giovedì 2 aprile 2015

Non c’è nessuna crisi, gli oligarchi vogliono sacrifici umani

Non c’è nessuna crisi, gli oligarchi vogliono sacrifici umani


In passato alcuni lettori mi hanno contestato l’utilizzo dell’espressione “nazisti tecnocratici” in riferimento a certi personaggi che condizionano le leve di potere in Europa. Il tempo, sempre galantuomo, si è preso la briga di validare alcune mie passate intuizioni, rendendo sempre più palesi e scoperte le pulsioni omicidiarie che attraversano il Vecchio Continente. Preliminarmente tengo a precisare i contorni della mia analisi, conoscendo perfettamente le differenze che intercorrono tra il modello operativo del Fuhrer originale rispetto a quello abbracciato dal suo tardo-epigono Mario Draghi, vero dominus del progetto di annichilimento della civiltà europea ora in atto. Le scellerate condotte poste in essere dai nazisti originali traevano ispirazione dall’assorbimento di una filosofia occulta che non riconosceva dignità a tutti gli esseri umani. Il popolo germanico, ieri come oggi, si sentiva colpito nella sua ontologica purezza, minacciato da un meticciato composto da popoli inferiori da schiavizzare e polverizzare.
L’uccisione e la deportazione di neri, zingari ed ebrei, in questa ottica, risultava essere niente di più e niente di meno che un necessitato effetto collaterale da sostenere al fine di salvaguardare un interesse più alto (la salvaguardia della purezza del La Merkel con Schaeublepopolo germanico per l’appunto). I tedeschi di oggi, sempre manipolati da una èlite perversa, sentono di dover difendere con la stessa ottusa foga di allora un altro mito falso: ovvero la purezza del bilancio, messa in discussione adesso non più da neri ed ebrei, ma da imprecisate “cicale mediterranee” pronte a trascinare nella spirale del vizio i virtuosi discendenti di Ario. La pubblica opinione tedesca è palesemente manipolata da quelle stesse penne che, in Italia, tentano pateticamente di addossare al popolo greco la responsabilità della crisi in atto. L’idea del sacrificio rituale come momento “purificante” è da sempre parte della Storia. Oggi, però, in ossequio alle regole formali tipiche di una società apparentemente laica e tecnologica, anche il sacrificio rituale di massa deve giocoforza sublimarsi in maniera apparentemente neutra e incruenta.
Finita la premessa passiamo insieme dalla narrazione astratta al caso concreto. Il neoeletto premier greco Tsipras ha calendarizzato l’approvazione di una legge pensata per affrontare una “emergenza umanitaria”. Il termine “emergenza umanitaria”, utilizzato in termini asettici e non enfatici, testimonia la gravità della situazione. Un numero cospicuo di cittadini ellenici, infatti, rischia di morire di freddo, fame, malattie e stenti a causa delle misure di austerità impartite dalla famigerata Troika. Non c’è nulla di retorico o populista nel sottolineare un dato oggettivo e non contestabile. Molti bambini greci sono effettivamente denutriti; molte famiglie elleniche sono state per davvero gettate in mezzo ad una strada e molti malati sono realmente morti in conseguenza di mali curabili a causa della criminale soppressione del servizio sanitario universale. Cosa fanno i nazisti tecnocratici per impedire che il governo Tsipras spenda pochi spiccioli al fine di salvare la vita di molti suoi concittadini? Minacciano ritorsioni, proprio come i nazisti autentici protagonisti dell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema. E Francesco Maria Toscanoperché i vari Juncker, Dijsselbloem, Schaeuble, Draghi e Merkel dovrebbero osteggiare l’approvazione di lievi misure umanitarie che appaiono nient’altro che buon senso agli occhi di qualsiasi uomo per bene?
Invito quelli pronti a rispondere perché “non bastano i soldi” a non dire, né pensare, fesserie, considerata anche l’immensa liquidità che il nostro banchiere centrale ha appena promesso di iniettare nel circuito finanziario europeo fino a data da destinarsi. E allora, perché? Perché gli odierni padroni credono di acquisire forza e vigore dal sacrifico del cittadino greco (italiano, portoghese o spagnolo poco importa), espressione di una umanità inferiore e molesta, da tenere sotto il calcagno di un potere crudele e imbellettato che non può rinnegare la sua ferocia senza al contempo negare in radice anche se stesso. Riuscite ora a spiegarvi la ratio di tanta malvagia pervicacia? Mettetevelo bene in tesa, non esiste nessuna crisi economica in atto. E quelli che provano a combattere una “stirpe nera” con le armi della sola macroeconomia sono degli sprovveduti (nella migliore delle ipotesi). La partita è un’altra. E la posta in gioco è decisamente più alta di quanto non sembri. Come oramai sanno i tantissimi cittadini che hanno letto e meditato sulle pagine del libro “Massoni”, recentemente pubblicato da Gioele Magaldi per Chiarelettere editore.

mercoledì 1 aprile 2015

Nuovi ribassi sulla rete dei carburanti, dopo Eni tagliano Tamoil e Q8-Shell

Nuovi ribassi sulla rete dei carburanti, dopo Eni tagliano Tamoil e Q8-Shell


<p>INFOPHOTO</p>

Nuovi ribassi per i prezzi raccomandati sulla rete carburanti nazionale. Con i mercati internazionali dei prodotti petroliferi senza una direzione precisa in attesa dell'esito dei colloqui sul nucleare iraniano (benzina in calo e diesel in lieve aumento), infatti, Tamoil e l'accoppiata Q8-Shell hanno seguito l'impulso dato ieri da Eni: la prima con un taglio di 1 cent/litro su verde e gasolio e le seconde con ribassi sui due carburanti di 1 e di 0,5 cent. E' quanto sottolinea 'Quotidiano Energia'.
Sul territorio intanto, il prezzo medio nazionale praticato in modalità self della benzina oscilla, a seconda dei diversi marchi, da 1,575 a 1,600 euro/litro (no-logo 1,542). Per il diesel si registrano prezzi medi che passano da 1,431 a 1,443 euro/litro (no-logo a 1,409). Quanto al servito, per la verde i prezzi medi nazionali praticati sugli impianti colorati vanno da 1,634 a 1,736 euro/litro (no-logo a 1,570), il diesel da 1,481 a 1,584 euro/litro (no-logo a 1,434) e il Gpl da 0,633 a 0,659 euro/litro (no-logo a 0,620).


Becchiamoli.it, nasce un sito per ritrovare gli oggetti rubati

Becchiamoli.it, nasce un sito per ritrovare gli oggetti rubati


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Sarà attivo da oggi 'Becchiamoli.it', il primo sito web in Italia nato per ritrovare oggetti rubati e/o smarriti e contrastare, così, il mercato dell'usato di illecita provenienza. Una vera e propria piattaforma virtuale - che racchiude tutte le regioni italiane - su cui in modo facile, veloce e gratuito, si potrà segnalare ogni cosa che è andata persa o è stata sottratta e allo stesso tempo, in caso di acquisti, verificarne l'origine.
Protagonisti e motore di Becchiamoli.it saranno gli stessi utenti che, attraverso le condivisioni sui social e il tam-tam, consentiranno di fare network per ritrovare ciò che è stato taccheggiato o semplicemente smarrito. Una potente, dinamica e interattiva rete di 'argonauti' che, attraverso le proprie segnalazioni, permetterà di creare un movimento di denuncia nel nome della legalità e degli acquisti etici.
''L'idea di fondo di Becchiamoli.it è che chi è stato derubato o ha semplicemente perso un oggetto a cui tiene, farebbe spesso qualsiasi cosa per riaverlo - spiega l'ideatore Daniele Di Gregoli, della D&C Management, società di comunicazione e di marketing dai contenuti non convenzionali - Attraverso questa nuova realtà, si potrà quindi contribuire a smantellare il sistema di vendite illecite e a restituire ai legittimi proprietari gli oggetti sottratti. Siamo fiduciosi e crediamo di avere creato un servizio utile per tutti, un nuovo modo di pensare e usare i social network. Non soltanto, quindi, come strumento di svago ma anche come mezzo di crescita della coscienza morale e sociale''.
Il meccanismo è molto semplice: Per segnalare un furto o uno smarrimento basterà, registrarsi (al fine di avere una tracciabilità del denunciante), inserire il proprio oggetto da denunciare e attendere. Anche a distanza di mesi, si potrebbe ricevere l'e-mail da Becchiamoli.it, ''forse li abbiamo beccati, controlla se l'oggetto segnalato è di tua proprietà''.
Per chi, invece, volesse accertarsi della legalità della provenienza di un oggetto in vendita su siti di e-commerce e non incorrere così nel reato di ''ricettazione e incauto acquisto'', basterà inserire nell'apposito campo, il modello, la tipologia e un codice. Se dovesse risultare smarrito o rubato, potrà segnalarlo al proprietario - con la libera scelta di rimanere nell'anonimato - facendo un copia/incolla del link del sito dove ha visionato l'oggetto. Da qui il payoff Acquisti etici.
Più di venti le categorie, inserite nel menù a tendina della homepage, previste per le segnalazioni: si va dagli accessori auto e moto, all'abbigliamento, dagli oggetti preziosi agli animali, dagli articoli e accessori per la casa allo sport e l'elettronica, dagli strumenti musicali alla telefonia passando per il collezionismo e le chiavi di casa, auto o moto. L'inaugurazione virtuale di Becchiamoli.it, si terrà oggi alle 10,30.

Le banche (e i loro politici) ci stanno rubando tutto

Le banche (e i loro politici) ci stanno rubando tutto


Non è mai accaduto niente di simile nella storia del mondo. Sotto gli occhi di tutti, e a spese di tutti, i governi continuano a razziare ingenti ricchezze per arricchire i responsabili dei più efferati crimini e nefandezze economico-finanziarie. Prima c’era la Tarp. Come pretesto per arginare le turbolenze nel mercato azionario dopo il collasso di Lehman Brothers nel settembre 2008, il presidente George W. Bush approvò solo un mese dopo il “Troubled Asset Relief Program”. Il piano permise al Tesoro degli Stati Uniti di assicurare 700 miliardi di dollari di “beni in difficoltà”, un eufemismo che in realtà significa coprire le nefandezze finanziarie commesse dalle grandi banche e dai grandi speculatori di Wall Street. Poco dopo, il neo-eletto presidente Barack Obama appioppò alla sua nazione nel 2009 il “Recovery and Reinvestment Act”, un piano da 900 miliardi, il più vasto programma finanziario del genere nell’interastoria americana.
Obama dichiarò: «Quattrocentomila uomini e donne stanno per mettersi al lavoro per la ricostruzione delle nostre strade e dei nostri ponti fatiscenti, per la riparazione delle nostre dighe e i nostri argini instabili, per portare la banda larga alle imprese e Barack Obamaalle famiglie in quasi tutte le comunità degli Stati Uniti d’America, per ammodernare i nostri sistemi di trasporto di massa e per la costruzione di linee ferroviarie ad alta velocità in grado di migliorare gli spostamenti e il commercio in tutta la nostra nazione». Le uniche ‘strade’ che quel trilione di dollari ha riparato veramente sono quelle di Wall Street. Allo stesso tempo, la Federal Reserve statunitense ha portato i tassi di interesse ai minimi storici e ha lanciato politiche di allentamento monetario senza precedenti, che hanno alimentato un boom di Wall Street al costo di Main Street. Il Dow è salito da 8.000 nel 2009 a 18.000 nel 2014, mentre si stima che il 95% dei guadagni è andato all’1% della popolazione degli Stati Uniti.
Tuttavia, nello stesso periodo, il prodotto interno lordo ha arrancato intorno a una media del 2,2 %, senza mai dar segno di quel rialzo di cui tanto parlano e si vantano quelli di Washington e la stampa finanziaria. A seguito del piano della Fed, il programma monetario ‘Abenomico’ giapponese annunciato nel dicembre del 2012, ha ottenuto risultati simili. Il Nikkei recentemente ha raggiunto picchi mai toccati da 15 anni a questa parte, mentre il Pil del Giappone oscilla tra cadute improvvise e tiepidi rialzi. Ora, la Banca Centrale Europea ha avviato un programma di Qe (quantitative easing, allentamento monetario) che inietterà 1.300 miliardi di dollari nel sistema finanziario nel corso dei prossimi 16 mesi – e forse anche più a lungo, se sarà ritenuto necessario. Il risultato finale, come per Usa e Giappone, sarà lo stesso: i tassi d’interesse ai minimi storici e il flusso di Shinzo Abedenaro ‘facile’ faranno rialzare temporaneamente i mercati azionari, mentre le economie dell’Eurozona oscilleranno tra moderata crescita e nuova recessione.
I più grandi perdenti in tutto questo saranno i comuni cittadini, senza più un posto sicuro dove mettere i propri risparmi e con sempre più banche europee che ‘pagano’ alcuni selezionati clienti per poter tenere il loro denaro. E con le obbligazioni che ripagano i rendimenti negativi, le compagnie di assicurazione che vendono prodotti e rendite e investono quel denaro in obbligazioni governative e societarie – con l’aspettativa che il rendimento delle obbligazioni sia maggiore di quello che dovranno pagare per l’assicurato – il danno è assicurato. In previsione del piano di Qe del presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi, che ammette si tratti di un piano “non convenzionale”, gli investitori (o meglio i giocatori d’azzardo di alto bordo) hanno già pompato circa 36 miliardi di dollari nei mercati azionari europei.
Nel frattempo, l’uomo della strada ha appena visto il suo potere d’acquisto scendere drammaticamente a mano a mano che l’euro continua la sua caduta libera, da 1,39 dollari lo scorso marzo a un recente minimo di 1,04 , con la  previsione che nel Gerald Celentefuturo – non troppo lontano – vada in parità o scenda anche al di sotto del dollaro. Breaking Point 2.0. Le iniezioni multi-trilionarie di dollari da parte delle banche centrali, le politiche a tasso zero, i tassi d’interesse negativi, i rendimenti obbligazionari negativi e i fiumi di dollari a basso prezzo che gonfiano artificialmente i mercati azionari e alimentano i giochi perversi di investimenti di capitali/private equity/hedge fund, hanno già avuto dei precedenti nella storia del mondo. E quando sulla terra esplode la Grande Bolla Speculativa, lo scoppio si avverte in tutto il mondo – e per generazioni.

martedì 31 marzo 2015

Siria, la bimba si 'arrende' al fotografo: la storia dello scatto che commuove il Web

Siria, la bimba si 'arrende' al fotografo: la storia dello scatto che commuove il Web


<p>(Foto Osman Sagır)</p>

E' diventata l'immagine simbolo della terribile guerra siriana. La foto della bambina che, con la paura negli occhi e le labbrucce chiuse come se trattenesse il pianto, alza le manine in segno di resa davanti all'obiettivo di un fotografo credendo che fosse un'arma, è stata condivisa da milioni di persone nel mondo. Ma qual'è la storia che c'è dietro?
Lo ha raccontato alla Bbc il vero padre della foto, il fotografo turco Osman Sagirli, in un articolo intitolato "The photographer who broke the internet’s heart" (Il fotografo che ha spezzato il cuore di internet). L'immagine è infatti diventata virale sui social network lo scorso martedì quando è stata twittata da Nadia Abu Shaban, una fotoreporter a Gaza. "Fotografia scattata a una bambina siriana. Lei crede che ho in mano un'arma e non una macchina fotografica. Per questo si è consegnata", si leggeva nel post.

L'immagine si è diffusa rapidamente, raccogliendo migliaia di commenti. Il post è stato ritwittato più di 11mila volte e condiviso anche su Reddit ricevendo più di 5.000 'Mi piace' e 1.600 commenti. Molti su Twitter hanno chiesto chi aveva scattato la foto e perché era stata pubblicata senza credito. Tra chi sosteneva che l'immagine risaliva al 2012 e chi diceva che la bimba in realtà fosse un maschietto, alla fine si è scoperto che l'autore della foto è Osman Sagırli, un fotoreporter turco che lavora da 25 anni per il quotidiano Türkiye.
Proprio qui, lo scorso gennaio, è stata pubblicata la foto scattata a dicembre 2014 nel campo profughi Atmeh in Siria, a circa 10 km dal confine con la Turchia, dove la piccola Hudea (questo il nome della bambina) è arrivata con la madre e due fratelli dopo un viaggio di 150 km dalla loro casa di Hama. Ampiamente condivisa sui social in lingua turca, l'immagine è però diventata virale solo dopo il tweet in inglese.
"Quel giorno stavo utilizzando un teleobiettivo e la bimba ha pensato che fosse un'arma - ha raccontato il fotografo alla Bbc - Ho capito subito che si era spaventata, perché si è morsa le labbra e ha alzato le mani. Normalmente i bambini scappano, nascondono la loro faccia o sorridono quando vedono una fotocamera".
Secondo Osman Sağırlı, le immagini dei bambini nei campi sono particolarmente rivelatrici. "Sai che ci sono persone sfollate nei campi, ma ciò che hanno sofferto si vede attraverso i bambini. Sono loro che riflettono i sentimenti con la loro innocenza."

Vergogna Ustica, Stato ricorre contro risarcimento familiari vittime: rabbia associazioni

Ustica, Stato ricorre contro risarcimento familiari vittime: rabbia associazioni


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Lo Stato si appella contro il risarcimento deciso nei mesi scorsi dai giudici a favore dei familiari delle vittime della strage aerea di Ustica. L'Avvocatura dello Stato ha infatti presentato alla Corte di appello civile di Palermo una memoria di 150 pagine in cui chiede il rigetto delle domande di risarcimento che il Tribunale aveva concesso lo scorso ottobre a un gruppo di familiari delle vittime della tragedia Itavia del 27 giugno 1980, quando morirono 81 persone.
Non solo. L'Avvocato dello Stato Maurilio Mango nella memoria chiede anche di mettere a carico degli stessi familiari il ''pagamento delle spese". Una notizia che provoca la rabbia dei legali dei familiari. "Desta davvero stupore questa decisione - spiega all'Adnkronos l'avvocato Vanessa Fallica - perché rimettere di nuovo in ballo la dinamica del sinistro obiettivamente è fuori luogo. Perché noi abbiamo già un accertamento effettuato in Cassazione sulla dinamica e le responsabilità dello Stato. Non si può mettere in dubbio la responsabilità dello Stato già accertata".
Per l'avvocato Fallica "bisogna andare avanti per cercare di placare il sentimento di questi familiari che vengono attaccati a distanza di 30 anni solo perché rivendicano un loro diritto di avere risarcita ciò che gli spetta per i parenti morti in modo così assurdo". L'avvocato Fallica spiega poi che l'Avvocatura dello Stato spiega che in questo "modo viene di nuovo messo in gioco tutto come se già non si fosse ottenuto un accertamento del fatto" e ha "messo in gioco che non si ha certezza che si sia trattato di un missile, insomma ha rimesso tutto in ballo eccependo anche la circostanza che i familiari già sono stati sostenuti dallo Stato. Ci sono 150 pagine di memoria che rimettono tutto in gioco. L'Avvocatura dello Stato continua così la sua guerra contro i familiari".
"E' una notizia inaspettata e incredibile. Eravamo certi che lo Stato garantisse il sostegno alle richieste di risarcimento". Commenta così il deputato democratico Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime della Strage di Bologna.
"Il punto – prosegue Bolognesi - è che esistono già due sentenze della Cassazione che riconoscono le responsabilità dei ministeri della Difesa e dei Trasporti per la strage di Ustica, il primo per i depistaggi, l’altro per non aver garantito la sicurezza nei cieli. Mi pare dunque un accanimento inutile quello dell’Avvocatura, oltre che un sperpero di denaro pubblico. E, da un punto di vista politico, un atto insensato e inaccettabile". "Apprendiamo, tra l’altro, che l'avvocatura chiede di porre a carico dei familiari il ‘pagamento delle spese di lite oltre che quelle prenotate a debito’: davvero siamo ancora a questo punto?”, conclude Bolognesi.
"E' sconvolgente e vergognoso che l'Avvocatura, dopo due sentenze della Cassazione in sede civile, in uno Stato di diritto, riproponga tesi vecchie e superate", gli fa eco Daria Bonfietti , presidente dell'Associazione dei familiari delle vittime di Ustica, commentando all'Adnkronos.
"Evidentemente - prosegue - non sono state lette le sentenze della magistratura. Inoltre, è stato richiesto addirittura anche un pagamento delle spese legali ai familiari: questo è un problema che il Governo deve affrontare. E' un problema politico, non possiamo lasciare che le avvocature ricorrano contro condanne arrivate in Cassazione. Non è più pensabile - conclude Bonfietti - che siano aperti dei procedimenti dopo le sentenze. Non possiamo accettare il ricorso di singoli che evidentemente non hanno avuto il tempo di leggere le milioni di pagine che sono state scritte".
Condivide la scelta del ricorso invece il generale Leonardo Tricarico , ex Capo di Stato maggiore dell'Aeronautica militare."E' una richiesta -afferma all'Adnkronos- che condivido e sottoscrivo. Doveroso da parte dell'Avvocatura tutelare lo Stato da richieste di questo tipo".
"Non ha alcun senso - prosegue Tricarico, attuale presidente della fondazione Icsa, centro studi che si occupa di sicurezza e difesa - che oggi un giudice monocratico possa decidere su dei risarcimenti che vanno in senso contrario alla verità acclarata da tre gradi di giudizio, che hanno visto tra l'altro la produzione di migliaia di pagine di testimonianze e perizie".

Barnard: la City, che macina il mondo e le sue comparse

Barnard: la City, che macina il mondo e le sue comparse


Ci sono, in piedi come un moscerino dell’aceto nel mezzo del più potente polo finanziario del mondo, la City di Londra. Si mangia Wall Street, ve lo garantisco. Pioviggina, e mi guardo intorno. Il grattacielo della Lloyds, una meraviglia che ricorda le creazioni dell’immenso Hans Giger del film Alien. Ho vissuto qui per 11 anni. Mi schiacciano peggio che se fossi un moscerino dell’aceto, io, la Mosler Economics… Gesù. Voi non capite. Voi non capite chi sono questi, come si muovono, voi non sapete che hanno vinto. Hanno vinto da 25 anni. La periferia. Suoni tipo scricchiolii di un infisso, come Renzi, Cgil, Italia, Grecia, Tsipras, Rai, giornalismo, gente, gruppi, associazioni… Qui neppure li sente il barista della tavola calda sotto il palazzo della Hsbc. Non esistiamo, sapete? Non so, Bruno Vespa, Unicredit, Grilli, Padoan, la Mogherini… qui sono scricchiolii, forse qualcuno vagamente ci ha fatto caso, pochi sinceramente. Loro macinano il mondo.
La produttività della Germania e della Finlandia è sotto le scarpe, ci dice la City. L’Eurozona… che successo. Il Cancelliere britannico George Osborne ridacchia quando sente parlare Hollande di “tagli ai deficit di bilancio”, cioè le ricette Merkel e City of LondonDraghi (e della puzzetta Renzi). Ridacchia, è sul Financial Times, non me lo sto inventando. La City… Li ammiro, hanno perso le colonie e hanno vinto il mondo. Il Parlamento Europeo ha tentato la riforma dei Mercati Valutari, ne è uscito un pasticcio che finisce sempre, sempre, per penalizzare la gente. La City ride. La City. La Bce stessa, nonostante le giubilanti dichiarazioni di Draghi che tenta di tutto per mentire, ammette che la disoccupazione nell’Eurozona rimarrà oltre le due cifre % anche se ci sarà la millantata “ripresa”. E allora? Ma che cazzo ce ne frega della “ripresa” se ci terremo il 12, 14% di disoccupazione in Italia col 44% per i giovani?
Draghi è riuscito nell’immensa… ehm… impresa di portare i mercati monetari in euro a guadagni negativi, cioè chiunque abbia investito nella nostra orrenda moneta unica non solo non ci guadagnerà nessun interesse, ma finirà per pagarealla banca che Paolo Barnardglieli custodisce un tasso d’interesse. Di sicuro cresceremo, ma certo, ma di sicuro. Il mondo non vede l’ora di investire in un posto dove deve pagare per aver messo soldi… Ma la City… Sta bene. Io no. E qui piove. Io mi bagno, loro no. La City guadagna sempre, sì, sanno chi è Draghi, hanno vagamente sentito il nome Renzi. Ma loro decidono i tuoi tassi, le commodities, il Libor, l’Euribor, cioè la tua vita, stolto; informati imprenditore, informatevi famiglie, e stanno bene perché manco per il cazzo che sono entrati nell’euro. Non sono scemi alla City. Non sono scemi alla City. E io mi bagno, qui, sotto la pioggia. Voi non capite, le associazioni non capiscono. La City ha vinto il mondo. Sono immensi, infiniti, The Machine. Voi non capite chi sono. Notte.