione: «Sono molto soddisfatto della sentenza di Strasburgo, che dimostra che la legge italiana non solo era contro la Costituzione ma anche contro il diritto europeo. Ora mi aspetto un'altra vittoria analoga sulla fecondazione eterologa, la cui sentenza arriverà l'anno prossimo».

Grazie Monti...La spesa per l'auto è raddoppiata in 20 anni


La spesa per l'auto è raddoppiata in 20 anni

Pesano soprattutto i carburanti, che 'bruciano' metà del costo: loro prezzo aumentato del 170%



In 20 anni la spesa degli italiani per il mantenimento delle proprie auto è più che raddoppiata, arrivando nel 2010 a 103,7 miliardi. I carburanti bruciano quasi la metà della spesa complessiva e il loro costo è aumentato del 170%. E' quanto emerge dal Conto nazionale delle Infrastrutture e dei trasporti 2010-11 del Ministero.
Le spese per l'esercizio e la manutenzione ordinaria delle autovetture private, secondo i dati contenuti nel documento del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, è passata dai 47,283 miliardi del 1990 ai 103,714 miliardi del 2010, segnando un progresso del 119,3%. Al netto degli interessi sul capitale investito - precisa l'analisi - le spese di esercizio delle auto per il 2010 ammonta a 93,934 miliardi, di cui circa il 44% è da attribuire alle spese per carburanti, quasi il 18% a spese per manutenzione ordinaria, circa il 17% a spese per assicurazioni, poco meno del 6% a tasse automobilistiche ed il restante 15% a spese per il ricovero, per pneumatici, lubrificanti e pedaggi autostradali.
Il costo dei carburanti è aumentato in 20 anni del 169,9%: nel 2010 sono stati spesi per benzina e gasolio 41,156 miliardi di euro, contro i 15,246 miliardi del 1990, quando la spesa per carburanti costituiva solo circa un terzo della spesa complessiva per il mantenimento dell'automobile. Le spese per la manutenzione e riparazione ordinaria sono aumentate in 20 anni del 127,9%, mentre quelle per l'assicurazione Rc Auto addirittura del 202,5% (a 15,649 miliardi nel 2010). Quello che incide di meno sulla spesa degli automobilisti sono invece i lubrificanti, l'unica voce ad aver registrato in 20 anni una riduzione (1,120 miliardi nel 2010, dai 1,491 miliardi del 1990).
Nel 2010 gli italiani hanno speso complessivamente per l'acquisto e l'esercizio delle autovetture circa 147,205 miliardi di euro: ai 103,714 miliardi per l'esercizio e la manutenzione ordinaria delle vetture, vanno infatti aggiunti i 34,576 miliardi spesi per l'acquisto di vetture nuove di fabbrica e gli 8,915 miliardi per la manutenzione straordinaria.
Negli ultimi vent'anni i costi per mantenere un'automobile hanno toccato il livello più alto nel 2008 (104,501 miliardi di euro), quando la benzina era a circa 1,5 euro e pesava per il 41% della spesa complessiva (43,179 miliardi).

Siamo nel 2012..vedete cosa accade nella ricca Arabia Saudita


A.Saudita:killer decapitato con sciabola

E' la 49/ma esecuzione dall'inizio del 2012



DUBAI, 28 AGO - Un uomo saudita, riconosciuto colpevole di aver ucciso un suo connazionale, e' stato decapitato con la sciabola in una provincia meridionale del ricco regno petrolifero. Mohammad Al Salala Asiri avrebbe accoltellato a morte Amir Al Zayadi, ma dell'accaduto non sono stati rilasciati ulteriori dettagli. Con questa, salgono ad almeno 49 le esecuzioni effettuate nel regno saudita dall'inizio dell'anno.