venerdì 13 settembre 2013

Gas e luce costano 1.815 euro l’anno. Ecco come…non pagarli affatto!

Gas e luce costano 1.815 euro l’anno. Ecco come…non pagarli affatto!


staccare-luce-e-gas[1]Quasi duemila euro di spesa annua. 1.815 euro, per la precisione. E’ quanto sborsa la famiglia “tipo” italiana per le bollette energetiche, di gas e luce, in un anno. Lo scrive il Sole 24 Ore, consigliando alcuni portali specializzati del web per scovare le tariffe più convenienti…
Ma si può fare altro. Risparmiando molto, molto di più. Perché non svincolarsi definitivamente dalle tradizionali forniture di luce e gas?Enrico Cappanera, presidente di Energy Resources, lo ha fatto nella sua abitazione, investendo sul fotovoltaico, la geotermia e sul SeS, l’innovativo sistema d’accumulo dell’energia brevettato proprio da Energy Resources. Un investimento, recuperabile in meno di dieci anni grazie agli incentivi, che gli consentirà di risparmiare attorno ai 2.000 euro annui. Senza preoccuparsi più di bollette e rincari energetici. Da consumatore ad auto-produttore della propria energia,  preludio della Terza Rivoluzione Industriale teorizzata dall’economista Jeremy Rifkin.
«Le tecnologie esistenti nel campo delle rinnovabili rappresentano un grandissimo passo in avanti verso una reale democrazia energetica – sostiene Cappanera – Operazioni come queste rendono più concreti i concetti legati alla terza rivoluzione industriale ed aprono le porte ad una nuova stagione per l’umanità dove sarà la micro-generazione distribuita di energia da fonti rinnovabili a ripristinare l’equilibrio tra uomo e pianeta».
Energia a chilometri zero, insomma, autoprodotta, gestita ed utilizzata sul luogo senza nessun intermediario. Riducendo drasticamente la dipendenza dalle fonti fossili. «Credo stia maturando la consapevolezza che l’energia è un bene di tutti e che le tecnologie sono a disposizione delle persone per migliorarne lo stile di vita – rimarca Cappanera – E non per limitare la possibilità di accesso alle risorse. Sapere quanta energia si ha la possibilità di produrre, e quindi di utilizzare, è fondamentale fra l’altro anche per rilanciare i concetti di risparmio energetico e riduzione delle emissioni inquinanti».
E’ stata infatti inaugurata la prima casa off grid d’Italia che ha definitivamente detto addio al petrolio perché  autosufficiente e staccata da luce e gas. È stata realizzata a Monsano, in provincia di Ancona, ed è la prima casa italiana completamente indipendente da fonti fossili inquinanti, scollegata dalla rete elettrica nazionale e dalla tradizionale fornitura di gas, a far diventare realtà ciò che fino a poco tempo sembrava impossibile è stata la Energy Resources.
 
Nell’abitazione si produce energia pulita a impatto e chilometri zero: qui viene prodotta, gestita distribuita e utilizzata, senza la necessità di reti, intermediari o filiere di distribuzione.
“Anche Francesco Del Pizzo, AD di Terna Plus, scommette su un futuro dove i sistemi di accumulo di energia serviranno a stabilizzare la rete elettrica esistente, garantendo la crescita delle rinnovabili. D’altronde Jeremy Rifkin ha basato le sue teorie su cinque pilastri di sviluppo principali dove la micro produzione di energia ed il suo accumulo serviranno ad uscire dall’empasse energetico e dalla crisi economica ed ambientale globale”.
“Quello che fino ad oggi è stato definito consumatore – ha concluso Cappanera – deve trasformarsi finalmente in produttore capace di orientare le proprie scelte in modo consapevole: sapere quanta energia si ha possibilità di produrre, e quindi di utilizzare, è fondamentale anche per rilanciare i concetti di risparmio energetico e riduzione delle emissioni inquinanti”.

mercoledì 11 settembre 2013

Vergogna politici,Il debito pubblico italiano non è più ripagabile

Il debito pubblico italiano non è più ripagabile



draghi-monti(1)[1]Notizia sensazionale: il debito pubblico italiano non è più ripagabile, perché ormai supera i 2.000 miliardi di euro, oltre il 130% del Pil. Per assorbirlo, l’Italia dovrebbe fare due cose, entrambe estreme: non fare più deficit (assoluto pareggio di bilancio: parità tra spesa pubblica e introito fiscale) e in più varare, per molti anni, ulterori manovre “lacrime e sangue” da 100 miliardi l’anno, irrealistiche perché palesemente insostenibili. «La verità che nessun politico è disposto ad ammettere è che il debito pubblico italiano non è più ripagabile», avverte Marcello Foa. Ma c’è di peggio. La tragedia è che nessun politico – parafrasando Foa – è disposto ad ammettere che il debito pubblico non dovrebbe mai essere un problema, essendo infatti il vero “mestiere” dello Stato: che solo attraverso il deficit – la spesa pubblica, o spesa a deficit positiva – può continuare a pagare stipendi a medici e insegnanti e costruire strade, ferrovie, scuole e ospedali, cioè strutture e servizi avanzati senza cui non potrebbe vivere neppure l’economia di mercato.
In condizioni di normale salute socio-economica, quella che in Italia ha prodotto gli straordinari progressi del dopoguerra, il debito pubblico è Mario Draghiesattaente la “benzina” (l’unica possibile) dello sviluppo complessivo della comunità nazionale, pubblica e privata. Viceversa, se si pretende – come oggi, vigendo l’ideologia neoliberista di Bruxelles – che siano i cittadini, mediante le tasse, a “finanziare” i servizi pubblici, allora cessa virtualmente la funzione principale dello Stato: in teoria, a quel punto, i cittadini potrebbero saltare l’ostacolo e privatizzare direttamente i servizi di cui necessitano. Ed è esattamente l’obiettivo strategico dei neoliberisti: eliminare lo Stato democratico dalla faccia della terra e spogliarlo dei suoi beni strategici, che vengono privatizzati – non dai cittadini, ovviamente, ma dall’élite che ha progettato l’intera operazione, cioè la stessa oligarchia feudale che ha trasformato in dogma l’illusione che il mercato sia autosufficiente. Oligarchia che ha sempre colpevolizzato lo Stato, come se il debito pubblico (cioè il suo “mestiere” fisiologico) fosse una sorta di peccato, di malattia, di vergogna da nascondere.
Secondo Foa, che pure critica spesso le sleali e pericolose politiche di rigore promosse dall’élite mondiale attraverso gli obbedienti tecnocrati della Troika europea (Ue, Bce e Fmi), giustizia vorrebbe che per riequilibrare i bilanci in rosso si facesse “un’eccezione”, come quella che dal 2009 è stata fatta per salvare le grandi banche, tecnicamente fallite, a catena, dopo il crac di Wall Street del 2007. In via del tutto eccezionale, si dovrebbe cioè consentire un temporaneo alleggerimento finanziario costituito da «misure straordinarie, uniche, non ripetibili», per poi tornare a una «normalità» nella quale, tra le altre cose, gli Stati siano «messi nelle condizioni di non abusare del proprio potere». Una “normalità” – mai esistita, peraltro – fatta di «mercati che funzionano senza correttivi o salvataggi indebiti», di tassazioni «ragionevoli, che incentivino il consumo e il risparmio e non penalizzino – anzi premino – gli imprenditori che creano ricchezza e posti di lavoro». Una normalità ideale, dunque, in cui «le banche e le banche centrali non siano più onnipotenti», e in cui «politici, cittadini, banchieri, Foaimprenditori siano chiamati a rispondere delle proprie azioni. Tutto questo è davvero irragionevole?».
No, certo: sarebbe un mondo perfetto, ancorché irrealistico. Specie se si tiene conto di un aspetto capitale: il debito pubblico – cioè quello che lo Stato contrae con i propri cittadini – è fatto apposta per non essere mai ripagato finanziariamente, perché la “paga” del debito pubblico sono i beni e i servizi che lo Stato crea per i cittadini, spendendo i loro soldi in anticipo, a deficit, per il benessere della cittadinanza. Storia: nessuno Stato moderno ha mai dovuto ripagare il suo debito pubblico. Quello italiano, poi, è esploso all’inizio degli anni ’80. Non per colpa delle “cicale” italiane, ma sotto la pressione della grande finanza anglossassone: che ha convinto la Banca d’Italia (Ciampi) a divorziare dal Tesoro (Andreatta), cessando di essere il “bancomat” del governo, cioè il fornitore a costo zero del denaro necessario alla nazione. Da quel momento, per sostenere infrastrutture e servizi per i cittadini, lo Stato ha dovuto attingere denaro dal mercato privato, a caro prezzo, mettendo in vendita titoli di Stato da ripagare (quelli sì) con gli interessi.
Risultato: il debito pubblico è praticamente raddoppiato di colpo, a vantaggio della speculazione finanziaria. Rimediare in modo naturale, cioè tornando indietro e rimettendo insieme Bankitalia e Tesoro? Operazione oggi tecnicamente impossibile, dopo l’adesione all’euro: la banca centrale italiana non è più comunque autorizzata ad emettere, per l’Italia, banconote spendibili. Di conseguenza, allo Stato – neutralizzato e paralizzato dalla finanza privata – non restano che le tasse (ora sì) per far funzionare i servizi. E non tasse qualsiasi, ma le super-tasse del rigore: quelle che strangolano le famiglie, fanno chiudere le aziende e seminano disoccupati. Un circolo mortale: se l’economia peggiora, cala di pari passo il volume dei contributi Montifiscali e quindi esplode il debito pubblico, col suo fardello cronico e ormai esponenziale di interessi passivi pluriennali.
Non è stato un incidente, ma un piano: solo così, disabilitando la funzione pubblica dello Stato sovrano – emissione di moneta per sostenere la spesa pubblica – sarebbe stato possibile privatizzare completamente la finanza e l’economia, e regalare profitti stellari ai “Masters of Universe”, i falsari di Wall Street che convocarono Mario Draghi sul Britannia per progettare la grande rapina che poi l’opinione pubblica avrebbe chiamato crisi economica, crisi finanziaria, crisi dell’Eurozona. Quando il paese cresceva, il debito pubblico era “nostro”, era decisivo per il progresso e il benessere della nazione. E’ questa la verità che conta, quella che “nessun politico è disposto ad ammettere”. Nessun politico di oggi, s’intende. Perché quelli di ieri – insieme alla loro economia e alla loro industria di Stato, così temuta dalla concorrenza tedesca e francese – sono stati spazzati via dalla cupola finanziaria non appena l’Italia, caduto il Muro di Berlino, ha cessato di avere importanza geopolitica. I politici di oggi non la ammettono, quella verità fondamentale, perché loro stessi sono stati selezionati, allevati, addomesticati e messi al potere proprio dai grandi pianificatori internazionali della rapina che continuiamo a chiamare crisi.

mercoledì 4 settembre 2013

Fassino (meglio che Taci) a cosa servi!!

Fassino con Renzi.Pd non vince da troppo

Sindaco Firenze prende voto delusi, incerti, Pdl, M5S e dei Dem



(ANSA) - TORINO, 4 SET - ''Da troppi anni inseguiamo una vittoria che non otteniamo. Matteo Renzi prende il voto dei delusi, del Pdl, del M5S, del Pd, prende il voto degli incerti e raccoglie un largo consenso''. Il sindaco di Torino e presidente nazionale dell'Anci, Piero Fassino, spiega così in una intervista a Radio Capital, il suo sostegno al sindaco di Firenze nella corsa alla segreteria del Pd.

Scossa magnitudo 3.3 a Modena e Ferrara

Scossa magnitudo 3.3 a Modena e Ferrara

Avvertita dalla popolazione, nessun danno



(ANSA) - ROMA, 4 SET - Un evento sismico è stato avvertito dalla popolazione nelle province di Modena e Ferrara, con epicentro localizzato tra i comuni di Finale Emilia, Bondeno e Sant'Agostino. Secondo i rilievi registrati dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia l'evento sismico è stato registrato alle ore 9.03 con magnitudo 3.3. Dalle verifiche effettuate da parte della Sala Situazione Italia del Dipartimento della Protezione Civile, al momento, non risultano danni a persone e o cose.

Chi Boccia Bersani per il flop delle scorse elezioni??

Bersani boccia Renzi-Franceschini, non hanno contenuti

Renzi: 'Bersani era un po' spompo...'. Tensione nel Pd su posizionamenti


Bersani e Renzi (archivio)

Sala piena per l'arrivo di Pier Luigi Bersani alla festa nazionale del Pd a Genova. L' ex segretario, circondato da giornalisti e cameraman, non ha rilasciato dichiarazioni. ''Parlo tra poco'' e si è infilato dietro il palco dopo avere abbracciato e baciato Livia Turco. L'arrivo sul paco di Pier Luigi Bersani e' stato accolto da una standing ovation. "L'operazione Franceschini-Renzi non mi convince, non ha contenuti", ha detto Bersani parlando alla Festa Democratica nazionale.  "Negli ultimi tempi - ha spiegato - ho sentito trattare la sinistra come fosse un abbellimento della destra, invece ha una sua visione. La sinistra non deve diventare una componente ma è il lievito dell'idea del Pd". Poi sul governo: "Siamo leali verso questo governo, Enrico Letta sta facendo più del possibile e non se l'è cercata lui".
''Non possiamo solo organizzare tifoserie e plebisciti senza contenuti'', ha aggiunto Bersani alla festa del Pd. ''Davanti al PD non metto Bersani e non si possono mettere nè Renzi, nè Cuperlo, nè altri''. ''Le riforme che ho fatto quando ero al governo avevano tutte una piegatura verso le giovani generazioni'', ha risposto all'intervistatore che gli faceva notare come la platea fosse in prevalenza di spettatori maturi. ''Le riforme devono essere orientate sui giovani ma spesso si urta su cose antiche. Non bastano gli slogan''. ''Fioroni ha fatto una curva sovietica sul candidato unico ma ce ne sono 4-5, e che si verifichi una maggioranza ed un minoranza o anche piu' minoranze, e' tutta salute''.
'Adesso vado a fare delle flessioni...''. Risponde cosi', esibendo un largo sorriso, Pier Luigi Bersani a chi gli chiede di commentare Renzi che l'ha definito 'spompato' dopo le primarie. E fa notare, con un po' di civetteria, forma e abbronzatura. ''Bersani durante le primarie è stato perfetto, mi ha fatto un c... così, è stato bravissimo, è andato bene, non ha sbagliato una mossa. Poi negli ultimi mesi... o era spompo, che ci sta anche...''. E' stato questo il commento di Matteo Renzi, espresso ieri sera alla Festa dell'Unità di Bologna mentre stava parlando con il segretario bolognese Raffaele Donini ed alcuni volontari durante il giro degli stand, catturato da un video del sito bolognese di Repubblica, mentre stava parlando di Bersani e delle elezioni dello scorso febbraio. ''Io l'ho visto a Palermo - ha detto Renzi, riferendosi ad una delle ultime uscite della campagna elettorale di febbraio - ed era distrutto, poi c'era Berlusconi che era tornato a fare Berlusconi...''.
'Non intendo smettere né di fare il sindaco, né di 'sparare' sulle questioni di politica nazionale', ha detto Renzi intervenendo a un incontro coi dirigenti del Comune per fare il punto sui lavori in corso in città. ''Il sindaco di Firenze ha il dovere di parlare di temi nazionali - ha detto - perché Firenze non è una città come le altre. Fra 6 anni spero che Firenze abbia un sindaco di centrosinistra, e dovrà avere un ruolo nella politica nazionale''.

Gdf sventa saccheggio sito archeologico

Gdf sventa saccheggio sito archeologico

A Lanuvio alle porte di Roma, sequestrati migliaia di reperti



(ANSA) - ROMA, 4 SET - La GdF di Roma ha sventato il saccheggio, da parte dei cosiddetti 'tombaroli', di un sito archeologico sconosciuto alla Soprintendenza dei beni archeologici del Lazio sito nella zona di Lanuvio, ai Castelli Romani.Nell'area portata alla luce, collegata al vicino tempio di età romana dedicato al culto di Giunone Sospita (la salvatrice),sono stati rinvenuti i resti di alcuni edifici, monete,5 elementi architettonici in marmo e oltre 24.000 frammenti di età romana tardo-repubblicana ed imperiale.

PDL grandi strateghi,PD D'Alema dipendenti,infinocchiati sempre dal Berlusca

Schifani, se voto Giunta su Cav politico stop governo


Renato Schifani

"Il Presidente del Senato ha il potere di rinnovare i componenti della Giunta per le elezioni solo in determinati casi, disciplinati dall'Art. 19 del regolamento del Senato, tra i quali certamente non rientra l'espressione di opinioni sulle questioni sottoposte alla valutazione della Giunta e che, nel caso specifico, sono emerse da esponenti di tutte le forze politiche". Lo dichiara il Presidente del Senato in merito alla richiesta del capogruppo Schifani di valutare la sostituzione dei componenti della Giunta. 
"E' di tutta evidenza che la violazione degli elementari principi di riservatezza da parte di alcuni membri della Giunta - che hanno dichiarato come voteranno - richiede la valutazione del Presidente Grasso sulla esigenza di procedere alla loro sostituzione". Lo chiede il capogruppo del Pdl al Senato Renato Schifani.
"Nel caso in cui la Giunta per le elezioni del Senato dovesse deliberare di dover procedere alla 'contestazione' della decadenza dalla carica parlamentare di Silvio Berlusconi - ricorda Schifani - dovrà riunirsi in Camera di Consiglio per pronunciarsi. E' di tutta evidenza - aggiunge - che la violazione degli elementari principi di riservatezza da parte di alcuni membri della Giunta - i quali hanno a mezzo stampa dichiarato come voteranno, prima degli adempimenti previsti - richiede la valutazione del Presidente Grasso sulla esigenza di procedere alla loro sostituzione, considerata la funzione giurisdizionale che la Giunta medesima assolve. Funzione che impone il rigoroso dovere di non poter anticipare in alcuna sede o contesto quali saranno le decisioni finali dei singoli componenti", conclude Schifani.
"Se il voto dovesse essere politico e quindi rispecchiare le distinzioni delle forze in campo la convivenza sarebbe impossibile". Così, ai microfoni del Tg3, il capogruppo del Pdl al Senato Renato Schifani sulle conseguenze di un eventuale sì della Giunta delle elezioni del Senato alla decadenza di Silvio Berlusconi.
''Ho sentito Berlusconi e mi pare molto preoccupato'', ha  detto Roberto Maroni aggiungendo ''mi auguro che tolga il sostegno al Governo, sostenuto da una maggioranza dove c'e' un partito, il Pd, che lo sta trattando come all'epoca fu trattato Craxi''.
Arrivando a un convegno sulla religione nella valle del Nilo, organizzato dalla Fondazione Paolo VI alla villa Cagnola di Gazzada, il segretario della Lega ha detto di augurarsi che la prossima primavera ci siano anche ''le elezioni politiche anticipate'', oltre alle europee e alle amministrative. In questo contesto Maroni ha collocato il suggerimento a Berlusconi sulle prossime scelte del Pdl.
''L'ho sentito Berlusconi - ha spiegato ai giornalisti - mi pare molto preoccupato e penso che debba prendere una decisione: mi auguro che la decisione sia di togliere il sostegno al governo Letta, perché è un governo che non sta facendo bene''. ''Anzi - ha concluso Maroni - è sostenuto da una maggioranza, dove c'è un partito, il Pd, che lo sta trattando come all'epoca fu trattato Craxi: però è una decisione che spetta a Berlusconi, naturalmente''.