mercoledì 27 febbraio 2013

Grillo: sana e democratica rivolta di classe


Il popolo di Grillo: sana e democratica 

rivolta di classe


C’è una strana serenità che sale dopo il terremoto elettorale, retrocedendo i tonfi sui mercati e gli allarmi delle cancellerie al rango delle note di colore. Come se i problemi fossero altri, di un’altra epoca. La sorpresa che emerge è che il signor Grillo non è un mostro a tre teste né un gerarca nazista, come da anni predicavano i partiti, a iniziare dalPd, e i loro volonterosi carnefici che oligopolizzano la stampa italiana. E’ solo un libero professionista che si è appassionato del web e di temi socio-ecologici e tre anni e mezzo fa si candidò alle primarie dello stesso Pd. Che rispose come insegnavano le Frattocchie. Col solito niet, non privo di risatine e consigli a trovarseli da solo, i voti. E con la solita pacca sulla spalla che continua a elargirsi ai giovanotti, relegati per oltre 30 anni nelle “sezioni giovanili”, ovvero nella patetica coreografia della danza del giaguaro.
Soprattutto, con la solita saccente ignoranza non solo di quel che le persone estranee ai circoli dicono, pensano e soffrono, ma anche di un briciolo di Beppe Grilloanalisi marxista (che, è bene ricordarglielo tra un revisionismo e l’altro, è ritenuta ancora attendibile nella ricerca universitaria in tutto il mondo). Se alzano gli occhi scopriranno che Grillo parla essenzialmente al proletariato e (udite udite) non fa distinzione tra le categorie del lavoro, dai precari e alle partite Iva. Non sono bastati centinaia di suicidi tra i piccoli imprenditori per spiegare ai partiti di sinistra che sono dalla stessa parte, e che lo Stato si fa complice dello sfruttamento anche quando chiede agli autonomi che non arrivano alla fine del mese tasse in anticipo e ne restituisce i crediti dopo cinque anni.
La cosiddetta antipolitica è oggi palesemente la più politica delle battaglie. In altri paesi la “lotta alla corruzione” è ambigua, perché perorata dall’interesse liberistico allo smantellamento delwelfare. In Italia no, perché la “casta” è in effetti il perno, non solo delle ruberie, ma anche di quel sistema nepotistico di stampo mafioso che fa campare figli e affiliati a detrimento degli altri e del bene comune. Come già scritto su questo portale, mentre i partiti hanno conservato i potentati dell’informazione Grillo li ha combattuti nell’unico modo civile possibile, tenendosene alla larga. Dice che l’Europa, così com’è, tra vincoli fiscali e democratici (ovvero limiti di democrazia fiscale) non va bene, se non si rovescia il tavolo esplode. Lo L'invasione dei Grillini a piazza San Giovannisanno tutti, lo ha capito perfino il Fondo Monetario, che con l’austerità e l’assalto alla diligenza dei ceti deboli finisce in una rivolta di sangue. Tutti, ma non il grosso delle segreterie di partito.
Grillo parla ossessivamente di “rete”, tra battaglie contro i grandi appalti e le privatizzazioni dei beni pubblici, nonché quale chiave per il rilancio economico. In effetti è storicamente la chiave, di ogni salto di civiltà e di ogni conquista dei ceti più deboli. Non ha torto chi teme qualche rischio. Ma i rischi sono insiti a ogni cambiamento sociale, che a sinistra teoricamente si auspica. Bersani la smetta di deprimersi. Nei contesti recessivi di solito sale l’estrema destra. In Italia resta insussistente, mentre si appalesa alla luce del sole un civile conflitto di classe. Si ricordasse delle proprie origini (come ha fatto il leader di Cinquestelle), lo riconoscerebbe e lo abbraccerebbe, anziché continuare colpevolmente a ignorarlo e reprimerlo

Bravo Presidente ,finalmente hai mostrato ai tedeschi come sono gli italiani,Napolitano,no condizioni per incontro Dopo le affermazioni di Steinbrueck su risultati del voto


Napolitano,no condizioni per incontro

Dopo le affermazioni di Steinbrueck su risultati del voto



(ANSA) - MONACO DI BAVIERA, 27 FEB - ''Mi pare non ci fossero piu' le condizioni (per un incontro con il candidato premier della Spd - ndr) viste le sue dichiarazioni del tutto fuori luogo o peggio che ha fatto'', ha spiegato il presidente Napolitano ai giornalisti a Monaco di Baviera. Il capo dello Stato ha aggiunto che invece le dichiarazioni del ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble ''sono un esempio di riserbo e rispetto''

Scoperto e denunciato falso cieco Per sette anni ha percepito indennita' da Inps per 50 mila euro


Scoperto e denunciato falso cieco

Per sette anni ha percepito indennita' da Inps per 50 mila euro



(ANSA) - MARTONE (REGGIO CALABRIA), 27 FEB - Un falso cieco e' stato scoperto dalla Guardia di finanza a Martone, nella Locride. Il responsabile, che e' stato denunciato per truffa, ha percepito per sette anni dall'Inps la somma complessiva di 50 mila euro. Nel 2007 l'uomo era stato riconosciuto invalido al 100%. Dagli accertamenti e' emerso che l'anziano guidava regolarmente la sua automobile e gestiva la sua azienda con 280 operai. Le indagini sono coordinate dalla Procura della Repubblica di Locri.

Ior, la minaccia del Vaticano


Ior, la minaccia del Vaticano

Proposta choc dei porporati stranieri: sciogliere l'istituto. E cancellare i segreti della Chiesa.


L'idea choc viene dai porporati stranieri: fare a meno dell'Istituto per le opere di religione (Ior) per far scomparire migliaia di conti riservati. E un bel numero di segreti.
A decidere il futuro dello Ior, però, è il papa e quindi il destino della banca vaticana è nelle mani del successo di Benedetto XVI che alle 20 di giovedì 28 febbraio si appresta a lasciare la Santa sede con destinazione Castel Gandolfo.
Lo Ior, secondo quanto svelato dal quotidiano La Repubblica, è indicato come uno dei temi più importanti da affrontare nelle cosiddette Congregazioni generali, le giornate di discussioni sul futuro della Chiesa e sul nuovo pontefice che sono in agenda dal 1 marzo.
SCANDALI E RIFORMA DELLA CURIA. Ma non c'è solo la banca del Vaticano tra gli argomenti in programma. Di estrema attualità anche l'evangelizzazione all'estero (il 2013 è l'anno della fede), la riforma della Curia (Joseph Ratzinger ha ammesso di non essere riuscito a rivoluzionare) e poi ci sono gli scandali che hanno segnato indelebilmente il pontificato di Bendetto XVI.
Eppure il nodo più importante è quello dello Ior. E il suo possibile scioglimento.
CORDATA GUIDATA DA SCHOENBORN. A sponsorizzare l'idea di chiudere l'istituto vaticano è un gruppo di cardinali, irritati da tempo per la gestione dello Ior, considerato come uno dei protagonisti per i danni dell'immagine della Santa sede a livello internazionale.
A farsi portavoce del malcontento è l'arcivescovo di Vienna Christoph Schoenborn, considerato un conservatore illuminato e indicato da molti come possibile successore di Ratzinger, di cui è stato allievo.
Il porporato potrebbe essere quindi in grado di riunire intorno a sé una serie di eminenze, in gran parte straniere, pronte a schierarsi contro la gestione 'italiana' dello Ior, ovvero il segretario di Stato Tarcisio Bertone e il suo predecessore Angelo Sodano. E non importa che Benedetto XVI abbia appena confermato Ernst Von Freyberg (manager tedesco) al vertice dell'istituto dopo l'uscita di scena di Ettore Gotti Tedeschi.
ACCORDO CON BANCA STRANIERA. Tuttavia, in caso di scioglimento dello Ior, i cardinali dovrebbero pensare a un'alternativa credibile. Da qui l'idea di un accordo con una banca straniera.
L'istituto vaticano, infatti, è considerato come una fonte continua di problemi per la Santa sede: dallo scandalo Enimont, al crac dell'Ambrosiano. E poi la presenza di personaggi come Michele Sindona e monsignor Paul Marcinkus, che ha presieduto lo Ior per 18 anni.
La banca, nata nel 1942 per volere di Pio XII, è stata quindi spesso criticata sia per la sua gestione spregiudicata sia per i suoi numerosi privilegi. Si racconta infatti, che quando Giovanni Paolo II, dopo lo scandalo Calvi, chiese la lista dei correntisti dello Ior, si sentì rispondere che non era possibile violare la riservatezza dei clienti.

S&P: «Nessun impatto sul rating dal voto»


S&P: «Nessun impatto sul rating dal voto»

Per l'agenzia, «restano incertezze: scelte del governo fondamentali».


Un ufficio di Standard and Poor's.

Il risultato delle elezioni non è destinato ad avere impatto immediato sul rating dell'Italia.
Lo ha affermato, il 26 febbraio, Standard & Poor's, sottolineando che «le scelte del prossimo governo saranno essenziali».
«Alla luce delle significative differenze fra i partiti», ha aggiunto l'agenzia di rating, «restano numerose incertezze sulla direzione delle politiche che saranno prese».
«MANDATO DEBOLE». Per Standard & Poor's ci sono rischi che il nuovo governo «possa non avere un mandato abbastanza forte per attuare ulteriormente importanti riforme strutturali che migliorino le prospettive di crescita dell'Italia», con l'economia che potrebbe restare debole per un periodo prolungato.
La nota si conclude precisando che «a prescindere dalla composizione del governo, il risanamento fiscale in Italia non deve deviare dall'attuale cammino» dato l'elevato debito pubblico, stimato al 127% del pil a fine 2012.

Elezioni, impresentabili in parlamento


Elezioni, impresentabili in parlamento

Da Cesaro a D'Alì: eletti che hanno avuto e hanno guai con la giustizia. La lista degli esclusi e degli sconfitti.

Raffaele Fitto.

Le Politiche hanno decretato l'ingresso in parlamento a molti neofiti della politica, visto il boom del Movimento 5 stelle e l'elezione degli esponenti della cosiddetta società civile. Ma non hanno cancellato dalle Aule gli impresentabili. A caccia di una rinnovata immunità.
I VOLTI NOTI: FITTO E ROMANO. Alla Camera, per esempio, spiccano due volti noti: i pidiellini Raffaele Fitto e Saverio Romano. Il primo è stato riconosciuto colpevole in primo grado di corruzione, finanziamento illecito ai partiti e abuso di ufficio. Il secondo, uomo molto vicino a Totò «vasa vasa» Cuffaro è stato sì recentemente assolto dall'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, ma coinvolto in una nuova inchiesta per corruzione (per la quale è stata presentata la richiesta di archiviazione).
GIGGINO 'A PURPETTA. Sempre a Montecitorio, tra le file del Pdl, siederà anche Luigi Cesaro detto Giggi 'a purpetta, ex presidente della Provincia di Napoli e indagato dalla Dda per associazione camorristica. Insieme con lui ci saranno anche Antonio Angelucci (indagato per associazione a delinquere, truffa e falso) ed Elvira Savino che nella sua regione, la Puglia, è accusata di riciclaggio.
E fin qui i confermati. Passando invece alle new entry, tra gli onorevoli della nuova legislatura si trovano anche Paolo Alli, vice dell'ex governatore lombardo Roberto Formigoni. Secondo la procura di Milano, Alli avrebbe ricevuto 250 mila euro da Mazarino De Petro, formigoniano, finito nell'inchiesta Oil for Food. E il siciliano Nino Minardo a cui la condanna a un anno per abuso di ufficio è stata ridotta a otto mesi.
INDAGATI AL SENATO. A Palazzo Madama la tendenza non cambia, anzi. Negli scranni del Senato si trovano Alfredo Messina, berlusconiano, su cui pende l'accusa di favoreggiamento in bancarotta, Paolo Romani, indagato per peculato e istigazione alla corruzione, Ignazio Abrignani, indagato per dissipazione post fallimentare. E Salvatore Sciascia, sempre pidiellino, su cui pende una condanna di due anni e sei mesi per corruzione. Senza contare Formigoni e Antonio D'Alì, Pdl, per il quale è stato chiesto il rinvio a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa. O Denis Verdini che guai con le procure ne ha avuti parecchi.
Sorvolando sul ritorno dei peones Domenico Scilipoti e Antonio Razzi, eletti per volere esplicito del Cav come Elena Centemero ex insegnante dei berluschini.
GLI SCHELETRI DEL PD. Anche il Pd però ha i suoi 'impresentabili'. Alla Camera sono stati eletti la giornalista anticamorra Rosaria Capacchione indagata per calunnia, e Francantonio Genovese per abuso d'ufficio. Al Senato, invece, tra i democratici è passato Bruno Astorre, nei guai sempre per abuso d'ufficio.


Effetto Grillo sulle primarie del Pd


Effetto Grillo sulle primarie del Pd
parte l'operazione «Marino sindaco»

Dopo il risultato della Regione e delle politiche, corsa contro il tempo per la scelta di Roma: «Siamo a +5 rispetto al 2010»

ROMA - Mentre Nicola Zingaretti sta terminando il suo discorso da neopresidente del Lazio, a pochi metri di distanza, là sul palco del tempio di Adriano, ci sono Ignazio Marino, il futuro vicepresidente della giunta, Massimiliano Smeriglio, e il capo segreteria di Zingaretti, Maurizio Venafro: parlano fitto fitto, sorridono, alla fine si scambiano abbracci, sorrisi, pacche sulle spalle. Origliare non sta bene ma fa parte del mestiere di chi scrive, ed è così che si scopre che l'operazione per lanciare Ignazio Marino verso il Campidoglio sta per scattare. Smeriglio (Sel) parla genericamente dei candidati già in campo, Venafro (Zingaretti) sonda l'altro, Marino annuisce, e i tre decidono di vedersi «nei prossimi giorni», alla presenza di Nicola Zingaretti. 

Ora, sia chiaro: l'operazione Marino candidato sindaco è tutt'altro che conclusa, e anzi le resistenze all'interno del Pd non sono poche. Ad esempio: «Tutti ma non lui», dice, lì nel tempio di Adriano, un importante dirigente. Ma ciò non toglie che l'operazione sia in atto. Fortemente voluta da esponenti non proprio secondari nel centrosinistra: com'è noto, dal regista del fu Modello Roma, Goffredo Bettini, e poi dal nuovo presidente del Lazio, Nicola Zingaretti, solo per citarne alcuni. Il fattore tempo, ovviamente, rischia d'essere decisivo: anche perché il risultato del movimento di Grillo a Roma - sia pure meno «pesante» di ciò che era parso lunedì notte, con il Pd che in città recupera cinque punti (32,5 per cento) rispetto alle Regionali 2010 - fa sì che da più parti nel Pd si ragioni sulla possibilità che sia Beppe Grillo e non il sindaco uscente Gianni Alemanno il rivale da battere per arrivare al Campidoglio.
E allora, forse, non è per caso che, intervistato dalle tv a proposito del fenomeno Cinque Stelle, Ignazio Marino dica poche frase, ma emblematiche: «Parliamo lo stesso linguaggio, per molti aspetti: si tratta, adesso, di comunicare. Di certo se il tema è la trasparenza, o la razionalizzazione della spesa pubblica, l'intesa è facile». Certo parlava in linea teorica, e certo non si riferiva all'operazione Campidoglio. Come e se il Pd cercherà di fronteggiare l'onda grillina nella Capitale, è tutto da vedere. Sicuramente, da più parti, si fa notare che «le primarie non devono diventare un congresso»: alcuni cominciano a ipotizzare che sarebbe meglio non farle, ma sul fatto che in ogni caso non debbano essere una «conta» sembrano tutti d'accordo. Sul candidato sindaco ancora no, ma l'operazione Marino, di certo, è già scattata.