martedì 7 luglio 2015

Grecia, la dignità ha sconfitto la paura. E’ fallito un golpe

Grecia, la dignità ha sconfitto la paura. E’ fallito un golpe


La finanza tossica internazionale e il cancelliere tedesco hanno cercato di rovesciare il governo democratico greco. Questa era la reale posta in gioco del referendum. Sono stati sconfitti. Volevano rovesciare Tsipras per dare una lezione anticipata ai democratici spagnoli che a novembre forse troveranno il coraggio di scegliere con “Podemos” una strada didemocrazia coerente. Quanto tentato dai finanzieri e dalla signora Merkel si chiama, se vogliano evitare eufemismi, un tentativo di golpe bianco. Una maggioranza di greci dalle dimensioni inaspettate lo ha sventato col suo Oxi, la dignità ha sconfitto la paura. Da domani, inutile farsi illusioni, il tentativo di assoggettare irreversibilmente l’Europa ai croupier del gioco di Borsa riprenderà in piena sintonia con la maggior parte dei governi e con le istituzioni comunitarie. Vedremo fino a che punto si allineerà anche il governo francese del “socialista” inconsistente Hollande.
Dopo la vittoria della democrazia greca alcune cose sono comunque definitivamente chiare. È del tutto insensato continuare con l’omelia dei Delors, Habermas e Cohn-Bendit secondo cui il problema è il deficit di legittimazione democratica delle Paolo Flores d'Arcaisistituzioni europee. Se il Parlamento di Strasburgo avesse i poteri della Camera dei Comuni, del Bundestag o dell’Assemblea Nazionale, ad avere la fiducia e governare l’Europa nella pienezza dei poteri sarebbe oggi la destra più becera e autoritaria. A dimostrazione che la democrazia non si riduce e non coincide con libere elezioni. Queste ultime sono un irrinunciabile strumento della vita democratica, ma come fin troppe volte è stato dimostrato nelle vicende storiche, il suffragio può servire anche a sopprimere lademocrazia. Istituzioni democratiche possono nascere in Europa solo a partire da una Costituzione che fissi i diritti imprescrittibili di ogni cittadino, che nessuna maggioranza può schiacciare, e che non possono ridursi a quelli della tradizione liberale classica, e meno che mai a quelli liberisti, ma devono comprendere inalienabili diritti sociali, sindacali, ecologici, “roosveltiani”, incompatibili con la sovranità del mondo finanziario.
Senza un accordo preliminare su tali valori l’Europa non è una conquista da difendere ma un fallimento da archiviare al più presto studiando la via della dissoluzione della comunità la meno tragica possibile (e non sarà facile). Tsipras ha intanto il dovere di fare “qualcosa di sinistra” che pure aveva promesso. Non ci sono tracce di una lotta spietata alla grande evasione fiscale, agli indecenti privilegi degli armatori, alle micidiali sperequazioni tra i quartieri dorati del lusso più sfrenato e una povertà che talvolta ha scene da immediato dopoguerra. Solo una politica di grande redistribuzione delle ricchezze può salvare l’Europa, e la Grecia per prima.

lunedì 6 luglio 2015

Grecia, schiaffo al totalitarismo. E ora vedrete cos’è l’Ue

Grecia, schiaffo al totalitarismo. E ora vedrete cos’è l’Ue


Quando circa il 60% di un popolo vota no, sono superflue le solite interpretazioni. E’ un voto forte, conclamato e, a mio giudizio, colmo di speranza. Ma non del tutto sorprendente. Il popolo greco – che molti in questi anni hanno deriso – è un popolo coriaceo, orgoglioso, profondamente consapevole della propria identità. E’ un popolo che ha resistito a secoli di dominazione ottomana, che  nella Seconda Guerra Mondiale ha combattuto a viso aperto gli italiani prima (sconfiggendoli) e i tedeschi di Hitler. Quando si sente minacciato, quando si sente vittima di un’ingiustizia reagisce come ha sempre fatto nella sua storia: unendosi e ribellandosi. Il no dei greci è straordinario perché segna un precedente storico. Un popolo di nemmeno 10 milioni di abitanti ha avuto il coraggio di sfidare apertamente l’Europa finanziaria – dominata dall’Unione Europea, dalla Banca Centrale Europea e dal Fmi – che ha gettato nella disperazione non solo i greci, ma anche portoghesi, spagnoli, italiani e in fondo quasi tutti i paesi della zona euro, con la sola eccezione della Germania. E lo ha fatto usando lo strumento che quell’Europa di tecnocrati nega ostinatamente e svilisce quotidianamente: la democrazia.
Il voto di un popolo che vuole essere ancora sovrano in questa Europa che invece nega la sovranità. E’ uno schiaffo clamoroso, che nemmeno uno spin vergognoso, dai tratti terroristici – perpetrato da tutte le istituzioni europee con laLa gioia dei greci alla vittoria del No al referendumvergognosa complicità di Draghi, che ha portato ai minimi la liquidità alla Grecia, costringendo le banche, in piena campagna referendaria, a rimanere chiuse – ha sortito gli effetti sperati. Altrove queste misure avrebbero provocato una netta vittoria dei sì. In Grecia, invece, è stata vissuta come un gesto imperiale, di occupazione coloniale a cui non si poteva che rispondere con il no. Della serie: noi non ci facciamo intimidire. Che tempra! Che coraggio! Onore al popolo greco. E che esempio per gli altri europei. Il voto di ieri è in ogni caso storico e incoraggia altri popoli a seguire la stessa strada. Da questa mattina sono più forti tutti i movimenti popolari di protesta di tutto il Continente, sia di sinistra che di destra, in Spagna, in Italia, in Francia, in Gran Bretagna. E’ una scossa tellurica che l’Europa dei tecnocrati non potrà ignorare.
E questo è l’aspetto più critico e interessante del dopo voto ellenico. Un voto che costringe l’Unione Europea a gettare la maschera, a mostrarsi per quel che è davvero. Infatti, se cede alle richieste di Tsipras e rinegozia il debito, attuando politiche che non siano più solo punitive ma finalmente di stimolo alla crescita economica, rinnega 15 anni di inutile, cieca, prevaricante austerity. Se invece persegue la linea seguita finora, la conseguenza ultima sarà, verosimilmente, da qui a qualche mese il default e il fallimento de facto della Grecia, che si tradurrà in un’uscita di Atene dall’euro con il ritorno alla dracma. Ma Marcello Foase così fosse sarebbe comunque una sconfitta per l’Europa, perché il tabù dell’uscita dalla moneta unica verrebbe infranto, costituendo un precedente dalle conseguenze imprevedibili.
Il terzo scenario è quello di un ulteriore, immediato gesto imperiale di Draghi e della Bce, con la chiusura immediata dei rubinetti finanziari alla Grecia, che comporterebbe il fallimento delle banche e uno tsunami sociale. Un gesto di cui verosimilmente Draghi e i suoi referenti dell’elité finanziaria nonché la Germania, sarebbero fieri, ritenendolo l’inevitabile conseguenza della volontà del popolo greco e risponderebbe alle logiche intimidatorie e punitive di chi vuol dimostrare che non esiste salvezza al di fuori di questa Europa –  insomma, per dissuadere gli altri popoli dal seguire l’esempio greco. Ma in questo caso mostrerebbe una vocazione totalitaria. Comunque vada, l’Europa finanziaria, basta su criteri assurdi e prevaricatori, oggi ha perso. Come non essere contenti?

GRECIA, DOPO IL NO IL GIORNO DELLA VERITÀ. VERTICE MERKEL HOLLANDE. VAROUFAKIS ANNUNCIA DIMISSIONI

GRECIA, DOPO IL NO IL GIORNO DELLA VERITÀ. VERTICE MERKEL HOLLANDE. VAROUFAKIS ANNUNCIA DIMISSIONI 



Il 'no' al piano dei creditori trionfa al referendum greco con il 61,31%, contro il 38,69% dei ottenuto dal 'sì'. Sono questi i dati definitivi diffusi dal ministero dell'Interno di Atene. I greci hanno prima votato (affluenza al 62,5%) e poi si sono riversati in piazza per festeggiare quella che il premier Alexis Tsipras ha definito "una vittoria della democrazia". E proprio il leader di Syriza, in un discorso alla nazione, parla di "scelta coraggiosa", dice "sì a nuovi negoziati", nega uno scontro con l'Europa e chiede la "ristrutturazione del debito". "Siamo sicuri che ce la faremo", chiosa il premier greco che annuncia la propria volontà di riaprire subito le banche.   "Dobbiamo subito andare avanti - ha poi detto Tsipras al presidente della Repubblica Prokopis Pavlopoulos - Dobbiamo creare un forte fronte nazionale per ricercare una soluzione immediata". 

Varoufakis annuncia le dimissioni
 Alle trattative non parteciperà il ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis, che all'indomani del referendum ha annunciato le sue dimissioni, motivando la decisione con la volontà di aiutare il premier Alexis Tsipras a raggiungere un accordo al tavolo dei negoziati. 

La risposta dell'Ue: Eurosummit martedì dopo il vertice Merkel Hollande Sull'esito del referendum greco è arrivata una nota nella Commissione Ue - presieduta da Jean Claude Juncker - che dice testualmente: "Rispettiamo il voto". Stessa formula usata dalla cancelliera tedesca Angela Merkel e dal presidente francese François Hollande che oggi si vedono a Parigi. Domani alle 18, il presidente del Consiglio Ue Donald Tusk ha convocato un Eurosummit straordinario, chiesto proprio dal duo Merkel Hollande. 

Fonti Palazzo Chigi, Renzi: "No formato Ue a due. Serve collegialità"  E, a quanto si apprende da fonti del governo italiano, alla decisione di convocare il Consiglio dei capi di Stato e di governo non sarebbe stata estranea la spinta italiana per uscire dal format franco-tedesco. Il premier Matteo Renzi lo avrebbe detto chiaro e tondo a Francia e Germania: non serve un format a due, ma il coinvolgimento dei leader e delle istituzioni europee. 

Conference call Juncker-Tusk-Draghi-Dijsselbloem  
Intanto in mattinata il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, il presidente del consiglio europeo, Donald Tusk, il presidente della BCE, Mario Draghi e il presidente dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem terranno una conference call.

Il vice-cancellierie tedesco: "Difficilmente immaginabili nuovi negoziati" "Tsipras e il suo Governo stanno guidando la Grecia su un cammino senza speranza. Il premier greco ha buttato giù gli ultimi ponti per raggiungere un compromesso tra Grecia e Europa". Frena così su nuove trattative, il vicecancelliere tedesco, il socialdemocratico Sigmar Gabriel, che ritiene "dificilmente immaginabili" nuovi negoziati dopo la vittoria del no al referendum 

Londra: "Faremo il necessario per proteggere la nostra economia" Intanto il governo britannico fa sapere che  farà "tutto il necessario per proteggere la sua sicurezza economica". Lo ha affermato un portavoce all'indomani della vittoria del 'No' nel refrendum greco. "E' un momento critico nella crisi economica in Grecia. Continueremo a fare tutto il necessario per proteggere la nostra sicurezza economica in questo momento di incertezza. Abbiamo già attivato piani di emergenza e in giornata il primo ministro presiederà un'altra riunione per rivedere questi piani alla luce del risultato di ieri", ha spiegato il portavoce. 

L'attesa dei mercati. Il Mef parla di "volatilità" sostenibile "
Il voto in Grecia alimenterà volatilità sui mercati ma l'Eurozona è nelle condizioni di affrontare eventuali crisi di fiducia e l'Italia in particolare ha buoni motivi per avere fiducia". E' quanto indicano fonti del Mef dopo il voto in Grecia al referendum. E aggiungono: "al Governo italiano è sempre stato chiaro che la priorità per tutti i paesi è trovare le giuste misure per la crescita. Un problema più urgente per un paese come la Grecia che ha sofferto di più la recessione e ha un debito molto elevato". Anche molti gestori temono di vedere il "caos" sui mercati. Lo scrive Bloomberg che cita alcuni asset manager i cui fondi amministrano, complessivamente, 3.700 miliardi di dollari. "Il mercato non ha ancora 'prezzato' un potenziale no" afferma David Joy, Chief market strategist di Ameriprise Financial, gestore con asset per 815 miliardi di dollari. "Vedremo un altro round di volatilità al ribasso superiore a quello di lunedì. Il movimento sarebbe più violento".  

Il negoziatore Tasakatalos: "I creditori capiscano che la realtà è cambiata" 
"I nostri creditori si devono render conto che la realtà è cambiata", dice subito uno dei principali negoziatori greci nelle trattative con la troika, Euclid Tsakalotos. Tsakalotos ha anche anticipato le linee-guida della strategia greca, che poggeranno sostanzialmente su due pilastri: il rapporto del Fondo Monetario Internazionale, che riconosce che il debito greco è insostenibile e che servono almeno 50 miliardi di euro per coprire le necessità finanziarie immediate; e un nuovo mandato per Atene, sostenuto dalla volontà del governo greco.

Borse asiatiche in calo
Con l'ipotesi di possibile uscita di Atene dall'Eurozona, la Borsa di Tokyo, prima in Asia tra le grandi piazze finanziarie ad aprire, ha avuto una brusca frenata dell'1,65% migliorata di pochi decimi di punto a metà seduta a -1,5% (le 12 locali, le 5 del mattino in Italia), in un contesto di estrema volatilità. Reazioni negative, in alcuni casi con parziali recuperi, a Sydney (-1,2%), a Seul (-0,94%), Taiwan (-0,45%), Singapore (-0,68%), Malaysia (-1,30%) e Hong Kong (-0,93%).  Vola invece la borsa cinese, sostenuta da una serie di musure governative. 

RENZI :DALLA PARTE DELLE BANCHE

RENZI :DALLA PARTE DELLE BANCHE

Mentre gli occhi sono puntati sulla Grecia, con studiata nonchalance, Matteo Renzi ha fatto un altro regalo alle banche.
E’ dal 1975 che nel nostro ordinamento, con la riforma del diritto di famiglia, si è istituito il fondo patrimoniale familiare, un fondo cui destinare beni immobili a garanzia del mantenimento dei componenti il nucleo familiare.
Una volta che i coniugi destinavano la loro casa al fondo patrimoniale avendo figli minori, solamente il Giudice avrebbe potuto autorizzarli a disporre di quel bene che rimaneva vincolato alle esigenze della famiglia.
Se una banca voleva aggredire un immobile vincolato al fondo patrimoniale, doveva chiede l’autorizzazione ad un Giudice e doveva dimostrare che il fondo era stato costituito in suo pregiudizio.
Questo meccanismo era stato ideato a tutela del nucleo famigliare, la banca non poteva pignorare i beni del fondo patrimoniale se sapeva che i debiti erano stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia, e comunque doveva dimostrarlo.
Un meccanismo di protezione complesso che paralizzava le banche e impediva che potessero privare le famiglie della loro abitazione con facilità.
Renzi ha approvato un decreto che consente alle banche di pignorare i fondi patrimoniali familiari senza una preventiva autorizzazione del Giudice, e al danno ha aggiunto la beffa sostenendo, nelle motivazioni del decreto, che il Governo vuole “incentivare condotte virtuose dei debitori”.
C’è ancora chi crede che il PD sia un partito di persone perbene.

venerdì 3 luglio 2015

Krugman: Grecia, mostruosa follia Ue firmata centrosinistra

Krugman: Grecia, mostruosa follia Ue firmata centrosinistra


Finora, ogni avvertimento su una imminente dissoluzione dell’euro si è dimostrato erroneo. I governi, qualunque cosa abbiano detto durante le elezioni, cedono alle richieste della Troika; nel frattempo, la Bce si muove per placare i mercati. Questo processo ha tenuto assieme la moneta, ma ha anche perpetuato un’austerità profondamente distruttiva – fare in modo che pochi decimali di crescita modesta in alcuni paesi debitori oscurassero il costo di cinque anni di disoccupazione di massa. Dal punto di vista politico, i grandi perdenti di questo processo sono stati i partiti di centrosinistra, la cui acquiescenza nei confronti di una durissima austerità – e di conseguenza l’abbandono di qualunque posizione critica – ha portato loro danni molto più gravi rispetto ad analoghe politiche adottate dal centrodestra. Mi sembra che la Troika – credo che sia giunto il momento di fermare la pretesa di cambiarne la definizione e di tornare al vecchio nome – abbia atteso, o addirittura sperato, che la Grecia fosse la ripetizione di questa storia.
O Tsipras si piega a fare sempre la stessa cosa, abbandonando gran parte della sua coalizione, costringendosi ad allearsi con il centrodestra, o il governo di Syriza fallisce. E potrebbe ancora accadere. Tuttavia, proprio adesso Tsipras sembra non avere Paul Krugman, Premio Nobel per l'Economiaalcuna volontà di cadere sulla sua spada, di suicidarsi. Invece, dinanzi all’ultimatum della Troika, ha calendarizzato un referendum che chiede se accettarne il piano. Ciò conduce a grande preoccupazione e a dichiarazioni sulla sua irresponsabilità, ma di fatto, Tsipras sta facendo la cosa giusta, per due ragioni. La prima: se vince al referendum, il governo greco avrà maggiori poteri in virtù della legittimazione democratica, che ancora, credo, è fondamentale in Europa (e se non lo fosse, avremmo bisogno di saperlo). La seconda: finora Syriza si è trovata in una situazione politicamente complicata, con gli elettori furiosi contro le richieste sempre più pressanti di austerità, e la volontà di non lasciare l’euro.
È sempre stato difficile considerare come questi desideri si possano riconciliare; e adesso è ancora più difficile. Il referendum, in effetti, chiederà agli elettori di scegliere le priorità, e dare a Tsipras il mandato di fare ciò che deve se la Troika dovesse spingersi fino in fondo. Se me lo chiedete, vi rispondo che è stato un atto di mostruosa follia da parte dei governi creditori e delle istituzioni creditrici spingersi fino a questo punto. Ma lo hanno fatto, e non posso affatto biasimare né incolpare Tsipras per essersi rivolto agli elettori, invece di agire contro di essi.

giovedì 2 luglio 2015

Falange Armata? No: 007, Gladio, mafia. Scalfaro sapeva?

Falange Armata? No: 007, Gladio, mafia. Scalfaro sapeva?


Coincidenze. Probabilmente per certi apparati dello Stato è più comodo parlare in questi termini. Ma il binomioservizi segreti-Falange Armata emerso dalle dichiarazioni dell’ex capo del Cesis, Francesco Paolo Fulci, è decisamente impattante. Nella sua testimonianza odierna al processo sulla trattativa riaffiora il ricordo di due cartine geografiche mostrategli da un suo fidato analista: una con i luoghi da dove partivano le telefonate targate “Falange Armata” e l’altra con le ubicazioni delle sedi periferiche del Sismi. Risultato? Le due cartine erano perfettamente “sovrapponibili”. Ancora coincidenze? Certo è che queste ambigue circostanze vanno ad infittire i tanti misteri nascosti dietro a questa strana sigla, utilizzata ad intermittenza per rivendicare stragi e omicidi eccellenti, fino a sparire inghiottita nei buchi neri del nostro disgraziato paese, per poi tornare in auge nel febbraio del 2014 all’interno di una strana lettera di minacce indirizzata a Totò Riina.
Il racconto di Fulci affonda le radici nella lista dei 15 nomi di agenti dei servizi addestrati a maneggiare esplosivi. A questi nominativi l’ex ambasciatore ne aggiunge un altro: quello del colonnello Walter Masina, che però non fa parte della “VII Oscar Luigi Scalfarodivisione” e degli “Ossi”. «Non avrei dovuto farlo ma volevo fargliela pagare – aveva dichiarato a verbale – dato che Masina era quello che spiava la mia abitazione». Nei suoi ricordi riemerge anche la prospettiva di una indagine del Cesis con un obiettivo ben definito: verificare se nei giorni delle stragi del ‘93 di Roma, Firenze e Milanoquegli stessi 007 si fossero trovati nei paraggi dei luoghi degli attentati. Su sollecitazione del pm Tartaglia l’ex ambasciatore ricorda la richiesta esplicita dell’ex presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, di fornire quei nominativi all’ex capo della polizia Vincenzo Parisi. Ma perché Scalfaro sapeva di quella lista, quasi in tempo reale, quando su quell’affaire si sarebbe dovuta mantenere la massima segretezza?
Lo stesso Fulci a distanza di anni ammette di non avere mai saputo se quell’indagine fosse stata fatta o meno. Quello che rammenta perfettamente sono invece le microspie piazzate in tutta la sua casa, l’arma del dossieraggio, con tanto di macchina del fango – ben oliata – contro di lui e contro la sua famiglia. «Avevo detto a mia moglie: se mi succede qualcosa andate a vedere se qualcuno di quei nomi era nei paraggi». La lista di Fulci era peraltro finita inParlamento il 16 novembre 1994, inserita in un’interrogazione parlamentare dell’onorevole di Rifondazione Comunista Martino Dorigo. Al processo sulla trattativa Stato-mafia sembra di assistere ad una spy-story. Ma lastoria grigia del nostro paese supera di gran lunga qualsiasi sceneggiatura cinematografica. «Due giorni prima di assumere l’incarico al Cesis – ricorda in aula Fulci – telefonarono dicendo: “Qui Falange Armata, uccideremo l’ambasciatore Fulci”. Io dissi: “Cominciamo bene, ma come fanno a sapere del mio Francesco Paolo Fulciincarico quando tutto è coperto da assoluto riserbo?”. Un messaggio che si ripeté due o tre giorni dopo l’inizio del mio incarico. Della Falange Armata avevo sentito parlare sui giornali».
Di sicuro la nomina di Fulci da parte dell’allora premier Giulio Andreotti non era stata oggetto di pubblicità sui media. «Ci fu una campagna violentissima di un giornaletto che circolava negli ambienti dei servizi, si dicevano sul mio conto e su quello di mia moglie le nefandezze più terribili. Al momento del primo messaggio della Falange Armata, comunque, erano a conoscenza del mio insediamento al Cesis parecchie persone nell’ambito degli addetti ai lavori, soggetti dei servizi e del ministero degli esteri». Tartaglia rilegge quindi in aula uno stralcio delle dichiarazioni di Fulci tratte dal suo verbale di interrogatorio del 2014. «Mi sono convinto che tutta questa storia della Falange Armata – dichiarava l’ex ambasciatore solamente un anno fa – faceva parte di quelle operazioni psicologiche previste dai manuali di “Stay Behind” (Gladio, ndr): facevano esercitazioni, come si può creare il panico in mezzo alla gente, creare le condizioni per destabilizzare il paese, questa è sempre l’idea». Il pm osserva che quando erano cominciate le rivendicazioni della Falange Armata, l’operazione “Gladio” non esisteva più (per lo meno ufficialmente); a chi si riferiva, quindi? La replica di Fulci è alquanto schietta: «Vuole che gliela dica tutta? Qualche nostalgico». Che potrebbe essere utilizzato ancora su “chiamata diretta” di uno Stato-mafia bisognoso di una nuova destabilizzazione?

Banche, tasse, euro? Siete morti (Thomas Jefferson, 1800)

Banche, tasse, euro? Siete morti (Thomas Jefferson, 1800)


Sulla distruzione del potere degli Stati di spendere per l’Interesse Pubblico, da parte del sistema euro che consegna questo potere alle banche, dalla Bce in giù: «Penso che le banche siano, per la nostra libertà, più pericolose di un esercito… se la gente permette alle banche private di controllare l’emissione di moneta, prima con inflazione e poi con deflazione, le banche e le corporations che cresceranno attorno alle grandi banche priveranno la gente delle proprie cose, finché i loro figli si troveranno a dormire sotto i ponti». Sulla sproporzionata tassazione impostaci dal Pareggio di Bilancio in Costituzione e che finanzia la nostra distruzione sociale, ordine della Troika europea e che nessun italiano ha mai votato. E sulla giusta reazione contro la tirannia della Troika: «Obbligare la gente a finanziare con le proprie tasse la propaganda di idee che non sono nel loro interesse, è criminale e tirannico… L’albero della libertà va rinfrescato di tanto in tanto col sangue dei patrioti e dei tiranni».
Sulla devastazione di redditi e pensioni, sotto false pretese di salvezza nazionale, per arricchire un nugolo di speculatori e ‘rentiers’: «La felicità di un popolo esiste se esso riesce ad impedire al governo di distruggere il lavoro della gente con la falsa Il presidente americano Thomas Jeffersonscusa di tutelarli… Infatti la democrazia muore quando si ruba a chi lavora per dare a chi non fa nulla». Autore di queste parole è Thomas Jefferson, 1743-1826. Ok, abbiamo fatto passi avanti.