lunedì 12 maggio 2014

Barnard: Ttip, ricatto finale. Ora siamo davvero finiti

Barnard: Ttip, ricatto finale. Ora siamo davvero finiti


Se fino a ieri una multinazionale americana poteva chiedere a Washington di denunciare un singolo governo europeo per i “mancati profitti” provocati da una legge che tutela il lavoro, l’ambiente, la salute o la sicurezza alimentare, con l’entrata in vigore del Ttip siamo alla fase-2 della globalizzazione, quella terminale: saranno le mega-aziende a denunciare direttamente i nostri governi, e lo faranno presso tribunali speciali, off shore, gestiti da avvocati d’affari che ai governi potranno infliggere sanzioni così salate da scoraggiare in partenza qualsiasi forma di resistenza a tutela di cittadini, aziende e lavoratori. “Merito” dell’oligarchia che si è messa in moto, «la solita lobby d’élite finanziaria e grande industriale», cioè «i mastini del Vero Potere», quelli che «non si fermano mai». Proprio lei, la super-lobby, secondo Paolo Barnard «ha fatto quello che doveva fare: vincere». Si chiama S2B, acronimo dell’inglese “Seattle to Bruxelles Network”. «Ci trovate: J.P. Morgan, Chevron, Bnp Paribas, Microsoft, Uniliver, Philip Morris, Glaxo, Ford, Shell, Monsanto, Goldman Sachs… devo continuare?».
Barnard, il primo in Italia a segnalare in televisione gli abusi della mondializzazione selvaggia con servizi come “I globalizzatori” trasmessi Karel de Gught, commissario Ueda “Report”, oggi parla di «un orribile risveglio, che suona così: noi non molliamo mai, noi siamo infermabili, non sentiamo fatica, coscienza, rimorso, pietà, e alla fine vinciamo sempre. Firmato: il Vero Potere». La «nuova offensiva» chiamata Transatlantic Trade and Investment Partnership o Trattato Transaltantico «è micidiale, potenzialmente devastante come mai prima per l’esistenza stessa di democrazia e interesse pubblico». Nel 1999, all’epoca delle primissime denunce sui pericoli della globalizzazione, «intesa proprio come sistema di accordi segreti e potentissimi creato da una élite di capitalisti per ricacciare indietro decenni di progressi democratici a favore del pubblico, nelle aree dei commerci, della finanza e dei servizi», il “mostro” si muoveva, mastodontico, nella stanze di Ginevra del Wto.
In pratica, il Trattato di Marrakech del Wto «stabiliva regole di potere superiore alle leggi degli Stati aderenti che, ad esempio, avrebbero potuto limitare qualsiasi intervento della politica in campo economico e finanziario se esso avesse rappresentato una barriera al Libero Commercio, al Libero Profitto, ai diritti delle Corporations». Ad esempio: «Se una multinazionale americana riteneva che le leggi italiane le impedissero di vendere in Italia un suo prodotto contenente una plastica per noi tossica, poteva chiedere al governo Usa di denunciare Roma al tribunale del Wto, per ottenere l’abolizione della legge italiana», ritenuta “una barriera” al libero sviluppo del loro business. Stessa storia in caso di gare d’appalto per un servizio pubblico: «Qualsiasi mega-corporation mondiale dei servizi poteva Campagna contro la globalizzazione Usa-Uereclamare lo stesso diritto a partecipare di un’azienda locale, quando magari il Comune avrebbe preferito dar lavoro e reddito a italiani locali».
Col Trattato di Marrakech, sovranazionale e quindi sovrastante le leggi dei singoli Stati, «l’ignorante politicadel mondo occidentale aveva firmato e ratificato regole micidiali tutte a favore delle mega-corporations e tutte a sfavore di qualsiasi intervento politico nazionale o anche locale per proteggere i lavoratori, le famiglie, le aziende nazionali, le cooperative, i Comuni», ricorda Barnard. «L’Italia ratificò Marrakech con un solo politico – uno solo! – che l’avesse letto, fra Camera e Senato». Segretamente, cioè «sotto il naso disattento di milioni di cittadini», questo sistema «ha fatto danni immensi alle economie nazionali ma soprattutto ai distretti piccolo-medi industriali italiani che ci fecero ricchi dopo la II guerra mondiale, con valanghe di fallimenti e licenziati a cascata», dice Barnard. «Danni anche ai diritti dei cittadini alla tutela della salute, per non parlare dell’orrore inflitto al Terzo Mondo». C’era però ancora una clausola: la multinazione di turno avrebbe dovuto chiedere al governo Usa di fare causa al governo italiano presso il tribunale del Wto, non poteva agire direttamente. Ora, l’ostacolo è stato superato. Le multinazionali avranno pieni poteri: il loro imperio sovrasterà la sovranità democratica degli Stati.
Obiettivo dichiarato: “armonizzare” le regole del commercio e della finanza fra Usa e Ue, liberalizzando gli scambi ed eliminando le barriere all’interno dell’area di libero scambio Usa-Ue, dove avviene «almeno un terzo degli scambi globali». Dalle stime della stessa Commissione Europea, aggiunge Barnard, si deduce che alle promesse del Ttip non crede neppure Bruxelles: secondo il commissario europeo al commercio, Karel de Gught, l’impatto dell’accordo sul Pil europeo è di appena lo 0,01%. Già il “meno peggio” del Ttip, per Barnard, è «una tragica porcheria», in tre atti. Primo: «In Europa verranno imposte le miserrime regole di protezione dell’ambiente e dei consumatori degli Usa, e in America verrà imposta la miserrima regolamentazione della finanza che abbiamo noi europei. Quindi una gara al ribasso ovunque». Secondo: Il Ttip propone la totale liberalizzazione del Paolo Barnardsettore dei servizi pubblici – sanità, asili e scuole, assistenza anziani, trasporti, acqua potabile. Terzo: fine di quel che resta dei diritti sindacali europei.
Risultato: «I lavoratori italiani, che già oggi con la bastardata dell’euro devono vedersela con una deflazione dei redditi da incubo, domani saranno anche in gara a tagliarsi i diritti del lavoro per competere con i lavoratori Usa, dove licenziare è più facile che fare un peto. Tutto questo – sottolinea Barnard – per il solito infame motivo che dipendiamo tutti dagli “investitori” per avere economia, e gli “investitori” investono quasi sempre dove i diritti sono minori». Tutto questo ci prepara (si fa per dire) al “peggio” del Ttip, ovvero: le mega-aziende denunciano direttamente gli Stati, e lo fanno presso tribuinali speciali, fuori dalla giurisdizione nazionale. «Significa che abbiamo centinaia di multinazionali che possono aggredire con cause costosissime il nostro paese (gli studi legali per questo tipo di affari prendono parcelle da 3.000 euro al giorno per ciascun avvocato e sono in media una quindicina, per tempi biblici, e moltiplicateli per una pioggia di cause infinita) senza limiti di sorta, imponendoci spese di Stato Ttiprovinose, e di fronte alle quali un governo finisce quasi sempre per cedere e cambiare la legislazione d’interesse pubblico».
Il ricatto è micidiale, insiste Barnard, perché «con il dogma economico neoclassico (vedi Eurozona) non è più lo Stato che può intervenire con la sua spesa a dar lavoro, reddito e protezione a cittadini e aziende: oggi quel “pane” a tutti ce lo danno i “mercati”, cioè quelle corporations di beni efinanza». Per cui, ecco la minaccia: «Se perdono le cause ritireranno gli investimenti (il pane) dalle nostre tavole nazionali e noi siamo fottuti». Per Barnard, «già a questo stadio un governo finisce per cedere, ma c’è di peggio». E cioè: nei futuri tribunali internazionali, per gli Stati europei sarà praticamente impossibile difendersi. «In tutti gli aspetti del vivere – governati, o anche solo lambiti dai commerci di beni e servizi – il Ttip può divenire letale per famiglie, cittadini, piccole medie aziende, democrazia e Stato stesso. Ancora un’altra mazzata catastrofica all’idea di Mondo Migliore che tanti di noi sognavano o sognano per i propri bambini. Noi che sappiamo queste cose, noi che capiamo cosa fa e come si comporta il Vero Potere, noi che Renzi, itagli Irpef, le europee, Grillo, Confindustria e i sindacati sappiamo essere fuffa, zero, nulla in grado di proteggerci da nulla. Good luck».

Figlio mio in carcere, la barbarie contro chi osa dire no

Figlio mio in carcere, la barbarie contro chi osa dire no


Carissimo figlio, perdonami se rendo pubblica questa lettera, ma ciò che ci accade non appartiene solo a noi. Tra pochi giorni sono cinque mesi che sei chiuso in carcere. Tanta vita rubata. Sono 150 lunghi giorni, e 150 lunghe notti di angoscia. Ti chiedo sempre di tenere duro, ma sono io che non ho più la forza. L’amarezza a tratti mi sommerge, lo sdegno mi ferma il respiro. Mi sveglio di soprassalto ogni notte, e nel silenzio mi sembra di poterti raggiungere, nell’isolamento atroce in cui ti costringono. L’idea di vivere in un paese che permette che questo accada mi ripugna. Sono oscene, queste maschere del potere, interessate solo alle loro poltrone e ai loro portafogli. La corruzione in Italia è spaventosa, la politica ha perso qualsiasi ideale di giustizia e di uguaglianza, e per voi giovani non c’è nulla: il vostro futuro è stato depredato da chi oggi vi giudica. Né lavoro, né aria che si possa respirare, né terra pulita. E né libertà: dovete tacere, dovete subire, altrimenti essere incarcerati.
Carissimo Mattia, perché ti abbiamo insegnato il dovere di dissentire, di ribellarti davanti alle ingiustizie? Perché ti abbiamo trasmesso l’amore per No Tav, colpevoli di resisterel’umanità e per la terra? Non era meglio lasciarti crescere cullato dall’edificante cultura offerta dal nostro paese negli ultimi vent’anni? Sono certa che risponderai di no, che preferisci mille volte essere chi sei – e dove sei – piuttosto che adeguarti a questo spettacolo raccapricciante, offerto da chi esercita l’abuso di potere applaudendo gli assassini di Altrovaldi, rispondendo con i manganelli e la prigione ai movimenti popolari che nascono dalle necessità reali della gente, ignorate da chi dovrebbe cercare e trovare delle risposte.
Carissimo figlio, sabato 10 saremo – siamo – tutti qui alla manifestazione contro la barbarie dell’accusa di terrorismo, contro la devastazione della val di Susa, per la libertà di dissenso, per il diritto degli italiani a un’esistenza La madre di Mattia Zanottidignitosa. Ci siamo tutti, e siamo tanti. Manifestiamo tutto l’amore che proviamo per te, ma anche per Claudio, Chiara, Nicolò e tutti gli indagati del movimento No-Tav. E la promessa è di non smettere mai di lottare fino a quando non vi riporteremo a casa. Un abbraccio. Mamma.
(Testo della lettera che la madre di Mattia Zanotti ha indirizzato al figlio in carcere e letto pubblicamente di fronte alle migliaia di militanti No-Tav accorsi a Torino il 10 maggio 2014 per protestare contro l’arresto di Mattia, detenuto in un carcere di massima sicurezza dal 9 dicembre 2013. Mattia è stato arrestato insieme a Claudio Alberto, Chiara Zenobi e Niccolò Blasi: contro i quattro giovani è stata formulata l’accusa di attentato con finalità terroristiche per aver partecipato, il 13 maggio 2013, a un assalto notturno al cantiere Tav di Chiomonte, con lancio di molotov e petardi. Nel blitz, conclusosi senza neppure un ferito, andò a fuoco un piccolo macchinario di cantiere, un compressore).

Ucraina gli USA vogliono una tensione permanente

In Ucraina gli USA vogliono una tensione permanente
La situazione rischia di andare fuori controllo

di Osvaldo Pesce

La situazione ucraina è pericolosa e in continuo sviluppo, è un conflitto che
provoca qualche morto e feriti in varie località ma resta in un equilibrio precario che potrebbe durare a lungo o saltare improvvisamente. I governanti USA, che sono stati dietro al colpo di stato contro Janukovic strumentalizzando le proteste di  piazza, vogliono mantenere nel paese una tensione permanente.
L’attacco è diretto ovviamente contro la Russia, contro i suoi interessi militari (la base di Sebastopoli) ed economici (i gasdotti verso l’Europa); la crisi ucraina è scoppiata durante le olimpiadi di Sochi, rovinando un po’ la vetrina della Russia di Putin. In realtà, meno ovviamente, questo attacco è diretto anche contro l’Europa, ma non tutta; è in particolare contro la Germania. L’Europa dei 28 esiste sulla carta geografica ma non ha consistenza reale, ha una politica estera comune talmente flebile da essere inudibile e nessuna politica militare comune se non sotto controllo USA entro la NATO; anche l’area euro dei 18 ha molte disparità economiche e scarsa omogeneità politica. Chi traina in Europa è la Germania.
Forte della sua potenza economica, che ha eroso i mercati degli altri paesi industriali dell’area (Italia soprattutto), la Germania rinsalda l’integrazione con i paesi renani e baltici, erige una sorta di confine col sud Europa considerandolo solo terra di scorrerie finanziarie succhia-risorse (Grecia) e punta a est. Questa politica indebolisce ancor più l’Europa e accresce le disparità politiche ed economiche al suo interno, ma implica un certo grado di
autonomia politica dagli USA; ora gli avvenimenti ucraini sconvolgono tutta questa situazione.
Con il crollo del muro di Berlino e il collasso dell’URSS la Russia ha dovuto ritirarsi: si è avuta la riunificazione tedesca e l’inclusione graduale dell’ area ex patto di Varsavia ed ex Comecon nella NATO e nell’UE, e gli USA che tenevano in Europa 200 mila militari li hanno potuti ridurre a 40 mila. Se l’ Ucraina entra anch’essa nella NATO e nella UE, la Russia avrà grosse difficoltà a gestire la base navale che condivide con l’Ucraina, Sebastopoli, l’unica sul Mar Nero – quindi verso il Mediterraneo, Suez e Gibilterra – e  sempre liber dai ghiacci, diversamente dalle basi sul Baltico (tranne Baltiisk, nella regione di Kaliningrad circondata da territori UE) e sul Pacifico. L’unica base navale nella disponibilità della Russia nel Mediterraneo, Tartus, è a rischio in Siria causa la guerra civile (dove pure l’ingerenza USA è palese).
L’assetto europeo delineato a Jalta, che in sostanza perdurava fino al 1989- 91, è ormai superato, ma quando un accordo cessa i pericoli di reazione e guerra aumentano. La guerra era già tornata in Europa con la dissoluzione violenta della Jugoslavia. I governanti dell’UE accettano ormai tranquillamente il rafforzamento delle destre, nazionalista in Polonia, fasciste  in Ungheria e Grecia, e ora il colpo di stato ucraino con milizie fasciste in piazza, come documentano varie fonti d’informazione alternative tra cui la web-tv Pandora.
Mosca ha bisogno di buone relazioni con  Kiev non solo per Sebastopoli, ma anche perché per l’Ucraina passa il gas russo verso il suo più importante compratore, l’Europa, che dipende da esso per buona parte del proprio consumo energetico (v. la nostra scheda “l’Europa e il problema del gas”). Oggi l’Europa non può permettersi di fare a meno del gas russo, se non per periodi molto limitati: benché i consumi della Ue-28 siano calati nel 2013 per il terzo anno consecutivo (-1,4% a 492 miliardi di metri cubi), Mosca è rimasta il primo fornitore straniero e soddisfa tuttora il 27% del fabbisogno, contro il 23%
della Norvegia, l’8% dell’Algeria e il 4% del Qatar, il cui gas naturale liquefatto (Gnl) prende sempre più spesso la via dei mercati asiatici, più redditizi: il Giappone paga il 40% in più (art. di Sissi Bellomo – Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/pdpL8). Estonia, Finlandia, Slovacchia, Rep. Ceca importano tutto il gas dalla Russia, Polonia e Austria dipendono dalla Russia per quasi l’80% delle importazioni, la Grecia per il 60%, Slovenia e Ungheria per più del 40%, la Germania per quasi il 40%, l’Italia stessa per il 30% circa
che utilizza per il 15% circa della produzione di riscaldamento ed elettricità (fonte Linkiesta da International Energy Agency).
Per Van Rompuy (presidente del Consiglio europeo) di fronte alla crisi ucraina si è “inviato un chiaro segnale che l’Europa sta intensificando una marcia per ridurre la dipendenza energetica, in particolare dalla Russia”; ulteriori misure dovranno essere prese “per sostenere lo sviluppo del Corridoio Sud”, compresi “ulteriori percorsi di deviazione attraverso l’Europa dell’Est”, e si dovranno esaminare “modi per agevolare le esportazioni di gas naturale dal Nord America”, cosa che potrà essere fatta anche attraverso i “TTIP [negoziati sul libero scambio, vedi nostro articolo del 3 marzo] con gli Stati Uniti”.
Il Corridoio Sud connette i giacimenti di gas dell’Azerbaigian – e potenzialmente del Medio Oriente (Iraq) – all’Europa e dal Mar Caspio dovrebbe sfociare in Italia con la TAP (Trans Adriatic Pipeline); la sua espansione è all’ordine del giorno al summit UE di giugno, ma il gas azero copre meno del 2% del fabbisogno UE e arriverà solo nel 2019. Il gasdotto North Stream, costruito dai russi, dal 2011 consente di inviare gas in Germania aggirando l’Ucraina (art. cit. di Sissi Bellomo), e ciò spiega la prudenza tedesca sulla crisi ucraina. Il gas statunitense sarebbe disponibile dal 2015-6, ma in quantità tale da non farlo rincarare in patria: Washington ha rilasciato finora solo sei permessi, l’UE vorrebbe importare senza permessi. Altri fornitori sarebbero Cipro e Israele (e l’Australia).
Gli USA si presentano quindi a contrastare direttamente la Russia in Europa – via Ucraina – sia sul piano militare che economico. La Cina è preoccupata per tutta la situazione europea, in particolare per la crisi ucraina, sia dal punto di vista politico che economico, visto che sta intensificando i suoi investimenti in quest’area (in Italia per es. nell’ENEL,
in Ucraina in terreni); d’altra parte la battuta d’arresto nelle relazioni Germania – Russia apre nuove possibilità di mercato tra Russia e Cina su tecnologie, materie prime, prodotti di consumo di massa.
Quanto all’ONU, ha una posizione ambigua, Ban Ki-mun deplora il referendum in Crimea, e tace sul colpo di stato e sulle leggi dell’attuale governo ucraino contro la minoranza russa: proibizione della lingua russa, “operazione antiterrorismo” contro edifici pubblici occupati per difendere i propri diritti contro un governo ostile e per garantire le relazioni economiche con la Russia, in particolare la funzionalità del gasdotto che passa per Odessa (mentre gli USA sanzionano la società del gas in Crimea, Chernomorneftegaz).
La NATO si mobilita. Il segretario generale Anders Fogh Rasmussen dopo il Consiglio transatlantico (16 aprile), ha spiegato che saranno rafforzati i “dispiegamenti via terra, aria e mare” ed è quindi stato deciso di schierare “immediatamente” aerei nei cieli orientali, navi nel mar Baltico e nell’Est Mediterraneo, e uomini e mezzi sul terreno; da un mese aerei radar pattugliano i confini orientali dell’UE. Eurofighter britannici, F-16 danesi e
probabilmente anche Rafale e Mirage 2000 francesi saranno schierati nei tre paesi baltici (Estonia, Lettonia, Lituania, privi di aviazione) e in Polonia, affiancando gli F-15 ed F-16 già inviati dall’Usaf americana. Hollande è quello che si è mosso subito, è l’uomo della guerra non solo nel bacino mediterraneo e in Africa (Libia, Siria, Mali, Rep. Centrafricana) ma in Europa; la Francia ha sospeso le attività di cooperazione militare con la Russia.
La Merkel è stata costretta ad allinearsi con gli USA. C’è però un suo sforzo di mediazione, motivato dai commerci e dagli accordi economici con la Russia: nella telefonata con Putin del 15 aprile pare che lei abbia chiesto il ritiro delle truppe russe schierate al confine con l’Ucraina e che lui abbia ribadito che l’ uso della forza da parte del governo ucraino contro la minoranza russa è incostituzionale. 
L’incontro a quattro -USA, Russia, Ucraina, UE- del 17 aprile ha deciso la cessazione della violenza e il disarmo di tutte le formazioni illegittime, la liberazione degli edifici occupati, una riforma costituzionale e la considerazione degli interessi dell’Est dell’Ucraina, l’amnistia per i manifestanti, il rispetto dei diritti della popolazione russofona; il processo sarà controllato da osservatori dell’OSCE.
Si tratta di vedere cosa avverrà davvero sul terreno (l’Ucraina è tra i maggiori produttori di armi al mondo, i kalashnikov in circolazione sono 4 milioni). Obama ha dichiarato il suo scetticismo, intanto il boicottaggio della Russia da lui chiesto fin dall’inizio ha avuto seguito limitato (l’UE attua “sanzioni mirate” contro 33 alti responsabili russi e ucraini: restrizione dei visti, congelamento dei beni).
Putin propone per Crimea e Ucraina sud orientale un assetto federativo, il governo post colpo di stato sembra ora disposto a indire un referendum tra quelle popolazioni per garantire un’ampia autonomia, il partito di Janukovic chiede la fine dell’ “operazione antiterrorismo” governativa e dell’occupazione di sedi politiche locali da parte della popolazione russa. Il governo di Kiev però ha già ripreso le operazioni, e il ministro degli esteri russo Lavrov ha reagito duramente: se non si rispettano gli accordi e gli interessi russi saranno attaccati, Mosca risponderà come in Georgia nel 2008 (guerra di 5 giorni per l’Ossezia del sud, territorio contestato vigilato da truppe georgiane, russe e dell’Ossezia del nord: a un attacco  georgiano nella notte del 7-8 agosto, le truppe russe reagirono immediatamente e con forza). I soldati ucraini all’interno delle basi, come quelli inviati dal governo, cercano di evitare scontri o solidarizzano con i dimostranti: il popolo –
ucraini, russi, cosacchi, tatari di Crimea – non vuole scivolare nella tragedia di una guerra civile. Il pericolo permane grave, ma una soluzione razionale e pacifica è ancora possibile, è nell’interesse non solo delle popolazioni coinvolte ma di tutti i popoli europei: dobbiamo sostenerla con tutte le nostre forze. Il governo di Washington semina il caos per mantenere il predominio mondiale, in Ucraina come altrove; l’unico possibile futuro dell’Europa è in una politica che conquisti l’ indipendenza politica, economica e militare dagli USA, rafforzi le proprie risorse interne e si ponga in rapporti di collaborazione e sviluppo con gli altri paesi in un mondo che si muove in direzione multipolare.

mercoledì 30 aprile 2014

Il sondaggio segreto del Pd: alle europee vincerà Grillo

Il sondaggio segreto del Pd: alle europee vincerà Grillo


I sondaggi sulle elezioni europee 2014 che vediamo ogni giorno fioccare in ogni dove raccontano una storia che è sempre molto simile: Pd ben oltre il 30%, “Movimento 5 Stelle” attorno al 20-22% e Forza Italia ancora più staccata. Numeri che mandano su tutte le furie i militanti M5S, che ricordano bene come il loro partito sia stato pesantemente sottostimato in occasione delle politiche dello scorso anno (quando solo all’ultimo si capì come sarebbero andate le cose). La storia si sta ripetendo? Secondo alcune indiscrezioni che circolano, sembrerebbe proprio di sì. In verità, la fonte è abbastanza affidabile, trattasi di Pasquale Laurito, autore del foglio “Velina Rossa” e da tempo insider dellasinistra che ne racconta i segreti. Il problema è che il suo scoop si trova solo rilanciato da Bechis su “Libero”, mentre nei vari canali gestiti direttamente da Laurito non se ne riesce a trovare traccia. La cosa, quindi, è da prendere con le dovute pinze. Ma qual è questo scoop?
Secondo le rilevazioni interne del Pd con la distribuzione degli indecisi il “Movimento 5 Stelle” sarebbe il primo partito alle europee. E Matteo Renzi Grilloavrebbe la strada ancora in salita, mentre SilvioBerlusconi supererebbe quota 20% e il quorum sarebbe ottenuto da Lega Nord, lista Tsipras e Ncd. Il “Movimento 5 Stelle” primo partito alle europee. Questa è la notizia bomba che potrebbe ribaltare le sorti della politica italiana (almeno è quello che spera Beppe Grillo, che ha già detto che in caso di vittoria chiederà il governo a Napolitano). Il tutto verrebbe quindi da un sondaggio riservato, di quelli che i partiti conducono per conto loro senza darne notizia alla pubblica opinione e che secondo molti sono gli unici a non essere in alcun modo manipolati (visto che il sospetto che con i sondaggi si faccia campagna elettorale non è certo cosa nuova).
Il sondaggio riservato in questione è invece trapelato, con tutti i suoi numeri: contrariamente a quanto indicato dai sondaggi ufficiali, il Pd infatti sarebbe ben al di sotto del 30% dei consensi. Oscillerebbe al momento fra il 26 e il 27%, mentre il “Movimento 5 Stelle” avrebbe superato in queste settimane il 27%. Si profilerebbe insomma un inatteso testa a testa Grillo-Renzi alle europee. Sempre secondo la stessa rilevazione, Forza Italia sarebbe di poco sopra il 20%, mentre il quorum alle europee sarebbe superato di sicuro da Ncd (intorno al 6-7%), dalla Lega Nord (sopra il 5%) e dalla lista Tsipras (5-6%) che avrebbe eroso soprattutto nel Sud molti voti del Pd. Al di là della notizia principale, che riguarda M5S e Pd, buone nuove arrivano quindi anche per tutti gli altri partiti: Forza Italia supera il 20%, Lega Nord, Nuovo Centrodestra e Lista Tsipras superano la soglia di sbarramento. Se davvero le cose andranno in questo modo, c’è da aspettarsi un terremoto. E molto probabilmente elezioni nel 2015

Lo stato non fa nulla alle Banche?? questa è usura indotta.Deve statalizzarle Tutte

L’oro alla patria: costretti a cedere i gioielli di famiglia


Grazie ad una miracolosa operazione di trasparenza sul giro d’affari dei “Compro Oro”, è stato svelato al Senato che gli italiani, nel biennio 2011-2012, hanno svenduto ai tanti negozietti appositi circa 300 tonnellate di oro e preziosi, per un totale di 14 miliardi di euro. Cifra enorme, equivalente alla finanziaria del 2013: «Le famiglie italiane si sono fatte una finanziaria da sole», commenta Debora Billi. «Io lo trovo assolutamente vergognoso. Trovo indegno di un paese civile (nota frase abusata dai politici in campagna elettorale) che i cittadini siano ridotti a vendersi l’oro in quantitativi industriali per riuscire a tirare avanti. E’ una cosa da vomito. In un certo senso, hanno dato l’oro alla patria. Hanno tirato la fine del mese da soli, mentre il loro paese era occupato a dirottare i soldi delle tasse verso gli interessi sul debito anziché provvedere a chi si trovava in difficoltà come sarebbe compito di una comunità. Chissà, forse “ce lo chiede l’Europa”».
«Mentre i piazzisti commerciali dell’Unione Europea provano a convincerci raccontando che in 70 anni non si sono fatte guerre», continua la Billi, Compro Oronoi «guardiamo agli italiani che si sono spogliati anche delle fedi nuziali, ai greci che muoiono senza medicine e senza cibo nelle mense scolastiche, agli ucraini governati dai nazisti, alla Germania che chiede forza lavoro a basso costo, e ci sembra che tutto somigli tanto, ma tanto tanto, al 1943». L’anno peggiore è stato il 2012, conferma “Il Fatto Quotidiano”: la scritta “compro oro” campeggiava ovunque e milioni di italiani vendevano i propri preziosi per arrivare a fine mese. I dati sono largamente sconosciuti. Ascoltato dalla commissione industria del Senato, il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, ha svelato i numeri di un fenomeno di massa: nel 2012 gli italiani hanno venduto 200 tonnellate d’oro per un valore di 8 miliardi di euro. Due anni fa, stimano le Camere di commercio, 17 milioni di persone sono entrate in una delle oltre 22.000 agenzie, sorte come funghi Ferruccio Dardanelloin tutti i quartieri delle città, per vendersi l’oro di famiglia.
Secondo le associazioni del settore, allargando lo sguardo al 2011, la cifra sale a 300 tonnellate e il giro d’affari a 14 miliardi di euro. Collane, orecchini, anelli, oltre 20 milioni di “pezzi” finiti in un mercato fuori da qualsiasi controllo. «Per dare l’idea – scrive Carlo Di Foggia sul “Fatto” – in tutta Italia sono solo 554 gli operatori autorizzati da Bankitalia. Tutti gli altri si muovono nel solco di un vuoto normativo, spesso paravento per affari milionari gestiti dalla criminalità: riciclaggio e reinvestimento di proventi illeciti, ricettazione, frode ed evasione fiscale, tutto documentato dalle inchieste delle fiamme gialle». Ma anche chi non opera in “nero” fa affari d’oro, perché i margini di guadagno sono altissimi. «Il meccanismo è semplice: si acquista a prezzi molto più bassi di quelli che poi vengono applicati alle fonderie, che comprano solo da operatori in grosse quantità. Senza regole e senza bisogno di autorizzazioni, secondo la Guardia di finanza, tra il 2011 e il 2013 il numero dei “compro oro” è aumentato di cinque volte». La domanda imponente ha trainato l’offerta finché il mercato ha retto, poi il filone si è esaurito. La quotazione dell’oro è crollata e chi aveva da vendere ha venduto tutto

martedì 29 aprile 2014

Guardia di Finanza:Raccontateci come il fisco vi impone il pizzo legale(Libero)

Raccontateci come il fisco vi impone il pizzo legale

Raccontateci come il fisco vi impone il pizzo legale
Ovviamente la Guardia di Finanza non ha gradito. L’intervista con cui un uomo delle Fiamme Gialle ha raccontato i soprusi compiuti nella lotta all’evasione ha fatto scattare dentro il corpo una specie di caccia all’uomo. Gli alti papaveri del comando generale vogliono sapere chi sia la gola profonda che ha «cantato», divulgando i sistemi con cui vengono compiuti gli accertamenti fiscali. In particolare ha dato fastidio che l’informatore abbia svelato come sempre più spesso non si punti a stanare chi non paga le tasse, ma ci si preoccupi esclusivamente di fare «gettito». Così nel mirino finiscono in gran quantità le persone oneste, che le imposte le hanno sempre versate, ma che hanno il torto di essere facile preda proprio a causa della loro correttezza. Come ha spiegato l’anonimo finanziere, prendere i grandi evasori, coloro i quali si nascondono nei paradisi fiscali o dietro società di comodo, cambiando spesso partita Iva, è difficile. Molto più semplice invece presentarsi alla porta di un’azienda in regola con il fisco, contestando errori formali, piccole infrazioni sempre possibili a causa della complessa legislazione fiscale in vigore.
«Quando bussiamo alla porta di un imprenditore sappiamo già che non ha scampo e dovrà rassegnarsi a pagare», ci ha rivelato il nostro interlocutore dentro le Fiamme Gialle. Infatti, piuttosto che intraprendere una battaglia lunga, denunciando gli accertamenti, in molti preferiscono la via breve, ovvero rassegnarsi a versare un terzo della multa ed evitare di ingaggiare un contenzioso fiscale costoso e dagli esiti incerti.
«In questo modo si consente agli ufficiali di annunciare successi nella lotta all’evasione e i governi festeggiano», sostiene la nostra gola profonda, che nell’intervista ha aggiunto qualcosa di più. Grazie a questo sistema si costruiscono le carriere dei comandanti e si ottengono i premi per gli obiettivi raggiunti. E questa è la rivelazione che ha più infastidito gli alti papaveri, che ovviamente non hanno alcuna voglia di ammettere che molti accertamenti non portano a scovare gli evasori, ma soltanto a gonfiare le statistiche e il volume delle infrazioni.
Tuttavia, a fronte della reazione stizzita di una parte delle Fiamme Gialle (è ovvio che la maggior numero di aderenti al corpo cerchi di fare al meglio il proprio mestiere, evitando i soprusi nei confronti del contribuente) c’è anche la soddisfazione di molti imprenditori che finalmente vedono rappresentati i propri problemi con il Fisco. Fin dalla mattina in redazione sono giunte numerose lettere di vittime della Guardia di Finanza. Gente onesta. Industriali, artigiani e professionisti e commercialisti che si sono visti contestare evasioni mai commesse, ma che, pur avendo sempre versato il dovuto, non hanno potuto sottrarsi alla multa. «Avete scoperto l’acqua calda», ci rimprovera qualcuno. Forse. O forse semplicemente sono così sotto gli occhi di tutti gli eccessi di un sistema che rischia di taglieggiare le persone per bene, che sembra quasi ovvio ci si rassegni alla situazione, senza parlarne e senza denunciare l’anomalia. Al contrario, noi pensiamo che sia giusto parlarne, anzi che sia opportuno dare voce a chi si ritiene ingiustamente vessato. Il rapporto tra cittadino e Fisco è già complesso causa dell’elevata pressione fiscale, in quando i governi che si sono succeduti in quasi settant’anni di Repubblica hanno sempre pensato di far quadrare i conti aumentando le tasse. Non c’è dunque bisogno di aggiungere qualcosa che somiglia molto a un’estorsione, anzi a una specie di tangente legalizzata. È per questo che apriamo le pagine di Libero a chi vorrà segnalarci la sua storia, raccontando i soprusi di cui si sente vittima. Forse, denunciare l’aggressione di uno Stato che manda i suoi uomini a fare i gabellieri così come facevano nel passato i castellani del Medioevo contribuirà a farci sentire un po’ meno sudditi. In Gran Bretagna quando il Fisco bussa alla porta di un contribuente chiede permesso e fissa un appuntamento scusandosi. Sarà bene che cominci a farlo anche qui.
di Maurizio Belpietro

lunedì 28 aprile 2014

Oggi è la festa del cane

Oggi è la festa del cane

Si celebra oggi la Festa del cane, idea lanciata da Petsblog e accolta favorevolmente da lettrici e lettori che hanno scelto il 28 aprile come data per festeggiare il miglior amico dell'uomo.

Oggi, 28 aprile, celebriamo la festa del cane. È la prima festa del cane che noi di Petsblogabbiamo lanciato qualche mese fa e che, grazie al prezioso contributo di tante nostre lettrici e nostri lettori, ha visto la luce. Come ricorderete, infatti, vi abbiamo chiesto, attraverso un sondaggio, di scegliere una data per questa festa tra varie proposte e il voto popolare ha decretato che oggi, 28 aprile, si tiene la festa del cane.
Perché proprio il 28 aprile? È in ricordo della liberazione dei beagle di Green Hill – cresciuti nelle gabbie e destinati ai laboratori per la sperimentazione animale – che proprio il 28 aprile 2012, a Montichiari (in provincia di Brescia) vennero liberati da alcuni militanti animalisti. Molti di noi ricorderanno la foto del cucciolo di beagle che, di mano in mano, passa attraverso il filo spinato, quale simbolo mondiale di liberazione. A tal proposito vi riportiamo un passaggio del libro Restiamo animali di Lorenzo Guadagnucci:
Queste mani ricordano certi simboli pacifisti, con le braccia protese verso il globo e le mani aperte ad accogliere il mondo e forse anche a sostenerlo. Per il cucciolo il passaggio tra queste mani ha il sapore della libertà, dell’evasione da un luogo di tortura e morte verso una vita degna d’essere vissuta.
Perché festeggiare il cane? Su Facebook qualcuno ha giustamente affermato che ogni giorno dev’essere festa per i nostri cani. Che bisogno c’è, quindi, di celebrare una festa del cane? Noi crediamo fortemente che tutti i giorni siano una festa quando Fido ci saluta con la sua bella coda scodinzolante. Ma c’è da considerare che siamo esseri umani e siamo soggetti all’abitudine e sappiamo bene quanto la routine conduca poi alla noia (tanto per noi quanto per Fido!) e il rapporto di amicizia che ci lega al nostro cane possa a volte avere un po’ il sapore di stantio. Una giornata, quindi, per rinsaldare lo speciale rapporto che ci lega a Fido e che celebriamo ogni giorno.
Come celebrare la festa del cane? Le idee certo non mancano a nessuno di noi e l’importante è vivere questa giornata insieme al nostro cane (o ai nostri cani), trascorrere con lui (o con lei, naturalmente) del tempo di qualità, giocando, facendo lunghe passeggiate, coccolandolo ancora di più. Se poi non vivete con un cane, oggi potrebbe essere l’occasione giusta per pensare di adottarne uno (esistono anche le adozioni a distanza, in ogni caso: rivolgetevi all’ENPA per saperne di più).
Nel corso della giornata su Petsblog avremo diversi post sui cani: da quello che ci informa sui beagle di Green Hill a quello con le foto dei vostri cani (grazie per aver risposto al nostro appello e avercene mandate così tante), da quello sulle idee regalo speciali per Fido ad alcuni consigli di gestione per i cagnolini: insomma, una intera giornata dedicata al miglior amico dell’uomo (ma anche della donna, ovviamente!).
Buona festa del cane, allora!