venerdì 27 marzo 2015

Antitrust multa per 29 milioni Unipolsai e Generali, grave intesa anti-concorrenza

Antitrust multa per 29 milioni Unipolsai e Generali, grave intesa anti-concorrenza


<p>Sede Antitrust</p>

Due multe, per complessivi 29 milioni di euro, sono state irrogatedall’Antitrust alle compagnie di assicurazioni Generali (euro 12.013.443) e Unipol-Fondiaria, queste ultime confluite oggi nelgruppo UnipolSai (euro 16.930.031). L’Autorità ha sanzionato così"un’intesa restrittiva della concorrenza sulla partecipazione alle gare per la copertura assicurativa Rca dei mezzi di 15 aziende di Trasporto pubblico locale (Tpl) in altrettante città italiane". L’accordo, durato dal 2010 al 2014, ha riguardato 58 appalti. A giudizio dell’Agcm, "si è trattato di un’intesa unica e complessa consistente nella mancata partecipazione a numerose procedure di affidamento dei servizi assicurativi rami Responsabilità Civile Auto (Rca), allo scopo di evitare il confronto competitivo e mantenere la clientela storicamente servita attraverso negoziazioni bilaterali, a fronte di premi crescenti".
Su un totale di 58 gare, riferisce l'Agcm, "39 sono andate deserte e 19 sono state aggiudicate alla compagnia storicamente affidataria del servizio, in quanto unica offerente, bandite da queste aziende: Amtab Bari, Cstp Salerno, Aps Holding Padova, Autoservizi Irpini, Stp Terra d’Otranto, Ctp Napoli, Gtt Torino, Amt Catania, Atc Terni, Ftv Vicenza, Amt Genova, Tiemme Toscana Mobilità, Atam Reggio Calabria, Azienda Trasporti di Messina e Asm Rieti". "Il coordinamento è avvenuto, tra l’altro, -spiega l'Antitrust- attraverso i contratti intercorsi tra le compagnie nel gruppo di lavoro sul Trasporto pubblico locale istituito presso l’Ania, l’associazione di categoria delle imprese assicurative". L’intesa è stata giudicata "molto grave" dall’Antitrust perché "aveva per oggetto la partecipazione coordinata a gare d’appalto in un comparto particolarmente sensibile, come la copertura assicurativa obbligatoria sui rischi Rca nel Trasporto pubblico locale, per l’alto numero di aziende e di gare coinvolte, e infine per la durata".
Pronta la risposta di Unipolsai che, attraverso un suo portavoce, ha fatto sapere di respingere le conclusioni dell'Antitrust. "Unipolsai respinge le conclusioni a cui è giunta l’Agcm, ritenendole infondate e prive di supporti probatori oggettivi. La Compagnia ricorrerà prontamente nelle sedi giurisdizionali competenti a tutela dei propri diritti" ha detto il portavoce di Unipolsai. E non si è fatta attendere anche la risposta di Generali Italia che "respinge con fermezza l’accusa di avere posto in essere comportamenti in violazione della concorrenza". Lo sottolinea in una nota la società replica alla scelta dell'Antitrust si infliggere una multa alle compagnia di assicurazioni per "euro 12.013.443". Con riferimento al procedimento Antitrust che ha attribuito a Generali Italia la responsabilità di un’intesa restrittiva della concorrenza nel mercato dell’assicurazione rischi del trasporto pubblico locale (Tpl), la società "ribadisce la correttezza del proprio operato e farà ricorso alle competenti autorità amministrative per l’annullamento della decisione". In particolare, Generali Italia "sottolinea che la sua mancata partecipazione alle gare Tpl non è riconducibile ad intese anticoncorrenziali bensì a scelte giustificate dalla scarsa redditività del settore, in cui la compagnia sta progressivamente riducendo la propria presenza".


Un’azienda svedese innesta microchip ai propri dipendenti

Un’azienda svedese innesta microchip ai propri dipendenti


C’è un palazzo, in Svezia, dove si supera l’ingresso protetto semplicemente sfiorando un sensore con il dorso della mano. Il trucco? Sotto la pelle è stato installato un microchip, per identificare ogni dipendente. Lo rivela un breve servizio televisivo di “EuroNews”, nella rubrica “Hi-Tech”, che mostra belle ragazze entrare e uscire dal complesso ultramoderno “Epicenter”, a Stoccolma, che ospita «imprese innovative» e si propone di accorpare aziende grandi e piccole dell’hi-tech sotto lo stesso tetto. «Gli impiegati possono aprire le porte con un chip impiantato nella mano», annuncia con soave naturalezza lo speaker di “EuroNews”. «L’Rfid, identificazione radio-frequenze, è un chip in pirex che contiene antenna e microchip: al posto del codice di accesso, l’impiegato deve solo portare la mano davanti al sensore». E attenzione, il dispositivo non serve solo per l’apertura delle porte: «Il personale può attivare la fotocopiatrice e scambiarsi dati tramite Smartphone». Ma è solo l’inizio: i dipendenti-cavia aiuteranno a sviluppare questa tecnologia verso impieghi fino a ieri inimmaginabili.
«Il chip – spiega Patrick Mesterton, co-fondatore di Epicenter – ha la dimensione di un grosso chicco di riso, circa 12 millimetri, e si applica sottopelle con una siringa». Inviando il codice Rfid, il chip «diventa uno strumento di identificazione Microchip nella manoche può comunicare con gli oggetti circostanti». Insomma, per Mesterton la cimice ultra-piccola è estremamente pratica: «Può aprire le porte, può comunicare col telefono cellulare, può inviare il vostro biglietto da visita alle persone che avete incontrato». Per ora le prestazioni del chip sottocutaneo sono limitate, ammette “EuroNews”, ma l’obiettivo è esplorare le possibilità che rappresenta, e ovviamente svilupparle. «La speranza – spiega l’emittente televisiva – è che gli impiegati dell’edificio potranno acquistare pasti in mensa e controllare la loro salute tramite il chip». A tal punto, infatti, si spingono le possibili espansioni della microspia sottopelle, destinata a esercitare uncontrollo totale sulla persona che ha accettato di farsela inserire nel corpo.
«Alcune delle future possibilità – conferma lo stesso Mesterton – investono la funzione dell’odierno Pin, della carta di credito: quindi i pagamenti sono uno degli ambiti». Ma non è tutto. «Penso alla salute», continua il manager svedese, «per comunicare col medico e trasmettere i parametri corporei in relazione a quello che mangi e al tuo stato di salutegenerale». Monitoraggio elettronico in tempo reale, quindi, interamente tracciato. «Solo i volontari si fanno installare il chip», precisa “EuroNews”, secondo cui l’aggeggio «è totalmente sicuro», dal punto di vista dell’incolumità fisica del portatore. «Il metallo interno è pochissimo», dunque nessun fastidio coi metal detector, assicura “EuroNews”. «E niente rischi di rottura».