martedì 31 luglio 2012

Zaia ma è Veneto!!Vita da nababbo con Ferrari e hotel di lusso




Vita da nababbo con Ferrari e hotel di lusso

Sconosciuto all'erario, arresta








VENEZIA - Faceva una vita da nababbo, al volante di Ferrari F40 cabrio, in hotel di lusso, ma dal 2006 si era 'dimenticato' di fare la denuncia dei redditi e dichiarare fatture emesse per 8 milioni di euro: per questo Paolo Sartori, 44 anni, di Noale (Venezia) è stato arrestato. Oltre che in Ferrari, Sartori viaggiava in BMW X6, Porsche Cayen, viveva in dimore da favola all'interno di ville venete o golf club, portava abiti e scarpe griffate, faceva spesso viaggi in Messico e soggiornava in hotel di lusso o prestigiosi centri termali, trascorreva serate in locali di tendenza del veneziano o del padovano unitamente ad accompagnatrici piacenti ed ai più prestigiosi champagne e vini. A tradirlo il suo andirivieni nel miranese con un'autovettura supersportiva targata Repubblica di San Marino che ha solleticato la curiosità dei finanzieri.

ricordatevi questo nome Insigne


Napoli: tutti pazzi per Insigne

Imminente la firma del contratto, in azzurro fino al 2017






 NAPOLI, 30 LUG - Tifosi napoletani in delirio per Insigne, accolto da un vero tripudio gia' ieri sera nell'amichevole contro il Bayer Leverkusen. Il giocatore e' stato ancora una volta decisamente il migliore in campo e la sua intesa con Marek Hamsik e' sembrata perfetta. Nessun gol ai tedeschi ma tante magie hanno consolidato un amore che lega ormai di fatto la tifoseria al ragazzo di Frattamaggiore. Ed ora e' anche tutto pronto per la firma del contratto che leghera' Insigne al Napoli fino al 2017.

adesso tocca all'asia???


India: tassi invariati, pil rallenta

Timori per inflazione e stagione piogge insufficiente



(ANSA) - NEW DELHI, 31 LUG - La Banca centrale indiana (Rbi) ha lasciato i tassi di interesse invariati a causa di timori legati al rallentamento della crescita e all'inflazione che rimane alta (7,25% a giugno).Lo ha annunciato oggi il governatore Duvurri Subbarao nel suo rapporto trimestrale sull'economia indiana. La Rbi ha rivisto al ribasso le stime di crescita del Pil relative all'anno fiscale febbraio 2012- marzo 2013 dal 7,3% al 6,5% a causa della stagione monsonica che finora e' stata scarsa di precipitazioni.

Fisco: Controlli sugli scontrini, quasi il 40% è irregolare


Fisco: Controlli sugli scontrini, quasi il 40% è irregolare

Più di un caso su 3 degli oltre 20mila controllati





ROMA  - Il 38% dei controlli in materia di scontrini e ricevute fiscali è risultato irregolare: in sostanza più di un soggetto su tre degli oltre 20mila controllati ha evaso il fisco. Sono i dati della Guardia di Finanza relativi ai controlli effettuati nei primi sette mesi del 2012 in diverse città e località di vacanza.
I risultati sono il frutto di un'azione mirata della Guardia di Finanza, che dall'inizio dell'anno ha avviato una serie di controlli 'di massa' in tutta Italia: da Cortina a Capri, da Courmayeur a Milano e Roma, da Napoli a Palermo e alla riviera romagnola. In particolare, i controlli sull'emissione di scontrini e ricevute fiscali hanno interessato 20.634 soggetti: di questi 7.849 - il 38% appunto - sono risultati irregolari. Nel corso delle verifiche, inoltre, sono stati scoperti 1.166 lavoratori in nero, con 24 datori di lavoro completamente inesistenti per il fisco e dunque evasori totali. Per quanto riguarda invece la lotta alla contraffazione e alla pirateria, gli uomini delle Fiamme Gialle dall'inizio dell'anno hanno sequestrato oltre 4 milioni di prodotti falsi, denunciando 264 persone.
PER ESODO CONTROLLI GDF IN DISTRIBUTORI CARBURANTE  - Verificare la qualità del carburante, l'effettivo quantitativo di benzina erogata e la corrispondenza tra il prezzo indicato e quello applicato: è l'obiettivo delle centinaia di finanzieri che dallo scorso week end sono impegnati nei controlli ai distributori di carburante, per evitare sorprese ai cittadini durante l'esodo. Nel fine settimana appena trascorso, la Gdf ha controllato 1.300 distributori, scoprendo 201 irregolarità. I controlli del fine settimana hanno consentito di denunciare 14 gestori delle pompe di benzina e sequestrare 75 tra colonnine e pistole erogatrici e oltre 10mila litri di carburante. Altri 85 gestori sono invece stati multati per violazione della disciplina sui prezzi o per la rimozione dei sigilli che assicurano la corretta taratura degli impianti, mentre in altri 104 casi è stata avviata la procedura per la revisione degli erogatori.

lunedì 30 luglio 2012

Una Mediobanca forte non avrebbe mai accettato la fusione Unipol Fonsai


 Mediobanca e quell’aria di epurazione

lunedì 30 luglio 2012
FINANZA & POLITICA/ Mediobanca e quell’aria di epurazioneInfophoto
Sale l’aria di epurazione da 25 aprile, con tutti i partigiani dell’ultimissima ora, i trasformismi disperati e le speculazioni da Borsa nera, i tribunali del popolo già in via di auto-convocazione e la voglia di esecuzioni sommarie. Venerdì sera - in contemporanea con la mondovisione olimpica da Londra - pochissimi avranno visto La Grande Storia, su Raitre: “Si salvi chi può. I conti con il fascismo”. Era comunque in prima serata: una dettagliata inchiesta-vademecum sulla “rivoluzione incompiuta” dopo il 25 luglio ‘43.
Senza risparmiare il “responsabile” leader del Pci Togliatti, veniva veicolata una curiosa tesi “para-revisionista” sul governo (tecnico) del maresciallo Badoglio: fu presto spazzato via - diceva il parlato sulle immagini - perché la sua compromissione con il regime mussoliniano fu subito confermata dall’esitazione nell’avviare il “piazza pulita” contro il regime. E poco conta - anche a distanza di settant’anni - che lo stesso Alto commissario all’epurazione, il conte repubblicano Carlo Sforza, riconoscesse per primo che “epurare” il fascismo, in concreto, significasse decretare la morte (civile) della larghissima parte degli italiani. Le “purghe” funzionano nelle dittature ideologiche e arcaiche come lo stalinismo negli anni ‘30, non nelle società liberali, per quanto “imperfette” com’è sempre stata l’Italia.
Anche il recentissimo manifesto elettorale “Fermare il declino”, patrocinato da Oscar Giannino, si apre con un’inappellabile “dichiarazione di fallimento” della “classe politica emersa dalla crisi del 1992-94”: l’ultimo “ventennio” della storia patria. L’immancabile qualunquismo “gianniniano” - nell’Italietta di inizio ventunesimo secolo come in quella dell’immediato dopoguerra - si affretta però a sottrarre alla condanna storica “poche eccezioni individuali”.
Sarebbe curioso apprenderne qualcuna per nome: forse l’attuale presidente della Bce, Mario Draghi, il “privatizzatore del Britannia”? L’ex presidente della Fiat e di Confindustria, Luca di Montezemolo? Lo stesso Giannino, giornalista ubiquo nel “ventennio” tra La Voce Repubblicana e Libero; fra il Riformista e Tempi, fra Finanza e Mercati e Radio24? O addirittura il premier Mario Monti, inviato per la prima volta commissario all’Ue dal primo esecutivo Berlusconi? Non sorprende, comunque, che Repubblica abbia subito gettato il rassemblement in formazione nel più ampio cartello-calderone che - negli intenti - dovrebbe dare una base politica propria a Monti, di fatto candidato premier in vista di una larga coalizione post-elettorale. Ma i “cattolici di Todi” (quanti?) voteranno davvero assieme ai “gianniani” (quanti?)? E l’Udc di Pierferdinando Casini si accoderà con le sue truppe e gli interessi finanziari che lo sostengono? E Monti, infine, vorrà davvero essere il leader politico di questo “piccolo compromesso”, quanto “storico” lo si vedrà?
Nel frattempo, il vento dell’epurazione sembra soffiare più forte anche su Mediobanca. La sconfitta riportata contro il gruppo Salini nel “testa a testa” finale in assemblea Impregilo è oggettiva: per di più è costata la presidenza a Fabrizio Palenzona, vicepresidente di UniCredit, uomo forte in Piazzetta Cuccia nel proteggere una sostanziale continuità dopo la morte di Enrico Cuccia, la brusca fuoriuscita di Vincenzo Maranghi e i tentativi di Cesare Geronzi di ridimensionare il management interno (Renato Pagliaro e Alberto Nagel). Questa stessa continuità, tuttavia, ha - altrettanto oggettivamente - trasformato in un “cahier des doléances” quello che per decenni era stato - o almeno sembrato - un forziere pieno di tesori.
Sotto i riflettori, in queste settimane, la metastasi del gruppo Ligresti: per la prima volta nella sua storia, Mediobanca si è ritrovata a subire, non a imporre le sue posizioni multiple (azionista, partecipata, creditrice, advisor). I fari imbarazzanti della Procura sulla faticosissima fusione-salvataggio fra FonSai e Unipol sono solo un riflesso mediatico-giudiziario di problemi strutturali, squisitamente finanziari e imprenditoriali.
Più simbolica, ma non meno rilevante, la crisi delle Generali: la grande compagnia non solo ha costretto per la prima volta la banca d’affari controllante ad accusare minusvalenze sulla partecipazione, ma ha forzato il management Mediobanca a estromettere il loro “fratello di latte” al vertice del Leone. E Giovanni Perissinotto è stato per la prima volta sostituito con un top manager esterno alla tradizione triestina (Mario Greco).
E Telecom? Dopo aver protetto l’Opa di Colannino, nel ’99 e la lunga parentesi di Tronchetti Provera, Mediobanca è ora uno dei custodi del binario morto in cui arrugginisce un’ex Azienda-Paese. Mentre Rcs - di cui Piazzetta Cuccia resta azionista-leader - è sempre meno “media company” e sempre più specchio della guerriglia feudale fra i potentati finanziari del Paese. Metafora ultima di una Mediobanca “in cerca d’autore” è stato il singolare armistizio siglato - nella sala-convegni di Piazzetta Cuccia - con gli stati maggiori delle Fondazioni bancarie italiane.
Un approccio “epurativo” duro e puro difficilmente risparmierebbe Mediobanca, oggi, dal finire appesa in Piazzale Loreto: certamente è questo il punto di vista di una delle firme di punta del manifesto gianniniano, l’ultra-liberista Luigi Zingales. Ma chissà se Giannino - antico figlio della vasta “famiglia allargata” che ha sempre avuto in Via Filodrammatici il suo tempio focolare - “epurerebbe” davvero l’istituto che fu di Enrico Cuccia in nome delle “eccezioni individuali”. Anzi: forse la categoria dell’“eccezione individuale” è stata pensata proprio attorno a Cuccia, caso esemplare di transito indolore e vincente da una ventennio all’altro.
Funzionario della Comit salvata di peso da Mussolini attraverso l’Iri durante la crisi degli anni ‘30, Cuccia lavorò anche agli uffici valutari del sottosegretariato alle Colonie. Ciò non gli impedì - in pieno periodo “epurativo” - di partecipare alla famosa missione italiana del 1944 negli Stati Uniti, guidata dal Egidio Ortona, fino ad allora alto diplomatico mussoliniano a Londra, transitato nei ranghi badogliani.
Mediobanca, fondata nel 1946, nasce in realtà quei mesi fra New York e Washington, assieme a un nuovo reticolo di relazioni economiche “atlantiche” della futura Repubblica: tessute da uomini come Cuccia e Raffaele Mattioli, che nel ventennio “fallito” avevano costruito le loro carriere. Sui libri di storia - sempre transitori - resiste l’idea che quel sistema di banche Iri fu decisivo - anche se non da solo - per la ricostruzione industriale e il boom. E andrebbe sempre ricordato che nei primi anni il presidente del collegio sindacale di Mediobanca era Giordano Dell’Amore, cattolicissimo rettore della Bocconi e poi presidente della Cariplo: mezzo secolo prima che le Fondazioni puntellassero l’azionariato e il management di Mediobanca.

Bossi/ dopo quello che hai combinato parli ancora di seccessione??è meglio che i ladri come te vadano via dall'italia

Bossi: non possiamo restare in Italia, secessione


 

 

GOLASECCA (VARESE) - Di fronte a quello che considera il fallimento dello Stato italiano, il presidente della Lega Umberto Bossi e' convinto che ''il punto di non ritorno e' gia' passato, non possiamo restare in Italia: c'e' solo una strada, la secessione''. Bossi lo ha detto intervenendo a una festa del Carroccio in provincia di Varese.
''Abbiamo chiamato una societa' americana per controllare i conti della Lega e finora non e' emersa alcuna mancanza''. Lo ha detto il presidente della Lega Umberto Bossi, che a una festa del partito in provincia di Varese ha ribadito la sua convinzione che le inchieste siano state frutto di un complotto e che nella revisione affidata alla PriceWaterHouse non siano emerse criticita' come invece risulta da un rapporto consegnato nei giorni scorsi alla Procura di Milano (benche' Bossi non ne abbia fatto cenno).

Berlino, la crisi divide il governo il ministro dell'Economia sfida Merkel

Berlino, la crisi divide il governo
il ministro dell'Economia sfida Merkel

Il presidente della Bce Mario Draghi

 

Eurotower sotto pressione dopo le parole di Draghi. In arrivo
un vertice con la Bundesbank.
Roesler: la Bce sia indipendente

ROMA
L' uno-due assestato alla speculazione da Draghi prima e da Merkel-Hollande poi con le dichiarazioni a sostegno dell'euro ha riportato un po' di calma sui mercati. Ma la strada da percorrere per ridare stabilità all'eurozona è ancora lunga e resta in salita, come dimostra l'altolà alla Bce arrivato oggi dal ministro dell'Economia tedesco Philipp Roesler, che nella partita tutta interna alla Germania tra falchi e colombe si schiera con la Bundesbank: «La Bce deve restare indipendente", il suo compito è assicurare la stabilità dell'euro, non finanziare l'indebitamento degli Stati, ha avvertito.

A Bruxelles, tra la ristretta pattuglia di funzionari e diplomatici rimasti a presidiare istituzioni già in clima vacanziero, si respira un clima di attesa alla vigilia di un'altra settimana densa di incognite e appuntamenti importanti.

Nei prossimi giorni il presidente del Consiglio Mario Monti volerà prima a Parigi e poi a Helsinki, per approdare infine a Madrid, per un tour che si inquadra nella girandola di incontri e contatti tra le cancellerie per dare seguito alle decisioni del vertice Ue di giugno sullo scudo anti-spread e l'unione bancaria. Mentre il presidente della Bce - che affila le armi per combattere la speculazione - incontrerà il segretario al Tesoro Usa Tim Geithner e il collega della Bundesbank, Jens Weidmann, prima della riunione del Consiglio dell'istituto di Francoforte, fissata per giovedì, su cui sono puntati tutti i riflettori.

Nel frattempo si vedrà se la tregua tra speculazione e eurozona reggerà. C'è chi dice che dietro la dichiarazione congiunta franco-tedesca ci sia un finalmente ritrovato spirito comune che testimonia la volontà politica di Angela Markel e Francois Hollande di sostenere insieme l'Europa. Ma la Spagna continua ad essere fonte di grande preoccupazione e instabilità. Ed anche se il ministro delle Finanze tedesco Walfgang Schaeuble ha oggi categoricamente smentito che esista un piano per l'acquisto di titoli pubblici spagnoli da parte del fondo salva-Stati Efsf, in molti ritengono che solo così Madrid potrà superare le attuali difficoltà. C'è poi la questione della Grecia. Un grande nodo politico destinato ad arrivare al pettine al più tardi a settembre, che però sta già facendo sentire i suoi effetti destabilizzanti. Un gruppo formato da almeno sei Paesi è infatti fortemente contrario all'ipotesi di un nuovo salvataggio e questo scenario rilancia l'ipotesi di una possibile uscita della Grecia dall'euro. In attesa degli sviluppi della situazione, il vicepresidente della Commissione Ue, Antonio Tajani, sottolinea che gli eventi di questi ultimi giorni hanno dimostrato come, davanti a segnali «forti» lanciati dalla politica (Francia-Germania) e dalle istituzioni (Bce), «la speculazione fa marcia indietro. È un fatto importante che ci fa ben sperare. Bisogna far capire che c'e una strategia condivisa da tutti - istituzioni e Paesi membri - per difendere la moneta unica».

Una strategia che deve però fare i conti quotidianamente con i `distinguo´ e le prese di distanza che arrivano da più parti, in primo luogo dalla Germania. Dove il ministro dell'Economia, il liberale Roesler, già fonte di tensioni a causa delle sue dichiarazioni sulla possibile uscita di Atene dall'euro, è nuovamente sceso in campo al fianco della Bundesbank per sottolineare la sua contrarietà all'acquisto, da parte della Bce, dei titoli di Stato dei Paesi sotto attacco. Un'ipotesi che spaventa anche il settimanale `Spiegel´, il quale agita lo spettro più temuto dai tedeschi, ovvero quello di un'inflazione fuori controllo come risultato di una politica Bce troppo accomodante.