venerdì 27 gennaio 2012


Anonymous attacca il sito del Parlamento europeo dopo la firma dell'ACTA contro la pirateria informatica

È una battaglia senza sosta quella di Anonymous per difendere la libertà in Rete. Dopo l'ultimo attacco al sito della Lega e a quello dell'onorevole Fava, il gruppo hacker avrebbe messo a segno un'altro punto mettendo ko il sito del Parlamento europeo dopo la firma apposta dall'Ue sul trattato internazionale anticontraffazione (ACTA).
Come riporta Panorama:
"Austria, Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Grecia, Ungheria, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Polonia, Portogallo, Romania, Slovenia, Spagna e Svezia, sono gli stati europei che hanno deciso di dare il via libera a un accordo che, stando all’opinione di diversi giuristi, avrebbe come effetto quello diparalizzare il web 2.0, consentire un’intrusione senza precedenti nei dati privati degli utenti da parte dei detentori di copyright e introdurre misure anti-pirateria che potrebbero portare alla chiusura di alcuni dei siti più utilizzati del Web. I paesi che invece ancora devono apporre la propria firma sono Cipro, Germania, Olanda, Slovacchia e Estonia. I rappresentanti Estoni, in particolare, hanno dichiarato di non intendere sottoscrivere l’accordo prima che il Governo possa consultarsi e prendere una decisione ragionata, ricordando che c’è tempo fino al marzo del 2013".
''Il sito - ha detto Jaume Duch, portavoce del Parlamento europeo - è stato attaccato con una domanda massiccia di richieste. Gli hacker non sono entrati nella rete interne, che ha continuato a funzionare normalmente''.
Il "colpo" non è stato ancora espressamente rivendicato da Anonymous anche se su Twitter il gruppo ha pubblicato diversi tweet di disapprovazione per la firma dell'ACTA e appelli ''ad azioni mirate contro la Commissione europea ed il Consiglio europeo''.


L'asteroide di 11 metri che sfiorera' la terra




Il 27 gennaio alle 17 un asteroide di 11 metri di diametro transiterà vicinissimo alla Terrasfiorandola da appena 60 mila chilometri. Si tratta di 2012 BX34, la sua esistenza è emersa all’improvviso solo due giorni fa quando i telescopi lo hanno individuato in cielo.
La NASA ha rassicurato che le probabilità che l’asteroide impatti la Terra sono nulle. Bx 34 è una roccia delle dimensioni di un autobus, troppo piccola per costituire una minaccia per il nostro pianeta.
“Non riuscirebbe a passare nella nostra atmosfera, se ci provasse”
hanno affermato su Twitter gli scienziati dell’agenzia spaziale americana che sorvegliano il corpo celeste.
Gli scienziati della Nasa monitorano costantemente e sono continuamente alla ricerca degli asteroidi che potrebbero costituire pericolo per la Terra. Secondo gli esperti ci sono circa 460 corpi che minacciano il nostro pianeta.

Meditate....Meditate.....Meditate

andiamoci tutti 

Vorrei porre l'attenzione su questo articolo di Milosa



Ndrangheta, politica, servizi segreti: “Il contatto era con Nicolò Pollari”


di Davide Milosa
Il legame tra le cosche e l'ex capo del Sismi è il politico calabrese Francesco Morelli, arrestato nel novembre scorso per associazione mafiosa. Ne parla ai pm l'avvocato Minasi, anche lui in galera
‘Ndrangheta, politica e servizi segreti. E’ questa l’ultima partitura messa sul tavolo dalla procura di Milano e  che arriva addirittura all’ex capo del Sismi Nicolò Pollari, non indagato, ma citato in diversi interrogatori dall’avvocato Vincenzo Minasi. Il legale, finito in carcere nel novembre scorso con l’accusa di associazione mafiosa, ha iniziato a collaborare con la magistratura. Di questo si parla nelle oltre 180 pagine di ordinanza con la quale oggi il gip Giuseppe Gennari ha disposto gli arresti per cinque persone. Tra loro tre finanzieri corrotti dai boss per pilotare i controlli sulle macchine videopoker, il direttore dell’hotel Brun e soprattutto Domenico Gattuso, imprenditore vicino a Giulio Giuseppe Lampada, il personaggio chiave di uno scenario che mette contatti politici e rapporti con gli uomini delle istituzioni per ottenere notizie riservate su inchieste in corso.

Ed è proprio sulla figura di Gattuso che ora si concentrano gli investigatori. Lui, potrebbe essere, oltre ai giudici corrotti come Vincenzo Giglio, il terminale ultimo delle informazioni. Il padre di Gattuso, infatti, risulta socio di una immobiliare assieme a un colonnello dei Ros di Reggio Calabria. Ma c’è di più: gli uomini del clan attingevano informazioni da diverse fonti. Una di queste, ipotizza l’accusa, potrebbero essere proprio i servizi segreti. A dare sostanza alla tesi l’interrogatorio dell’avvocato Vincenzo Minasi il quale prima col gip e poi davanti a Ilda Boccassini fa il nome di Nicolò Pollari. “Lampada – sostiene il legale  – mi disse che Morelli gli aveva detto che era in contatto con Nicolò Pollari”. Dopodiché Minasi davanti ai magistrati ribadisce il concetto. “Morelli, mi disse che aveva delle buone entrature nei servizi segreti e mi fece il nome di Nicolò Pollari”. Francesco Morelli è il politico calabrese finito in carcere nella prima tornata dell’indagine Lampada con l’accusa di associazione mafiosa e per aver favorito il clan fornendo notizie riservate sulle indagini.

In molte intercettazioni i vari indagati fanno riferimento a tale “Nic” o “Nicola”. Il gip lo chiede a Minasi. “Nicola anche in questo caso il riferimento è a Pollari?”. Affermativa la risposta dell’avvocato, sul quale pesa anche l’accusa di essere venuto in possesso d’informative coperte da segreto. In realtà si tratta di vere bufale costruite ad hoc. Ma questo lo si saprà solo dopo. Nel momento in cui Minasi le ha in mano e le consegna a Morelli sono documenti veri. Spiega ancora Minasi: “Giulio Lampada mi ha detto di aver portato i documenti che io gli ho dato a Morelli e che Morelli li ha portati ai servizi, al suo amico Nic. E siccome, parlando con Morelli, quest’ultimo mi aveva fatto riferimento a Nicola Pollari, il fatto che io dica che Nic è Nicola Pollari ovviamente è una mia supposizione”.

Insomma l’ex capo del Sismi viene solo citato. Minasi fa delle deduzioni personali. La procura annota tutto. Anche la risposta che Morelli fornisce al gip su quale fosse il suo contatto per ottenere informazioni. “Un ex sindacalista morto”, risponde laconico il politico che poi si chiude in un assoluto silenzio.

Meno sfumato, invece, il racconto che sempre Minasi fa del suo rapporto con Domenico Gattuso e dell’informazioni riservate ricevute. “Mi disse – inizia – che presso la Procura della Repubblica di Reggio c’era un’indagine che riguardava Lampada e che riguardava ipotesi di collegamenti con Lampada e i Condello. Seppi anche che una indagine altrettanto identica, però che riguardava non solo Lampada ma riguardava anche i suoi familiari acquisiti, e cioè i Valle, era pendente presso la Procura della Repubblica di Milano”. E ancora: “Mi parlarono dell’indagine Meta ”. Si tratta dell’operazione che coinvolge in parte anche i Lampada. E che Gattuso parli di Meta, agli investigatori non sembra un caso. A dimostrarlo un ‘intercettazione in cui lo stesso Lampada dice che il padre di Gattuso “è socio con un Colonnello che aveva fatto partire l’indagine a Reggio Calabria all’inizio quand’era successo due anni fa”.

Il rapporto tra Domenico Gattuso e i Lampada avviene grazie all’amicizia in comune con l’avvocatoMario Giglio cugino del giudice corrotto Vincenzo Giglio. Inizialmente, però, il nome di Gattuso si cela dietro a un misterioso mister x. Racconta Minasi: “Il particolare che io ricordo di quella fase fu questo, che questa persona, chiamiamola ‘mister X’, all’epoca era ‘mister X’, disse che la fonte da cui traeva queste notizie poteva guardare il computer dei Carabinieri, ma non poteva guardare il computer dello SCO e della Polizia e quindi non poteva sapere chi ci fosse dietro l’indagine”.

Le informazioni che arrivano da Gattuso si dimostreranno vere. Il giovane imprenditore calabrese fa sapere a Minasi che nell’inchiesta c’è “sicuramente un politico di Milano e uno di Cosenza”. Nel capoluogo lombardo viene coinvolto, ma mai indagato, il consigliere comunale del Pdl Armando Vagliati. Finirà, invece, in carcere Francesco Morelli originario di Cosenza.

Insomma, la ‘ndrangheta che ragiona in Calabria e fa affari a Milano, è in grado di mettersi in tasca una buona fetta delle istituzioni. “E – scrive il gip Gennari – il riferimento ad ambienti dei servizi è preoccupante”. A corollario di quest’affermazione si cita la vicenda del giudice Vincenzo Giglio, finito in carcere il 30 novembre con l’accusa di aver favorito la cosca riferendo notizie riservate. Per farlo il magistrato addirittura telefona e parla con il capocentro Aisi di Reggio Calabria. “Difficile pensare – scrive il giudice – di fare certe domande se non si pensa di potere ottenere delle risposte”.
 


Beni sequestrati a mafia ai giovani per resort

Lo prevede la bozza del decreto legge in Cdm, che l'ANSA può visionare

Un complesso turistico residenziale sequestratoUn complesso turistico residenziale sequestrato


    Anche i pesci hanno un cervello!!!!! ma non stiamo offendendoli??

    Una poltrona per il Trota

    Roma o Strasburgo? Questo è il dilemma che sembra attanagliare la famiglia Bossi. In giococ'è il futuro del primogenito di casa, ilconsigliere regionale Renzo Bossi, e a mettere le sue opzioni sul piatto della bilancia sembrerebbero proprio i genitori, mica gli elettori leghisti. La moglie di Bossi, Manuela Marrone, vorrebbe il figlio a Roma, o quanto meno il più vicino possibile alla terra natia lombarda. Cuore di mamma.Bossi senior lo verrebbe invece all'europarlamento, accanto a Borghezio, "così non può far danni". A dimostrazione della stima che lo stesso capostipite nutre nei confronti della progenie.
    Dopo il caso Maroni, il rampollo di casa Bossinon è visto esattamente di buon gradonemmeno dai militanti, a dire il vero. Del resto, anche lo stesso Bossi Jr ha contribuito nell'ultimo anno ad auto-screditare la sua immagine. Ricordiamo, giusto per fare qualche esempio, i suoi strafalcioni grammaticali e di sintassi riportate in tv e via web, i rumors che di recente lo hanno coinvolto in merito alle faccende sui festini a base di escort e cocaina insieme all'amico Valerio Merola e l'indagine della Procura di Brescia sui dossier che avrebbero agevolato la strada alla sua elezione in regione.
    Chi vincerà la battaglia in famiglia, dunque? Negli anni si è fatta largo sempre di più l'ipotesi che sia Manuela Marrone la vera regista della famiglia e che sia grazie alle sue mosse da dietro le quinte che i Bossi siano arrivati ad occupare alte cariche. Se questa ipotesi si dimostrasse vera, la carriera del Trota sarebbe diretta verso Montecitorio, così come quella del secondogenito Roberto Libertà Bossi, di cui la Marrone avrebbe perorato la causa col marito. Che, col candore di un bambino, avrebbe sentenziato: "Sono due capre". Evviva la sincerità.