Il Paese dove la violenza sulle donne non esiste
I tempi saranno biblici, ma qualcosa sta cambiando nell'opinione pubblica indiana a proposito della percezione delle donna. L'ultimo caso di aggressione di una ragazzina avvenuto il 9 luglio ricorda nelle dinamiche uno simile avvenuto nel 2008 e aiuta Nilanjana S. Roy a fotografare la situazione dalle colonne del New York Times.
La teenager è stata aggredita all'uscita di un locale di Guwahati, nella provincia di Assam, dopo una serata con gli amici. Un gruppo di 10-15 uomini l'ha circondata spogliandola e picchiandola, e mentre le troupe televisive arrivavano sul posto il numero è cresciuto a 40: la trasmissione delle riprese è stata molto criticata e ha portato alle dimissioni di due reporter, ma soprattutto ha suscitato grande indignazione nell'opinione pubblica, che ha chiesto a gran voce la cattura dei responsabili. Una reazione tutt'altro che scontata se si guarda al passato del Paese. Il primo gennaio del 2008 due donne sono state attaccate secondo lo stesso schema all'uscita di un albergo, ma i colpevoli sono tuttora a piede libero e non hanno generato scandalo. Secondo gli organi statali lo stupro e le molestie sessuali nel Paese sono in crescita, e nel 2010 solo il 26,5% delle aggressioni denunciate veniva perseguito con successo dalla legge.
domenica 22 luglio 2012
venerdì 20 luglio 2012
Monti:'No a patrimoniale , non serve'(tanto ormai hai affamato i poveri invece i ricchi al di sopra dei 250.000,00 quelli che possono11 non li tocchi!!)
Via libera Cdm al taglio delle province Salta accorpamento delle festivita'
Monti:'No a patrimoniale , non serve'
(tanto ormai hai affamato i poveri invece i ricchi al di sopra dei 250.000,00 quelli che possono11 non li tocchi!!)
ROMA - Il Consiglio dei ministri ha affrontato l'ipotesi di una razionalizzazione delle festività ma, a quanto si apprende, ha deciso di "non procedere". La riunione, secondo le stesse fonti governative, avrebbe invece dato via libera ai criteri per l'accorpamento delle province.
PER PROVINCE ALMENO 350MILA ABITANTI E 2500KM - "Il Consiglio dei ministri ha definito i criteri per il riordino delle province previsti dal decreto sulla spending review: in base ai criteri approvati, i nuovi enti dovranno avere almeno 350mila abitanti ed estendersi su una superficie territoriale non inferiore ai 2500 chilometri quadrati". E' quanto si legge in una nota di palazzo Chigi
MONTI, NESSUN BISOGNO DI FARE NUOVE MANOVRE - "Non abbiamo nessuna intenzione di fare nuove manovre siamo sulla via programmata per il conseguimento degli obiettivi di bilancio e non vi è dunque l'esigenza di nuove manovre". Così il premier Mario Monti..
Si sa a cosa i mercati attribuiscono "l'insufficiente calo dello spread al di là delle misure, e cioè all'insufficiente governance dell'eurozona" e le decisioni del vertice Ue in attesa di ratifica. "Poi per l'incertezza del quadro politico, avvicinandosi il termine di un'esperienza nota mentre il futuro è ignoto".
'NESSUNA PATRIMONIALE' - L'ipotesi ventilata da un quotidiano di una tassa patrimoniale sopra i 250mila euro "non rientra nelle intenzioni né nei programmi del governo italiano".
"C'é una tenuta del sistema sociale e mi auguro che quel senso di responsabilità che è finora prevalso anche nell'atteggiamento sociale e sindacale, a differenza di quello che stiamo vedendo in altri Paesi come la Spagna, mi auguro possa continuare per non aggravare una situazione complessa":
'DOBBIAMO FARCELA CON NOSTRE FORZE' - "Credo che dobbiamo fare di tutto, come stiamo facendo, per uscire dalle difficoltà con le nostre forze, pur se in un contesto di piena collaborazione europea". Lo ha detto il premier Mario Monti in conferenza stampa a palazzo Chigi
'CONTAGIO E' IN CORSO E NON DA OGGI' - "Il contagio è in corso, e non da oggi". Lo ha detto il premier Mario Monti, spiegando che "il contagio è quel disagio che, attraverso i mercati, colpisce in termine di maggior incertezza e fiducia nell'irreversibilità dell'euro, i tassi di interesse di Paesi che sono sullo stesso carro"
'DOBBIAMO FARCELA CON NOSTRE FORZE' - "Credo che dobbiamo fare di tutto, come stiamo facendo, per uscire dalle difficoltà con le nostre forze, pur se in un contesto di piena collaborazione europea
Europa ma cosa ti sta accadento,La germania ha perso 2 guerre adesso vuole vincere questa,Spagna, ore decisive per il salvataggio
Spagna, ore decisive per il salvataggio
20 luglio 2012
Ventisei feriti e sette persone arrestate. Questo il bilancio degli scontri avvenuti in Spagna durante le manifestazioni di protesta contro il piano dei tagli previsto dal governo.
Insegnanti, medici e molti agenti di polizia senza divisa. Le decisioni del governo, infatti, colpiscono soprattutto i dipendenti del settore pubblico.
Le strade del centro di Madrid questa mattina evidenziavano la battaglia di ieri. Cassonetti dati alle fiamme e barricate improvvisate: durante gli incidenti la polizia ha anche utilizzato proiettili di gomma. Tutto per fermare la folla (almeno 100mila persone) che si stava dirigendo verso la sede del Congresso.
La polizia ha caricato più volte e secondo alcuni testimoni diversi agenti avrebbero seguito i manifestanti nelle strade limitrofe al palazzo del Congresso. La tensione è alta. Altissima. E non si placherà nelle prossime ore.
Ore che saranno cruciali per salvare il sistema bancario spagnolo, dopo l’ok arrivato dalla Bundesbank.
“Se cade la Spagna l’euro nella sua interezza avrà dei problemi. Quello che è in gioco è la sopravvivenza dell’euro . Ma la Spagna non deve cadere. E’ importante sapere – ha detto l’economista Piercarlo Padoan durante un’intervista al Gr3 – che ci sono gli strumenti non solo per non far cadere la Spagna, ma per permettere a paesi come la Spagna e l’Italia, che fanno sforzi giganti di aggiustamento dei conti e di riforme, di veder remunerati i loro aggiustamenti dai mercati. Cosa che fino a oggi non è avvenuta”.
Non è solo un problema europeo,Gravi scontri nella fabbrica della Maruti Suzuki in India, bruciato vivo il capo del personale
Gravi scontri nella fabbrica della Maruti Suzuki in India, bruciato vivo il capo del personale
direttore del personale di una fabbrica del gruppo indiano Maruti-Suzuki è stato bruciato vivo e decine di altre persone sono rimaste ferite nel corso dei violenti scontri scoppiati tra gli operai e i responsabili dell'azienda, la cui produzione è stata sospesa. Il corpo carbonizzato del responsabile, Avnish Kumar Dev, è stato identificato dopo il suo ritrovamento nella sala conferenze della fabbrica a Manesar, a circa 50 chilometri dalla capitale Nuova Delhi, dopo gli scontri avvenuti ieri, ha indicato il gruppo, la cui maggioranza azionaria è di proprietà della casa giapponese Suzuki.
In un comunicato, la Maruti Suzuki, ha descritto Dev come un responsabile «profondamente coinvolto nelle cordiali relazioni industriali» e ha denunciato l'estrema violenza che va al di là dei normali rapporti tra operai e datore di lavoro. Secondo il gruppo, i disordini sono scoppiati ieri mattina, quando un dipendente ha colpito con violenza un caporeparto. Secondo i sindacati, è il caporeparto che ha maltrattato l'operaio. Maruti ha riferito che i dipendenti armati di spranghe hanno poi colpito dei responsabili «alla testa, alle gambe e alla schiena, provocando emorragie e svenimenti».
«La produzione è totalmente sospesa», ha dichiarato un responsabile, precisando di non sapere quando la filiale, dalla quale escono 55mila veicoli all'anno, riaprirà. Intanto il titolo del gruppo è precipitato a fine giornata di circa il 9% alla Borsa di Bombay, con gli investitori contrari a una chiusura prolungata della fabbrica.
Maruti Suzuki è il marchio indiano da tempo in fase di avvicinamento al gruppo Fiat. Lo scorso novembre era stato raggiunto un importante accordo per la fornitura di 100mila motori all'anno per tre anni da parte del Lingotto. Fiat India, la joint venture tra Fiat Spa e Tata Motors, è in grado di assemblare fino a 300 mila propulsori a gasolio l'anno nello stabilimento di Ranjangaon, vicino Pun
Lettera scritta da un nostro lettore al Magistrato Anna Canepa, Pubblico Ministero nel processo per i fatti del G8 di Genova,
Con preghiera di consegnare la mail al Magistrato Anna Canepa
Egregio Magistrato Anna Canepa, Pubblico Ministero nel processo per i fatti del G8 di Genova,
sono rimasto sorpreso e sconcertato nel leggere quanto da lei dichiarato nell'intervista rilasciata al giornalista Massimo Calandri :
“Rivedetevi il filmato delle violenze di strada, .........., il capo di imputazione di devastazione e saccheggio fu una scelta meditata a lungo, ragionata, condivisa, ...... perchè Genova in quei giorni è stata veramente devastata, saccheggiata da chi impedì a tutti gli altri di manifestare democraticamente".
Ma allora lei non ha visto le riprese all’inizio della manifestazione fatte dal TG3 e commentate da Giovanna Botteri il 20 luglio 2001?
Le ricordo cosa si vede :
-si vede il corteo che arriva pacificamente e che si trova a 500 metri dal bivio dove deve girare a destra,
-si vede la polizia che blocca la strada per evitare che il corteo prosegua diritto verso dove sono i big,
-si vede che dietro l'angolo dove il corteo deve girare ci sono tante, tante personeincappucciate che all'arrivo del corteo escono di corsa, vi si buttano in mezzo inseguite dalla polizia che carica i pacifici partecipanti al corteo, menando randellate incredibili.
Allora magistrato Anna Canepa perchè non ha chiesto ai poliziotti il motivo per cui quei soggetti PROVOCATORI (per conto di chi???) non sono stati fermati e identificati primaaaaaaaa??????????
Chi ha scelto i film?? Perché non si è tenuto conto anche delle riprese ….. sconvenienti?
Magistrato Anna Canepa, noi cittadini che vi paghiamo, pretendiamo una applicazione banalmente intelligente delle leggi e una applicazione costante nel lavoro che “evidenzi” a chi di dovere, le storture / assurdità delle leggi, delle regole, delle regolette e delle regoline. O.K??? Come tutti i dipendenti delle imprese private!!
Le chiedo come mai non si è posta la domanda seguente : e’ più grave devastare supermercati, uscendone con un carrello pieno di merci, ribaltare cassonetti, auto, rompere vetrine, eccetera o devastare il fisico e la mente di innocui giovani, cittadini italiani e stranieri?
Le chiedo : come si sarebbe sentita se fosse stata oggetto di barbare sevizie come le donne presenti dentro quella scuola a Genova? Non ci ha mai pensato? Nooo? Bene, anzi malissimo ci pensi ora e si dia da fare per portare la legge italiana ai livelli europei. Altro che patria del diritto, patria dello “storture”!!
E non mi venga a dire che il reato di devastazione del fisico detta altrimenti tortura non esiste!!!! Le domando come mai lei non ha avvertito il bisogno di portare a conoscenza di chi di dovere questa lacuna? Come mai la legge sui saccheggi e devastazioni non viene applicata la domenica quando i cosiddetti tifosi devastano autogrill in autostrada o devastano i luoghi che attraversano per andare allo stadio, eccetera?
Eppoi, egregio magistrato, che fine hanno fatto i black bloc stranieri? Neanche uno preso all’arrivo, neanche uno preso durante i disordini, neanche uno preso nel ritorno a casa? E quei black bloc stranieri individuati, come dice lei, per reati minori, cosa avevano fatto? Avevano buttato forse della carta per terra e non negli appositi cestini?
In conclusione :
-i poliziotti che hanno devastato fisici e menti di cittadini hanno usufruito della prescrizione,
-i superiori dei poliziotti, praticamente non hanno avuto nessuna pena, hanno perso il lavoro che sarà loro restituito con un incarico all’estero dai servizi segreti,
-chi ha rotto vetrine, distrutto supermercati, auto, …. ,15 anni, 14 anni ….. di galera.
Magistrato ma in che paese viviamo? Saluti.
Spread e debito, c’è una via d’uscita
Spread e debito, c’è una via d’uscita
venerdì 20 luglio 2012
I
Per chi considera i mercati una bussola che non sbaglia (quasi) mai, l’andamento della finanza globale alla vigilia dell’Eurogruppo rappresenta un enigma di difficile soluzione. A chi credere? Alle Borse che sembrano pronte a colmare il divario che le separa dall’inizio dell’anno? Certo, Piazza Affari accusa ancora un calo del 9% circa rispetto a San Silvestro. In Spagna il gap è addirittura del 22%. Ma, per il resto, le cose non sembrano andare poi così male. La Germania ha recuperato i livelli di maggio, così come la Francia. Wall Street veleggia in terreno positivo.
Più che i fondamentali dell’economia, sembrano contare in questo caso gli umori della piazza finanziaria. Non più tardi di 15-20 giorni fa la notizia di un forte incremento dei prezzi all’asta dei titoli spagnoli avrebbe provocato catastrofi e pestilenze in Borsa, a partire dai titoli bancari. Al contrario, ieri l’impatto negativo è stato assorbito senza troppi problemi. Anche grazie alla voce che i Big d’Europa hanno trovato una sorta di compromesso per l’utilizzo del fondo Efsf.
In sostanza, il memorandum di intesa messo a punto dagli sherpa prevede che Madrid possa usare parte dei soldi già stanziati (100 miliardi) non solo per il risanamento delle banche, ma, a determinate condizioni, per un intervento del fondo salva Stati Efsf sui mercati in funzione antispread. Per averne licenza ci vorrà una lettera all’Eurogruippo che deciderà “in legame con la Bce e, se richiesto, con il Fmi”. Potrebbe essere la quadra per mettere in moto un ombrello anti-spread in vista dell’estate. Non solo per Madrid ovviamente. Anche se, a prender per buone le indicazioni delle Borse, i mercati sono meno pessimisti dei politici.
In fin dei conti, in questi giorni hanno assorbito senza grossi traumi le sortite delle agenzie di rating, il mancato QE3 da parte della Federal Reserve, l’assenza di notizie espansive di rilievo da Pechino. Non solo. Nonostante buona parte delle trimestrali Usa segnali risultati peggiori di un anno fa, i titoli salgono perché i conti sono comunque migliori delle previsioni. C’è da fidarsi? In tempi così perigliosi, quando emerge che il Libor era soggetto a costanti manipolazioni e i giudizi delle agenzie di rating perdono di credito, anche gli analisti vanno seguiti con prudenza. Con una certa malizia, il New York Times ha segnalato in settimana che da tempo le grandi case di investimento ricevono dai principali studi di analisi finanziaria notizia delle variazioni di giudizio (da “vendi” a “compra” o viceversa) con un vantaggio di ore sul mercato.
Spread e debito, c’è una via d’uscita
Per chi considera i mercati una bussola che non sbaglia (quasi) mai, l’andamento della finanza globale alla vigilia dell’Eurogruppo rappresenta un enigma di difficile soluzione. A chi credere? Alle Borse che sembrano pronte a colmare il divario che le separa dall’inizio dell’anno? Certo, Piazza Affari accusa ancora un calo del 9% circa rispetto a San Silvestro. In Spagna il gap è addirittura del 22%. Ma, per il resto, le cose non sembrano andare poi così male. La Germania ha recuperato i livelli di maggio, così come la Francia. Wall Street veleggia in terreno positivo.
Più che i fondamentali dell’economia, sembrano contare in questo caso gli umori della piazza finanziaria. Non più tardi di 15-20 giorni fa la notizia di un forte incremento dei prezzi all’asta dei titoli spagnoli avrebbe provocato catastrofi e pestilenze in Borsa, a partire dai titoli bancari. Al contrario, ieri l’impatto negativo è stato assorbito senza troppi problemi. Anche grazie alla voce che i Big d’Europa hanno trovato una sorta di compromesso per l’utilizzo del fondo Efsf.
In sostanza, il memorandum di intesa messo a punto dagli sherpa prevede che Madrid possa usare parte dei soldi già stanziati (100 miliardi) non solo per il risanamento delle banche, ma, a determinate condizioni, per un intervento del fondo salva Stati Efsf sui mercati in funzione antispread. Per averne licenza ci vorrà una lettera all’Eurogruippo che deciderà “in legame con la Bce e, se richiesto, con il Fmi”. Potrebbe essere la quadra per mettere in moto un ombrello anti-spread in vista dell’estate. Non solo per Madrid ovviamente. Anche se, a prender per buone le indicazioni delle Borse, i mercati sono meno pessimisti dei politici.
In fin dei conti, in questi giorni hanno assorbito senza grossi traumi le sortite delle agenzie di rating, il mancato QE3 da parte della Federal Reserve, l’assenza di notizie espansive di rilievo da Pechino. Non solo. Nonostante buona parte delle trimestrali Usa segnali risultati peggiori di un anno fa, i titoli salgono perché i conti sono comunque migliori delle previsioni. C’è da fidarsi? In tempi così perigliosi, quando emerge che il Libor era soggetto a costanti manipolazioni e i giudizi delle agenzie di rating perdono di credito, anche gli analisti vanno seguiti con prudenza. Con una certa malizia, il New York Times ha segnalato in settimana che da tempo le grandi case di investimento ricevono dai principali studi di analisi finanziaria notizia delle variazioni di giudizio (da “vendi” a “compra” o viceversa) con un vantaggio di ore sul mercato.
In un mondo del genere, non ci vuol molto a sospettare che le previsioni sui conti siano state tenute basse a bella posta per consentire il rimbalzo di questi giorni. In sintesi, si ha la sensazione che la finanza, arrivata con le ossa rotte al giro di boa, abbia voglia di lasciarsi alle spalle le angosce del recente passato. A voler vedere il bicchiere mezzo pieno. Il fatto che l’Europa abbia dedicato 50 vertici o giù di lì ai problemi dell’euro pur senza arrivare a risultati definitivi, dimostra che nessuno, a partire da Berlino, vuole rompere.
Eppure, chi ama guardare al barometro del reddito fisso, ha di che mettersi le mani nei capelli. I numeri di Italia e Spagna giustificano il pessimismo più nero. Come ha notato Olivier Blanchard, capo economista del Fondo monetario internazionale, non è pensabile che Roma e Madrid possano sostenere a lungo una forbice di 5-600 punti rispetto all’economia faro dell’Unione europea, cioè la Germania. Nel frattempo, le cose sono se possibile peggiorate. Alla vigilia del vertice dell’Eurogruppo i Bonos madrileni sono stati collocati solo accettando tassi superiori al 7%. L’Italia veleggia sul 6%, già in quota emergenza. Ma, quel che è peggio, si allarga lo spread verso mezza Europa che presta i quattrini al mercato addirittura a tassi negativi.
La contabilità della crisi, insomma, ci condanna. Certo, si rivedono a questi prezzi alcuni compratori stranieri di titoli a due-tre anni. Ma nessun gestore sano di mente se la sente di scommettere sui Btp decennali, con il risultato che la quota di debito pubblico in mano agli stranieri scende dal 50% al 37%, ma il dato, relativo alle aste dei mesi scorsi, non va oltre il 10%.
Il risultato? L’Italia, che per fortuna può contare sul risparmio robusto delle famiglie, deve far conto sempre di più sui capitali domestici. Non è la fine del mondo. Negli anni Novanta i Bot people salvarono il Paese, ma i pensionati, uno dei reparti di punta dei Bot people, potevano festeggiare ogni mese l’arrivo in banca di cedole con percentuali a due cifre che potevano integrare in maniera sensibile il reddito. A questo punto, meglio versare il 7% alle massaie della Val Padana o ai pensionati dello Stato piuttosto che far giocare sui differenziali gli hedge fund dell’Oklahoma con il loro esercito di computer.
Il guaio è che, negli anni Novanta, l’economia reale poteva contare sulla valvola di sfogo della svalutazione, l’ossigeno su cui hanno prosperato le Pmi. Intanto, dopo la sberla del ’92, i politici promettevano quelle riforme di struttura che avrebbero dovuto consentire al Paese di affrontare l’Unione europea (e il cambio fisso) alla pari degli altri. Il risultato è noto: le riforme di struttura non ci sono state. I benefici dell’euro sono stai ingoiati da caste e da evasori fiscali sempre più voraci a danno di chi oggi è chiamato a pagare l’inefficienza altrui.
Lo stesso Olivier Blanchard sottolinea che il vero problema italiano non sta nello spread o nel taglio del debito. No, il vero problema sta nella produttività, che continua a peggiorare nei confronti dei partners del Nord per una somma di motivi, a partire dalle riforme mancate all’inefficienza diffusa che ha fatto perdere all’Italia più di venti posizioni nella classifica della libertà economica, quella che colpevolmente Giulio Tremonti trattò con la sua abituale sufficienza.
Che fare? Tra le ricette merita uno sguardo quella adottata dal Belgio, Paese con un debito pubblico qualche anno fa superiore all’Italia e che oggi, con un rapporto debito/Pil sotto il 100%, presta quattrini a tassi negativi. La ricetta è semplice: non far aumentare le spese più dell’inflazione, aumentare le entrate in linea con il Pil. Niente di più, niente di meno. Anche perché Bruxelles è stata per lunghi tratti senza guida politica, visto lo scontro feroce tra valloni, fiamminghi e minoranze varie. Ma forse l’assenza di maggioranza politica può essere un grande vantaggio. Anche se, ahimè, da noi i tempi stringono. E la recessione rende tutto più difficile.
Bravo Vendola..Il rigore dei conti del partito di Vendola e la mia disfatta
Il rigore dei conti del partito di Vendola e la mia disfatta
Alberto Crepaldi - 19 luglio 2012
Ronzavo attorno al bilancio del partito di Vendola da quasi un mese. Da quando SEL ed il suo tesoriere me ne avevano annunciato la pubblicazione. Tra me e me, in queste settimane, mi sono detto spesso: ah sì, volete fare i primi della classe voi di SEL...adesso vi sistemo per le feste!
Cosicché pregustavo l'idea di andare a scovare qualche spesa fuori controllo o esposta in modo poco chiaro. O di far luce su contributi ricevuti da imprese e privati riconducibili a loschi interessi. O di denunciare lo scivolamento dei conti verso il baratro. O, ancora, di chiarire ai lettori che anche SEL, al pari di altre formazioni politiche, investe in immobili, fondi gestiti in paradisi fiscali, derivati che alimentano la bolla speculativa, invece che fare attività politica sul territorio. E accarezzavo pure il desiderio di riuscire addirittura a dimostrare che il Presidente Vendola si tiene il denaro percepito come Governatore della Puglia tutto per sé e si fa fare regali, prestare barche, appartamenti e pagare vacanze da sogno da amici danarosi.
Negli scorsi giorni mi sono così messo al lavoro. Con ancora ben viva la memoria del tronfio atteggiamento di superiorità morale con cui il tesoriere Boccadutri ha presentato pubblicamente i dati di bilancio. Mi sono studiato tutte le carte, le ho radiografate più volte. Alla ricerca di qualcosa che potesse permettermi di sputtanare SEL. Una volta per tutte.
Perché è davvero fastidioso che questi post-comunisti vogliano dimostrare di avere una marcia etica in più rispetto agli altri e di essere la parte sana della politica. Anche arrivando decisamente prima degli altri all'appuntamento della divulgazione dei propri bilanci, allegando ad essi tutto l'allegabile, finanche una serie di tabelle e grafici da veri sboroni!
Già assaporavo la notizia con cui mostrare agli italiani le prove della malagestione delle risorse da parte di SEL. Sul relativo pezzo sarebbero certamente fioccate decine di migliaia di "mi piaci". Espressi anche da parte di altrettanti militanti di altre forze politiche, che così avrebbero liberato una volta per tutte la frustrazione di non aver visto anche gli odiosi comunisti di SEL messi alla berlina per via dei propri bilanci opachi e sballati. Senza considerare che tutto ciò avrebbe giovato alla mia carriera di investigatore dei conti dei partiti.
Dopo giorni di studio notturno, ahimè, mi sono dovuto arrendere. Più che una resa, è stata una disfatta.
Lo ammetto pubblicamente: non ho trovato una virgola fuori posto in quei cazzo di conti di SEL! Tutto è perfetto, rigoroso ed equilibrato. I rimborsi elettorali non assorbono la quasi totalità delle entrate - come speravo - ma ne rappresentano poco più del 50%. La restante parte (48%) è ascritta alle quote associative, che invece mi attendevo fossero irrisorie. Vendola è troppo onesto per i miei gusti, visto che dei 97 mila euro di contribuzioni da persone fisiche, ben 58 mila provengano da lui stesso. Nel bilancio, poi, non ho purtroppo trovato spese folli per attività di comunicazione politica, visto che i post-comunisti hanno imparato in fretta a usare a fini promozionali la leva della rete! Non ho potuto nemmeno giocare la carta delle operazione finanziarie opache, degli investimenti immobiliari inutili, nonché dei contributi da società legate al malaffare o guidate da noti tangentisti: di tutto ciò non c'è uno straccio di traccia!
Amaramente non posso che arrendermi di fronte all'evidenza per cui le risorse, certo non enormi, di SEL, sono gestite nel segno dell'equilibrio e del rigore.
Io non demordo, sappiatelo. E aspetto il partito di Vendola al varco, quando, nuovamente rappresentato in Parlamento e, forse, al governo del Paese, vedrà entrare nelle sue casse fiumi di denaro pubblico. Allora verificheremo, caro il mio spocchioso tesoriere, se girerai ancora con la tua Vespa di terza mano o ad essa preferirai una comoda auto blu pagata da noi contribuenti!
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