martedì 5 febbraio 2013

Cremaschi: addio diritti, i sindacati hanno scelto il potere


Cremaschi: addio diritti, i sindacati hanno scelto il potere


Ci sono notizie che durano il tempo di una breve del telegiornale, e poi vengono inghiottite dal bidone aspiratutto degli scandali e della campagna elettorale, mescolati tra loro. L’Istat ci ha comunicato che la dinamica attuale dei salari è la peggiore degli ultimi trent’anni. Questo dato dovrebbe essere alla base di ogni proposta che si fa per affrontare la crisi. Ma non è così. La caduta dei salari è diventata un dato di colore, fa parte dello spettacolo del dolore mostrato in televisione, sul quale meditano e dissertano i candidati. Ma senza che si pronunci la frase semplice e brutale: aumentare la paga! Poco tempo fa il Cnel ha comunicato un altro dato su cui riflettere davvero. Negli anni ‘70 la produttività del lavoro in Italia è stata la più alta del mondo, poi è solo calata. Sì, proprio quando il lavoro aveva più salario e più diritti, “rendeva” di più!
Anche questa notizia è stata rapidamente metabolizzata e poi successivamente ignorata dal sistema politico informativo. Immaginiamo Ettore Petroliniinfatti come sia difficile collegarla alla precedente. La produttività e i salari calano assieme da trenta anni, ma non ci sarà un rapporto tra i due dati? No, una seria analisi su tutto questo non la si può fare, altrimenti bisognerebbe concludere che sono fallimentari tutte, ma proprio tutte le politiche economiche e sociali tese ad agire sulla compressione del costo del lavoro. Insomma tutte le politiche del lavoro di tutti i governi degli ultimi trenta anni hanno concorso a determinare il disastro attuale. E tutte le ricette in continuità con esse, flessibilità competitività blablabla, cioè quelle delle principali coalizioni che si contendono il governo del paese, sono inutili, sbagliate, dannose. Ma tutto questo non avviene, anche perché mancano all’appello coloro che per funzione per primi dovrebbero sollevare scandalo ed indignazione per tutto questo.
Il grande comico Petrolini una volta si trovò in teatro uno spettatore che dalla galleria lo insultava… Ad un certo punto interruppe la recita e si rivolse al disturbatore dicendo: io non ce l’ho con te, ma con chi ti sta vicino e non ti butta di sotto! I grandi sindacati confederali hanno accompagnato con i loro accordi questi trenta anni di ritirata dei salari e del lavoro, a volte ottenendo come scambio vantaggi di ruolo e potere. I lavoratori andavano indietro, ma il sindacato confederale andava avanti sul piano istituzionale. Il disastro dei salari ed il declino economico sono dunque anche figli delle Cremaschipolitiche di moderazione rivendicativa, di concertazione e complicità, che hanno prevalso in questi ultimi trent’anni nel movimento sindacale.
Grazie a queste politiche, per lungo tempo l’organizzazione del sindacato confederale non ha risentito del peggioramento delle condizioni del mondo dellavoro. Finché Monti ha ufficialmente affermato che si poteva fare a meno anche di quello scambio, il consenso sindacale non era più necessario, si potevano massacrare le pensioni senza accordo. Così dopo la ritirata del lavoro è cominciato il vero declino sindacale. Non è vero che i sindacati non servono, ma è vero che il sindacato che pensa di sopravvivere continuando ad accettare le compatibilità e i vincoli economici degli ultimi trenta anni non serve più a niente. Neanche a se stesso.

Perche' non votare Monti Bersani e Berlusconi,B.Mps: Rizzo; Monti-bond e' derivato, rischio buco senza fondo


B.Mps: Rizzo; Monti-bond e' derivato, rischio buco senza fondo





ROMA (MF-DJ)--"C'e' un piccolo emendamento da 4 mld che nessuno sta guardando, che sono soldi nostri. Quello e' un derivato, mica un bond. Se quel buco e' 4 mld oggi, puo' diventare 16 mld domani e tu stai entrando in un matrimonio con un buco di cui non conosci il fondo".

Lo afferma in un'intervista sul sito di Servizio Pubblico, programma di Michele Santoro, Antonio Rizzo, l'ex funzionario della banca d'affari Dresdner sentito oggi a Roma come teste dalla Gdf nell'ambito
dell'inchiesta su B.Mps. "Prendete il testo, leggetelo e fatelo analizzare da uno che fa trading, perche' quell'emendamento non e' scritto da Bankitalia, non e' scritto dal Tesoro, ma e' scritto da un trader" afferma
Rizzo.









Lo psico nano colpisce ancora,adesso tutti parlano di lui


Perché è difficile l'intesa con Berna

Una strada in salita:patto con la Svizzera è ancora da firmare

Leggi articolo: Perché è difficile l'intesa con Berna

C’è un solo modo nel quale può funzionare la proposta di Silvio Berlusconi per coprire i rimborsi Imu: tornare all’opacità che gli italiani hanno già pagato a caro prezzo con la crisi del debito.
L’idea dell’ex premier di finanziare la sua promessa con gli introiti di un patto con la Svizzera, ancora da firmare, non lascia altre possibilità. Proviamo a riassumere. Da mesi l’accordo con Berna per il rimpatrio dei capitali italiani nascosti al Fisco sembra imminente.
A sentire Berlusconi, produrrebbe gran parte delle risorse per rimborsare l’Imu. Ma da mesi la firma continua a slittare. Perché? Non che gli elvetici non abbiano interesse a concludere l’accordo. Dopo i patti con Londra e Vienna, la Svizzera intende mostrare che fa sul serio nel rispetto della convivenza (fiscale) fra Paesi. Eppure resta un aspetto sul quale gli elvetici non sembrano pronti a un passo indietro: il segreto bancario. Fino a oggi l’accordo con l’Italia non si è fatto perché le richieste di trasparenza avanzate dal governo Monti non hanno fatto breccia. Vista dall’Italia, un’insistenza del genere è inevitabile. L’intero Paese sta cercando di mettersi sulla rotta dell’emersione delle transazioni nascoste, condizione necessaria a rendere sostenibile il debito. Concludere un accordo con la Svizzera garantendo l’anonimato a chi ha qualcosa da nascondere di fatto incoraggerebbe certi italiani a spostare i loro averi da qui a lì.
Alla fine, significa depauperare la base fiscale del Paese a danno di chi non può o non vuole sottrarsi. È qui che Svizzera e Italia non si sono intese, finora. Magari ora un nuovo governo ispirato da Berlusconi può anche provare a rimuovere l’ostacolo. Il prossimo esecutivo potrebbe aver bisogno urgente dei nuovi fondi scudati per rimborsare l’Imu, dunque potrebbe rinunciare a pretendere trasparenza. La vicenda del Monte dei Paschi, solo l’ultima in ordine di tempo, non deve aver proprio insegnato niente. I coni d’ombra sono il modo migliore per produrre rendite parassitarie di ogni tipo: le stesse che i cittadini finiscono invariabilmente per pagar caro, perché aumentano il debito e aggravano la paralisi dell’economia. La disoccupazione e gli aumenti delle tasse nascono da lì. C’è poi un dettaglio: il gettito dell’Imu nel 2012 è stato di 24 miliardi. Improbabile che i fondi recuperabili dalla Svizzera bastino a coprire una somma del genere, anche solo per un anno. Ma queste sono miserie contabili da lasciare ad altri: quelli che, se certe idee diventassero realtà, dovrebbero (fra non molto) ripianare un altro buco.

lunedì 4 febbraio 2013

Il Camaleonte Mastella si mette d'accordo con la sinistra


Mastella si mette d'accordo con la sinistra


Dopo essere sbarcato al Parlamento europeo sotto le insegne del Pdl Clemente Mastella sarebbe pronto a fare un giro di valzer, tornando ad allearsi con la sinistra.
Intorno al 20 dicembre il segretario dell'Udeur era stato visto entrare nella sede di via del Nazzareno (Pd). Ora arriva la conferma: come scrive il quotidiano Il Sannio dopo una cena, aCeppaloni, con Umberto Del Basso De Caro, è stato siglato il patto tra il Campanile (il partito di Mastella) e i democratici in vista delle prossime elezioni. Mastella ha già smentito tutto. Ma ci sono diverse persone, vicine all'ex ministro, che invece confermano che l'incontro c'è stato.
Qualcuno parla già una mobilitazione in forze dei mastelliani per dar manforte al Pd in due regioni chiave, Campania e Puglia. In cambio di questo sostegno - che potrebbe risultare deciviso - cosa potrebbe ottenere Mastella? Nessun seggio a Roma o a Strasburgo (le europee sono in programma l'anno prossimo). Il leader del Campanile, però, potrebbe correre - con il sostegno della sinistra - alla carica di primo cittadino della sua città (Benevento), con il sostegno dell'avvocato Umberto Del Basso De Caro, socialista candidato nella lista del Pd alla Camera. Ovviamente in caso di un ritorno dei mastelliani a sinistra l'Udeur perderebbe l'assessore regionale nella Regione Campania, Severino Nappi (Lavoro). Inevitabilmente, infatti, il centrodestra chiederebbe la sua "testa" al presidente Caldoro.

Berlusconi,condono interno ad Equitalia


Berlusconi,condono interno ad Equitalia

Puntare a tassazione da persone alle cose. Serve 'nuovo inizio'



(ANSA) - TRIESTE, 4 FEB - ''Faremo un condono interno a Equitalia'', cioe' solo per coloro che hanno contenziosi aperti con l'agenzia delle Riscossioni. Lo afferma Silvio Berlusconi, precisando che per quanto riguarda il condono tombale questo ''si impone in caso di una riforma fiscale globale passando da un sistema fiscale a un nuovo regime che introduca finalmente una tassazione dalle persone alle cose. E' chiaro che occorre un condono per un nuovo inizio''.

Mali,Nigeria..per riprendersi l'Algeria??Niger: francesi a difesa miniere uranio Lo dichiara il presidente Issoufou alla tv


Niger: francesi a difesa miniere uranio

Lo dichiara il presidente Issoufou alla tv



(ANSA) - PARIGI, 3 FEB - Il presidente del Niger, Mahamadou Issoufou, ha confermato che forze speciali francesi proteggono nel suo Paese i siti minerari di uranio. "Lo posso confermare.

Abbiamo deciso, dopo quello che è successo in Algeria con l'attacco al sito gasiero di In Amenas, di rinforzare i siti minerari", ha detto Issoufou alla tv. Fonti dicono che una decina di riservisti delle forze speciali francesi stanno rinforzando la sicurezza dei siti del gruppo nucleare francese Areva i Niger.

Mps, nello scandalo c'è un Chianti Classico di tropp


Mps, nello scandalo c'è un Chianti Classico di troppo

Tutti i dettagli dell'operazione finanziaria che minaccia di lasciare l'ennesimo buco 

Mps, nello scandalo c'è un Chianti Classico di troppo

Risparmiatori, consumatori, correntisti, proprietari di case e inquilini, sono sul piede di guerra. Lo scandalo Montepaschi sta prendendo una nuova piega, scende dalle altezze della finanza, dei grandi accordi internazionali, delle “cupole” politico-affaristiche e dei teoremi giudiziari, per toccare gli interessi concreti della gente di Siena, una città piena di storia, ma anche di miseria, che il Monte ha fatto ricca e satolla nell’ultimo secolo.
L’amministratore delegato Fabrizio Viola ha annunciato ai tifosi che finisce la sponsorizzazione della squadra di calcio. Piangono i contradaioli per il Palio. Ma ancora di più si stracciano le vesti quelli che hanno affidato i loro quattrini a “babbo Monte”. La cartina di tornasole di questi rapporti diventati oggi perversi, si chiama operazione Chianti classico .
Tutto comincia con la cartolarizzazione di 683 immobili per 1,7 miliardi di euro in quel 2009 in cui la banca deve raccogliere quattrini per pagare Antonveneta, acquistata per 10 miliardi e 300 milioni di euro. Tecnicamente si tratta di un nuovo intervento per aumentare il patrimonio (si calcola che il Tier 1 potesse salire dello 0,40 per cento) che si aggiunge al prestito Fresh con JP Morgan. Condizione necessaria era che la vendita di case fosse vera e non un paravento. Dunque, Mps cede gli immobili a una società veicolo chiamata Perimetro della quale la banca possiede l’8%. Molto spesso si tratta di sedi e filiali del Monte che, quindi, a questo punto, paga l’affitto a Perimetro. La nuova società non ha i soldi per acquistare i palazzi e si fa finanziare da Mps che trasferisce i fondi a un altro veicolo, la Casaforte srl.
Nel novembre 2010 gli sportelli del Monte propongono ai clienti obbligazioni Abs Casaforte 2040 delle quali non è l’emittente, ma il promotore. Il sottoscrittore paga una commissione e acquista un derivato con un costo pari al 10% del valore nominale. Quanto ci guadagna? Secondo il prospetto informativo, grosso modo quanto un titolo a basso rischio. Il Mps mette a bilancio una plusvalenza di 450 milioni. Ma adesso scatta l’allarme.
Quella che sembrava una bella trovata, rivela pessime sorprese: per rendere appetibili i titoli, infatti, la banca si impegna a ricomprare i titoli, al 96% del loro valore nominale, a chi volesse venderli prima della scadenza. La crisi finanziaria, poi la recessione e adesso lo scandalo, fanno temere una vera e propria ondata di vendite tale da provocare un buco consistente nel bilancio.
Altro che utili. Bisogna, dunque, liberarsi della bomba a orologeria. Entra in scena l’Imi (del gruppo Intesa Sanpaolo) il quale si impegna ad assorbire i titoli in vendita. In cambio prende 21 milioni l’anno. Ma quanto valgono questi titoli? I contabili del Monte pensano che siano scesi all’83%. Circolano, però, stime ben più allarmanti: addirittura il 55% secondo esperti consultati daIlSole24Ore. In tal caso la perdita sarebbe davvero consistente, coinvolgendo anche l’Imi.
Nella seduta dell’11 dicembre 2012 il consiglio di amministrazione mette all’ordine del giorno quella che chiama operazione Chianti classico(in fondo il documento integrale della seduta del consiglio di amministrazione - alle pag. 8-10 si fa riferimento all'operazione) cioè la ristrutturazione di Casaforte che “ha sofferto dell’andamento dei prezzi di mercato e dello spread e oggi l’incentivo del cliente a rivendere non è marginale”, ammette l’amministratore delegato Fabrizio Viola. Si tratta di “consolidare il veicolo nel 2014” e riprendere pieno possesso degli immobili la cui valutazione finora è basata sugli affitti.
Si oppone il consigliere Lorenzo Gorgoni, che proviene dalla Banca del Salento (è stato incriminato dalla procura di Roma per il prodotto finanziario 4You) e ricorda il via libera della Consob e della Banca d’Italia (la quale ha però imposto di affiancare anche Imi Sanpaolo e ciò riduce il vantaggio per Mps). In ogni caso, insiste, i contratti hanno un sottostante reale. Gettare il bimbo con l’acqua sporca avrebbe un impatto anche sul patrimonio della banca.
Sulla stessa linea il vicepresidente Turiddo Campaini (Unicoop Firenze). Insomma, la vecchia guardia di difende. Fino a quel momento, del resto, Imi non ha comprato quasi nulla. Ma Viola replica evocando il rischio vero: “Potrebbe essere un buyback a generare un contraccolpo reputazionale ingenerando i dubbi sulla ragione dell’acquisto”. E aggiunge: “I titoli Casaforte sono come una sorta di deposito dal quale il cliente può prelevare, di fatto, quando vuole e reinvestire su titoli a rendimento maggiore. E l’incentivo a fare ciò è significativo”.
Insomma, un problema simile a quello che si era posto per i subprime negli Stati Uniti. Un altro trabocchetto in un bilancio aggiustato per far cassa. Il gran fracasso delle ultime settimane, aumenta il rischio di una vendita massiccia. Giovanni Fava della Lega nord ha sollevato la questione. Così come Elio Lannutti e l’Adusbef che accusa: "Mps ha ceduto i propri sportelli ad un consorzio, che ha acquistato gli immobili grazie ad un mutuo della stessa banca. Prima della chiusura di bilancio, Mps ha collocato al pubblico dei clienti ben 1,536 miliardi di obbligazioni Casaforte e 133 milioni presso gli investitori istituzionali. Lo stesso emittente ha stimato che il bond è illiquido e rischioso e che nell'89% dei casi renderà, alla scadenza, quanto un titolo liquido e privo di rischio come BTP emessi dal Tesoro italiano. Per giunta Mps può riacquisire gli immobili a valore di perizia, lasciando così gli investitori con un pugno di mosche in mano”.
A questo punto, tutti chiedono un intervento del governo. Ma di quale governo?