venerdì 10 aprile 2015

M5S lavora a marcia contro la povertà, Grillo e Casaleggio in prima fila

M5S lavora a marcia contro la povertà, Grillo e Casaleggio in prima fila

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Durerà un solo giorno la marcia contro la povertà voluta del M5S per supportare il cammino del reddito di cittadinanza in Parlamento. Lo ha stabilito ieri l'assemblea congiunta dei parlamentari, che ha deciso di ridurre la durata dell'evento, che alcuni avrebbero voluto protrarre per più giorni e su un percorso più lungo.
Sul tragitto sta lavorando un gruppo di parlamentari, che nei prossimi giorni dovrà sottoporre le opzioni ai colleghi che decideranno con un voto. La marcia si terrà nella prima metà di maggio e durerà una ventina di chilometri circa. In cammino anche Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. Fonti parlamentari che in queste ore hanno sentito i due cofondatori del Movimento, assicurano all'Adnkronos che entrambi prenderanno parte all'evento. "Sono entusiasti dell'idea, Grillo ci ha detto che lui e Gianroberto saranno in prima fila", racconta un autorevole fonte parlamentare.

Renzi,Hai capito cosa è successo a Milano?Su Fb spunta pagina pro Giardiello: ''Vittima Stato strozzino''

Su Fb spunta pagina pro Giardiello: ''Vittima Stato strozzino''


<p>La pagina Facebook pro Giardiello</p>
''Sicuramente un gesto sbagliato ma quanti Claudio Giardiello ci sono vittime del sistema che ti rovina l'esistenza e ti induce a commettere queste azioni''. A poche ore dall'arresto di Claudio Giardiello, su Facebook spunta una pagina 'Claudio Giardiello Criminale o Eroe?' a sostegno dell'uomo che ha fatto una strage al Tribunale di Milano.
''Come definire Claudio Giardiello! - si legge nel post - Sicuramente gesto forte ma pensiamo alla situazione dietro a quest'uomo, tagliuzzato da uno stato che vuole solo fregarti le tasse, messo in croce con continui processi e condanne, sicuramente derubato di tutti i suoi beni materiali e per finire hanno tentato di metterlo pure in gabbia. Ora io non voglio assolutamente giustificare il suo gesto ma riflettiamo su quanti Claudio Giardiello ci sono in Italia per colpa di uno stato strozzino, con situazioni simili pronti ad esplodere''.
La reazione su Twitter: Uno dietro l'altro, i post sulla sparatoria in un'aula di Palazzo di Giustizia di Milano che ha fatto almeno tre morti, contengono tutti lo stesso quesito. Il popolo social si domanda: come è possibile che si entri con una pistola in tribunale? "Non solo entra... ma pure riesce ad uscire! La sicurezza è un colabrodo! #tribunale #milano", twitta Licia Ronzulli, membro del comitato di presidenza di Forza Italia. Il deputato Pd Dario Ginefra a sua volta si domanda e scrive su Twitter: "Mi domando quali metodi di controllo abbiano i tribunali se è possibile che un imputato acceda in aula armato come è accaduto oggi a #Milano".
Ma al di là dei politici, anche comuni cittadini basiti di fronte all'agghiacciante notizia non fanno altro che porsi lo stesso quesito: "Ma come si fa a entrare in un tribunale armati? E il metal detector?", commenta uno. Qualcun altro prova a sdrammatizzare e fa una battuta: "Ma se una pistola riesce ad entrare al Palazzo di Giustizia di #Milano, a #EXPO che ci portano? I carri armati? Una portaerei?". Un'altra dice: "Un uomo entra nel #tribunale di #milano armato e a me l'ultima volta mi han fatto lasciare all'ingresso il deodorante che avevo in borsa". Un altro utente ancora fa notare: "Panico per una sparatoria in #Tribunale a #Milano. In quello di Palermo non si sarebbe girato nessuno".
Una donna preoccupata scrive su Twitter: "Con che cuore mando i miei figli in gita ad Expo? In Italia la sicurezza è solo una questione di provvidenza". E c'è chi dice che "#Milano è diventata una città fuori controllo. Una strage dentro al #Palazzodigiustizia non si era mai vista". E non è un film. Purtroppo.

Siamo proprio il paese delle Banane:G8, Renzi conferma la fiducia a De Gennaro. Anche Cantone lo difende

G8, Renzi conferma la fiducia a De Gennaro. Anche Cantone lo difende

Vergogna Italia:Moralmente Dovrebbe Dimettersi,bisogna denunciarlo al 

"TRIBUNALE MILITARE INTERNAZIONALE DI NORIMBERGA"



<p>(Infophoto)</p>

"Il governo conferma la fiducia ai vertici di Finmeccanica e al presidente De Gennaro". Lo ha detto il premier Matteo Renziescludendo l'ipotesi di una richiesta di dimissioni per l'ex capo della polizia, dopo la condanna della Corte europea dei diritti dell'uomo nei confronti dell'Italia per i fatti accaduti nella scuola Diaz durante il G8 del 2001.
"Quello che è accaduto al G8 non ha niente a che vedere con il giudizio personale su personalità, una delle quali è De Gennaro, nominato presidente Finmeccanica e confermato dal nostro governo dopo la vicenda che lo ha riguardato e che ha portato all'assoluzione per la vicenda di Genova", ha spiegato il premier, prima di sottolineare: "Mi piacerebbe che quando si parla di responsabilità si parli della responsabilità della politica, perché è facile attribuire la responsabilità alle forze dell'ordine o ai manifestanti. Talvolta vorrei che anche i politici si assumessero le responsabilità".
Ieri con un tweet il presidente del Pd Matteo Orfini aveva attaccato De Gennaro. "Lo dissi quando fu nominato e lo ripeto oggi dopo la sentenza. Trovo vergognoso che De Gennaro sia presidente di Finmeccanica", ha scritto l'esponente dem, aprendo un caso politico in Parlamento e nello stesso governo.
Secondo il premier tuttavia "oggi è assurdo e inutile aprire una discussione su questo e per rispetto a Finmeccanica, agli azionisti e alle persone che credono in questa società dico che il governo non ha alcun dubbio sulla qualità e sulla competenza del presidente De Gennaro, lo diciamo in modo molto chiaro". Il G8 di Genova, ha ammesso Renzi, "è stato unapagina nera nella storia del nostro Paese".
"Conosco bene la vicenda per motivi personali, per il racconto di alcuni scout che erano lì e per un amico che ha rischiato di perdere un occhio -ha continuato il presidente del Consiglio-. Ma se vogliamo affrontare questa pagina seriamente guardando al futuro la cosa più logica è introdurre il prima possibile il reato di tortura. Credo che nessuno debba avere paura dell'introduzione del reato di tortura".
Anche secondo Raffaele Cantone, presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione intervistato da Agorà su RaiTre, "De Gennaro è stato indagato ed è stato assolto. L'assoluzione conta qualcosa. Non può pagare le responsabilità complessive di tutta una macchina". Cantone ha chiarito che "non mi piace l'idea che si voglia utilizzare questa storia e questa vicenda bruttissima, drammatica, una delle peggiori immagini dell'Italia anche all'estero per provare a tirare sulla polizia e sulle polizie che sono spesso la parte più popolare del Paese".
L'intervento del premier e l''assist' di Cantone a De Gennaro non sono però bastati a placare la polemica. Alle parole di Renzi ha replicato Nichi Vendola su twitter: ''Il presidente del Consiglio Renzi dice che è ora che si parli delle responsabilità politiche nei fatti del G8 di Genova del 2001? Perfetto, convinca allora il segretario del Pd Renzi a fare una commissione di inchiesta parlamentare", ha scritto il presidente di Sinistra Ecologia Libertà, che proprio oggi ha ufficializzato la proposta di legge per l'istituzione di una commissione di inchiesta. "La proposta c'è. In pochi giorni si può approvare'', ha aggiunto il leader di Sel. Poi, in un altro 'tweet': ''E' paradossale e incredibile la posizione di Renzi e del suo governo sulla permanenza De Gennaro al vertice di Finmeccanica. Evidentemente la rottamazione si blocca ad un certo punto...#cambiaversomai''.
Dello stesso tenore il post con cui Orfini ha ribadito nel pomeriggio il proprio punto di vista sul caso De Gennaro: "Resto della mia idea: il cambiamento che il Pd sta promuovendo nel paese non dovrebbe fermarsi di fronte alla porta dei soliti noti".

Barnard: via la dittatura? Solo grazie a un nuovo Gorbaciov

Barnard: via la dittatura? Solo grazie a un nuovo Gorbaciov


La dittatura dell’élite crollerà solo dall’interno, se e quando – al momento buono – verrà fatta collassare da esponenti dello stesso potere, illuminati e preparatissimi, capaci di restare sott’acqua per anni, conquistando la fiducia degli egemoni. E’ la lezione della storia: l’impero sovietico fu fatto cadere nel solo modo possibile, e cioè dal suo interno, grazie all’ex presidente del Kgb, un certo Mikhail Gorbaciov. Lo sostiene Paolo Barnard, prendendo spunto da opposte riflessioni fornite da attenti lettori, divisi sul ruolo politico di strumenti di comunicazione di massa come Facebook. Straordinaria opportunità di veicolare messaggi rivoluzionari in modo virale o “oppio dei popoli” per concedere a tutti la possibilità di uno sfogo innocuo e comunque controllato dal sistema industriale delle comunicazioni? Sono vere entrambe le interpretazioni, scrive Barnard sul suo blog. Con tutti i suoi limiti, persino Facebook può servire la causa dell’umanità. A patto però che, un giorno, si svegli un Gorbaciov disposto a terremotare il potere. Viceversa, ogni tipo di rivolta dall’esterno sarà perfettamente inutile.  
Nicolas Micheletti è ottimista: Facebook, scrive, è un’arma decisamente sottovalutata. E’ vero, «può portare dipendenza patologica, ci stacca dalla realtà, ci toglie tempo libero per studiare testi che ci aprirebbero la mente». Ma il network creato da GorbaciovZuckerberg può anche informare e sensibilizzare: «Con Facebook ogni persona può essere un “giornalista”, ogni persona può essere una rampa per l’informazione». Lorenzo Cortonesi invece non si fa illusioni: il social network ti concede sì di circuitare idee intelligenti, ma «a patto che non rompi troppo i coglioni». Ovvero: «Se tu arrivassi a 60 milioni di visualizzazioni», cioè «i numeri che davvero cambierebbero qualcosa», magari per parlare dell’“economicidio europeo”, «scompariresti nella nebbia in 20 secondi esatti». Motivo: «Non è concepibile usare Fb per fare “vero giornalismo”, semplicemente perchè non è stato creato per questo». Realismo: «Credi davvero che uno di noi o tanti di noi possano cambiare il mondo con Fb? Por favor». Davvero pensiamo che «una Merkel, un Draghi, non sappiano cos’è Facebook e che cosa potrebbe scatenare se davvero “funzionasse”?».
«Nulla viene lasciato al caso, con multinazionali come queste», scrive Cortonesi, rispondendo a Micheletti. «Fb è solo quello che Paolo Barnard disse una volta (e con piena ragione) in una sua vecchia intervista a proposito di Grillo e il suo movimento di grillini: una valvola di sfogo. Io aggiungo, un luogo per apatici rincoglioniti, ridotti a postare mici e aforismi del cazzo. Nulla di più. E questo non preoccupa nessuno». Chi invece ha provato seriamente a fare informazione «è stato bannato, censurato, oscurato». I motivi? «Apparentemente tecnici o di comportamento», ma nella realtà «“rompi il cazzo e sei pericoloso”: ne abbiamo avuto prova proprio in questi giorni con la pagina di Paolo, rimossa più volte». Quindi, «non facciamoci abbindolare sempre da queste “visioni” salvifiche: non cambi niente da casa, seduto a scrivere un articolo». La verità è che «i “rentiers” se ne strafregano di Facebook perché sono loro che ci mettono i soldi per farlo campare». Ok. Che fare, allora? Solo lo 0,2% dell’opinione pubblica, secondo Barnard, «ha compreso che chi comanda la nostra vita in tutto ciò che conta sono oggi Facebookstrutture sovranazionali immensamente potenti». Quindi, «quali strumenti e strategie dobbiamo usare per arginare The Machine?».
Francamente: «Conta qualcosa fare cartelli con lo spray e sfilare per le strade? Conta Facebook? Conta informare la gente, e la… gggènte? Conta fare Onlus e associazioni? Conta uno sciopero della fame o mettere il proprio corpo contro proiettili di gomma?». Il grande giornalista, autore de “Il più grande crimine” (prima clamorosa denuncia contro il “golpe” finanziario dell’élite neo-feudale che sta rottamando la democrazia) propende per un’altra soluzione: forse, aggiunge, «l’unica cosa che conta davvero è starsene muti per 35 anni della propria vita, arrivare come colletti bianchi dentro le stanze di un ministero, dentro quelle di una megabanca, dentro quelle di una potente think tank, quelle della Bocconi, della Sapienza e, dall’interno, sferrare l’attacco». E spiega: «L’Urss non l’hanno neppure intaccata di una scheggia i sacrifici tragici ed eroici dei dissidenti spediti in manicomi o in Siberia, l’ha fatta crollare dall’interno proprio il suo presidente (e non certo Reagan o il Papa)». Per Barnard, «il colpo finale al Vero Potere, se mai accadrà, sarà sferrato da una coalizione di super-tecnocrati favorevoli all’Interesse Pubblico». Personaggi «dalla preparazione micidiale (spaccano un capello in due con uno sguardo…), già insediati in posizioni dipotere». Semplificando, aggiunge Barnard, è «ciò che successe quando John Maynard Keynes, Piero Sraffa e alcuni intellettuali altolocati inglesi come William Beveridge, tutti interni al Potere britannico, teorizzarono lo Stato Sociale, la Piena Occupazione, e l’economia nell’interesse pubblico». Quegli uomini «cambiarono il mondo di allora in Europa».
Accadde anche in Italia, nel 1970, grazie a Giacomo Brodolini e Gino Giugni, «autori del più avanzato Statuto dei Lavoratori (pro lavoratori) del mondo». Erano anch’essi «colletti bianchi già interni al Potere. Eccezionali». La missione, oggi, è proprio questa: indirizzare i nuovi Gino Giugni verso la Mosler Economics, la sovranità monetaria, per liberare lo Stato dal ricatto della finanza e riconvertire l’economia verso la piena occupazione. I nuovi insider dovranno crescere nell’ombra e scalare posizioni di potere per poi scardinare, un giorno, il dispositivo neo-feudale che sta cancellando la civiltà democratica europea. Come Gorbaciov, gli insider dovranno conquistare la piena fiducia della Macchina: e quindi «scalare posizioni nei partiti, nei governi, nelle amministrazioni, in Ue», come fossero «impassibili finti burattini del VeroPotere». Il rischio? E’ che, al momento buono, il loro attacco «venga soffocato anche dall’interno della stanza dei bottoni». E qui allora entrano finalmente Paolo Barnardin gioco le associazioni, le Ong, gli attivisti: senza mai svelare il loro collegamento con i «colletti bianchi infiltrati», i militanti devono fin d’ora «lavorare come pazzi per divulgare sul territorio e alla popolazione intellettualmente raggiungibile», cioè non la totalità dell’opinione pubblica, «il messaggio economico di salvezza nazionale che i colletti bianchi serbano nascosto».
La missione, dunque, consiste nel «rivelare al popolo raggiungibile l’inganno fatale del VeroPotere di oggi». In altre parole, «devono fargli capire che non esiste un’altra strada, e che la distruzione della civiltà dei diritti è ormai completa». Massima urgenza, quindi. Quest’opera di “facilitazione”, spiega Barnard, serve a risolvere un punto cruciale: «Creare una relativa massa di opinione pubblica che sappia farsi sentire, o meglio rumoreggiare, quando i nostri colletti bianchi porteranno alla luce le loro proposte per l’Interesse Pubblico dentro il Vero Potere». Quando tenteranno di soffocarli, «se le opinioni pubbliche, anche in numeri esigui ma rumorosi, si faranno sentire, il Vero Potere si spaventerà». Infatti, sottolinea Barnard, «l’unica cosa al mondo che può intimidire il Potere sono le opinioni pubbliche che si ribellano, o anche solo… l’impressione che le opinioni pubbliche si siano sollevate». Non ne siete convinti? «Come credete che abbia fatto un Pannella a portare in Italia aborto e divorzio in un’epoca in cui il potere del Vaticano/Dc era stellare? Si mosse una fetta (piccola ma rumorosa) di opinione pubblica». La “gente” è meglio lasciarla perdere: la maggioranza «conta meno di una solida, determinata minoranza di cittadini che si fa sentire». Quindi va bene tutto, anche Facebook. Purché il disegno sia chiaro.