martedì 12 giugno 2012

Acea/ finisce in maxi-rissa


Campidoglio, la discussione su Acea finisce in maxi-rissa

Nuovo atto della discussione che sta tenendo banco da settimane in Campidoglio: oggi il dibattito sulla cessione delle quote di Acea è degenerato in rissa. Umberto Marroni, capogruppo del Pd, rimane leggermente ferito nei tafferugli

Continua ad infiammare il dibattito dentro e fuori l'aula Giulio Cesare la discussione sulla cessione delle quote di Acea, multiservizi attiva nel settore idrico con un bacino di utenza di oltre 8 milioni di abitanti, gestore del servizio idrico integrato di Roma e Lazio, e presente anche in Toscana, Umbria e Campania. Da settimane il Comune di Roma dibatte sulla cessione delle quote dell'azienda e oggi la tensione è sfociata in rissa dopo che presidente del Consiglio Marco Pomarici aveva dato il via libera alla votazione.
Alcuni consiglieri dell'opposizione si sono avvicinati allo scranno di Pomarici, mentre i rappresentanti dei movimenti per l'acqua pubblica si sono avvicinati ai banchi della maggioranza. Nei tafferugli è rimasto leggermente ferito a una mano Umberto Marroni del Pd, che ora minaccia di passare a vie legali.
Non si placano le polemiche: Paolo Masini, consigliere comunale del Pd ha definito l'accaduto come
"Un vero e proprio blitz antidemocratico, chiara opera di una maggioranza in stile cileno e con un atteggiamento tipicamente fascista. Purtroppo per Roma questa è la maggioranza guidata da Gianni Alemanno, persone incapaci di rispettare chi ha un opinione diversa e che usano la violenza, anche fisica, per imporre il proprio pensiero. Ma nessuno si farà intimidire, la vergognosa svendita di Acea e dell'acqua pubblica ai soli noti non passerà mai e poi mai. Se lo ricordino Alemanno e suoi consiglieri".

Palermo top secret


Palermo top secret

Accordi, trattative, tavoli di accomodamento e “barbe finte” che si muovono nell’ombra. Dentro ogni mistero, giù a Palermo, ce n’è nascosto un altro e poi un altro ancora. Sono come le scatole cinesi. C’è la trattativa tra lo Stato e la Mafia, e quel signor Franco, che gioca su più tavoli e che Massimo Ciancimino, il figlio scapestrato di Don Vito, ha tirato in ballo, ma che nessuno ha finora identificato. E quindi, chissà se esiste davvero. C’è l’arresto delCapo dei capi, Totò Riina, e la mancata perquisizione della sua villa in via Bernini, un altro rompicapo infinito. E poi la mancata cattura da parte del Ros di Binnu Provenzano, nelle campagne di Mezzojuso nel ’95, e il suo arresto, compiuto undici anni dopo dalla polizia. E, ancora, la storia di «Svetonio», la fonte che porta l’Aisi a un passo dalla cattura di Matteo Messina Denaro, l’ultimo grande latitante, il nuovo capo della Cupola siciliana, imprendibile da diciannove anni.
LA RESA DI BINNU
In Sicilia nulla è come appare, le storie di mafia non hanno mai un the end, neanche dopo i processi e le sentenze. Mancano sempre dei pezzi e nell’ombra si muovono sempre i soliti faccendieri, messaggeri, informatori ed emissari. L’ultima vicenda, che chiama in causa lo Stato e Cosa nostra, e chi nel mezzo trattava con entrambi, riguarda proprio Bernardo Provenzano. Non è una trattativa, non ci sono né pizzini né papelli, ma condizioni  - anzi “tavoli di accomodamento” – e tanti danari. E anche qui c’è uno strano personaggio che si muove nell’ombra, a libro paga della guardia di finanza e del Servizio segreto militare. Si spaccia per commercialista esperto in flussi finanziari, parla romano stretto ai microfoni di «Servizio pubblico», e racconta di quando Provenzano, tramite un altro misterioso contatto, provò a mediare la sua resa. Il tutto si consumò tra il 2003 e il 2005. Una vera e propria trattativa con un emissario che detta le regole e le condizioni di resa. Il messaggero diBinnu u tratturi è un informatore della guardia di finanza dall’86, uno che conosce bene la lingua dei mafiosi. Sulla scena, oltre lui, si muovono anche gli uomini del Sismi al comando del generale Walter Cretella Lombardo. Nel novembre del 2003 è la finanza ad accompagnare l’emissario dall’allora procuratore nazionale antimafia, Pier Luigi Vigna. A raccontarlo, in un’audizione al Csm, è il suo successore, Piero Grasso. «Quando nell’ottobre del 2005 presi il posto del procuratore Vigna, mi fu prospettata, da parte dei colleghi, la situazione di un informatore, di un qualcuno che voleva rendere delle dichiarazioni e collaborare per la cattura di Provenzano». E poi ancora: «In quell’occasione mi si prospettò, da parte della Guardia di Finanza, questo signore che diceva addirittura di avere dei contatti con il latitante Provenzano, il quale si doveva trovare in località naturalmente non precisata ma comunque nel Lazio». Per arrendersi Provenzano vuole 2 milioni di euro da depositare su un conto in Costa Rica e la garanzia che a gestire l’operazione sia lo stesso Vigna, e non i magistrati di Palermo. L’intermediario, che tuttavia non ha un contatto diretto con il boss, prospetta l’operazione anche a due magistrati calabresi, Alberto Cisterna e Vincenzo Macrì, e fa presente che il latitante più longevo della storia è disponibile ad arrendersi in segreto. Mentre a reperire il denaro doveva pensarci il Sismi. L’informatore della finanza, e per sua stessa ammissione anche del Servizio segreto militare, incontrerà per due volte consecutive Vigna e gli altri due magistrati e arriverà a prospettarli anche una possibile collaborazione di Provenzano. L’operazione salta a novembre del 2005 quando l’emissario si ritrova davanti Grasso che nel frattempo ha preso il posto di Vigna alla Dna. Grasso non si fida di quell’uomo, vuole una prova, possibilmente biologica, che porti all’identificazione certa di Binnu. «Quando ero procuratore a Palermo – spiega il procuratore antimafia al Csm – avevamo fatto un’indagine sulla presenza di Provenzano a Marsiglia: eravamo riusciti a ottenere un frammento di un reperto medico». La prova non c’è e il messaggero non vuole rivelare l’identità dell’uomo che lo tiene in contatto con il capo di Cosa Nostra. La trattativa si ferma qui. A catturare Provenzano, tra forme di formaggio e pizzini, pochi mesi dopo, l’11 aprile 2006 sulla Montagna dei Cavalli sopra Cor- leone, saranno gli agenti della catturandi di Palermo e dello Sco di Roma.
LE LETTERE DI SVETONIO
Doveva essere la sua ultima missione, la più importante. L’agente segreto Svetonio, al secolo Antonino Vaccarino, per anni fonte riservata del Sisde a Palermo, doveva consegnare nelle mani di Matteo Messina Denaro un cd-rom contenente alcuni documenti e un virus informatico. E quell’invisibile software spia, una volta annidatosi nella memoria del personal computer, doveva permettere agli 007 di individuare il covo del numero uno di Cosa Nostra, sul cui capo pende tuttora una taglia dei Servizi da un milione e mezzo di euro. Messina Denaro, il quarto criminale più ricercato del mondo, avrebbe dovuto inserire quel cd in uno dei suoi computer, e il resto della missione, secondo i piani dell’intelligence interna, lo avrebbe fatto proprio quel “cavallo di Troia”, permettendo di localizzare il luogo da cui il boss si connetteva. La storia della fonte Sve- tonio parte da lontano: da Castelvetrano, sua città natale, ma anche dello stesso Messina Denaro. E’ un insegnante di lettere, ma è stato anche consigliere comunale per la Dc, assessore, sindaco e – infine – uomo del Servizio segreto civile. Una fonte specializzata nel doppio gioco: al Sisde, che lo coltivava fin dal 2001, prometteva informazioni per catturare Messina Denaro, al boss, via lettera, prospettava aiuti politici e informazioni riservate. Nel 2007 i magistrati della Dda di Palermo, analizzando la sua corrispondenza – decine di pizzini trovati nel covo di Provenzano, che davano prova del rapporto di fiducia nato tra l’ex sindaco e un certo “Alessio”, identificato poi in Messina Denaro – si sono trovati davanti anche a una inconsueta conferma da parte dell’Aisi. Svetonio era una loro fonte e così è venuta fuori anche la storia di quel virus, appositamente progettato per portare alla cattura del boss. Svetonio e Alessio nelle loro lettere ragionavano di politica, di appalti (come quello per la costruzione di una stazione di servizio sulla Palermo-Mazara del Vallo), di 41bis e addirittura di cultura. Leggendo quelle missive, infatti, balzarono agli occhi degli inquirenti anche alcune sorprendenti citazioni del boss, come i pensieri dello scrittore brasiliano Jorge Amado, sulla politicizzazione della magistratura, o il paragone con un personaggio nato dalla penna di Daniel Pennac, a cui il capomafia di Castelvetrano diceva di assomigliare tanto. Quel compact disk, almeno così pare, non fu mai consegnato a Messina Denaro perché Svetonio, dopo l’arresto di Provenzano, fu scoperto e i mafiosi fecero sapere che il suo tradimento lo aveva trasformato in un «morto che camminava». L’ex sindaco conosceva bene Matteo Messina Denaro, insegnò al fratello Salvatore, perciò era l’uomo giusto, e quella corrispondenza, che doveva portare a un incontro, aveva dato fino a quel momento molta fiducia agli analisti. L’indagine aperta sul conto di Vaccarino, dopo la scoperta di quei pizzini, fu archiviata nel settembre del 2007 su richiesta dalla Procura di Palermo «per mancanza di condotte concrete e penalmente rilevanti». Era accusato di associazione mafiosa, perché si sarebbe interessato ad appalti, offrendosi di agevolare operazioni poco chiare nell’interesse di Messina Denaro e – nella sua seconda veste – anche dei Servizi segreti.
                                                                                                                                                                   

Questo virus si autodistruggerà tra dieci secondi


Questo virus si autodistruggerà tra dieci secondi

Uno dei virus più pericolosi di sempre ha colpito paesi del Medioriente, ma potrebbe autodistruggersi. I suoi creatori ordinano il "suicidio" su alcuni computer in cui non si è installato correttamente

Questo virus si autodistruggerà tra dieci secondi
© Chung Sung-Jun/Getty Images News
Abbiamo già parlato di Flame, il nome supervirus, venti volte più potente e performante di tutti gli altri software malevoli. Aveva fatto notizia per aver colpito molti paesi del Medioriente tra cui l’Iran, l’Arabia Saudita, la Siria, il Libano, il Sudan, l’Egitto e i territori palestinesi. Flame aveva rubato diversi tipi di informazioni, aveva registrato comunicazioni e dialoghi, controllato il traffico effettuato sulla Rete, e addirittura scattato foto delle visualizzazioni sul video.
Repubblica scrive che Symantec, una delle aziende di antivirus, più impegnata sul fronte della lotta contro Flame, avrebbe fatto sapere che i creatori di Flame hanno ordinato il "suicidio" del virus su alcuni computer in cui non si è installato correttamente, per evitare di poter risalire a loro.
Basterebbe un comando per fa sparire Flame dai computer infettati:
"Le ipotesi formulate sono molteplici. Tra le più accreditate: si tratterebbe di un tentativo di rimuovere il virus da quei computer il cui contagio non è avvenuto in modo efficace, in modo da rendere impossibile a qualcuno di arrivare al quartier generale dei creatori di Flame. E non è tutto. Lo studio di Flame ha rivelato quanto sofisticato sia il codice usato. Talmente sofisticato da rendere improbabile la sia scrittura da parte di un semplice addetto ai lavori"
Ma ciò che aveva colpito di più di Flame era la complessità: Alexander Gostev, capo della sicurezza di Kaspersky, aveva ammesso che "ci vorranno dieci anni solo per capire come funziona". Flame è una spia in codice binario: può registrare le conversazioni effettuate via Skype o nelle immediate vicinanze del computer. Inoltre, trasforma i terminali dotati del sistema Bluetooth in sistemi in grado di prelevare dati e contatti da altri device. Non solo. Flame può scattare uno screenshot ogni dodici secondi. Ciò consente di monitorare in tempo reale tutte le attività prodotte da un dato computer. In questo modo, partendo da uno dei pc della rete si può arrivare ai pc dotati delle chiavi di qualsiasi rete locale.
Proprio per via della complessità alcuni esperti avevano cominciato a sostenere che si trattasse di un'idea di qualche ente governativo. E, visti i paesi coinvolti, alcuni avevano azzardato a fare i nomi di Stati Uniti e Israele come possibili mandanti. Ma niente è stato ancora scoperto e per ora si aspetta di vedere cosa succederà e quali saranno le prossime mosse dei misteriosi creatori.

THIAGO SILVA-PSG, AFFARE FATTO


THIAGO SILVA-PSG, AFFARE FATTO


Martedì le visite mediche e la firma


Thiago Silva, Lapresse
E' fatta per il trasferimento di Thiago Silva al Psg. Il difensore brasiliano ha già chiamato qualche compagno delMilan per annunciare il suo addio. Il club rossonero incasserà 50 milioni di euro, per il giocatore pronto un contratto a 9 milioni a stagione, il doppio di quanto percepisce attualmente. Martedì sono in programma le visite mediche e, secondo l'Equipe, la firma. Il contratto sarà però depositato solamente mercoledì.
Intercettato da alcuni cronisti all'uscita di servizio di un ristorante cittadino, Adriano Galliani ha sostanzialmente negato che ci siano novità, ma non ha nemmeno smentito l'esistenza di una trattativa con i francesi. Trattativa che, invece, all' "Equipe" ha confermato Leonardo, pur mantenendosi molto prudente: "Stiamo parlando, ma è difficile", ha detto il grande ex. E uno degli agenti del giocatore a Rmc: "So che il Paris Saint Germain è molto interessato al mio assistito, lui per ora rimane un giocatore del Milan, ma tutto è possibile".

Resta, insomma, il fatto che Thiago Silva è pronto a vestire maglia del Psg per quello che si annuncia uno dei trasferimenti più clamorosi del mercato estivo. Il Milan, nonostante le resistenze, espresse anche a parole attraverso l'ad rossonero Adriano Galliani ("Thiago Silva e Ibra restano al 99,9%", ha dichiarato al ritorno da Tunisi dopo qualche giorno a bordo della nave che ha ospitato la Crociera Rossonera nel Mediterraneo) alla fine ha ceduto all'offerta del club parigino. La fumata bianca per il forte difensore brasiliano, inseguito anche dal City di Roberto Mancini e dal Barcellona, è prevista già mercoledì.
Si vocifera, però, anche di un imminente arrivo a Milano dello stesso Thiago Silva. Non è chiaro, tuttavia, se il brasiliano debba parlare con la società del suo futuro o abbia fissato una visita per verificare le condizioni del ginocchio dolorante.

lunedì 11 giugno 2012

Fs: Moretti, a rischio treni locali 2013


Fs: Moretti, a rischio treni locali 2013

Ad, se non ci saranno soldi non faremo servizio regionale

11 giugno, 13:50 ()
Fs: Moretti, a rischio treni locali 2013(ANSA) - ROMA, 11 GIU - Le regioni italiane rischiano di restare senza treni locali nel 2013 per mancanza di fondi. E' il grido d'allarme lanciato dall'ad di Fs Mauro Moretti. ''Nel 2013 - ha affermato - se non ci saranno soldi a bilancio non faremo il servizio regionale. Non so che cosa fara' l'Authority, l'unica cosa che potremo fare noi sara' interrompere il servizio. Verremo denunciati per interruzione di servizio - ha proseguito Moretti - vedremo come andra' a finire''.
Riflessioni:
Caro Moretti,
penso proprio che gli italiani si siano stufati del tuo comportamento, comunque i treni locali sono sudici,non li fai pulire,e' meglio  andare con i carro bestiame,ma chi fai il dispetto??? tanto ormai che tu togli i treni ..secondo te a chi fai il torto ?? Lavoratori o AZIENDE??
lo sai che il trasporto è una ragione sociale del buon vivere??? non lo hai detto tu per incoraggiare a fare la TAV??
Moretti se tu blocchi i treni la gente fa bene a bloccare la TAV
Terremoti in Turchia, Grecia ed Egitto Paura sulle coste e a Sharm el Sheik
IL CASO - Scossa di magnitudo 6,1 con epicentro a Oludeniz, ma avvertita anche ad Izmir e Antalya. Anche l'isola di Rodi ha tremato, magnitudo 5,8. E la celebre località balneare egiziana è stata colpita da una scossa di magnitudo 4,1
ROMA - Scosse di terremoto si sono avvertite oggi in Turchia, Grecia e a Sharm el Sheik, in Egitto. In Turchia una scossa di magnitudo 6.1 è stata avvertita nella zona sudoccidentale del Paese, ha riferito il centro sismologico dell'Osservatorio Kandilli, precisando che l'epicentro è stato registrato al largo della nota meta turistica di Oludeniz, sulla costa dell'Egeo. Secondo la tv di Stato turca alcune persone sono rimaste ferite nelle scene di panico seguite al sisma. Il primo terremoto è stato seguito da alcune scosse di assestamento di magnitudo 6.0 e 4.9. La scossa è stata avvertita anche a Izmir e Antalya.

La scossa è stata avvertita anche in Grecia, con magnitudo 5.8, ed ha colpito l'isola di Rodi alle 15.44 ora locale (le 14.44 in Italia), riferisce l'Istituto di geodinamica di Atene. Al momento non si hanno notizie di feriti o danni: l'epicentro è stato individuato nel mar Egeo a 37 chilometri di profondità.

Un'altra celebre località balneare è stata colpita dal terremoto, in Egitto. Un sisma di magnitudo 4,1 èstato registrato alle 11.30 di questa mattina al largo di Sharm el Sheikh. Non vi sono stati danni nè vittime, ha riferito l'agenzia Mena. L'epicentro è stato localizzato dalla Rete sismica nazionale a 22 chilometri dalla località turistica egiziana e a una profondità di 12 chilometri.

Messico, cartello dei Templari contro la Pepsi


Messico, cartello dei Templari contro la Pepsi



Cinque centri di distribuzione della compagnia Sabritas, di proprietà della statunitense Pepsi Co., e 49 mezzi per il trasporto delle lattine di bibite e degli alimentari che distribuisce, sono andati completamente distrutti la scorsa notte, in seguito a una serie di incendi dolosi, negli Stati di Michoacàn e Guanajuato. La notizia diffusa dalla Bbc, ha suscitato molto scalpore. Fortunatamente gli incendi non hanno causato vittime né feriti, ma come detto solo molti danni materiali.

Spencer Platt/Getty Images
Per gli inquirenti le indagini sono terminate presto considerando che poco dopo l’attentato è arrivata la rivendicazione del cartello dei “Los Caballeros Templarios” nato da una scissione della Familia Michoacana (altro gruppo narcos), e considerato uno dei gruppi più violenti e crudeli del Messico.
Nella loro rivendicazione i Templari fanno sapere di aver colpito la multinazionale perché avrebbe collaborato con le forze di sicurezza messicane per alcune operazioni, una delle quali avrebbe portato all’arresto di uno dei leader del gruppo.
Dalla Sabritas negano con forza qualsiasi coinvolgimento in operazioni che non abbiano a che fare con la propria finalità aziendale. Fra l’altro è la prima volta in assoluto che un cartello della droga compie un attentato di questo tipo.
Le associazioni degli imprenditori hanno timore che l’attentato possa essere l’inizio di una nuova strategia da parte delle organizzazioni criminali. Ma la vera preoccupazione per le autorità messicane è che questo genere di attacco contro le industrie possa far scappare gli investitori stranieri. A Città del Messico la preoccupazione c’è e nessuno la nasconde. Addirittura nella questione è entrato anche il Dipartimento di Stato Usa che ha fortemente condannato l’attacco e ha promesso che raccoglierà informazioni sull’accaduto.
I Templari sono un gruppo molto potente e hanno il controllo della gran parte di due Stati: Michoacan e Guanajuato. Qui la politica non esiste quasi più. E le forze di sicurezza faticano a tenere a bada tanta violenza. Le autorità messicane, inoltre, sono sicure che il gruppo possa contare anche sull’appoggio di altre bande criminali che gestiscono il traffico di droga e armi negli Stati confinanti, così da rendere i Templari quasi invincibili.
Il cartello oltre ad essere il padrone assoluto del traffico di sostanze stupefacenti, armi, esseri umani, controlla anche il mercato della frutta e quello del mais. Non solo. Secondo le autorità dello Stato di Michoacan, quasi tutti gli esercizi commerciali present nell’area sarebbero sottoposti al pagamento del pizzo per poter continuare a lavorare.
Secondo Isnardo De la Cruz, professore di Scienze Politiche presso la Universidad Nacional Autónoma de México (Unam), è convinto che il cartello dei Templari non abbia alcun interesse nel vedere che gli investimenti stranieri lasciano il Paese ma, con i loro attacchi “vogliono dimostrare la loro forza ed evidenziare il totale fallimento delle istituzioni federali messicane”