lunedì 19 novembre 2012

La Fornero Ritratta,ha paura dell'ira dei poveri laureati italiani!!


Fornero: «Choosy? Sbagliata la traduzione»

Il ministro sull'anglicismo: «Mal me ne incolse, ma significa esigente».


«Mal me ne incolse di avere usato il termine 'choosy', ma la traduzione era certamente esigente e non schizzinoso». Così il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, è tornata lunedì 19 novembre all'espressione che ha sollevato tante polemiche, parlando coi giovani a Trento in un incontro organizzato dalla Confindustria locale.
«PRECARIETÀ DA CORREGGERE». Il ministro ha ribadito: «Intendevo proprio dire che i giovani di oggi non possono più permettersi di essere choosy. Per questo avevo passato oltre mezz'ora per convincere gli imprenditori che sullaprecarietà non si può andare avanti così». La Fornero ha poi concluso: «Ho ricevuto ieri la lettera di un padre che mi parla di una figlia che lavora per 200 euro al mese. L'ho cercato e lo ricercherò per rispondergli che no, sua figlia non è schizzinosa, non intendevo questo. Un tirocinio di tre mesi non pagato è possibile, il lavoro di un ragazzo che ha finito gli studi non può essere gratis per tempi lunghi».

Confesercenti: cresce peso fisco su famiglie


Confesercenti: cresce peso fisco su famiglie

Pressione al 44,7%, balzo 2,2 punti su 2011 (+35 mld)


Confesercenti: cresce peso fisco su famiglie
Nel 2012 la pressione fiscale toccherà, come previsto nel Def, il 44,7% con un balzo di 2,2 punti rispetto al 2011. Così, da un anno all'altro, gli italiani avranno pagato 35 miliardi in più, per effetto delle tre manovre che si sono succedute da metà 2011, con 1.450 euro di aggravio a famiglia. E' quanto calcola la Confesercenti evidenziando che l'Italia è al terzo posto (dopo Danimarca e Svezia) fra i 27 paesi dell'Ue, con un distacco di 5 punti rispetto alla pressione fiscale media. Guardando al lungo periodo, la Confesercenti calcola aumenti netti d'imposta fra il 2001 e il 2012 di oltre 103 miliardi. In media, quasi 9 miliardi in più per ciascuno dei dodici anni trascorsi dall'inizio del terzo millennio.
Un risultato, sottolinea l'associazione dei commercianti, "che spiega altri due fenomeni: un aumento di 204 miliardi del gettito complessivo registrato nello stesso periodo, dai 495 del 2000 ai 699 attesi per il 2012 (le maggiori entrate dovute alle manovre, dunque, rappresentano oltre la metà dell'aumento complessivo); un aumento della pressione fiscale di 3,4 punti (dal 41,3% del 2000 al 44,7% del 2012), che porta a quasi 5 punti il divario rispetto al resto d'Europa". Il confronto internazionale ci colloca al terzo posto (dopo Danimarca e Svezia) fra i 27 paesi dell'Unione Europea, con un distacco di ben 5 punti rispetto alla pressione fiscale media. Questo significa che se il nostro livello di prelievo fosse uguale a quello medio europeo, ogni famiglia italiana disporrebbe di un reddito aggiuntivo di 3.400 euro, ossia quasi 10 euro al giorno. "Il futuro non sembra lasciare spazio a valutazioni ottimistiche. - continua l'associazione di Marco Venturi - Secondo le stime del Governo, infatti, nel 2013 la pressione fiscale aumenterà ancora, portandosi al 45,3%.
Altri 9 miliardi in più; ulteriori 380 euro a carico di ciascuna famiglia italiana. Inoltre, altre sorprese possono venire dalle imposte locali, che nel decennio passato hanno registrato un aumento di prelievo del 41% rispetto al 34% del resto della pubblica amministrazione". In conclusione, osserva Confesercenti "dieci anni di manovre dimostrano che l'accanimento fiscale ha prodotto un aumento gigantesco di gettito che ha impoverito pesantemente famiglie ed imprese. Non è accettabile che nelle manovre il fisco abbia pesato per il 70%, mentre i tagli alla spesa pubblica solo per il 30%. Bisogna sbarrare al più presto la strada a nuove tasse, mentre va spalancata quella che conduce alla riduzione della spesa pubblica. La pressione fiscale è insostenibile ed è diventata il maggior ostacolo alla ripresa della crescita economica. Distrugge imprese e posti di lavoro". Confesercenti chiede "un'urgente svolta" correggendo gli aumenti dell'Iva, scongiurando una nuova mazzata come l'Imu e detassando le tredicesime per evitare il preannunciato tracollo dei consumi.

Cancellieri !!! come negli anni di piomvbo??Colpirne 1.000 per educarne uno


Colpirne 1.000 per educarne uno

 Roma, 14/11/2012.Finalmente, il nuovo questore di Roma, il dott.Fulvio Della Rocca, subentrato al ben più mite e fin troppo pragmatico prefetto Francesco Tagliente, ci ha dato un mirabile saggio su come vadano rieducati i ‘sovversivi’ alla disciplina del bastone, in nome dell’eterna Legge del Padrone, col plauso unanime degli organi istituzionali.
In merito alla tonnara organizzata per il manganellamento collettivo tra il Lungotevere dei Vallati e Ponte Sisto, dinanzi a qualche rimostranza isolata, Anna Maria Cancellieri, la ministra tecnica di polizia, ha tenuto a precisare che “le foto vanno viste tutte”…

«Una foto è spesso l´effetto finale di qualcosa che magari si è svolto prima»

Salvo poi rettificare che alcuni “eccessi” vanno comunque sanzionati. Evidentemente, col senno di poi, deve aver notato che la correlazione di certi ‘effetti’ non è sempre proporzionata alle ‘cause’…
Quantomeno, lo sfoglio delle sequenze deve aver sollevato qualche dubbio nell’imperturbabile ministro, sull’irreprensibilità di certi comportamenti non esattamente professionali.
Per qualcuno, “gestione dell’ordine pubblico” infatti vuol dire: immobilizzare dei ragazzini, menare manganellate ad libitum in pieno viso, tenendo ferme le braccia per meglio lasciare il ‘segno’ ed essere così sicuri che il malcapitato di turno non possa proteggersi la faccia; utilizzare le finestre del Ministero della Giustizia come una postazione di tiro contro la folla in fuga; cogliere l’occasione per bastonare perfino gli innocui ambulanti cingalesi sul Lungotevere, tanto non gli pareva vero di poter menare i “negri”. Soprattutto, fendere colpi alle spalle, mirando sistematicamente alla nuca ed al collo….
Naturalmente, la quasi totalità delle responsabilità è dei manifestanti e dei soliti gruppi di ‘facinorosi’, ovviamente ‘infiltrati’, che destabilizzerebbero la pacifica transumanza autorizzata, tra i cordoni blindati di contenimento di una protesta addomesticata, e opportunamente sterilizzata nei recinti di una democrazia sempre più formale, a vantaggio di una finzione condivisa. E chissà perché in un paese avvitato in una spirale recessiva senza precedenti, dove la disoccupazione giovanile è endemica, il malessere sociale non ha più alcun diritto di cittadinanza né di rappresentanza, in cui un direttorio tecnocratico di non-eletti governa unicamente per decreto-legge, con un parlamento di nominati plurinquisiti nel quale non esiste alcuna forma di opposizione, dove ogni provvedimento è rimesso alle regole ferree delfiscal compact e l’agenda di governo si detta a Berlino, le proteste (in assenza di qualsivoglia interlocutore) assumano forme sempre più ‘violente’ in reazione all’unica risposta certa che “Istituzioni” e “Governo” sanno dare: più botte per tutti.
 Immaginando che non tutti abbiano metabolizzato il massacro genovese del 2011, la ministra ha anche invitato a “storicizzare” le repressioni selvagge di 11 anni fa.
Premesso che la rabbia costante che sta sfilacciando il tessuto sociale e infiammando le “giovani generazioni”, che si vorrebbero lobotomizzate nella docile attesa della crescita che verrà (Aspettando Godot), ha origini molto più recenti, in massima parte riconducibili alle attuali politiche monetariste del Governo Montied agli scempi di una politica sempre più sclerotizzata nell’auto-conservazione, nei cui confronti il sentimento prevalente è lo SCHIFO, ci sarebbe da dire che la percezione dei tutori del (dis)ordine sarebbe diversa se qualcosa nell’ultimo decennio fosse davvero cambiata…
Rispetto al G-8 del 2011, in sintesi, dopo la grande “macelleria messicana”, si può notare che gli abusi e le violenze poliziesche sono aumentate, nella reiterata impunità e nella sostanziale indifferenza degli organi di vigilanza democratica, quasi per assuefazione al peggio. O per mero opportunismo elettorale (bisogna conquistare il voto ‘moderato’).
Nonostante le condanne, nessuno dei funzionari coinvolti (e condannati) per le violenze genovesi è stato rimosso.
E peccato che tra i celerini degli interventi odierni, ci siano tutt’ora in servizio gli stessi responsabili degli ‘abusi’ di 11 anni fa. Non per niente tra le unità più zelanti nel massacro alla scuola Diaz c’era il reparto mobile della Questura romana, che infatti non ha perso occasione per smentirsi un paio di giorni fa, contro gli studenti romani.
 Si aspettano con pazienza i famosi chiarimenti del Capo della Polizia, Antonio Manganelli (nomen omen), nonostante la sua promessa solenne [QUI]. Noi abbiamo buona memoria.
Rispetto al 2011, comunque qualche cambiamento indubbiamente c’è stato…
Sono spariti dalla circolazione i famigerati“tonfa”, branditi come martelli.
Gli operatori di PS nei loro forum di discussione pubblica si sono fatti più prudenti, evitando di rivendicare dinanzi a lettori indiscreti l’appartenenza a fratellanze in armi, lezioni ai rossi, ed il solito campionario di amenità machiste da guerriero metropolitano, come avveniva sino a qualche tempo fa.
La qualità della ‘moderazione’ è notevolmente migliorata, così come quella degli interventi. Forse è persino aumentata la “sensibilità democratica” degli operanti. Ad ogni modo, sembrerebbe che la pressione degli ultimi mesi abbia ingenerato una tensione psicologica altrettanto forte.
Come avviene in tutte le istituzioni totali, c’è uno scollamento persistente tra la realtà percepita e quella effettiva, nell’ingigantimento costante delle minacce vere o presunte, con una certa tendenza a drammatizzare gli eventi dei quali ci si reputa vittima ed a minimizzare tutto il resto, in una logica di appartenenza sostanzialmente autoassolutoria, ma funzionale al rafforzamento della coesione interna del gruppo ed allo spirito di corpo.
Negli interventi leggibili on line, prevale la diffidenza endemica, ma completamente de-ideologizzata, nei confronti del ‘manifestante’, che il “celerino” fatica a capire e le cui ragioni gli restano in massima parte oscure, nella reciproca incomprensione. Manifestare è un diritto (lo recitano come una poesia imparata a forza), ma chi protesta lo fa a suo rischio e pericolo. Se si rimanesse a casa, sarebbe molto meglio. E comunque non ci si presenta alle manifestazioni con il casco ed il volto protetto, confidando nell’anonimato durante gli scontri. Proprio come fanno questi signori in tenuta blu, che ci tengono molto alla loro irriconoscibilità…


Molti si credono non tutori, ma incarnazione stessa della “Legge”.
L’uso proporzionato della forza è praticamente sconosciuto: chiunque mi si pari contro è un nemico da neutralizzare, il placcaggio diventa pestaggio, la durezza degli interventi è giustificata dalla concitazione degli scontri e dall’impossibilità di poter prevedere l’entità della minaccia. Non manca un certo spirito di rivalsa: se mi sfidi io ti distruggo. E ci si chiede chissà perché mai molti ragazzi alle manifestazioni indossino ormai il casco del motorino…
Ogni operazione di OP (ordine pubblico) viene concepita come una battaglia campale, come una sfida per la sopravvivenza. E pone seri interrogativi sulla formazione professionale, la capacità di controllo e la disciplina di interi reparti che evidentemente sono convinti di essere in guerra.
La terribile testuggine di gomma (foto Sole24h)La distorsione della minaccia presunta è tale ed esasperata a tal punto, che un gruppo di sedicenni viene percepito come un’orda di guerrieri barbarici assetati di sangue, pronti a sterminare gli eroici legionari a difesa del vallo. Lo scoppio di un petardo viene descritto come la salva di un mortaio da 88 mm. Una barriera improvvisata di scudi di polistirolo e cartone pressato diventa una intollerabile provocazione, una testuggine da guerra contro la quale ordinare l’assalto, onde sventare la terribile minaccia.
Nugoli di ragazzini, con l’imponenza fisica e la massa muscolare che può avere un 15enne, diventano nemici da braccare e abbattere in gruppo, ovviamente per preservare la propria incolumità personale. Le ragazze non fanno eccezione; in quanto partecipanti sono “colpevoli” o, nella migliore delle ipotesi, costituiscono incidenti di percorso:

Diluita l’adrenalina, nella maggior parte delle dichiarazioni prevale “la Sindrome di Calimero”: ce l’hanno tutti con noi, nessuno ci capisce, siamo sottorappresentati…
E se qualche errore di valutazione c’è stato, be’… a forzare la metafora, è un po’ come la vecchia storiella di quella che lo stupro se l’è cercato perché girava si sera con la minigonna… 

“Nessuno di voi ha mai preso uno schiaffo dai propri genitori senza averne colpa? Sono probabilità: se vai a 200 forse intruppi, perdi il controllo della vettura. Se vai a manifestare forse ti prendi una manganellata”

“Se uno non vuole trovarsi in situazioni del genere fa in modo di evitarlo”

..Sono le sofisticate valutazioni tecniche, che alcuni operanti di PS si sono sentiti in dovere di esternare sui forum dedicati, quando a volte basterebbe sussurrare semplicemente la parola proibita: “SCUSA”.

In fondo, a ben vedere, è tutta una questione diRispetto.
E il rispetto non è un atto dovuto verso la ‘divisa’ o il ‘grado’. Il rispetto è qualcosa che si deve alla persona, per quello che fa e per ciò che è. E come tale va conquistato.
È sempre più difficile averne per chi bastona studenti e ragazzi, che rivendicano il loro diritto ad avere un futuro, ed ai quali viene finanche negata la speranza. E lo fa indiscriminatamente, senza troppe eccezioni, perché quando non si ha nulla anche l’indignazione è un lusso. Ed ha bisogno di un permesso di polizia, giacché la rassegnazione si insegna attraverso la sottomissione; in questo, il manganello è un ottimo maestro.
È difficile portare rispetto per chi carica i disoccupati che protestano contro chi li ha licenziati, fuggendo via con la cassa dell’azienda messa in liquidazione.
È difficile rispettare chi manganella i minatori del Sulcis, senza più lavoro né reddito… icassintegrati dell’Alcoa… i facchini dell’Ikea a Piacenza, che scioperano contro salari da 300 euro al mese!
Oggi, soprattutto oggi, agenti di polizia e carabinieri dovrebbero chiedersi chi, e soprattutto cosa, stanno difendendo e contro chi. Accettare di fare il cane da guardia dei padroni della finanza, del rating organizzato, del Fondo Monetario, dei tecnocrati europei e (fino a ieri) di un Nano puttaniere… per poco più di mille euro al mese, non è un’attenuante ma un’aggravante. Ciò detto, se dopo 10 anni dall’entrata in Polizia si fa ancora “OP”, vuol dire che a qualcuno “menare la gente” piace.. ci prova gusto… E questo preoccupa.

Scontri in piazza Altri testimoni sentiti dalla Digos


Scontri in piazza Altri testimoni sentiti dalla Digos



Proseguono le indagini della Procura di Roma e della Digos per identificare gli autori di comportamenti eccessivi durante la manifestazione del 14 novembre.

Inquirenti e investigatori stanno infatti continuando ad ascoltare testimoni e setacciando decine di video e foto, molti comparsi su siti web, per individuare e isolare eventuali episodi di abusi di e sui manifestanti e identificare gli autori. E potrebbe aggravarsi la posizione del poliziotto del commissariato Viminale indagato per avere manganellato sul volto un manifestante che era stato bloccato in terra da altri due agenti. Su di lui è stata avviata anche un'indagine disciplinare per verificare le responsabilità che potrebbe comportare la sospensione dal servizio.

Vergogna Campionato..siamo alle solite


Moratti furibondo, gli arbitri e il conflitto d’interessi di Sky

Moratti furibondo per la mancata concessione del rigore

Campionato già scritto

Se il calcio italiano non è più una cosa seria la colpa, come sostiene in diretta Sky o sul sito della Repubblica Massimo Mauro, non è mica colpa degli errori arbitrali che ne minano errore dopo errore la sua residua credibilità. No. La colpa è di chi come Massimo Moratti denuncia gli errori arbitrali e protesta perché non si fa niente per correggerli. Chiaro, no? E semplice, direi. Il messaggio arriva come sempre forte e chiaro: non disturbare il manovratore. Come disse una volta Marcello Lippi a Zdeněk Zeman che osava mettere in discussione il sistema calcio italiano: queste sono le regole, prendere o lasciare.
Vogliamo cambiare il calcio? Non paghiamo più l’abbonamento SkyMai in passato, però, sto soffrendo meno come questa volta. Perché? Semplice: sapevo benissimo (e l’ho detto e ripetuto fino alla noia in tempi non sospetti) che la restaurazione fosse in atto e già dalla scorsa stagione. La Fiat  vuole ferocemente riappropriarsi del potere perduto dopo Calciopoli ed è tenacemente determinata a vincere lo scudetto a ogni costo e quanto più l’Inter (o il Napoli o la Fiorentina) proveranno a resistere e più si correrà il rischio (ed è in fondo proprio quello che francamente mi auguro) di vedere un’altra stagione vergognosa quasi quanto lo è stata la più vergognosa di tutte e cioè quella del ’97-’98. Siamo tornati esattamente al punto di partenza e cioè esattamente a come erano le cose prima che scoppiasse Calciopoli. A ulteriore dimostrazione di come nel caso di Luciano Moggi e della sua associazione a delinquere il problema non era Moggi dirigente della Fiat ma la Fiat. Quindi due sono le cose: o si fa saltare il banco non rispettando più le regole finte di un calcio finto o bisogna rassegnarsi allo stato dei fatti. Non credo però che il nostro caro grande presidente Massimo Moratti possa avere la forza (né l’interesse) di far crollare un sistema di cui fa parte a pieno titolo e come tutti gli interisti penso quindi che tutto ahimè sia destinato a rientrare nella normalità e che la rabbia (giusta e sacrosanta) del momento sarà ancora una volta circoscritta e trasformata in sterile intrattenimento mediatico.
Massimo Mauro opininionista indipendenteEppure sarebbe molto più semplice di quello che possa sembrare riuscire a mettere in ginocchio un’industria che vive principalmente del consenso di milioni di tifosi-consumatori. Basterebbe boicottare le pay tv e non pagare più gli abbonamenti e tutto il sistema crollerebbe all’improvviso. Metti che centinaia di migliaia di abbonati da un giorno all’altro – tutti insieme – decidessero di non pagare più e puf! magicamente (ci potete scommettere) scomparirebbero dal video i Massimo Mauro, i Mario Sconcerti e le IIarie D’Amico e Sky si porrebbe improvvisamente il problema di offrire un calcio meno ridicolo e, soprattutto, meno finto e inguardabile di quello attuale. Sarebbe una piccola grande rivoluzione di civiltà, indolore quanto devastante. Ma Moratti, anche se a caldo nel dopo partita ha invitato gli interisti a non seguire più Sky, purtroppo non avrà mai il coraggio di andare fino in fondo nella sua battaglia contro gli arbitri e i media e quindi non ce lo chiederà mai per davvero. Anche perché sarebbe una cosa che andrebbe contro i suoi stessi interessi.

La teoria degli errori arbitrali che alla fine si compensano è solo una cazzata

Dire che gli arbitri hanno il diritto di sbagliare è stupido e intellettualmente disonesto per il semplice motivo che a nessuno verrebbe mai in mente solo di pensare che gli arbitri non possano sbagliare. Certo che possono sbagliare. Gli arbitri sbagliano come tutti, ma non è ovviamente questo il problema. No, il problema è quando sbagliano sempre e solo a beneficio di qualcuno. È diverso. Senza allungarmi inutilmente troppo faccio un esempio: la squadra della Fiat ha mai perso una partita subendo un gol irregolare dopo averne segnato uno regolare ma ingiustamente annullato dagli arbitri? Quante volte negli ultimi 20 anni la squadra della Fiat ha perso come ha perso alcune settimane fa il Catania? Venti volte? Dieci? Cinque? Una? O mai? Beh, è facile rispondere: mai. Questo per dire che sarebbe più onesto sostenere che gli errori arbitrali alla fine si compensano ad esclusione della squadra della Fiat.

Il problema non è Massimo Mauro ma Sky e il suo conflitto di interessi

Silvio Berlusconi e Rupert MurdochQualcuno ha presente il conflitto di interessi che esiste nel calcio tra Sky (o Mediaset Premium) in quanto detentrice dei diritti della Serie A e Sky  (o Mediaset Premium) che fa informazione? Qualcuno si è mai chiesto come può essere seriamente possibile che Sky (o Mediaset Premium) in quanto gestore dell’industria del calcio dovrebbe allo stesso tempo  controllare di fatto il corretto funzionamento dell’industria del calcio che gestisce? Sky (o Mediaset Premium) che dovrebbe praticamente controllare se stessa? Non è ridicolo tutto ciò? Sì, parecchio. Ma in Italia – e a dirlo è un antiberlusconiano di quelli convinti – gli unici conflitti di interessi riconosciuti e combattuti (a chiacchiere) sono quelli di Berlusconi…
Questo per dire che il problema della disinformazione televisiva (e non) non dipende dal fatto che Massimo Mauro sia per così dire uno stronzo. No. Il problema non è Mauro, ma di chi l’ha messo lì per rassicurare i tifosi-consumatori a cui continuare a vendere un prodotto finto. Il problema è Sky (o Mediaset Premium) che paga e utilizza i tanti Mauro della comunicazione quotidiana affinché tutto sembri regolare e sia sotto controllo. Perché Sky non fa informazione, ma più semplicemente vende un prodotto. Di cui bisogna sempre e soltanto parlare bene. E i suoi (presunti) giornalisti, opinionisti e commentatori vari sono semplicemente degli imbonitori che fanno, né più né meno, una televendita. Poi, certo, c’è chi spudoratamente si prende a cuore gli interessi dell’azienda come Massimo Mauro o Mario Sconcerti e chi invece, nonostante tutto, prova comunque a salvare almeno le apparenze cercando di barcamenarsi alla meno peggio come per esempio il buon Luca Marchegiani. Ma sempre e solo di imbonitori stiamo parlando e di nient’altro. Punto.

venerdì 16 novembre 2012

Merkel!! E' questa l'europa che vuoi??


Crisi, a Berlino si vive con 37 euro

Gli offrono solo lavori da schiavo. Ma lui rifiuta tutto. E ha perso il 90% del sussidio di disoccupazione.



Con 37,40 euro al mese, Ralph Boes, un 55enne berlinese residente nel quartiere operaio di Wedding, si riempie ogni giorno la pancia di zuppa di verdure e tè. Per dissetarsi: acqua del rubinetto, che almeno a Berlino ha un buon sapore, nonostante le bottiglie di acqua minerale vadano letteralmente a ruba nei supermercati.
Un goccio di limone, di tanto in tanto, serve a recuperare le vitamine necessarie.
La vicenda ha ottenuto notorietà grazie alle pagine del Tagesspiegel, che l’ha pubblicata sull’edizione del 15 novembre.
OGNI MESE HA SOLO 37,40 EURO. Non è una dieta liquida volontaria, ma quel che Boes riesce a concedersi con la misera paga mensile. Il denaro non proviene da un lavoro precario, ma dal sussidio sociale che spetta ai cittadini disoccupati.
Con la riforma dell’assistenza introdotta all’inizio dello scorso decennio dal cancelliere socialdemocratico Gerhard Schröder, passata sotto il burocratico nome di Hartz-IV, il sussidio erogato mensilmente viene progressivamente decurtato una volta che il percettore abbia rifiutato tutte le proposte di lavoro provenienti dagli uffici di collocamento e dai centri del lavoro o le partecipazioni a corsi di formazione e riqualificazione proposti dalle varie agenzie.
A Boes l’ammontare del sussidio è stato decurtato del 90% (da qui la disponibilità dei 37,40 euro) e solo il fatto che gli venga ancora accordato il pagamento dell’affitto di casa gli consente di non dormire sotto un ponte.
COINVOLTE 1 MLN DI PERSONE. Così il 55enne ha trasformato il frugale pranzo quotidiano in una sorta di sciopero della fame: lo ha ribattezzato «sanzione di affamamento» e ha reso pubblica la sua protesta sperando di sensibilizzare il mondo politico.
«Quello di Boes non è un caso isolato», ha descritto il quotidiano berlinese, «ma un problema che, solo nella prima metà del 2012, ha coinvolto oltre 520 mila persone in tutta la Germania, con la prospettiva che per la prima volta dall’introduzione della riforma la soglia dei cittadini interessati potrebbe superare alla fine dell’anno quota 1 milione».
LA NECESSITÀ DEL LAVORO NERO. Esempi di povertà nella terra della prima potenza economica d’Europa. Solo a Berlino, riconosciuta capitale dei percettori del sussidio Hartz-IV (sono il 20,7%), la forte decurtazione dell’aiuto di Stato ha coinvolto nei primi mesi dell’anno 140 mila persone. Nessuna statistica ufficiale è inoltre in grado di quantificare i guadagni derivanti dal lavoro nero, con i quali la maggior parte delle persone interessate riesce in modo precario a far quadrare meglio i conti: una piaga evidentemente non confinata ai soli Paesi dell’Europa meridionale.

La denuncia delle offerte di impiego prive di senso

Il semi-digiuno pubblico di Boes mira ad attirare l’attenzione dell’opinione pubblica e della politica su quello che lui stesso ritiene essere una lesione dei diritti costituzionali provocata dalle regole che governano l’Hartz-IV.
«I disoccupati vengono costretti ad accettare lavori completamente privi di senso», ha denunciato al Tagesspiegel, «come è capitato a me, quando un’azienda di lavoro interinale mi ha offerto la possibilità di lavorare nel suo call center all’ultimo piano di un palazzone. Di fatto mi chiedevano di fare lo schiavista».
LETTERE INVIATE A TUTTI I POLITICI.Delle numerose lettere di fuoco inviate al presidente della Repubblica, a mezzo governo, al direttore dell’agenzia federale del lavoro e a una serie di membri del Bundestag l’unica risposta è venuta dalla segretario della Linke Katja Kipping, che ha preso a sua volta carta e penna e ha investito direttamente il ministra del Lavoro Ursula von der Leyen, chiedendole di prendere in considerazione l’eliminazione dei brutali meccanismi progressivi di decurtazione del sussidio in una delle prossime riunioni di governo.
Difficilmente la richiesta troverà ascolto. Il Tagesspiegel ha ricordato che «secondo un sondaggio condotto dall’agenzia federale per il lavoro, la maggioranza dei tedeschi (il 57%) ritiene che i percettori di Hartz-IV siano sostanzialmente degli scansafatiche, troppo schizzinosi quando si tratta di vagliare le offerte di lavoro».
Per dirla con le parole del ministro del Welfare Elsa Fornero, troppo choosy.
IN CITTÀ POVERI CRESCIUTI FINO AL 19,6%. Tuttavia, l’atlante della povertà in Germania appena pubblicato dalla Fondazione Hans-Böckler ha rivelato un quadro allarmante soprattutto nelle grandi città, che contraddice la generale convinzione di un Paese in cui il benessere sia elevato e diffuso.
«I risultati forniti dal rapporto», ha scritto la Bild, «indicano che fra il 2005 e il 2011, la quota dei tedeschi che nelle grandi città vive al di sotto della soglia di povertà sia cresciuta dal 17,5 al 19,6%, colpendo dunque un quarto dell’intera popolazione».
Le geografia nazionale riflette squilibri già noti e di antica data, con le città dell’Est e dell’ex regione mineraria della Ruhr molto più in sofferenza rispetto a quelle del Sud del Paese e di Amburgo.
IL PARADOSSO NEGLI ANNI DEL BOOM. Un problema dunque soprattutto metropolitano, dal momento che in provincia e nelle campagne la situazione appare meno difficile: «Ma il peso degli agglomerati urbani si riflette ovviamente sulle cifre generali, tanto è vero che la quota complessiva della povertà in Germania è cresciuta nello stesso arco di tempo dal 14,5 al 15,1%, nonostante negli ultimi anni si sia assistito a un vero boom economico e a un calo continuo della disoccupazione».
Dati contraddittori solo in apparenza: «Un aspetto importante evidenziato dalla ricerca», ha concluso la Bild, «è che tale povertà metropolitana non è tanto legata ai numeri della disoccupazione, quanto all’aumentato squilibrio fra i guadagni e alla crescita dei settori a basso reddito».

CASSANO, PAROLE AL VELENO CONTRO CONTE



CASSANO, PAROLE AL VELENO CONTRO

 CONTE



E’ un Antonio Cassano straripante come al solito quello che rilascia dichiarazioni di fuoco in un’intervista concessa a Sport Mediaset, che per prima cosa risponde alle provocazioni del tecnico juventino Antonio Conte e poi svaria su argomenti diversi.
Aveva fatto rumore il “soldatini” del genio di Bari rivolto agli juventini, che ha scatenato le reazioni prima di Leonardo Bonucci e poi proprio di Conte: “Io volevo solo dire che sono esageratamente professionisti, io non lo sono mai stato; se la sono presa, amen. Conte mi ha dato del quaquaraqua? Lo è lui, io ho fatto tante cassanate nella mia vita e sono stato punito ma lui è squalificato per omessa denuncia, se viene a farmi la morale è finito il mondo. Bonucci è un bravo ragazzo, attaccato alla Nazionale, non me la sono presa per la sua risposta, fino a che si rimane in ambito calcistico ci sta tutto”.
Sneijder e Balotelli, due amici e bad boys proprio come l’ex attaccante della Samp: “Sneijder lo voglio tutta la vita nella mia squadra, Strama avrà qualche problema di natura tattica ma pazienza. E’ un grande. Lo incontro ogni giorno nel palazzo, che stress continuo… Balotelli? Siamo tanto forti, possiamo rimanere così”.
La Juve e la Nazionale sono i due argomenti forti, impossibile sfuggire: “Si, la mano alla Juve la stringo volentieri, basta che siamo davanti noi; in realtà loro sono favoriti perchè sono i campioni d’Italia ma ce la giochiamo, siamo subito dietro. Prandelli non l’ho più sentito ma il mio sogno rimane quello di giocare il primo Mondiale della carriera“.
La chiusura su un amico, Ibra, e la sua perla che ha fatto il giro del mondo: “Solo un matto come lui poteva pensare una cosa del genere, strepitoso! Gli ho mandato un messaggio ma non mi ha risposto, secondo me è ancora ubriaco…”.
Antonio si può amare, odiare, contestare o applaudire; la cosa certa è che stupirà sempre
.