venerdì 25 gennaio 2013

Roma Violenta,Omicidio , uomo ucciso in strada


Omicidio a Roma, uomo ucciso in strada


Il luogo dell'omicidio

ROMA - Omicidio a Roma la scorsa notte. Un uomo di 67 anni, con precedenti, e' stato ucciso a colpi d'arma da fuoco, forse un fucile, mentre era a bordo della sua auto, in via Castelluccio di San Paolo, all'Eur. L'episodio e' accaduto poco dopo le 23 di ieri sera. Sulla vicenda indaga la Squadra Mobile di Roma.

Mps, ombre sui controlli di Bankitalia

(chiudi le finanziarie iscritte al 106 e non controlli le banche??ma quando vuoi sai fare bene i controlli)

Nell'ispezione del 2010 all'Istituto senese trovati «investimenti con profili di rischio non verificati».

Lo scandalo di Monte dei Paschi di Siena continua a tenere banco sulla cronaca. E a far parlare è anche il ruolo che ha avuto in questa vicenda Banca d'Italia, entrata a gamba tesa nella bufera, incolpata per non aver esercitato al meglio i controlli del caso.
Palazzo Koch, il 23 gennaio, si è prima discolpato sull'omesso controllo dell'istituto di credito senese, sostenendo che «la vera natura di alcune operazioni riguardanti Mps riportate dalla stampa è emersa solo di recente, a seguito del rinvenimento di documenti tenuti celati all'Autorità di Vigilanza e portati alla luce dalla nuova dirigenza di Mps».
Nel pomeriggio del 24 gennaio, infine, c'è stata la frenata: il capo dello Stato Giorgio Napolitano ha cercato di smorzare i toni e ha ribadito piena fiducia nell'Istituto di via Nazionale.
Insomma ombre si allungano anche su Palazzo Koch e ci si chiede se davvero Mps gli abbia potuto nascondere le carte.
LA RELAZIONE DI BANKITALIA NEL 2010. Ha provato a rispondere a questa domanda ilCorriere della sera, in una inchiesta a firma del team Gabanelli, in cui si rilegge la relazione della Vigilanza di Bankitalia che nel 2010 fa visita al Monte Paschi. L'ispezione durò tre mesi (dall'11 maggio al 6 agosto) ed è firmata da Vincenzo Cantarella, Biagio De Varti, Giordano Di Veglia, Angelo Rivieccio, Federico Pierobon, Omar Qaram.
Dalle osservazioni generali riguardanti l'accertamento emergono «risultanze parzialmente sfavorevoli».
Il quotidiano di via Solferino riporta il parere degli ispettori e chiarimenti annessi a seguito: «La regolamentazione delle operazioni finanziarie deve essere estesa ai veicoli di diritto estero, al fine di evitare che possano essere assunte posizioni non monitorabili dalle strutture di controllo» (ovvero, ci sono più centri decisionali in grado di assumere rischi, ed è quindi opportuno che la capogruppo sia in grado di conoscere i rischi che tutti questi altri centri si assumono).
«POCO INCISIVO L'OPERATO DEL COMITATO RISCHI». E si legge ancora: «L'azione dei comitati interni è incerta, poco incisivo l'operato del comitato rischi, le decisioni prese nei comitati finanza e di stress non vengono riportate con regolarità al Consiglio» (ovvvero, ognuno assume i propri rischi e il Consiglio non sa niente).
«La struttura commerciale si raccorda in modo insufficiente con quella che gestisce i rischi finanziari derivanti da prodotti che includono derivati. Poco efficace anche il coordinamento dei vari risk Taking Center, la cui sovrapposizione operativa è stata assecondata assegnando crescenti obiettivi di profitto all'area Tesoreria, Capital Management e Direzione Global Market» (ovvero: i dirigenti di queste aree si sovrappongono pur di fare profitto senza monitorare i rischi). In conclusione: «L'orientamento del gruppo verso l'assunzione dei rischi escluso dal computo dei requisiti prudenziali non si è accompagnato al rafforzamento, anche in termini di risorse addette, dei relativi presidi di riscontro».
PREOCCUPAZIONE PER LE CONTROLLATE ESTERE. Bankitalia ha scritto poi della mancanza di competenza nella capacità di gestire i rischi assunti: «Il Risk management non riscontra le valorizzazioni dei fondi hedge e di private equity, né le posizioni detenute da numerose controllate estere».
Le stesse controllate estere che fecero le contestate operazioni Alexandria e Santorini, di cui Palazzo Koch ancora oggi si discolpa di ogni presunta responsabilità.
Ma la relazione della Vigilanza di Bankitalia che nel 2010 è chiara e cita proprio questi due casi: «Alcuni investimenti a lungo termine presentano profili di rischio non adeguatamente controllati né riferiti dall'esecutivo all'organo amministrativo. In particolare si sono determinati consistenti assorbimenti di liquidità (oltre 1,8 miliardi) riferiti a due operazioni, del complessivo importo nominale di 5 miliardi di euro, stipulate con Nomura e Deutsche Bank Londra».
Non resta che comprendere, quinid, perché, se Palazzo Koch sapeva non ha parlato. E continua a trincerarsi nel silenzio ancora oggi.

Mps, oggi l'assemblea.Monti,evitare caos Grillo, Mps peggio di Parmalat, Pd dovra' risponderne


Mps, oggi l'assemblea.Monti,evitare caos

Grillo, Mps peggio di Parmalat, Pd dovra' risponderne



(ANSA) - ROMA, 25 GEN - A Siena oggi è il giorno dell'assemblea degli azionisti del Monte dei Paschi, mentre lo scandalo-derivati entra pesantemente nella campagna elettorale e scuote i vertici del Paese. Monti, da Davos, invita a "sottrarre Mps dalla confusione che è stata creata per evidenti ragioni".

Ma gli accusatori non si placano. "Peggio dalla Parmalat, il Pd dovrà risponderne", ha detto ieri sera Beppe Grillo, che sarà oggi all' assemblea.

P.s. Ma monti lo sa che con l'imu che abbiamo pagato il caos lo ha creato ai  normali cittadini ??

Se Mps fosse stata un artigiano


Se Mps fosse stata un artigiano





Ecco se la Bankitalia avesse controllato il Monte dei paschi di Siena come Guardia di Finanza, Asl e forestali controllano le piccole imprese italiane, la banca sarebbe fallita da un secolo. Bilanci, revisori, sindaci e controcavoli e poi si scopre che hanno fatto un buco da 750 milioni per un derivato nascosto in una cassaforte, che per sei mesi non è stata aperta da nessuno. Maddai.
La questione Mussari è ormai conosciuta. L’avvocato, militante del Pci, ex presidente della Fondazione proprietaria del monte dei Paschi di Siena poi finito direttamente nella banca, si è dimesso dalla Confindustria del Credito, l’Abi. A causa di alcune pesanti ombre che hanno riguardato la sua gestione della banca e in particolare per alcuni derivati che avrebbe stipulato a copertura di perdite e che non sarebbero stati adeguatamente comunicati al consiglio di amministrazione.
Con le sue dimissioni si rischia però di ridurre una lunga catena di pessime pratiche consociative tra banche e politica alla sola questione Mussari. Vorremmo dimostrare al contrario come Mussari venga eletto nel 2010 e riconfermato l’estate scorsa alla guida dei banchieri italiani proprio perché ne è il rappresentante più fedele.
Vediamo perché.
1. Mussari non si è autonominato presidente dei banchieri italiani, ma liberamente eletto e confermato dai suoi simili. Simili che ben conoscevano le condizioni del’Mps. E cioè un istituto di credito glorioso, ma che si era appena comprato per l’astronomica cifra di 9 miliardi la banca Antonveneta che produceva utili sui 300 milioni. E che solo pochi mesi prima dell’acquisto da parte dei senesi era passata di mano per 6,7 miliardi. Un acquisto che quando Mussari fu nominato presidente dell’Abi era chiaro a tutti quanto fosse stato fallimentare. Nel piano industriale presentato all’indomani dell’acquisto di Antonveneta si prevedevano utili per 1 miliardo di euro. L’anno scorso la banca ne ha persi quattro. La gran parte dei banchieri, che godono dello straordinario privilegio di spendere cifre favolose e attribuirsi remunerazioni generose con soldi non loro, sono nelle condizioni di Mussari. Ma possibile che non girasse qualche manager bancario più avveduto? E poi si parla di impresentabili in politica.
2. I banchieri erano ben consapevoli di eleggere a loro rappresentante il capo di una banca controllata a maggioranza assoluta, caso unico in Italia, da una fondazione bancaria. Ma sarebbe meglio dire da un ente locale e dunque dai partiti, o meglio ancora dagli ex comunisti. Ma qua il tema non è politico, è fattuale. Quella fondazione, come tutti sapevano, si indebitò per non cedere la maggioranza della banca, all’indomani dell’acquisizione dell’Antonveneta. Una cosa da pazzi. Che intorno a Siena, Fondazione e banca ci fosse il peggior grumo di clientele banco-politiche era ed è chiaro a tutti i banchieri che sappiano leggere e scrivere. Dunque nominare a loro rappresentante il terminale di quel pasticcio localistico è derivato da una sola presunzione: l’intoccabilità.
3. Nella scelta della classe dirigente dei Paesi occidentali esiste una conclamata accondiscendenza verso chi si è formato in banca. Una specie di sindrome di Stoccolma. Si scusano a Profumo (che ha sostituito proprio Mussari al Mps) e Passera ( che è diventato ministro dello Sviluppo) ipotesi giudiziarie di frode fiscale milionaria (circa 250 milioni per banca) sulle quali l’ultimo dei politici verrebbe inchiodato. Sulla base delle semplici ipotesi accusatorie (tutte da dimostrare) sono ben più gravi quelle di Profumo&Passera rispetto a quelle di un Papa o Brembilla, appena fatti fuori dalle liste di Pdl e Pd. Ha ragione De Soto: il rapporto tra banche e governi è marcio e colluso (dal punto di vista del mercato) almeno da quando i principi rinascimentali hanno avuto bisogno dei quattrini dei depositi per finanziare le guerre.
4. Non pensate che la cosa riguardi solo l’Italia. Hsbc ha trasportato 7 miliardi di narcodollari in contanti dal Messico agli Stati uniti e si è beccata una multa da 4 miliardi. Le autorità europee hanno messo sotto indagine una dozzina di banche che hanno manipolato i tassi di interesse interbancari con cui si calcolano le rate dei nostri mutui. E nessuno è finito in galera. Quando fecero gli sconquassi dei subprime si disse «too big to fail». Oggi i banchieri sono «too big to jail»: troppo grossi per finire in galera.
5. Se un banchiere stipula un derivato per occultare le perdite del suo conto economico, si dimette dall’Abi e subisce un processo. Ma il suo azionista (fondazione e democratici di Siena) può dirsi indignato e gettare la croce sul manager supposto infedele. Se a farlo è un imprenditore sono guai solo suoi.
Ps: il derivato stipulato da Mps per celare le perdite e che vale centinaia di milioni di euro, secondo la Tobin Tax pro banche appena introdotta da Monti avrebbe subìto oggi una ritenuta fiscale di 100 euro.

Presidente ora basta, tutela il popolo ed inizia a bacchettare i boiardi

SCANDALO MPS: IL COLLE CON BANKITALIA, GRILLI RIFERIRA' ALLE CAMERE

Vittorio Grilli e Ignazio Visco
Napolitano: questione grave . Tensione sui controlli. Via Nazionale: nessun contrasto con Tesoro. Anche Via XXSettembre esclude divergenze. Bersani a Maroni: ricordi Credit Nord. D'Alema: sindaco di Siena non è il Pd. Fini: governo riferisca. Domani Grillo all'Assemblea degli azionisti. Alfano: in Pd non facciano marziani, governo riferisca. Berlusconi: banca cui voglio bene, mi concesse mutui. Codacons e Adusbef: pronti esposti

giovedì 24 gennaio 2013

MPS fallimento di un sistema,Monti Grazie per l'aiuto alle banche


MPS fallimento di un sistema





Quando le crisi sono profonde e sistemiche, vengono al pettine tutte le mele marce. Monte dei Paschi è una di quelle. Il problema della banche italiane  è quello di ricevere i soldi dalla BCE o dallo Stato, quindi trattenerli per se ed ingrossare i dividendi dei pochi azionisti. Questa è una delle tesi corporativiste e populiste che circolano nelle menti dei più (mi sto trattenendo, sic!). Esempi da non seguire sono ititoli di giornale come questo, ma adesso siamo in campagna elettorale, la peggiore aggiungo.
Il problema serio delle banche italiane è che i loro azionisti di riferimento, sono le Fondazioni. Queste  a sua volta sono in quota ad enti Statali. Per MPS la provincia ed il comune sono tra i principali azionisti. È chiaro che questo meccanismo perverso va a snaturale il ruolo originario del risparmio bancario, creando evidenti asimmetrie. Qui entrano in gioco le logiche politiche, dalle nomine dirigenziali fino ai dipendenti,  passando anche per lo sport (si veda Siena Calcio e la squadra di Basket). Non solo. Oltre lo sport e dietro la politica ci sono le strade, i ponti, i finanziamenti a onlus, cooperative e chi più ne ha più ne metta. E da ciò voglio escludere i finanziamenti alle imprese private, perché se dovessero essere stati fatti con queste logiche, beh allora di che stiamo parlando. Il risultato si chiama consenso politico autoalimentante, fino allo scoppio . Cioè quando le Fondazioni sono state più volte chiamate a mettere mano al portafogli e scopertesi senza cassa, hanno dovuto stringere la cinghia (dal 2009 in poi i tagli alla spesa pubblica hanno tolto linfa a questo sistema, finalmente direi).
MPS è una banca da resettare in tronco. Ma sappiamo che questa è in buona compagnia, vedasi per esempio BPM.  Banca che con la crisi di sistema attuale, sommata alla crisi della banca stessa, dovranno ben destreggiarsi per riportare i margini a conto economico, sempre che ci riescano. Chiaro, stiamo parlando di unabanca tecnicamente fallita.
Attenzione, non si tratta di colore politico, MPS sarà vicina a PD, come BPM è vicina alla lega. Anche quando le banche adottarono la forma delle Spa, nel 1995, l’abbraccio fra politica e banca non si è mai sciolto, affidandosi alla “superstiziosa senesità”: cambiare per non cambiare niente. Sradicare queste logiche perverse non è facile e non sarà facile per nessuno, Illusionisti compresi.
Altra  prova  è l’ammontare di sofferenze che ha il sistema bancario italiano (circa 120 miliardi di euro).  Gestioni bancarie non ottimali e l’incompetenza dell’ultimo trentennio, sono frutto anche di politiche di credito “spinte” troppo in là. Non è solo colpa dei derivati. Il FMI ha posto già l’accento su questo problema, definendo il 2013 un anno fondamentale per le sorti del sistema economico italiano.
Non bastano solo le dimissioni di Mussari, altrimenti la gente non capisce. Lo Stato da ad MPS 3,9 mld, che sono tasse dei cittadini, ma chi ha gestito questi disastri non può cavarsela con le dimissioni. Il cda di MPS e rappresentanti della provincia e comune dovrebbero essere banditi dalle cariche pubbliche e non solo.  È un sistema che va riformato e questo dovrebbe essere uno dei compiti del futuro governo. Ma la storia la conosciamo già.

Scoperto fossile di ragno di 215 milioni di anni fa


Scoperto fossile di ragno di 215 milioni di anni fa

fossile 1
Una quarta specie triassica di migale risalente a 215 milioni di anni fa e fino ad ora mai conosciuta. La straordinaria scoperta e' avvenuta in Friuli nelle Prealpi Carniche, vicino alla localita' turistica di Forni di Sopra in provincia di Udine. Le rocce di questa zona, infatti, sono famose per i resti fossili di rettili, pesci, piante e crostacei ritrovati numerosi negli ultimi trent'anni. Il nuovo ragno, depositato ora al museo friulano di Storia Naturale del Comune di Udine, e' stato denominato ''Friularachne rigoi'' dai paleontologi Fabio M. Dalla Vecchia dell'Institut Catala' de Paleontologia di Sabadell (Spagna) e collaboratore del museo udinese e Paul A. Selden dell'University of Kansas a Lawrence (USA) in onore della regione dove e' stato scoperto e del suo rinvenitore, Robero Rigo.
Le migali, impropriamente note con il nome popolare di tarantole, sono tra i ragni piu' noti a causa delle grandi dimensioni e della velenosita' del morso di alcune di esse. La storia evolutiva dei migalomorfi, il gruppo al quale le migali appartengono, e' poco nota perche' i resti fossili dei ragni sono estremamente rari. Si pensi che dei ragni vissuti nell'intervallo del tempo geologico chiamato Triassico (durato oltre 50 milioni di anni, da 252 a 201 milioni di anni fa) si conoscevano finora solo tre specie, una dalla Francia, una dalla Virginia (USA) e una dal Sud Africa. Tre specie alle quali ora, grazie alla straordinaria scoperta, si aggiunge quella friulana. Lo studio di Rigo, pubblicato sulla rivista internazionale ''Acta Palaeontologica Polonica'', ha rivelato che il ritrovamento e' un migalomorfo, uno dei piu' antichi (secondo solo al francese Rosamygale grauvogeli, anch' esso vissuto nel Periodo Triassico). Ricorda il genere vivente Calommata e forse appartiene agli Atypoidea, il che estenderebbe indietro nel tempo la testimonianza fossile di questa superfamiglia di oltre 100 milioni di anni. 'Friularachne' era un ragno minuscolo, lungo meno di mezzo centimetro e con arti deambulatori sottili e di dimensioni subeguali, ma con appendici atte ad afferrare le prede (chiamati cheliceri) relativamente grandi, dirette in avanti e robuste, e altre appendici espanse alle estremita' (chiamate pedipalpi) che indicano che si trattava di un maschio adulto. L'addome era ricoperto e protetto da un ampio scudo. Questo ragno viveva nelle isole che emergevano dal basso mare tropicale che copriva il Friuli 215 milioni di anni fa ed era contemporaneo dei primi dinosauri, le cui tracce fossili sono state trovate nel vicino Parco delle Dolomiti Friulane.