lunedì 30 settembre 2013

Lavoro, la fiaba del merito: si salvano solo i figli dei ricchi

Lavoro, la fiaba del merito: si salvano solo i figli dei ricchi


«La differenza che passa fra produttività e merito è esattamente quella che passa fra lavorare molto e lavorare bene: con ogni evidenza, nulla assicura che lavorare molto implichi lavorare bene». Il dramma, sottolinea Guglielmo Forges Davanzati, è che i giovani hanno sempre meno speranze di trovare lavoro: le porte del mercato sono sempre più strette, e avvantaggiano chi ha forti relazioni sociali e familiari, svantaggiando tutti gli altri. «Non è un fenomeno nuovo quello della trasmissione ereditaria della povertà», perché la cosiddetta “ideologia del merito” che ha guidato le politiche economiche degli ultimi decenni non aiuta a risolvere il problema – di fatto, non lo ha minimamente attenuato – dal momento che «il fenomeno si auto-alimenta soprattutto in contesti di crescente polarizzazione dei redditi». Risultato: «Gli individui provenienti da famiglie con redditi elevati “spiazzano” gli individui provenienti da famiglie con più basso reddito, non perché più produttivi, ma semplicemente perché le famiglie d’origine hanno redditi più alti e maggiori e migliori “reti relazionali”».
Anche per questo, la tragedia italiana della disoccupazione giovanile «non ha nulla a che vedere con il fatto che i lavoratori adulti sono iper-protetti». "Non è un paese per giovani"Semmai, è il peggioramento della distribuzione del reddito a contribuire a ridurre la produttività del lavoro, scrive su “Keynesblog” il professor Davanzati, docente dell’università del Salento, di fronte alle cifre della catastrofe: secondo l’ultimo rapporto Ocse, il tasso di disoccupazione è in crescita in quasi tutti i paesi industrializzati e, in particolare, nell’Eurozona e in Italia. La Banca d’Italia, fin dal 2010, registra che la riduzione dell’occupazione si è manifestata più sotto forma di riduzione delle assunzioni che di aumento dei licenziamenti, e che la crescita della disoccupazione riguarda principalmente la componente giovanile della forzalavoro. Il tasso di attività di individui di età compresa fra i 15 e i 64 anni, nel 1993 era del 58%, a fronte del 42% di quello di individui collocati nella fascia d’età 15-24. Nel 2004, l’occupazione era cresciuta arrivando al 62%, ma si era già ridotto il tasso di attività giovanile, collocandosi intorno al 35%.
Nel corso degli ultimi anni, osserva Davanzati, il divario fra occupazione “adulta” e occupazione giovanile è costantemente aumentato, portando il tasso di disoccupazione giovanile a circa il 40% (fonte Istat), «fatto del tutto inedito nella storia dell’economia italiana». Il fenomeno viene spesso imputato agli effetti di “labour hoarding”, ovvero alla convenienza – da parte delle imprese – a non licenziare lavoratori altamente specializzati in fasi recessive, dal momento che poi – in caso di ripresa – sarebbero costrette ad assumere individui da formare. Interpretazione discutibile, almeno se riferita all’Italia, dove le aziende non prevedono nessuna ripresa a breve o medio termine: oltre il 50% degli imprenditori italiani ritiene che la recessione in atto durerà ancora almeno due anni, ed è una stima che può considerarsi prudenziale. Inoltre, il nostro sistema produttivo è composto da imprese di piccole dimensioni e poco innovative: se la tecnologia utilizzata non richiede lunghi e costosi processi di apprendimento, non siDavanzaticapisce perché le imprese non licenzino il personale già formato, pensando poi di sostituirlo con giovani.
Specie nel Mezzogiorno, la relativa tenuta dell’occupazione di lavoratori in età adulta «dipende semmai da fenomeni di disoccupazione nascosta, ovvero dal fatto che – in imprese di piccole dimensioni, spesso a conduzione familiare – il livello di occupazione viene mantenuto stabile per il semplice fatto che i lavoratori dipendenti appartengono alla struttura familiare». In altri termini, «il costo del licenziamento in questi casi è sia economico sia psicologico, ed è indipendente dalla specializzazione degli occupati». Sono davvero gli individui più produttivi ad avere la più alta probabilità di essere assunti? Non è detto, perché non esistono standard qualitativi per classificare davvero il “merito”, e perché la produttività del lavoro (ammesso che sia misurabile) è il rapporto fra la quantità prodotta e le ore-lavoroimpiegate. Peccato che, dal 2000 al 2012, in tutti i paesi dell’Eurozona sia notevolmente aumentato il numero di individui che, per trovare lavoro, si rivolgono a conoscenti, amici e parenti. Conseguenza evidente: si riduce la mobilità sociale. «I figli delle famiglie con più alto reddito ottengono good jobs, a fronte del fatto che le famiglie con più basso reddito vedono i loro figli collocati in condizioni di disoccupazione, sottoccupazione e precarietà». In più, conclude Davanzati, i giovani provenienti da famiglie con redditi elevati «hanno un salario di riserva più alto rispetto a coloro che provengono da famiglie con basso reddito». Alla faccia, appunto, dell’ideologia del “merito”.

Sbarco nel Ragusano, una decina di morti Annegati mentre cercavano di raggiungere la riva

Sbarco nel Ragusano, una decina di morti

Annegati mentre cercavano di raggiungere la riva



(ANSA) - SCICLI (RAGUSA), 30 SET - Tragico sbarco di migranti nel Ragusano: una decina di extracomunitari sono morti annegati nel tentativo di raggiungere a nuoto la riva a Scicli, dopo essere stati lanciati in acqua da un natante che si era arenato.

Sul posto stanno operando carabinieri, polizia, guardia di finanza e personale del 118.

giovedì 26 settembre 2013

Gemelline Schepp “sono vive e si trovano in Sardegna”: padre si suicidò nel Foggiano

Caso Schepp, Unione Sarda: "Gemelline sono vive e si trovano in Sardegna"

Gemelline Schepp “sono vive e si trovano in Sardegna”: padre si suicidò nel Foggiano

La notizia è apparsa questa mattina sulla prima pagina del quotidiano 'L'Unione Sarda'. "Ieri mattina è scattato un blitz dei carabinieri del Ros in un campo nomadi tra Nuoro e Oristano"


Caso Schepp, Unione Sarda: "Gemelline sono vive e si trovano in Sardegna"
Potrebbero trovarsi in Sardegna le sorelline Alessia e Livia Schepp rapite i 31 gennaio del 2011 dal padre Matthias, poi morto suicida tre giorni dopo sotto a un treno all’altezza della stazione di Cerignola Campagna. A rivelare la notizia è l’Unione Sarda, che al caso Schepp questa mattina dedica la prima pagina del quotidiano e un’ampia ricostruzione delle indagini.
Si accende quindi un barlume di speranza per Irina Lucidi, madre delle due bambine italo-svizzere originaria di Ascoli Satriano. Qualche giorno dopo la scomparsa delle due bambine, lo ricordiamo, nell’abitazione dei coniugi separati, a Saint-Sulpice, giunse una lettera inviata dall’uomo prima di togliersi la vita, che conteneva una dichiarazione agghiacciante: "Le bambine riposano in pace, non hanno sofferto". Nella missiva l’uomo scriveva chiaramente di aver ucciso le figlie e di trovarsi a Cerignola per ammazzarsi.
La tesi rivelata dal quotidiano sardo, fa il paio con la foto scattata al casello di Nizza che immortalava il passaggio dell’auto di Matthias Kaspar Schepp senza che vi fosse traccia delle bambine sui sedili posteriori.
Sul sito internet dell’Unione Sarda si legge: “All'origine dell'apertura dell'inchiesta le confidenze che gli inquirenti avrebbero ricevuto da un avvocato. Ieri mattina è scattato un blitz dei carabinieri del Ros alla ricerca delle due bambine in un campo nomadi tra Nuoro e Oristano. Le tracce delle due bambine, scomparse il 30 gennaio del 2011, si erano perse in Corsica. Si è sempre temuto che fossero state uccise. Il padre che non accettava il divorzio, aveva scritto alla moglie: "Non vedrai mai più le nostre bambine".
A mettere in moto la Dda, che ha poi affidato il fascicolo al sostituto procuratore Alessandro Pili, è stata la segnalazione dettagliata ricevuta da un avvocato cagliaritano alcune settimane fa. Il legale avrebbe riferito al magistrato quanto gli era stato raccontato da un suo assistito - di cui non ha rivelato il nome - che avrebbe sentito in carcere parlare un gruppo di nomadi.
Secondo le rivelazioni sentite dal detenuto, a giugno le gemelline si trovavano in mano a una famiglia nomade, in un campo rom tra le province di Oristano e Nuoro. Ricevuta la segnalazione è stata aperta l'inchiesta al momento senza ipotesi di reato e i successivi accertamenti.
I carabinieri dei reparti speciali, dopo settimane di appostamenti, ieri mattina hanno fatto scattare il blitz che non ha però dato i risultati sperati. Le tracce di Alessia e Livia si erano perse in Corsica, due anni e mezzo fa, dove erano arrivate assieme al padre, due giorni prima che lui si suicidasse


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Nessun Giornalista ne parla!!perchè noi saremo i prossimi!!

mercoledì 25 settembre 2013

la vitamina anticancro

B17 la vitamina anticancro

B17IMPORTANTE: Questo articolo non è scritto per fornire una cura semplicistica per il cancro ma, per mettere in luce possibilità che la medicina ufficiale mantiene nascoste in quanto nuocerebbero agli interessi delle multinazionali farmaceutiche: una vitamina non è brevettabile!
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La vitamina B17 è presente nei noccioli amari di albiccocca, e di pesca e nelle mandorle amare.
ATTENZIONE: una dose eccessiva può essere letale. La vitamina B17 non è da intendere come un trattamento di prevenzione della malattia.
La vitamina B17 viene assorbita dalle cellule e scomposta per idrolisi, in due veleni: benzaldeide e ioni cianuro.
Al’interno di una cellula sana questi due veleni vengono convertiti rapidamente in acido benzoico e tiocianati, entrambi innocui. Questo avviene grazie alla presenza, nelle cellule sane, di Rodanese un enzima invece assente all’interno delle cellule neoplastiche.
La cellula neoplastica ( tumorale), essendo priva di Rodanese, non è in grado di rendere innocui i due veleni prodotti dalla vitamina B17 che quindi si diffondono nella cellula fino ad ucciderla.
Il medico russo Inosmetzeff professore presso l’Università imperiale di tutte le russie nel 1834 curò una donna di 48 anni con estese metastasi da cancro ovarico e, nel 1845, dopo quindi ben 11 anni, questa donna risultava essere ancora viva.
Giuseppe Nacci in “Diventa medico di te stesso” scrive:
La vitamina B17 è una molecola stabile, chimicamente inerte e non nociva se assunta nelle giuste quantità appropriate e sotto controllo medico. Il dosaggio iniziale raccomandato nell’adulto è di 4-5 semini amari al giorno, se semini amari di albicocca, (quantità maggiori o minori se di altro frutto), per la prima settimana, salendo o meno di dosaggio nelle settimane successive, a discrezione del medico, fino a raggiungere valori che devono essere accuratamente calcolati in funzione dell’emi-vita biologica della vitamina B17, delle analisi urinarie (presenza di Tiocianato di sodio e di acido ippurico in quantità tale da far presumere un superamento della soglia limite ritenuta compatibile per la terapia in atto), della massa ematica e corporea del paziente, della buona funzionalità epatica, renale e di altri organi, della possibile colliquazione massiccia della massa tumorale con possibile exitus per blocco renale irreversibile, etc…
Attualmente il trattamento del cancro con vitamina B17  in America è vietato per legge, le multinazionali farmaceutiche hanno portato avanti una lunga campagna denigratoria nei confronti della vitamina in questione già dagli anni 50, convincendo tutti della sua supposta pericolosità.
Nonostante ciò, in tutto il mondo, esistono medici che utilizzano questo tipo di vitamina nel trattamento del cancro, spesso abbinandola a una dieta vegetariana del tutto priva di proteine.
Ne è un esempio il dott. Francisco Contreras amministratore dell’ospedale Oasis of Hope (Oasi di speranza) di Tijuna Messico che, in 35 anni di attività, ha curato oltre 60.000 pazienti con queste tecniche.

lunedì 23 settembre 2013

La nostra sudditanza alla Germania:Colle, risultato rafforza Ue

Germania: Colle, risultato rafforza Ue

Grande prova di vitalità e serietà democratica



(ANSA) - ROMA, 23 SET - Il risultato delle elezioni tedesche "rafforza decisamente la causa dell'Europa e della sua unità" e costituisce "una grande prova di vitalità e serietà democratica". E' quanto afferma il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in una dichiarazione.

Camusso,giù tasse lavoro o mobilitazione

Camusso,giù tasse lavoro o mobilitazione

Leader Cgil torna a sollecitare governo per convocare tavolo



(ANSA) - ROMA, 23 SET - Bisogna redistribuire il reddito e ridurre le tasse sul lavoro dipendente e sulle pensioni: se la legge di stabilità non darà risposte in questo senso "non si potrà procedere che con la mobilitazione unitaria". Così il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, che torna a sollecitare il governo a "convocare un tavolo".