mercoledì 27 febbraio 2013

Un italiano su tre ha avuto il coraggio di votare Berlusconi,che vergogna

Un italiano su tre ha avuto il coraggio di votare Berlusconi,che vergogna



"Lei viene? Ma una volta sola? Ma quante volte viene? Con che distanza temporale? E' un'offerta conveniente, si vuole girare signorina. Ehh, sì, vale la pena".
Ecco alcune delle frasi che il Cavaliere ha pronunciato, sabato scorso, ad una dipendente dell'azienda Gruppo Green Power sul palco di Mirano, in provincia di Venezia, dove si stava svolgendo un incontro.
Doppi sensi continui, apprezzamenti sessisti sui quali l'ex Presidente del Consiglio provava visibilmente un certo piacere, visto l'imbarazzo della giovane donna.
Lui, infatti, non era per nulla in imbarazzo, anzi.
E non era in imbarazzo neppure la platea, composta da dirigenza e da colleghi della dipendente.
I presenti ridacchiavano, come se niente fosse e applaudivano divertirti alla performance, alla gag.
La platea rideva, compiaciuta.
Quella platea, purtroppo, rispecchia molti di noi, una Italietta che fa battute da caserma, che si dà di gomito.
È il nostro luogo di lavoro, la nostra famiglia, il nostro bar, il nostro spogliatoio quando andiamo a giocare a calcetto, la nostra palestra, le nostre strade.
È l'intesa degli sguardi tra uomini, è la paura di sentirsi essere additati come i meno virili se non si partecipa al gioco.
E il Cavaliere la conosce benissimo, quella platea.
Se non fosse così, le frasi del Cavaliere non farebbero presa.
Se non fosse così, lui si sentirebbe in imbarazzo a chiedere pubblicamente a una donna quante volte viene. Avrebbe vergogna a chiederle di girarsi un'altra volta per ammirare il suo "sedere".
Lo ha fatto perché era certo che quella platea avrebbe riso.
Perché in quella platea c'è una parte di noi, e sono purtroppo tanti.
Sono quelli che ridono di fronte a quella pubblica mortificazione, dove si ferisce, si umilia per far ridere e per alleggerire discorsi, per divertire il pubblico.
"E questo impianto cosa mi riscalda? Anche la camera da letto?" e giù con gli sghignazzi dei presenti e dei vertici della società.
E sì, il siparietto che ha offerto il Cavaliere è vomitevole, uno dei tanti.
A noi non fa ridere.
Anzi, ci fa schifo perché la violenza sulle donne incomincia proprio dal linguaggio, dall'aggressione continua alla sua immagine concimata da una cultura televisiva sessista.
Eppure, i servi sciocchi del padrone in sala ridevano alle "battute argute" del Cavaliere. Ed è per questo che è ancora più nauseabondo.
Anzi, più guardiamo e riguardiamo quel filmato e più ci imbarazziamo anche per lui.
Ma è qui l’errore, perche lui non era in imbarazzo.
Né lui, né la platea.
E lui ci conosce fin troppo bene.
Ha contribuito a rendere molti di noi così.

Cardinali, i casi che imbarazzano tra i papabili Dopo le dimissioni di O'Brien, le ombre che coinvolgono anche tre candidati al soglio pontificio.


Cardinali, i casi che imbarazzano tra i papabili

Dopo le dimissioni di O'Brien, le ombre che coinvolgono anche tre candidati al soglio pontificio.

I cardinali durante l'ultimo conclave del 2005 che portò all'elezione di Benedetto XVI.


Vangelo di Giovanni, capitolo otto, versetto uno: «Chi è senza peccato scagli la prima pietra».
Con le parole che Gesù pronunciò di fronte all'adultera potrebbe aprirsi il conclave destinato a designare il successore diBenedetto XVI. Perché tra gli alti prelati il peccato è diffuso.
A partire da Roger Mahony, l'ex arcivescovo di San Francisco, accusato di aver coperto centinaia di violenze di preti pedofili, e nonostante questo destinato a sedere tra i 116 porporati destinati a eleggere il nuovo pontefice.
LE FIGURE OSCURE. «Deve partecipare al conclave», si è speso in sua difesa Timothy Dolan, autorevole arcivescovo di New York, nella rosa dei candidati al soglio pontificio: «È un cardinale e per questo ne ha tutto il diritto». 
Lo stesso diritto spetta anche il primate di Irlanda, Séan Baptist Brady, e all'ex capo della Chiesa d'Olanda, Godfried Daneels, entrambi colpevoli di aver insabbiato, più o meno attivamente, i casi di pedofilia di cui erano a conoscenza.
Solo il primate di Scozia, Keith O'Brien, ha rinunciato, dopo lunghe polemiche. Una scelta quasi obbligata per non allungare un'altra ombra sul «volto deturpato» della chiesa che, dopo le dimissioni di Benedetto XVI, è ormai condizionata dal «peso dell'opinione pubblica», come ha lamentato il segretario di Stato, Tarcisio Bertone.
L'ECCEZIONE O'BRIEN. Le accuse degli abusi rivolte a O'Brien da quattro suoi seminaristi sono finite su tutti i giornali e l'arcivescovo di Edimburgo ha deciso di lasciare: «Per quanto di buono sono stato in grado di fare, ringrazio Dio. Per i fallimenti: mi scuso con coloro che ho offeso».
Se fosse stato solo per la Chiesa, forse, sarebbe rimasto. Perché anche i candidati a diventare papa hanno ombre da nascondere sotto la veste.

Dolan pagò per allontanare un prete pedofilo dalla Chiesa

Mahony e Dolan, il cardinale rinnegato e l'astro nascente della Chiesa americana, che secondo tutti gli analisti è destinata ad avere un peso rilevante al prossimo conclave, hanno un'esperienza in comune: sono stati chiamati di fronte a un tribunale americano a rispondere delle proprie responsabilità di controllo su una diocesi frequentata da preti pedofili.
LA BANCAROTTA PER I RISARCIMENTI. Timothy Dolan, il papabile che benedisse il candidato repubblicano Mitt Romney in campagna elettorale, di fronte all'abisso della pedofilia ha scelto la via del denaro. Nel 2003 la diocesi di Milwaukee in Wisconsis pagò 20 mila dollari per far lasciare la tonaca a un prete pedofilo. Quando la notizia venne alla luce, nel maggio del 2012, Dolan che era arcivescovo bollò le accuse come «false, ingiuste, pretestuose».
Eppure i pagamenti risultano dai  documenti contabili acquisiti dalla procura: nel gennaio 2011 la diocesi è andata in bancarotta a causa dei lauti risarcimenti dovuti alle vittime delle violenze.
Un portavoce ha confermato i pagamenti, definendoli un incentivo per i preti colpevoli, un modo per farli abbandonare più in fretta l'abito talare.
L'IRA DELLE VITTIME DEGLI ABUSI. Anche se le transazioni sono proseguite nel tempo: agli ex pastori è stato pagato stipendio e assistenza sanitaria. E a poco sono serviti gli interrogativi della 'Rete dei sopravvissuti agli abusi'. «In quale professione si ottiene un bonus per aver stuprato bambini?», si chiedevano.
Senza peccato non è neppure il successore di Mahony a San Francisco, José Gomez, il grande accusatore, che ha tolto ogni incarico all'ex arcivescovo. Mahony ha replicato secco: anche l'inquisitore sapeva  benissimo come gli affari di pedofilia venivano gestiti.
Chi è senza peccato scagli la prima pietra.

Dubbi anche sui papabili di Australia e Canada

Anche il cardinale australiano e arcivescovo di Sidney, Goerge Pell, considerato tra i candidati a succedere a Ratzinger, pur se con quotazioni assai basse, sembra avere scheletri nell'armadio.
Nel 2002 finì sotto inchiesta per aver abusato di un giovane, ma le accuse risultarono infondate e l'accusatore un piccolo delinquente. Tuttavia i fedeli continuano a interrogarsi.
QUALCUNO SAPEVA LA VERITÀ. La sua storia, infatti, si intreccia con il caso di Robert Charles Best, sacerdote 70enne, protagonista di 27 episodi di abusi, di cui due strupri, su almeno 11 ragazzi australiani. Secondo l'accusa, Pell sarebbe stato presente in occasione della denuncia di una delle vittime. A ottobre 2012, circolavano anche rumor su un suo coinvolgimento in un'inchiesta su 50 sucidi registrati nelle scuole cattoliche e legate alla piaga della pedofilia.
Poi c'è la vicenda di padre Kevin O'Donnell, la più opaca tra quelle che lambiscono e rischiano di sporcare il cardinale australiano 'papabile'.
O'Donnell è stato incarcerato per pedofilia nel 1993. Ma ha prestato servizio a Melbourne, diocesi di Pell, per quasi mezzo secolo, prima di ritirarsi per anzianità nel 1992. E prima di finire in prigione giusto un anno dopo, nel 1993.
La sua tomba oggi fa bella mostra di sé tra le lapidi dei preti della Chiesa cattolica australiana: mai la diocesi ha fatto mea culpa.
IL FRATELLO SCOMODO DI OUELLET. Persino il canadese Marc Ouellet, prefetto per la Congregazione dei vescovi, sconta la parentela con un fratello pedofilo: nel 2009 confessò di avera avuto rapporti sessuali con due ragazzine di 13 e 15 anni.
E a sua discolpa fece pubblicare sulla stampa un comunicato in cui si dichiarava colpevole di aver accettato le avance delle due ragazze, definite libere e consenzienti. «Avrei dovuto rifiutarle», ammise. Chi è senza peccato scagli la prima pietra.

Bersani,il problema del PD è che non sa parlare la lingua della gente normale la colpa è di D'alema


Pier Luigi Bersani - Deluso ma non molla

Pier Luigi Bersani - Deluso ma non molla
di Cristina Ferrulli
ROMA - La delusione brucia cosi' come l'ammissione amara che il proprio messaggio politico non e' stato capito. Dopo quasi 48 ore di silenzio, Pier Luigi Bersani arriva con il fiato corto ed il volto tirato al primo incontro con la stampa dopo un risultato ''azzoppato''. Non indora la pillola, ammette subito che il Pd non ha vinto e rilancia con l'unica proposta per lui possibile: un governo di scopo che ''si concentri su alcuni punti di cambiamento'' dai costi della politica alla moralita', aperto, a parole, alle forze in Parlamento ma rivolto in realta' al M5S e non al Pdl. I fedelissimi raccontano che il leader democrat non abbia mai pensato, neanche per un minuto, di gettare la spugna. ''Non abbandono la nave, dopodiche' posso starci da capitano o da mozzo'', si mostra determinato Bersani che comunque non resterebbe alla guida del Pd, seppur a tempo determinato fino al congresso autunnale, in ogni caso. Stasera i big del partito si riuniscono per capire che cosa fare, ma per il candidato premier, che sperava di entrare a Palazzo Chigi, uno scenario e' assolutamente da escludere: un governissimo con Silvio Berlusconi.
''Non siamo qui - chiude alle 'sirene' del Cav. - a gestire per gestire, non vogliamo fare discorsi a tavolino, non credo che il paese tolleri balletti di diplomazia...si riposassero''. Al di la' del paese, sicuramente l'elettorato del centrosinistra, gia' provato dopo l'esperienza del governo Monti, non perdonerebbe piu' al Pd un'intesa di governo con Berlusconi. Ed e' dall'analisi del voto e dagli umori del paese, che premia Beppe Grillo, che deriva l'apertura di Bersani al M5s in attesa delle scelte del Capo dello Stato Giorgio Napolitano. ''Noi proporremo - spiega Bersani - un programma essenziale da presentare al Parlamento per una riforma delle istituzioni, della politica, a partire dai costi e dalla moralita' pubblica e privata, fino alla difesa dei ceti piu' esposti alla crisi''. L'elenco dei temi di quello che il leader Pd definisce ''un governo di combattimento'' descrive l'identikit di un preciso possibile interlocutore: il M5s, con cui il segretario democrat immaginava di fare ''scouting'' in campagna elettorale e che ora appare come la scialuppa per dare una direzione al paese. Una sfida lanciata al comico genovese, condita anche dall'ipotesi di assegnare al M5S, ''il primo partito alla Camera'', la presidenza. ''So che fin qui - rilancia Bersani - hanno detto 'tutti a casa' ma ora ci sono anche loro, o vanno a casa anche loro o dicono che cosa vogliono fare per questo paese che e' il loro e dei loro figli''.
Una sorta di riedizione del 'modello Sicilia', dove i grillini hanno condiviso anche provvedimenti della giunta Crocetta, se non fosse per una sostanziale differenza: i governi nascono ottenendo la fiducia alle Camere. Ed e' qui che il dente duole visto che Beppe Grillo anche oggi ha ribadito che i provvedimenti saranno valutati caso per caso. ''Ragionare tema per tema - osserva Bersani che rinvia alla riapertura del Parlamento possibili faccia a faccia - e' apprezzabile ma e' anche piuttosto comodo, i governi funzionano provvedimento per provvedimento ma anche con la fiducia, cosi' dice la Costituzione''.

martedì 26 febbraio 2013

DARIO FO-ELEZIONI2013


ELEZIONI2013 - DARIO FO: "SONO RATTRISTATO, L'ITALIA SI BEVE ROBA DI TERZA CATEGORIA"

Così il premio nobel sui risultati elettorali


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Una "trovata peracottara" quella dell'Imu. La definisce così il premio Nobel Dario Fo che si è scagliato contro Berlusconi commentando l'esito degli attuali risultati elettorali. "Sono rattristato - ha detto - Berlusconi ha recuperato voti con una trovata da peracottaro di terza categoria, la storia della restituzione dell'Imu". 

"C'è un paese peggiore, che è quello che cade nelle trappole dell'informazione", ha aggiunto il premio Nobel, ospite della maratona elettorale di Radio2 condivisa dai programmi "Caterpillar" e "Un Giorno da Pecora". Lei ha sostenuto Grillo, è soddisfatto del risultato? "Sono contento di aver capito che non c'era da scherzare con un programma come quello del Movimento 5 Stelle, perché un fenomeno così non si era mai visto", ha poi detto Fo a Radio2. 

D'alema ,hai distrutto un PD,Il Pd piange e rimpiange Renzi Matteo gode: è lui il vero vincitore


Il Pd piange e rimpiange Renzi Matteo gode: è lui il vero vincitore


Lui il grande vincente. Il Pd piange e rimpiange. Lui gode e ride sotto i baffi...


E adesso tutti rimpiangono Matteo Renzi. Adesso che Pier Luigi Bersani che ha praticamente buttato alle ortiche una vittoria certa, adesso che la formula "usato sicuro" non ha vinto, la sinistra recita il mea culpa. Da sempre incapace di guardare al futuro, la sinistra guarda al passato: e ripensa con nostalgia a Matteo Renzi. Il rottamatore che non è riuscito a rottamare e che ha perso le primarie adesso viene osannato e celebrato come la grande occasione perduta. Si preme il tasto rewind, si torna al 25 novembre, quando il partito democratico ha avuto la possibilità di scegliere il proprio candidato premier e ci si chiede (dandosi una risposta affermativa) cosa sarebbe successo se il popolo della sinistra avesse avuto il coraggio di cambiare, se si fosse sbarazzato del vecchio per dare credito al giovane, agguerrito, carismatico sindaco di Firenze. certamente Silvio Berlusconi (lo ha più volte detto lui stesso) non sarebbe sceso in campo dando inizio alla più agguerrita campagna elettorale di sempre e realizzando il grande miracolo di questo voto, certamente Mario Monti non sarebbe salito in  politica indirizzandosi verso una più tranquilla ascesa al Quirinale. 
L'uomo della rinascita Insomma, la sinistra adesso piange e rimpiagne la grande occsasione persa. Il grande vincitore (oltre a Grillo, gli astenuti) è proprio Matteo Renzi. Che adesso gongola perché già ai tempi delle primarie i sondaggi (che in questo caso non sbagliavano) lo davano vincente come premier rispetto a Bersani. Adesso lui se la gode. E' evidente che la sinsitra può ripartire solo da lui. 

GLI ITALIANI VOGLIONO MATTEO RENZI, ADESSO


GLI ITALIANI VOGLIONO MATTEO RENZI, ADESSO




Ok, è ora di cominciare a dire qualcosa.
E questo "qualcosa" non può che essere una dedica a tutti gli attori di questa campagna elettorale, i cui risultati cominciano a delinearsi in tutta la loro forza.
Prima della dedica, alcuni pensierini della sera.

1) il titolo di un giornale online di pochi minuti fa: "NEANCHE A BETTOLA". Serve la traduzione?

2) il flop degli sterili teorici: Monti e chi per lui, anche se provano lui e i suoi a motivare 
l'immotivabile. Avete perso, Casini e Fini addirittura scomparsi, punto.

3) la protesta sociale, che sfocia in una fragorosa vittoria di Grillo. Che ha vinto le elezioni.

4) la sciagurata tattica di una certa sinistra, che provoca la reazione conservatrice del voto verso la destra, la quale non ha fatto altro che fare sé stessa, son gli altri che non hanno fatto il loro!

Tiro le somme: gli italiani che hanno votato e che non hanno scelto M5S, hanno largamente utilizzato l'istituto del voto disgiunto con il chiaro intento di creare instabilità: segnale inequivocabile di sfiducia verso questa schiera di candidati.
L'arroganza degli ultimi mesi del centrosinistra ha generato i frutti conseguenti: l'arroccamento intorno ad una soglia inutile a governare, conseguenza di una campagna elettorale vergognosa e vuota, totalmente vuota di contenuti.
Quello che si sta delineando è che gli italiani hanno votato in modo molto più consapevole di quanto non dicano in apparenza i risultati.
E' troppo chiedere nettamente e senza ombra di dubbio che una classe dirigente incapace di vincere una partita vinta si faccia da parte? No! Si facciano da parte.
Sotto, ora! Con Matteo Renzi e tutti noi, subito. Adesso!!!

lunedì 25 febbraio 2013

Tesoro: asta Ctz, tasso sale a 1,682%


Tesoro: asta Ctz, tasso sale a 1,682%

Da 1,434% di gennaio. Assegnati anche Btp indicizzati



(ANSA) - ROMA, 25 FEB - lI Tesoro ha assegnato Ctz 2014 per 2,82 miliardi di euro, poco meno del target massimo di 3 miliardi, con un rendimento in rialzo all'1,682% dall'1,434% dell'asta di gennaio. In aumento la domanda che ha superato l'offerta di 1,65 volte, contro 1,45 precedente, raggiungendo i 4,639 miliardi. Collocati anche Btp indicizzati all'inflazione con scadenza 2021 e 2026 per 1,25 miliardi, il massimo importo previsto. Sulla scadenza 2021 il rendimento medio e' stato pari al 2,79% e sul 2026 al 3,23%.