ROMA
«Nettissimo rafforzamento del Pd e del centrosinistra in moltissime città d'Italia; tsunami nel centrodestra; forte avanzata di Grillo». Pier Luigi Bersani convoca una conferenza stampa alle 20 nella sede del partito e tenta un primo bilancio. Il clima non è di festa, e il segretario appare anche un po' provato nella sua aria fieramente "dimessa". «Non ci nascondiamo il disagio, la frantumazione, lo sgretolamento», premette. C'è Palermo, dove Leoluca Orlando sopravanza di parecchi punti il candidato appoggiato dal Pd Fabrizio Ferrandelli («non sono deluso dal risultato di Palermo, dove si è verificato un record storico negativo per il centrodestra, ma sono dispiaciuto che il centrosinistra si sia spaccato»). E soprattutto c'è l'exploit del Movimento 5 stelle di Beppe Grillo a consigliare di tenere i toni un po' bassi. Ma Bersani non ci sta alla vulgata del "nessun vincitore tutti perdenti". Di fronte alla disfatta del Pdl e al risultato deludente dell'Udc, certamente il Pd ha tenuto. E nei Comuni vince: «Di 26 Comuni capoluogo il centro-destra ne aveva 18 e il centro-sinistra 8. In questo momento il dato è ribaltato: il centro-sinistra è avanti in 18 (se consideriamo Palermo), il centro-destra in 8. Per tacere i dati clamorosi dei Comuni con più di 15mila abitanti».
Effetti sul governo Monti? «Noi, dati alla mano, sentiamo di essere stati compresi. Una strada c'è». E la strada è appunto quella del sostegno a Monti e alle sue politiche di risanamento fino alla fine della legislatura. Certo, ora che il Pd si conferma unico baluardo non crollato tra i vecchi partiti chiede di più. C'è un certo rammarico nelle parole di Bersani quando dice che «se il governo ci avesse ascoltato di più ad esempio sulle pensioni e sull'Imu il disagio nel Paese non sarebbe cresciuto così tanto». Ora «noi chiediamo solo che il governo ci ascolti un po' di più». Ed eccole, le richieste del Pd, forte anche del nuovo vento che spira in Europa dopo la vittoria francese di François Hollande: Monti deve sfruttare lo spazio che si è aperto per chiedere «una mini-golden rule» già al Consiglio europeo di giugno. «Il fiscal compact va affiancato con misure per la crescita. E sul piano interno questo significa sbolccare gli investimenti degli enti locali e ridare un po' di liquidità alle piccole imprese. Infine, sul piano sociale la questione degli esodati va risolta». Più in generale, il disagio sociale va ascoltato attentamente, dice Bersani.
Già, il disagio sociale e la rabbia della gente. «Non ho mai sottovalutato Grillo. Una parte del cambiamento si è indirizzato verso il centrosinistra, una parte verso di lui. Ma Grillo sarà presente in diversi ballottaggi e sono sicuro che di fronte alla scelta di chi governa davvero ci potrà essere un ripensamento», è l'appello alla credibilità del segretario. Quanto alla foto di Vasto, ossia la vecchia alleanza con Idv e Sel con cui il Pd si è presentato quasi ovunque, non sembra in procinto di tramontare. Bersani se la tiene stretta. E semmai tenta di allargarla al centro sulla scia di quanto accaduto in Francia, dove Hollande è stato appoggiato sia dal centristra Bayrou che dal gauchista Mélenchon. Anche per questo il segretario del Pd sogna, e rilancia, il sistema elettorale da sempre preferito dai democratici: «Si riconsideri l'ipotesi del doppio turno alla francese, un sistema che funziona ed evita la frammentazione».