venerdì 2 gennaio 2015

Globalizzazione violenta, a mano armata

Hathor Pentalpha e Isis, il romanzo criminale che ci attende


Globalizzazione violenta, a mano armata. Un progetto criminale, deviato, spietato. Coltivato e attuato da criminali. Attorno a loro, una corte di politici, capi di Stato, economisti, giornalisti. Tutti a ripetere la canzoncina bugiarda del neoliberismo: lo Stato non conta più, è roba vecchia, a regolare il mondo basta e avanza il “libero mercato”. Peccato che il paradiso golpista dell’élite non possa prescindere dallo Stato, l’ingombrante monopolista della moneta e delle tasse. Lo Stato va quindi conquistato, occupato militarmente per via elettorale. Deve capitolare, rinnegare la sua funzione storica, servire le multinazionali e non più i cittadini, che devono semplicemente ridiventare sudditi, pagare sempre più tasse, veder sparire i diritti conquistati in due secoli, elemosinare un lavoro precario e sottopagato. Le menti del commissariamento mondiale sono state chiamate oligarchia, impero, tecnocrati, destra economica, finanza, banche, neo-capitalismo. Gioele Magaldi chiama costoro con un altro nome: “Massoni”, come il titolo del suo libro esplosivo. E mette sul piatto 650 pagine di rivelazioni, che stanno scalando le classifiche editoriali nell’assordante silenzio dei mediamainstream.
Si tratta di massoni speciali, potentissimi, interconnessi fra loro nel super-network segreto delle Ur-Lodges. Uomini del massimo potere, abituati da sempre a influire nelle grandi decisioni geopolitiche, condizionando istituzioni che – in Occidente, Tony Blaira partire dagli Usa – vengono considerate esse stesse una sorta di emanazione massonica: senza il secolare impegno laico della “libera muratoria” europea nella lotta contro l’oscurantismo vaticano e l’assolutismo monarchico, non avremmo avuto gli Stati moderni, la scienza moderna, la cultura moderna. Erano massoni i maggiori scienziati – da Newton a Einstein – così come i maggiori letterati e musicisti. Massoni anche i padri fondatori degli Stati Uniti. Massone l’americano Roosevelt, spettacolare campione della spesa pubblica vocata allo sviluppo della piena occupazione, secondo il credo del più grande economista del ‘900, il massone inglese John Maynard Keynes, su cui si basa tutta la sinistra europea marxista e post-marxista che ha messo in piedi il grandioso sistema di protezione sociale del welfare, fondato sulla sovranità democratica e monetaria per mitigare gli appetiti antisociali del “libero mercato”.
La dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, promossa dalla “libera muratrice” Eleanor Roosevelt alle Nazioni Unite, l’assemblea planetaria eretta sulle rovine della Seconda Guerra Mondiale, prefigura un’umanità redenta, liberata, globalizzata nei diritti e nelle aspirazioni al futuro. Esattamente il contrario dell’attuale globalizzazione neo-schiavistica, aristocratica, mercantilista, neo-feudale. Un disegno cinico e reazionario, oggi chiamato semplicemente “crisi”, sviluppato negli anni ‘70 dai ristrettissimi circoli elitari internazionali preoccupati dall’avanzata del loro grande nemico: lademocrazia. Da qui il famigerato memorandum di Lewis Powell per stroncare la sinistra in tutto l’Occidente e il manifesto “La crisi della democrazia” promosso dalla Commissione Trilaterale sempre con lo stesso obiettivo: collocare i propri uomini (Thatcher, Reagan, Kohl, Mitterrand) Gioele Magaldialla guida dei paesi-chiave, per occupare lo Stato e traviarlo, in modo che non servisse più l’interesse pubblico, ma obbedisse ai diktat delle grandi lobby, l’industria delle armi, le grandi multinazionali invadenti e totalitarie.
Una storia già raccontata? Sì, anche, da diversi analisti “eretici”. Ma mai, finora, dallo sconcertante punto di osservazione del massone Magaldi, che fornisce dettagli inediti e spiegazioni spiazzanti, partendo da una rivelazione capitale: tutti gli uomini del massimo potere, nel ‘900, sono sempre stati accomunati dall’iniziazione esoterica. Questo fa di loro gli esponenti privilegiati di un circuito cosmopolita autoreferenziale e invisibile, protetto, ma al tempo stesso profondamente dialettico, non sempre concorde. Anzi, proprio alla guerra sotterranea che ha dilaniato il “terzo livello” del super-potere è dedicata la straordinaria contro-lettura di Magaldi: che nel golpe in Cile, ad esempio, non vede solo il noto complotto delle multinazionali americane per colpire il governo socialista, pericolosamente amico dei lavoratori e dei loro salari, ma anche – e soprattutto, in questo caso – il ruolo decisivo del massone Kissinger nel colpo di Stato promosso dalla Cia contro il massone Allende, come monito all’intera America Latina, da ridurre a periferia coloniale, e anche alla stessa Europa, dove le stesse “menti raffinatissime” hanno organizzato il “golpe dei colonnelli” in Grecia e i tre tentativi di colpo di Stato in Italia, affidati a Borghese e Sogno ma supervisionati da Licio Gelli, emissario della potentissima superloggia “Three Eyes”, quella di Kissinger.
Sul fronte opposto, si è mossa nell’ombra la “fratellanza bianca” delle superlogge progressiste, per tentare di rintuzzare i colpi dei “grembiulini” oligarchici. Come in un romanzo di Dan Brown, in un film di Harry Potter? Non a caso, sostiene Magaldi: proprio nel cinema e nella letteratura, negli ultimi anni, si è concentrata l’azione delle Ur-Lodges democratiche, in attesa di una grande riscossa – pace contro guerra, diritti contro privilegi – di cui lo stesso libro del “gran maestro” del Grande Oriente Democratico, affiliato alla superloggia progressista “Thomas Paine”, è parte integrante. Per credere a Magaldi, all’inizio della lettura, occorre accettare di indossare i suoi occhiali. Poi, però, già dopo poche pagine, diventa impossibile togliergli: quelli che aggiunge, infatti, sono preziosi tasselli che spiegano ancor meglio i passaggi-chiave della storia del “secolo breve”, senza mai Harry Potterdiscostarsi dalla verità accertata, dalla storiografia corrente. Solo (si fa per dire) Magaldi aggiunge nomi e cognomi. Completa la storia che già conosciamo integrandola con indizi inequivocabili, che illuminano retroscena finora rimasti in ombra.
I riflessi della “grande guerra” che Magaldi racconta li stiamo pagando oggi: la crescita delle masse in Occidente è finita, e il mondo è sull’orlo della Terza Guerra Mondiale. Tutto è cominciato alla fine degli anni ‘60, prima con la morte di Giovanni XXIII e John Fitzgerald Kennedy, poi con il doppio omicidio di Bob Kennedy e Martin Luther King, che le Ur-Lodges progressiste volevano entrambi alla Casa Bianca. Nessuno si stupisca, dice Magaldi, se da allora la sinistra è stata sconfitta in modo sistematico: hanno vinto “loro”, i padreterni neo-feudali che volevano confiscare idiritti democratici e le garanzie del lavoro, retrocedendo i cittadini occidentali al rango di sudditi impauriti dal futuro e assediati dal bisogno. Sempre “loro”, gli egemoni, si sarebbero persino abbandonati a un clamoroso regolamento di conti: il clan che voleva George Bush alla Casa Bianca avrebbe fatto sparare a Reagan, e i sostenitori occulti di Reagan, per rappresaglia, di lì a poco avrebbero promosso l’attentato simmetrico a Wojtyla, eletto Papa anche col sostegno occulto degli amici di Bush.
Poi, su tutto, è calato l’ambiguo sudario della pax massonica, suggellato nello storico patto “United Freemasons for Globalization”, sottoscritto nel 1981 non solo dalle superlogge occidentali di destra e di sinistra, ma anche dai “confratelli” sovietici alla vigilia della Perestrojka di Gorbaciov e dagli stessi cinesi, in vista delle grandiose riforme del “fratello” Deng Xiaoping. Peccato che però qualcuno abbia “esagerato”, riconosce il super-massone oligarchico che si firma “Frater Kronos”, nella sconcertante appendice del libro di Magaldi, in cui quattro pesi massimi delle Ur-Lodges si confrontano sulla trattazione, dopo aver aiutato il massone italiano a mettere in piazza tanti segreti di famiglia. “Frater Kronos”, su cui si lesinano le informazioni personali per mascherarne l’identità, dimostra l’autorevolezza del grande vecchio del potere occidentale. «No, non sono il fratello Kissinger», scherza, quasi a suggerire che potrebbe trattarsi di un pari grado, del calibro di Zbigniew Brzezinski. Anche “Frater Kronos” – chiunque egli sia in realtà – conferma l’allarme: qualcosa è andato storto, qualcuno è andato oltre il perimetro concordato. Un nome su tutti: quello del “fratello” George Bush senior, che sarebbe “impazzito di rabbia” dopo la bruciante sconfitta inflittagli dai sostenitori di Reagan. Da allora, ancor prima di diventare a sua volta presidente, Bush avrebbe dato vita a una superloggia definita inquietante, pericolosa e sanguinaria, denominata “Hathor Pentalpha”, che avrebbe reclutato il gotha neocon del Pnac, il piano per il Nuovo Secolo Americano, da Cheney a Rumsfeld, Jeb Bushnonché fondamentali alleati europei, da Blair a Sarkozy. Missione del clan: destabilizzare il pianeta, anche col terrorismo, a partire dall’11 Settembre.
Per questa missione, si legge nel libro di Magaldi, è stato riciclato il “fratello” Osama Bin Laden, arruolato dallo stesso Brzezinski ai tempi dell’invasione sovietica in Afghanistan. Risultato, dopo l’attentato alle Torri: una serie di guerre, in sequenza, dall’Afghanistan all’Iraq, dalla Libia alla Siria, anche dietro lo schermo della “primavera araba”. Il nuovo bersaglio è la Russia di Putin? C’è una precisa geopolitica del caos: e i golpisti occidentali puntano sempre sulla loro creatura più grottesca, il fondamentalismo islamico. Ci stanno lavorando dal lontano 2009, quando i militari americani del centro iracheno di detenzione di Camp Bucca si videro recapitare l’ordine di rilascio dell’allora oscuro Abu Bakr Al-Baghdadi, l’attuale “califfo” dell’Isis. Regista dell’operazione? Sempre loro: la famiglia Bush. Per la precisione il fratello di George Walker, Jeb Bush, che vorrebbe fare di Al-Baghdadi il nuovo Bin Laden, da spendere per le presidenziali 2016. Dietrologia? Anche qui, “Massoni” fornisce chiavi inedite, partendo dall’attitudine esoterica degli iniziati: Isis non è solo il nome dell’orda terroristica messa in piedi da segmenti della Cia, è anche quello della divinità egizia Iside, vedova di Osiride, carissima ai massoni che si definiscono anche “figli della vedova”. In alcuni testi antichi, Isis è chiamata anche con un altro nome, Hathor. Proprio come la superloggia di Bush e Blair. Il Medio Oriente sta bruciando, è tornato lo spettacolo dell’orrore dei tagliatori di teste. “Frater Kronos” è preoccupato, il 2015 comincia male. Sicuri che non sia il caso di indossarli ancora, gli occhiali di Gioele Magaldi?

giovedì 1 gennaio 2015

L’eclissi di Napolitano e il clan occulto dei golpisti mondiali

L’eclissi di Napolitano e il clan occulto dei golpisti mondiali


Dopo nove anni passati sul Colle Giorgio Napolitano si appresta (forse) a lasciare. In poco tempo l’ex comunista migliorista ha trasformato un paese relativamente prospero come l’Italia in una valle di lacrime. In questo senso si può dire che Napolitano è stato molto efficace, riuscendo con abilità e costanza a realizzare gran parte degli obiettivi che alcuni occulti consessi gli avevano implicitamente affidato. Chi ha letto il libro di Magaldi, “Massoni”, sa come l’attuale presidente della Repubblica sia stato iniziato presso la Ur- Lodge “Three Eyes” nel lontano 1978. La “Three Eyes”, motore e centro decisionale di una offensiva reazionaria senza precedenti, supervisionò in passato una serie di accadimenti nefasti e sanguinari: dal golpe greco dei “colonnelli” fino all’operazione “Condor” in America Latina, molte delle tragedie conosciute e perpetuate dall’Uomo a partire dagli anni ’60 fino ai giorni nostri portano indiscutibile il timbro della famigerata loggia dai “tre occhi”.
Napolitano è quindi epigono di una stagione tragica, violenta ed infingarda, fortunatamente destinata per consunzione a chiudersi per sempre. Negli stessi anni in cui Kissinger e soci “cucinavano” in giro per il mondo le dittature militari poiNapolitano e Kissingerpersonificate dai vari Pinochet e Videla, in Italia si riaffacciava il pericolo golpista. I tentativi del principe Junio Valerio Borghese prima e quello di Edgardo Sogno poi rappresentavano infatti coerenti tasselli di un mosaico globale. Grazie al cielo Arthur Schlesinger Jr., già “maestro venerabile” della superloggia progressista “Thomas Paine”, riuscì a proteggere la democraziaitaliana dalla grinfie di alcuni noti “contro-iniziati”. La P2, giova ripeterlo, altro non era se non il braccio italiano della Ur-Lodge “Three Eyes”, centro elitario ed occulto che muoveva come pedine i tanti “Gelli” allevati e pasciuti in giro per il mondo.
Proprio l’organica appartenenza presso una delle Ur-Lodges in assoluto più influenti ha permesso a Giorgio Napolitano di devastare di fatto l’Italia tra gli applausi scroscianti di un sistema mediatico appositamente “addomesticato”. La massoneria reazionaria sovranazionale, nelle sue diverse articolazioni, ha oggi affinato metodi ed approcci. Il nazismo classico, ora improponibile in Europa, è stato sostituito da un tecno-nazismo soft che uccide cavalcando il mito della “purezza del bilancio” in luogo dell’oramai vetusta “purezza della razza”. Per completare una torsione oligarchica in grado di affamare una gran parte di cittadini resi sudditi dalla paura e dal bisogno, è necessario quindi che tutti gli attori in commedia recitino lo stesso copione. Dal 2011 fino ad oggi Napolitano ha di fatto commissariato l’Italia, nominando premier-fantoccio con il chiaro obiettivo di Napolitano e Montiassecondare bramosie private. Monti, Letta e ora Renzi hanno difatti  attuato politiche volutamente recessive, pensate per distruggere il tessuto economico italiano e diffondere miseria, disoccupazione e disperazione.
Per questo la scelta del successore di Napolitano sarà indispensabile per capire quale piega prenderà l’Italia nei prossimi anni. Un nuovo Presidente della Repubblica organico alle Ur-Lodges neo-aristocratiche proverà infatti anche in futuro a neutralizzare gli esiti di una elezione libera e democratica, tenendo di continuo sotto scacco un Parlamento già declassato al ruolo di misero e decorativo orpello. Quelli che sperano nell’ascesa di un nuovo Presidente della Repubblica “tecnico” e “indipendente”, parlano in realtà in nome e per conto di quegli stessi mondi che da tempo selezionano ministri dell’Economia come Grilli, Saccomanni o Padoan. Chi esercita il potere in forza di un mandato popolare tenderà in linea di principio a difendere interessi diffusi. Chi, al contrario, come Monti o Padoan, ricopre posti di pubblica responsabilità senza avere un voto, evidentemente gode di altre fonti occulte di legittimità. Fonti che il libro “Massoni” smaschera, fornendo a chiunque le chiavi per comprendere genesi e ratio di alcuni accadimenti altrimenti apparentemente inspiegabili.

martedì 30 dicembre 2014

Arrivano i Buoni: filantropia finanziaria, business del dolore

Arrivano i Buoni: filantropia finanziaria, business del dolore


Geldof, Bono Vox, Soros e compagnia filantropica cantante hanno scoperto cosa significa “investire 1 euro e ottenerne 2,74 euro in un anno”. Quale investimento vi garantisce oggi un rendimento del 174%? Conseguentemente hanno investito un bel po’ di soldi in quelle operazioni di “tanto cuore, poco cervello”. O forse sono operazioni di “tutto cervello e niente cuore”? Non so, fate voi. Non credo che la truffa di One (Bono) o di Band Aid sia molto diversa dalla truffa dell’Open Society (Soros). Fatto sta che venendo meno lo Stato di diritto, sostituito dallo Stato di dovere (ve ne eravate accorti?), al cittadino viene imposto l’obbligo morale di fare ciò che fino a prima lo Stato faceva, ovvero normare la perequazione e finanziare il diritto. L’imperativo morale che ci sovrasta è fornire montagne di soldi a carrozzoni che dovrebbero (notate il condizionale) aiutare le persone o i popoli in difficoltà, dando così la possibilità agli squali dellafinanza di lucrare quel 174% sulla nostra buona fede e sui nostri sensi di colpa. Eppure paghiamo già abbondanti tasse e balzelli, il nostro dovere lo facciamo ogni giorno.
Forse avete già intuito che tutti quei soldi vanno a finire nel salvataggio delle banche, o giù di lì. La novità consiste nel donare alla filantropia per permettere guadagni scandalosi alla finanza. Da Tares, Tari, Tasi a Telethon o Band Aid, cosa cambia Bob Geldofquindi? L’idea, selvaggia e perversa al tempo stesso, è che noi cittadini dobbiamo salvare il mondo: Stati, banksters e filantropi compresi. Siamo perseguitati dalla tv del dolore che non perde occasione per farci vedere un’umanità sofferente che necessita del nostro aiuto. Sono tempi bui, e, come diceva un utile idiota, «non chiederti cosa lo Stato può fare per te, chiediti cosatu puoi fare per lo Stato». Era il New Deal, o giù di lì, il massimo dell’espansione dello Stato. Figuriamoci oggi, che lo Stato è in totale recessione: cosa dovremmo fare per soddisfare gli insaziabili appetiti di Ong, Onlus e associazioni umanitarie varie?
Ma poi di chi sarebbe la colpa di tutta questa oscena morale? Sono «le regole che hanno permesso agli speculatori di fare quel che hanno fatto» (e che continueranno a fare) dice il buon Soros, aggiungendo che «non è colpa degli speculatori». E ci mancherebbe! Che colpa ne hanno se lo Stato “consiglia” di donare soldi alla speculazione filantropica? Eppoi non facciamone una questione personale: nessun miliardario che si rispetti evita la filantropia, neanche Gates, secondo cui investire in Africa contro malattie e povertà è del tutto simile all’innovazione tecnologica. E porta ai medesimi risultati. L’uomo più ricco del pianeta (66 miliardi di dollari) è convinto che non solo sia giusto interessarsi dei bisogni non recepiti dai mercati, ma anche economicamente interessante. Ecco la nuova frontiera della finantropia (acronimo tra finanza e filantropia): unisci le tecniche Bono tra Van Rompuy e Sorosdel venture capital agli obiettivi del non profit e avrai “venture philanthropy”. La nuova filantropia mette da parte il paternalismo e tenta la sfida degli investimenti finanziari.
E’ tutto un proliferare di attività finantropiche, ve ne siete accorti? Il mondo ha bisogno della nostra collaborazione, perchè il mondo sta finalmente cambiando. In questo nuovo quadro che si va delineando il ruolo storico dell’intermediazione e della consulenza finanziaria deve essere ridisegnato. Lo scopo non può essere soltanto quello di massimizzare il rapporto rendimento/rischio del cliente, è invece imperativo un allargamento del processo di investimento che, dal binomio rischio-rendimento, deve estendersi al trinomio sostenibilità-rischio-rendimento. Sappiate che le prestazioni dotate di buon senso e che creano valori sostenibili conferiscono energia al denaro, così che questo genera altro denaro e benessere per tutti allo stesso modo: per i filantropi e per chi riceve il capitale investito o i doni, per le organizzazioni, i collaboratori in seno al progetto e per il fundraiser.
Lo Stato di dovere ci impone l’obbligo di aiutare i paesi poveri, e al microcredito è andato addirittura un Nobel. Sapete perchè? Ma perchè dalla filantropia al business il passo è breve, ammesso che esista: il credito a breve – erogato ai piccolissimi imprenditori dei paesi in via di sviluppo – è remunerativo e sicuro. Capito? Come sono stati raccolti questi capitali? Per esempio da fondi pensione svizzeri interessati a diversificare il loro portafoglio cercando investimenti che da una parte offrono un rendimento superiore a quelli di mercato, dall’altra rispondono a requisiti di responsabilità sociale. «Possiamo dire che la trasformazione della microfinanza in asset class investibile è nata in Svizzera, soprattutto a Ginevra». Non vi piacciono i George Sorosneutrali banchieri svizzeri? Tranquilli che Unicredit ha ciò che fa per voi: “il mio dono” ovvero la rete della solidarietà di Unicredit.
Date un’occhiata, ci sono ben 105 pagine di organizzazioni non-profit da scegliere perchè è «giusto interessarsi dei bisogni non recepiti dai mercati», come dice Gates. Cioè il Mercato va allargato a ciò che non è tecnicamente Mercato, come la solidarietà. Insomma la finantropia. Li avete già dati i due osceni euro? Avete già fatto quel fetente Sms per collaborare con quell’importantissimo progetto che salverà migliaia di vite? State dando una mano a Soros e fratelli in affari per diffondere finalmente benessere,democrazia, salute e non ultima della sana felicità nel mondo? No? Fate schifo! Ps: adesso vi regalo anche un passatempo per le festività: provate a distinguere il mio sarcasmo da ciò che gli avvoltoi finantropici spacciano per verità. Se avete dubbi seguite i link, poi fatemi sapere. Buon Natale, e siate sempre più buoni, mi raccomando. Che loro ci tengono.

Bugie mondiali: Shell, Samsung e Gdf-Suez come Pinocchio

Bugie mondiali: Shell, Samsung e Gdf-Suez come Pinocchio


Ricchissimi, potentissimi. E soprattutto bugiardi. Al punto da meritarsi il “Premio Pinocchio”, attribuito da una platea di 61.000 persone. A guidare la lista sono tre grandi multinazionali planetarie: Shell, Gdf Suez e Samsung. L’accusa: devastazione ambientale, falsa immagine “verde”, sfruttamento degli operai, lavoro minorile. A “processarle”, a Parigi, sono decine di migliaia di cittadini: un record di partecipazione, che testimonia «la crescente indignazione dei cittadini verso i gravi impatti sociali e ambientali delle attività delle multinazionali», scrivono su “Comune-info” gli attivisti francesi di “Amici della Terra”, organizzatori del premio insieme a “Popoli Solidali – Action Aid France” e al Crid, Centro di ricerca e informazione per lo sviluppo. «Shell – scrivono – ha alzato le mani al cielo con il “Premio Pinocchio” nella categoria “Una per tutti, tutto per me” con il 43% dei voti, per la moltiplicazione dei suoi progetti di estrazione del gas di scisto in tutto ilmondo, salvo che in Olanda, suo paese di origine, dove è sottoposta ad una moratoria».
Mentre si vanta di svolgere le sue attività rispettando “principi ambiziosi”, scrivono gli “Amici della Terra”, questa multinazionale, come le altre grandi imprese petrolifere, dimostra che il suo comportamento, specie in Argentina e in Ucraina, Premio Pinocchioè ben diverso: «Assenza di consultazioni delle popolazioni, pozzi scavati in zone naturali protette e su terreni agricoli, bacini all’aria aperta per le acque utilizzate per le perforazioni e quindi tossiche, opacità delle operazioni finanziarie». Alla Shell fa compagnia la francese Gdf Suez, “premiata” col 42% dei voti nella categoria “Più verde del verde”, a causa delle sue sbandierate “obbligazioni verdi”. «Lo scorso maggio scorso, questo gigante energetico aveva annunciato con fierezza di aver emesso la più importante “obbligazione verde” che fosse mai stata realizzata da un’impresa privata, raccogliendo due miliardi e mezzo di euro presso degli investitori privati per realizzare i suoi cosiddetti progetti energetici. Ma, osservando con maggiore attenzione l’iniziativa, si poteva rilevare che nessun criterio sociale o ambientale chiaro era associato a queste obbligazioni “verdi” e che inoltre l’impresa non aveva mai reso nota la lista dei progetti finanziati».
Gli organizzatori del “premio” sospettano che le “obbligazioni verdi” possano essere serviti anche a finanziare «progetti distruttivi, come ad esempio le dighe di grandi dimensioni, come quella di Jirau in Brasile», che Gdf Suez cita come esempio, «mentre d’altra parte continua a investire massicciamente nelle energie fossili». Primeggia invece nella categoria “Mani sporche, tasche piene”, col 40% dei voti, la coreana Samsung, «per le indegne condizioni di lavoro negli impianti che fabbricano prodotti in Cina: ore di lavoro eccessive, salari da miseria, lavoro infantile». Nonostante ripetute inchieste, appelli della società civile e una denuncia depositata in Francia, «questa impresa leader dell’alta tecnologia si intestardisce a negare tutte queste accuse». Denunciando numerose violazioni dei diritti dei popoli e dell’ambiente, il “Premio Pinocchio” istituito nel 2008 è diventato sempre più importante, per premere sulle imprese chiedendo il rispetto dei diritti umani, dell’ambiente e delle Juliette Renaudpopolazioni. Una strada comunque in salita, ammette Juliette Renaud, degli “Amici della Terra”: «Le pressioni esercitate dalle lobby costringono i governi all’inazione».
In Francia, una proposta di legge contro gli abusi delle multinazionali, «non è stata ancora messa in votazione e non è nemmeno iniziata la discussione». Se non altro, agginge la Renaud, «contrapponendo fatti concreti ai bei discorsi delle imprese», il “Premio Pinocchio” mostra che i vuoti giuridici permettono alle imprese di agire in completa impunità, in Francia e nel resto delmondo. Per Fanny Gallois, responsabile delle campagne di “Popoli Solidali – Action Aid France”, «ovunque nel mondo, uomini e donne si mobilitano per far rispettare i loro diritti e per ottenere delle condizioni degne di vita e di lavoro». Il “premio” funge da mefagono, premendo sui governanti: «E’ giunto il momento di considerare le multinazionali responsabili dei danni che causano». Secondo Pascale Quivy, del Crid, i decisori politici europei non dovrebbero sottovalutare la crescente popolarità del “Premio Pinocchio”, «emanando delle norme vincolanti per le imprese in materia di responsabilità sociale, ambientale e fiscale», da far applicare sia in Europa che nel resto del mondo. Illusioni? Con la probabile ratifica del Ttip da parte dell’Ue, attraverso il Trattato Transatlantico le multinazionali non solo continueranno a fare quello che vogliono, ma potranno addirittura dettare legge e punire, con pesanti sanzioni, gli Stati che oseranno ostacolarle in nome dei diritti per i quali si batte il “Premio Pinocchio”, gloriosa bandiera culturale di un’Europa civile che probabilmente sta per smettere di esistere.

Maestri pagati con buoni pasto: la Francia sta per fallire

Maestri pagati con buoni pasto: la Francia sta per fallire


«C’è una realtà fittizia, quella dei desideri, il bel sogno. E poi c’è la triste realtà dei fatti, quella che la stragrande maggioranza delle persone non vuole vedere». Secondo Charles Sannat, il fallimento tecnico della Francia, anch’essa prostrata dal regime dell’euro, è più vicino di quanto non si creda: le casse dello Stato sono vuote. «La questione non è più sapere se lo Stato farà o non farà fallimento, ma quando sarà obbligato a riconoscerlo e quali saranno le modalità con cui rinegozierà il debito». Per Sannat «non succederà fra vent’anni, né tantomeno oggi, ma più verosimilmente nel 2015, quando probabilmente non riusciremo a far fronte al budget per il 2016» Tutto questo, aggiunge l’analista, avviene nella quasi-indifferenza generale. Lo definisce “accecamento volontario”: «Pensare che la Francia stia per fallire è talmente spaventoso che preferiamo chiudere gli occhi e fare come gli struzzi». E poi c’è il conformismo del gruppo: «Vogliamo assomigliarci tutti quanti per sentirci accettati», quindi «il nostro pensiero sarà sempre il pensiero comune del gruppo», quello che riteniamo accettabile. «È attraverso questo meccanismo che si spiegano il “consenso”, il “pensiero unico” o, ancora, le proposte tranquillizzanti che ci somministrano».
Tenendo conto di questa dimensione psicologica, aggiunge Sannat in un post tradotto da “Come Don Chisciotte”, si ottiene «una schiacciante maggioranza di persone che “creano” il consenso e che, per non dover guardare la fredda e mostruosa realtà, Charles Sannatsi accecano volontariamente e sviluppano un pensiero unico sterilizzante, che difenderanno con le unghie». E chi dice come stanno realmente le cose «diventa il nemico del gruppo, e il gruppo cercherà di eliminarlo: il suo messaggio non deve essere ascoltato». Secondo l’analista, gli indizi del collasso imminente sono già sotto i nostri occhi. E continuare a non volerli vedere significherà solo provare più sofferenza al momento dell’impatto definitivo con la realtà, nonostante la camomilla mediatica del mainstream, l’informazione «superficiale e senza analisi», che mescola «gossip edeconomia in un mondo in cui tutto si eguaglia e non c’è più una gerarchia di rilevanze». Lo conferma Joëlle, maestra senza salario che tira avanti con i buoni alimentari. Segnala l’agitazione degli insegnanti della scuola superiore per il corpo docente. «Cosa chiedono? Una revisione della loro formazione, mal concepita, ma anche il saldo dei salari di alcuni colleghi che dall’inizio dell’anno scolastico non sono ancora stati pagati».
Ufficialmente, è sempre colpa dei “sistemi informatici” o dei ritardi amministrativi, ma la realtà – secondo “Le Parisienne” – è che «non c’è più denaro nelle casse, così ai giovani maestri si rifilano buoni pasto». Non ci sono più soldi, e «il fallimento è alle porte», avverte “Économie Matin”, secondo cui il sistema delle pensioni integrative «rischia la bancarotta nel 2017-2018». Intanto, stanno già per essere tagliate addirittura del 30% le pensioni complementari dei funzionari. Secondo “France Info”, una brutta sorpresa aspetta i 110.000 dirigenti pubblici a riposo, che si vedranno ridurre di un terzo la loro pensione. Ancora dubbi? «Non c’è più trippa per gatti», scrive “France Transactions”: «Fine della storia, siamo al capolinea già adesso». Dagli statali alla difesa: «Dato che non abbiamo più il becco di un quattrino – scrive Sannat – l’esercito rivenderà il proprio equipaggiamento a società private». Emmanuel Macron è favorevole, Michel Sapin contrario, e Hollande ha dato ragione al primo. «In questo modo, l’esercito percepirà subito qualche miliardo dalla vendita, cosa che permetterà di chiudere un buco di Gendarmerieoltre 2 miliardi dieuro nel budget della difesa». Dopodiché, le forze armate pagheranno un “affitto” per l’uso di quello stesso materiale. «Risultato: l’anno prossimo bisognerà trovare qualcos’altro per far quadrare i conti», secondo “Les Échosos”.
Una “catastrofe annunciata”, addirittura, attende le forze dell’ordine, polizia e Gendarmerie. Mentre «diverse migliaia di poliziotti hanno sfilato a Parigi per denunciare le loro condizioni di lavoro e il malessere che regna nella polizia, iniziativa quanto mai rara per questa categoria», un articolo di “Le Figaro” rivela che «le auto delle forze dell’ordine sono alla frutta e che non c’è più denaro per comprarne altre», anche se lo Stato continua a foraggiare la Renault per l’acquisto di «inutili» veicoli elettrici. Sono solo alcuni esempi, osserva Sannat. E se Parigi è senza soldi, significa una sola cosa: le tasse aumenteranno ancora. «Per sopravvivere, lo Stato andrà fino in fondo nella sua logica mortale». Incapace di riforme da oltre 50 anni, ancora poggiato sull’eredità dei “Trente Glorieuses”, il trentennio del boom economico (1945-1973) che ormai non è che un vago ricordo, l’amministrazione è «sotto pressione per l’ingresso di centinaia di migliaia di nuovi pensionamenti l’anno, per i quali almeno 12 mesi prima deve essere in grado di versare loro la prima pensione». Senza più moneta sovrana diventa insostenibile «il peso di decenni di debito accumulato». I francesi sono «soffocati da una fiscalità sempre più dura, fino a uccidere ogni attività economica». Conclude Sannat: «Con la perdita della nostra sovranità monetaria e di spesa, la Francia è di fatto condannata al fallimento finanziario, peraltro già cominciato sotto i nostri occhi».

Ho smesso di fare l’avvocato perché la giustizia non esiste

Ho smesso di fare l’avvocato perché la giustizia non esiste


Perché ho smesso di fare l’avvocato? Perché preferisco insegnare il diritto teorico, ovverosia un’utopia, piuttosto che praticarlo. Perché per secoli la giustizia ha sempre condannato povera gente, contadini, schiavi, poveri, e mai i ricchi, i nobili, i potenti. E oggi non è diverso. A essere condannati sono ragazzi tossicodipendenti, contadini, spazzini, casalinghe, senzatetto, malati di mente, al massimo qualche studente. Mai politici, magistrati, architetti, avvocati, notai, agenti dei servizi segreti, poliziotti, carabinieri. Quelli, al massimo, si “suicidano”. Perché mi hanno sempre offerto di più per non difendere alcuni clienti che per difenderli, ove normalmente non si ricava nulla. Perché la stragrande maggioranza degli avvocati e dei magistrati il diritto non lo conosce. E in fondo fa bene, perché il diritto non viene mai applicato veramente. Perché la difesa dei deboli non è mai stata possibile nei secoli scorsi, e non si poteva pensare che dopo millenni di soprusi il cambiamento di un sistema legislativo potesse comportare anche un cambiamento di mentalità.
Perché non ci sarà mai una vera giustizia finché non verrà applicato quell’articolo del codice deontologico secondo cui l’avvocato ha il dovere di dire la verità e di collaborare col giudice per la ricerca della verità, ma questo presuppone: che iFranceschettimagistrati cerchino la verità e non il proprio interesse, cosa allo stadio attuale dell’evoluzione umana impossibile; che gli avvocati non colludano col cliente che delinque. Perché nessuno vuole che la giustizia funzioni veramente, e quindi ogni riforma non fa che peggiorare il sistema già traballante, in quanto tra le tante falle del sistema si insinuano e camminano spediti i corrotti, i criminali, i favoriti. Perché nelle cause più importanti ho sempre vinto dove avevo torto e perso dove avevo ragione. Perché in Italia (ma anche all’estero) non c’è mai stato un vero processo per strage, o per un delitto grave, in cui si sia saputa la verità. Perché le leggi sono fatte da chi commette i crimini più innominabili, e quindi sono già pensate in anticipo per mandare assolti i colpevoli.
Perché volevo fare l’avvocato per difendere i più deboli, ma poi ho scoperto che spesso il debole non vuole comunque essere difeso veramente e che la vittima spesso collude senza saperlo con il suo persecutore. Perché molti avvocati sono molto più criminali dei criminali che difendono, e i giudici sono molto più criminali dei criminali che condannano. Perché la situazione, oggi, non è diversa da quella descritta da Khalil Gibran un secolo fa; ma del resto è la stessa situazione che esisteva millenni fa. Perché finché ogni giurista troverà normale che sia punito l’omicidio ma si possa andare in guerra a fare milioni morti, che sia punito il furto ma si possano depredare i cittadini di milioni di euro, nessun sistema giuridico potrà mai essere chiamato “giustizia”. Perché se non cambia la società è inutile cambiare il diritto.

lunedì 22 dicembre 2014

Le Barzellette USA :Al-Baghdadi, il nuovo Bin Laden per far vincere Jeb Bush

Al-Baghdadi, il nuovo Bin Laden per far vincere Jeb Bush


Ricordate la famosa foto di Zbigniew Brzezinki in compagnia del giovane Osama Bin Laden, allora plenipotenziario della Cia in Afghanistan? Un’alleanza sotterranea, da cui poi nacque l’opaco network terroristico denominato Al-Qaeda. Archiviato Osama, dopo l’11 Settembre e l’invasione dell’Iraq e dell’Afghanistan, oggi il film si ripete. In campo c’è l’erede di Al-Qaeda, l’altrettanto opaco network chiamato Isis. E all’orizzonte si profila un altro Bush, il fratello di George Walker, protagonista della “guerra infinita” scatenata in mezzo mondo con l’alibi dell’attacco alle Torri. Copione identico, avverte Francesco Maria Toscano, sulla scorta delle esplosive rivelazioni fornite da Gioele Magaldi nel libro “Massoni”, edito da Chiarelettere. Perfettamente leggibile la regia della stessa mano: onnipotenti oligarchie occulte, organizzate in “superlogge” massoniche internazionali, da decenni al vertice del potere mondiale. Prepariamoci a rivivere orrori recenti e recentissimi: il famigerato “califfo” Abu Bakr al-Baghdadi è la reincarnazione di Bin Laden. E Jeb Bush è l’uomo che imposterà la campagna presidenziale negli Usa come una crociata contro l’Isis.
In questi giorni, scrive Toscano sul blog “Il Moralista”, una commissione del Senato statunitense ha pubblicato un rapporto che evidenzia i metodi brutali usati da alcuni agenti della Cia negli anni della “guerra al terrorismo”, dichiarata in grande stile Jeb Bush col fratello George Walkeral tempo in cui George W. Bush sedeva alla Casa Bianca. Una tempistica non casuale, stando alla logica ultra-elitaria messa in luce da libro di Magaldi, che rivela sconcertanti retroscena nel “back office” del potereplanetario. Coincidenze: sul “Corriere della Sera”, giornale che Toscano definisce «organo ufficiale delle “Ur-Lodges” più reazionarie e antidemocratiche del pianeta», Massimo Gaggi racconta le ambizioni di Jeb Bush in vista delle presidenziali americane del 2016. Domanda: c’è un nesso fra la candidatura di Jeb Bush e l’aggravarsi della recrudescenza terroristica di matrice jihadista? E ancora: «E’ casuale la concomitanza temporale che accumuna la discesa in campo di Jeb Bush con la pubblicazione di un report che palesa la barbarie dei metodi utilizzati negli anni in cui un altro Bush (George W. per l’appunto) ricopriva l’incarico di presidente degli Stati Uniti d’America?».
Come molti altri analisti, anche Toscano parla di «fatti sapientemente occultati dal circuito giornalistico “ufficiale”». Tutto ruota intorno alla figura di George Herbert Bush, padre di George W. e di Jeb, presidente degli Usa dal 1988 al 1992. Nel suo libro, Magaldi scrive che Bush senior, «già affiliato presso le Ur-Lodges reazionarie “Edmund Burke”, “Leviathan”, “Three Eyes” e “White Eagle”», a un certo punto della sua carriera politica decide di dare vita a una nuova superloggia «nata sotto il segno della vendetta e del sangue», la “Hathor Pentalpha”, «scheggia impazzita nell’ambito del milieu libero-muratorio oligarchico». Lo stesso Osama Bin Laden, scrive sempre Magaldi, «ricevette l’iniziazione massonica presso la “Three Eyes” direttamente per mano di Zbigniew Brzezinski negli anni in cui combatteva in Afghanistan contro l’impero sovietico». Poi però le cose cambiano, racconta un super-testimone di Magaldi, che si fa chiamare “Frater Kronos”: «A partire dal 1996 e poi in modo sempre più strutturato dal 2000-2001 in avanti, Osama Bin Laden e Al-Qaeda vengono strappati dal controllo delle Al-Baghdadi, leader dell'Isisvecchie Ur-Lodges e ingaggiati dalle nuove Ur-Lodges egemoni, la “Hathor Pentalpha” e la “Geburah”, per recitare in un nuovo copione».
Un copione, scrive Toscano, che prevede la costruzione mediatica di un “temibilissimo nemico”, potenzialmente mortale per la civiltà occidentale, in grado di giustificare sul piano esterno una serie di guerre nel mondo islamico, e negli Usa un pericoloso giro di vite volto a depotenziarediritti e garanzie civili prima considerati inattaccabili. «Sintetizzando al massimo, possiamo affermare che sia le guerre in Afghanistan e Iraq, sia il varo del “Patriot Act”, sono stati il frutto, pianificato e voluto, di una strategia sadica e cinica realizzata attraverso l’utilizzo di alcuni spregiudicati personaggi orbitanti nell’area del cosiddetto “integralismo islamico”. Oggi, con Jeb Bush all’orizzonte, la trama si ripete con interpreti nuovi». Il tagliatore di teste Abu Bakr al Baghdadi, autoproclamatosi califfo dello stato islamico, «già affiliato presso la Ur-Lodge “Hathor Pentalpha”», si è tempestivamente calato nei panni di un redivivo Bin Laden, pronto a minacciare il mondo. «Avete capito perché i “tagliagole”, scomparsi dalla scena mediatica per quasi un decennio, sono ora improvvisamente tornati? Capite perché, guarda caso, dal Pakistan all’Australia, assistiamo solo adesso ad una nuova (ed etero-diretta) ondata di attentati presuntivamente consumati nel nome della religione? In molti ingenuamente penseranno: “Chi meglio di un Bush potrà combattere e sconfiggere i terroristi?”». Una malattia, conclude Toscano, «è indispensabile per giustificare l’entrata in scena del medico».