giovedì 16 maggio 2013

Governo attento dopo i suicidi si passa agli omicidi,Rischia il licenziamento, uccide i datori di lavoro


Rischia il licenziamento, uccide i datori di lavoro

Nel Milanese, 38enne spara: 'Non li sopportavo più'. Gli avevano detto di 'starsene a casa'


Carabinieri sul luogo del duplice omicidio

MILANO - Un uomo di 38 anni, dopo una violenta lite, ha sparato a due uomini, padre e figlio, stamani all'alba, nel Milanese. E' accaduto a Casate (Milano) nei pressi di un bar dove i tre si erano incontrati. Il presunteo omicida è  stato rintracciato a poca distanza dal bar. I carabinieri hanno anche recuperato l'arma del delitto, una pistola calibro 7.65.
L'omicida  lavorava per le vittime come operaio. Davide Spadari, di 38 anni, che si trova in caserma sentito dagli investigatori dell'Arma, ha ucciso il suo datore di lavoro, Rocco Pratalotta, di 48, e il figlio di quest'ultimo, Salvatore, di 23. I tre lavoravano per una piccola azienda edile della zona e si fermavano quasi ogni giorno nel bar di Casate a prendere un caffé.
Secondo le prime affermazioni rese da Davide Spadari ai carabinieri che lo stanno sentendo in caserma, l'uomo, che ha fatto delle parziali ammissioni, avrebbe deciso di sparare al titolare e a suo figlio perché non sopportava più le loro "angherie". L'uomo, l'attendibilità della cui storia dovrà essere ora comunque verificata dalle indagini, ha raccontato di subire da anni prese in giro e atteggiamenti dispotici da parte del titolare e di suo figlio. Ieri, poi, dopo l'ennesima discussione, pare che il titolare gli abbia detto di essersi "stufato di lui" e che dall'indomani avrebbe fatto meglio a "starsene a casa".
Una palese minaccia di licenziamento, dunque, che però non sarebbe legata a motivi economici ma a rancori privati. Davide Spadari, dopo il duplice omicidio, si è allontanato prima in auto e poi a piedi ed è stato bloccato dai militari mentre camminava nei pressi di Cuggiono (Milano). Con se aveva ancora la pistola usata per sparare, chiusa dentro uno zainetto che portava in spalla. I tre lavoravano per una piccola azienda edile della zona che si occupava di subappalti per i cantieri dell'Expo.
In questi ultimi tempi il numero di operai si era ridotto all'osso per la mancanza di lavoro (come per quasi tutte le aziende dello stesso tipo nell'area milanese) ma a pesare sul raptus omicida dell'uomo sarebbero stati i continui screzi e i dissidi.

Alberi caduti a Torino e provincia


Alberi caduti a Torino e provincia

Grande lavoro per vigili del fuoco, ma nessuna conseguenza grave



(ANSA) - TORINO, 16 MAG - Continua a Torino a piovere intensamente. Sono stati numerosi, nella notte e nella prima mattinata, gli interventi dei vigili del fuoco del comando provinciale per episodi legati al maltempo. In particolare, vi sono stati alberi caduti in citta' e nel circondario che tuttavia non hanno provocato danni alle persone. Non sono mancati gli interventi per piccoli smottamenti stradali, ma anche in questo caso le conseguenze sono state gravi.

Fate girare questo articolo è una Follia ,L’Ue: piccoli ortaggi fuorilegge, vietato prodursi il cibo


L’Ue: piccoli ortaggi fuorilegge, vietato prodursi il cibo


Una nuova legge proposta dalla Commissione Europea renderebbe illegale “coltivare, riprodurre o commerciare” i semi di ortaggi che non sono stati “analizzati, approvati e accettati” da una nuova burocrazia europea denominata “Agenzia delle Varietà Vegetali europee”. Si chiama “Plant Reproductive Material Law”, e tenta di far gestire al governo la regolamentazione di quasi tutte le piante e i semi. Se un contadino della domenica coltiverà nel suo giardino piante con semi non regolamentari, in base a questa legge, potrebbe essere condannato come criminale. Questa legge, protesta Ben Gabel del “Real Seed Catalogue”, intende stroncare i produttori di varietà regionali, i coltivatori biologici e gli agricoltori che operano su piccola scala. «Come qualcuno potrà sospettare – afferma Mike Adams su “Natural News” – questa mossa è la “soluzione finale” della Monsanto, della DuPont e delle altre multinazionali dei semi, che da tempo hanno tra i loro obiettivi il dominio completo di tutti i semi e di tutte le coltivazioni sul pianeta».
Criminalizzando i piccoli coltivatori di verdure, qualificandoli come potenziali criminali – aggiunge Adams in un intervento ripreso da “Come semiDon Chisciotte” – i burocrati europei possono finalmente «consegnare il pieno controllo della catena alimentare nelle mani di corporazioni potenti come la Monsanto». Il problema lo chiarisce lo stesso Gabel: «I piccoli coltivatori hanno esigenze molto diverse dalle multinazionali – per esempio, coltivano senza usare macchine e non vogliono utilizzare spray chimici potenti». Per cui, «non c’è modo di registrare quali sono le varietà adatte per un piccolo campo, perché non rispondono ai severi criteri della “Plant Variety Agency”, che si occupa solo dell’approvazione dei tipi di sementi che utilizzano gli agricoltori industriali». Praticamente, d’ora in poi, tutte le piante, i semi, gli ortaggi e i giardinieri dovranno essere registrati. «Tutti i governi sono, ovviamente, entusiasti dell’idea di registrare tutto e tutti», sostiene Adams. Tanto più che «i piccoli coltivatori dovranno anche pagare una tassa per la burocrazia europea per registrare i semi». Gestione delle richieste, esami formali, analisi tecniche, controlli, denominazioni delle varietà: tutte le spese saranno addebitate ai micro-produttori, di fatto scoraggiandoli.
«Anche se questa legge verrà inizialmente indirizzata solo ai contadini commerciali – spiega Adams – si sta stabilendo comunque un precedente che, prima o poi, arriverà a chiedere anche ai piccoli coltivatori di rispettare le stesse folli regole». Un tecno-governo impazzito: «Questo è un esempio di burocrazia fuori controllo», spiega Ben Gabel. «Tutto quello che produce questa legge è la creazione di una nuova serie di funzionari dell’Ue, pagati per spostare montagne di carte ogni giorno, mentre la stessa legge sta uccidendo la coltura da sementi prodotti da agricoltori nei loro piccoli appezzamenti e interferisce con il loro diritto di contadini a coltivare ciò che vogliono». Inoltre, aggiunge Gabel, è molto preoccupante che si siano dati poteri di regolamentare licenze per tutte le specie di piante di qualsiasi tipo ortoe per sempre – non solo di piante dell’orto, ma anche di erbe, muschi, fiori, qualsiasi cosa – senza la necessità di sottoporre queste rigide restrizioni al voto del Consiglio.
Come sempre, il diavolo si nasconde nei dettagli: «Il problema di questa legge è sempre stato il sottotitolo, che dice un sacco di belle cose sul mantenimento della biodiversità e sulla semplificazione della legislazione», come se il nuovo dispositivo rendesse finalmente le cose più facili, ma «negli articoli della legge c’è scritto tutto il contrario», avverte Adams. Esempio: dove si spiega come “semplificare” le procedure per le varietà amatoriali, non si fa nessun accenno alle accurate classificazioni già elaborate dal Defra, il dipartimento britannico per l’agricoltura impegnato a preservare le varietà amatoriali. Di fatto, spiega lo stesso Adams, la maggior parte delle sementi tradizionali saranno fuorilegge, ai sensi della nuova normativa comunitaria. «Questo significa che l’abitudine di conservare i semi di un raccolto per la successiva semina – pietra miliare per una vita sostenibile – diventerà un atto criminale». Inoltre, spiega Gabel, questa legge «uccide completamente Mike Adamsqualsiasi sviluppo degli orti nel giardino di casa in tutta la comunità europea», avvantaggiando così i grandi monopoli sementieri.
E’ quello che stanno facendo i governi, insiste Adams: «Stanno prendendo il controllo, un settore alla volta, anno dopo anno, fino a non lasciare più nessuna libertà», al punto di «ridurre le popolazioni alla schiavitù in un regime dittatoriale globale». Si avvera così la “profezia” formulata da Adams nel libro “Freedom Chronicles 2026” (gratuito, scaricabile online), nel quale un “contrabbandiere di semi” vive in un tempo in cui le sementi sono ormai divenute illegali e c’è gente che, per lavoro, ne fa contrabbando, aggirando le leggi orwelliane imposte della Monsanto. L’incubo pare destinato a trasformarsi in realtà: «I semi stanno per diventare prodotti di contrabbando», afferma Mike Adams. «Chiunque voglia prodursi il suo proprio cibo sta per essere considerato un criminale». Questo, conclude Adams, è il dominio totale sulla catena alimentare. «Tutti i governi cercano un controllo totale sulla vita dei cittadini». Per questo, oggi «cospirano con le multinazionali come la Monsanto», ben decisi a confiscare la libertà più elementare, cioè il diritto all’alimentazione. «Non vogliono che nessun individuo sia più in grado di coltivare il proprio cibo».

Beppe Grillo accusa: «Vogliono zittirci»


Beppe Grillo accusa: «Vogliono zittirci»

Il leader del M5s: «L'ultimo argine siamo noi. Il sistema ci odia». E sul Cav: «O noi o lui. Questa la scelta».

Tutti contro di lui. Ne è convinto Beppe Grillo che, nella prima intervista che si ricordi, rilasciata al quotidiano La Stampaha dichiarato: «Il sistema ci odia. Mi vogliono demolire persino sui soldi, io che non ho mai toccato 10 mila lire in vita mia».
«GLI SNOB DEVONO DEMOLIRMI». Gli snob, specialmente la sinistra, ha precisato Grillo, «non sopportano che certe cose le dica un comico. E devono demolirlo. Dire che millanto amicizie di Fitoussi, di Stieglitz, di Lester Brown, o Wackernagel... Io non ho millantato nulla, sono solo un divulgatore, un semplificatore, di idee che sono di tutti. La decrescita, la critica all’austerity, un’economia in cui giranole idee, non le merci inutilmente».
Alle accuse che i fondi del partito vengano gestiti tutti da lui e Gianroberto Casaleggio, Grillo ha detto: «È tutto lì, pubblico, chiedete di andare a vedere. È sul conto parlamentare. Lo gestiscono in due persone, Vito Crimi e un tesoriere. Chi dice altro calunnia».
Sui controlli della polizia che hanno chiesto di vedere i server per i 22 ragazzi indagati a Nocera per vilipendio del capo dello Stato, il leader M5s ha detto: «Secondo me ci provano, a bloccare i server. È significativo che sia venuta la polizia, non la polizia postale. In questo io vedo una stretta. Naturalmente la Rete non la puoi chiudere, ciò che chiudi da una parte rispunta dall’altra, me lo disse anche l’ambasciatore cinese quando ci siamo incontrati, e se lo dice lui».
NESSUN GUADAGNO COL BLOG. Col blog, ha precisato Grillo, non ci si guadagna: «Siamo in pari, ci costa sui 200 omila euro l’anno, li copriamo con la pubblicità, ci sono tre persone che ci lavorano a tempo pieno. Poi i libri: sa che il libro che guadagna di più non è neanche pubblicato da noi, è quello con Fo e Casaleggio, per Chiarelettere, e il ricavato andrà tutto in beneficenza».
Proprio per questo, ha aggiunto, l'ex comico vorrebbe «tornare a fare un tour mondiale». Ma «ci accusano di tutto, anche di aver registrato un’associazione a nome di mio nipote», ha precisato, «invece per evitare che fossimo esclusi per essere solo un movimento, costituimmo in una notte questa associazione, intestata a mio nipote, avvocato. L’associazione è lì, non tocca una lira, andate a controllare. Per farla ci siamo affidati a due studi legali e ci è costato 140 mila euro».
IL PD NON HA VOLUTO ALLEARSI. E sulla sfumata alleanza col Pd, Grillo ha detto: «Sono loro che non hanno voluto. Bersani voleva solo 10 senatori per fare un governicchio, e naturalmente senza ascoltare nulla delle nostre richieste, senza fare quello che abbiamo fatto noi, cancellarci da un giorno all’altro 42 milioni di rimborsi, senza darci una commissione di controllo, niente».
E sulla legge elettorale ha detto: «Un ritorno a quella precedente lo sosterremmo, rifare i collegi sarebbe semplicissimo. Ma Berlusconi non vuole, il nano è convinto che se si rivota con questa legge elettorale lui vince e va al Quirinale. A quel punto gli unici a poter impedire questo saremo noi, una Protezione civile. Il Pd sarà sotto il 20. Io sento l’aria, il cerchio si sta stringendo. Lo vedo anche da questa stretta con cui cercano di farci fuori».
I PARLAMENTARI STANNO IMPARANDO. Sui parlamentari del movimento ha precisato: «Stanno imparando. Guardi Crimi. Loro le cose che non sanno le studiano, i commessi si meravigliano di vedere dei parlamentari che stanno a studiare fino a notte. I professionisti spesso non ne sanno più di loro, ma sanno fingere. Forse poi abbiamo sbagliato a fare in quel modo gli streaming. Abbiamo concesso a Letta di fare la lezioncina, non glielo dovevamo consentire, li dovevamo formare. Forse dovevo andare io, essere più presente. Ma poi avrebbero detto che dirigo tutto».
E sull'attenzione nei suoi confronti: «È faticoso, anche mia moglie, la seguono, fanno i dossier su di me, i miei figli, pubblicano l’indirizzo di casa mia... Ma non durerà molto, secondo me. Entro quest’anno vado avanti così. Si voterà prima; se vinciamo, ricostruiremo noi le macerie, ce la prenderemo noi, con le elezioni, l’Italia. E io mi dedicherò solo a questo. Altrimenti se la prenderà qualcun altro, e senza elezioni»


C'è la crisi, ma per l'Afghanistan Roma trova i soldi,360mln di euro


C'è la crisi, ma per l'Afghanistan Roma trova i soldi

L'Italia taglia tutto, ma investe 360 mln nel conflitto. In Ue solo la Germania paga di più. 

La situazione in Afghanistan è ormai fuori controllo, sotto il profilo militare come sotto quello economico: gli attacchi contro le truppe Nato sono in continuo aumento, mentre i costi della missione internazionale crescono in misura tale che al momento nemmeno gli Stati Uniti sono in grado di calcolarli.
L’allarme giunge direttamente da Washington ed è contenuto in un rapporto governativo ufficiale consegnato ai presidenti dei due rami del Congresso e di tutte le Commissioni.
Nel documento Gao-13-218sp, redatto dal Government accountability office (Gao) e reso noto di recente, si parla anche del ruolo finanziario dell’Italia.
DALL'ITALIA 360 MLN DI EURO. Il nostro Paese deve pagare la propria quota anche oltre il limite del 2014 fissato in precedenza, e deve versare tra il 2015 e il 2017 un totale di 480 milioni di dollari (circa 360 milioni di euro) solo per pagare l’addestramento dell’esercito afghano, oltre alle 'normali' spese della missione che riguardano i nostri soldati.
Ma il contributo è destinato a crescere oltre gli impegni presi, perché il rapporto spiega che i costi futuri della missione non sono disponibili nemmeno al Pentagono, mentre si comincia a parlare dell’impossibilità per le truppe straniere di lasciare il Paese asiatico.
LA SCONFITTA NEL BOLLETTINO. Il Gao è l’autorità del governo Usa che riunisce i compiti che da noi appartengono della Corte dei conti e della Ragioneria dello Stato: fare le pulci ai bilanci, ma anche valutare nel merito l’efficacia della spesa pubblica.
Il rapporto sulla sicurezza in Aghanistan, intitolato Key oversight issues (Supervisione delle questioni chiave), è una specie di bollettino di una sconfitta, militare ed economica.
Spiega intanto come sia impossibile parlare per ora di una strategia d’uscita dalla guerra, nonostante i proclami dei governi occidentali.
NESSUNA IPOTESI PER IL RITIRO. Infatti, uno dei compiti svolti dalle truppe alleate, italiane comprese, è quello dell’addestramento delle forze di sicurezza di Kabul, un totale di circa 300 mila uomini. Il documento spiega che l’obiettivo massimo fissato era quello di poter valutare le singole unità militari afghane come «indipendenti», ovvero capaci di operare da sole senza l’appoggio di truppe straniere.
Ma il Gao annuncia che, visto il livello di queste truppe, l’obiettivo massimo è stato abbassato a «indipendente con consiglieri militari», quindi i soldati afghani per ora continuano ad avere le balie americane, inglesi, canadesi o italiane. Ciò significa che di ritiro delle truppe straniere, italiane comprese, al momento è impossibile persino parlare.

  • Gli investimenti futuri degli Usa e degli altri Paesi in Afghanistan. In blu il contributo Usa; in verde il contributo non Usa incluso l'Afghanistan; in bianco gli investimenti non ancora stanziati (Fonte: Gao).

Situazione sempre più tesa per attacchi

Il rapporto del Gao è spietato e racconta come «la situazione della sicurezza in Afghanistan, valutata in termini di numero di attacchi condotti dal nemico, si è deteriorata dal 2005, danneggiando le operazioni di ricostruzione degli Stati Uniti e dei loro alleati».
Ma il dato più inquietante risiede ancora una volta nelle forze armate afghane, che non solo sono male addestrate, ma diventano ogni giorno più pericolose per le stesse truppe della Nato.
FUOCO SUL PERSONALE USA. A pagina 17 della relazione inviata al Congresso si legge infatti che «gli attacchi interni (insider attacks) contro il personale americano e della coalizione sono aumentati, sollevando il problema di compiere sforzi per proteggere il personale americano che lavora con le forze di sicurezza afghane».
Sono proprio i militari afghani che sempre più spesso aprono il fuoco contro i soldati della Nato al loro fianco.
Episodi che avvengono senza preavviso, magari in momenti di riposo e che mietono sempre più vittime, anche se molte volte non vengono resi noti dai comandi alleati.
LA COLPA È DELLO STRESS. Il rapporto racconta che il Pentagono e la Nato hanno individuato, come cause principali di questi attentati, «lo stress e le convinzioni ideologiche di militari che pure non hanno mai avuto contatti con i ribelli (insurgents) afghani». E il Gao aggiunge che se i vertici militari non prendono rapidamente contromisure, sempre più i soldati alleati della Nato sono destinati a essere uccisi o feriti dai loro stessi alleati.

  • Il numero degli attacchi interni (insider attacks) dal 2007 al 2012 (Fonte: Gao).

Non c'è spazio per la ricostruzione, solo per la sicurezza

Il rapporto espone le cifre di una missione che ormai sembra non avere più alcun senso al di fuori del mantenere in piedi se stessa.
Dal 2002 al 2012, complessivamente gli Stati Uniti hanno speso in Afghanistan oltre 500 miliardi di dollari, per gli aspetti militari, diplomatici, civili e di ricostruzione.
Ma quest’ultima parola, «ricostruzione», in realtà non ha quasi riscontri pratici. Infatti, finora (ma è anche la stima per i prossimi cinque anni) le spese militari e per la sicurezza hanno assorbito il 71% del budget, mentre il governo e la burocrazia afghana ne hanno consumato il 26%.
Così, per gli aspetti «umanitari» è stato speso appena il 3% dei soldi versati dagli Usa nel calderone afghano. Percentuali analoghe riguardano gli alleati, ovvero Germania, Italia, Regno Unito, Canada, Australia e via via tutti gli altri, impegnati per quota proprio in questo ordine.
IL 90% DELLE SPESE PAGATE DAGLI USA. Gli Usa finora hanno coperto oltre il 90% dei costi totali, ma il loro impegno, hanno già chiarito in sede Nato, deve diminuire.
Ecco dunque che agli alleati viene chiesto di mettere sul piatto più soldi. Nel complesso, finora, questi Paesi hanno speso almeno 50 miliardi di dollari, ma il rapporto non fornisce dati più precisi per il passato. Difficile ricostruire anche da documenti italiani quanto l’Afghanistan sia costato ai nostri contribuenti: le spese infatti sono spezzettate in mille voci di bilancio, anno per anno.
L'ITALIA DEVE PAGARE FINO AL 2017. Quel che invece è certo è che, per il solo addestramento delle forze armate afghane (quindi senza contare i costi dei nostri soldati e della missione nel complesso) l’Italia si è impegnata a pagare 480 milioni di dollari tra il 2015 e il 2017, divisi in tranche di 160 milioni l’anno: al cambio di oggi, si tratta di un totale di circa 360 milioni di euro solo per finanziare l’esercito di Kabul.
La spesa italiana tra il 2013 e il 2014 non è invece dettagliata, ma dovrebbe aggirarsi attorno ai 120-150 milioni di euro in due anni.
MENO SOLDI DA WASHINGTON. Il Gao nel suo rapporto prima di tutto sollecita il Pentagono a fare studi accurati, finora mai compiuti, sulle previsioni di spesa per i prossimi anni. Quindi ricorda che l’impegno economico americano è destinato a calare e dunque gli alleati come l’Italia devono, già dal 2015, aumentare il proprio per sostenere l’esercito afghano.
Il governo di Kabul, spiega ancora il Gao, ha promesso di sborsare nei prossimi anni circa 500 milioni di dollari per le proprie truppe: ma si tratta di una promessa che difficilmente il presidente Hamid Karzai, o chi per lui, può mantenere, visto che la cifra promessa è circa un quarto del Prodotto interno lordo dell’Afghanistan.
Italia e alleati devono dunque farsi carico anche di eventuali buchi nel bilancio militare di Kabul con risorse che, per il momento, nessuno ha individuato e che dunque vanno reperite con nuove tasse o tagli alla spesa pubblica interna del nostro Paese.



Mentana e moglie, divorziati in Twitter




Mentana e moglie, divorziati in Twitter

Dalle corna al menefreghismo per i figli. La rabbia 2.0 di Torrepadula potrebbe aver spinto Chicco a lasciare il social.





Enrico Mentana lascia Twitter forse per non leggere più quello che scrive la moglie, o ex moglie, non si capisce, Michela Rocco di Torrepadula, già miss Italia e già conduttrice di La7 dove il marito (o ex, non si capisce) è direttore news.
L'IRA DI MICHELA IN 140 CARATTERI.Torrepadula ha sputtanato mitraglia Mentana proprio su social, con una fucilata di 140 caratteri a febbraio: «Se vs marito vi tradisse con la vs migliore amica che ha tenuto in braccio i vs figli e ha approfittato di un momento buio, come reagireste?». A cui poi ha aggiunto particolari, in un crescendo: «Wow! Dicitur mio marito abbia avuto liaison dangereuse con una giornalista. Spero a livello di una Barbara Serra, non una borgatara sfigata...».
L'ANATEMA DELLA STREGA-PALADINA. E poi: «Il peggior nemico lo troverete tra le persone che frequentano la vostra famiglia. Sono a conoscenza delle vostre dinamiche, punti deboli...», «...si insinuano come serpi velenose e al momento opportuno, pungono e avvelenano». Definendo se stessa «paladina delle donne mature e infelici o strega per le ragazze che corteggiano o si fanno corteggiare da uomini potenti».
Insomma parrebbe di capire che Mentana stia con una giovane giornalista amica della moglie.

«Chi di social network ferisce, di Facebook e Twitter perisce»

Lo sputtanamento di Mentana è avvenuto su Twitter non per caso. Ma per scelta della moglie che lo ha spiegato così, ovviamente in un tweet: «Twitter è meglio di uno strizzacervelli. Se non sei un narcisista, le critiche ti fanno pensare. E risparmi 100 euro a seduta».
Per poi lapidare il direttore del Tg La7 con questa sentenza: «Per gli internet addicted (come Enrico Mentana, ndr): chi di social network ferisce, di Facebook e Twitter perisce».
IL TWEET DI NATALE. Se l’è lavorato su Twitter, il marito o ex marito, che per sua disgrazia aveva anche la moglie tra i suoi follower. E quando, a Natale, lui ha cinguettato «Auguri di un 2013 libero e felice, in cui i giovani comincino a lottare davvero per scardinare un mercato del lavoro che nega i loro diritti», lei ha risposto così: «Che belle parole… peccato siano solo parole. Hai lasciato moglie e figli a Pinzolo per festeggiare con i tuoi amici vip».
ANCHE MIMUN TRAVOLTO DA MICHELA. Vittima della twitt-separazione tra Mentana e Rocco di Torrepadula è stato anche Clemente j. Mimun, direttore del Tg5, che a un suo tweet di auguri per la famiglia Mentana (marito moglie e due figli), si è visto travolgere dalla furia della moglie presumibilmente cornificata: «Anche voi avete avuto le vostre discrete sfighe. Ben più che meritate. Good night and good luck!».
«IL PEGGIO DEVE ANCORA VENIRE». E poi, rivolgendosi nuovamente a Mentana: «Della numerosa prole, non ha nessuno accanto. Solo lui e quattro amici vecchi di merda, ma potenti». «Non sono a Cortina. Nemmeno a Sankt Moritz, non a Crans-Montana. Sola con i miei figli. E tu con Ddv (Diego Della Valle?, ndr) & Co. W la famiglia. W i giovani!». Aggiungendo un inquietante: «Il peggio deve ancora venire».

Torrepadula smentisce le voci di divorzio. E twitta: «È tutto ok»

In effetti il peggio è arrivato, ovviamente su Twitter, da cui poi non ci si meraviglia sia scappato il marito Mentana.
IL RICOVERO IN OSPEDALE.Torrepadula è finita in ospedale, i primi di gennaio, dopo una collutazione con un non meglio twittato «amico» («con i suoi 80-82 kg… a me che peso poco più di una bambina!»). Ma chi è questo uomo? Non si sa, però il ricovero in ospedale è vero perché lady Mentana ha pubblicato le foto, ovviamente su Twitter.
La sera prima aveva scritto: «2012/2013. Bell’inizio di merda: Giulio (il figlio, ndr) che a mezzanotte meno cinque urla e si dispera. 'Papaaaaaà! Dov’è il mio papino?'. No panic! Adesso arriva. Sì, per il 2014». E poi: «Sono a quel punto nella vita in cui ho raggiunto la cima della scala e mi sono accorta di averla appoggiata sul muro sbagliato». Messaggi poi cancellati.
L'ALTERCO CON I FOLLOWER. Insomma ma che succede in casa Mentana, con depandance su Twitter. Divorziati? Lei, su Twitter, ha detto di no, ma è ambigua. Ha citato una frase: «Un uomo percorre il mondo intero in cerca di ciò che gli serve e torna a casa per trovarlo (G.A. Moore.) tksGod!». E un follower le ha replicato: «Sì, solo che ha cambiato indirizzo». E lei, furente: «Pensa alla tua famiglia. Io ho un marito e die figli piccoli, tu?».
E un altro follower l'ha sistemata: «E quindi decidi di tenere in piedi la baracca sputtanandola allo stesso tempo su Twitter?».
MITRAGLIA DICE ADDIO AL SOCIAL. Allora? Stanno insieme ma si sputtanano su Twitter tanto che Mentana chiude l’account? Mah, lei assicura che è tutto ok: «A mio figlio a scuola arrivano voci che io e il padre siamo separati, divorziati. Torna disperato a casa. Non è vero! Lasciateci in pace! Non siamo né separati, né divorziati. Perché farlo soffrire gratuitamente...».
Questo tweet è di marzo, ma qualche giorno dopo Torrepadula ha scritto: «Mentre cercavo uno scritto ho riletto parte dei miei diari. Quella puttana stava a casa mia quasi tutte le sere». Che non sembra proprio un messaggio di concordia familiare.
LA TIRATA CONTRO I GIORNALISTI. Ma perché sputtanare così il marito su Twitter? Lei tra l’altro odia i giornalisti che cinguettano, tipo il marito: «Non voglio più leggere i tweet dei giornalisti. Si sentono tutti professori di Harvard. Presuntuosi e arroganti pipponi tra di loro». E poi: «Smettiamo di seguire i giornalisti. Si nutrono del loro ego smisurato e godono a vedere il numero di follower. Ammesse solo le testate. Forse».
Forse abbiamo capito perché Mentana ha chiuso Twitter, in attesa che lo faccia anche la moglie (o ex?).

Riciclaggio, arrestato magistrato Inchiesta a Palermo. Una trentina di arresti, perquisizioni


Riciclaggio, arrestato magistrato

Inchiesta a Palermo. Una trentina di arresti, perquisizioni



(ANSA) - PALERMO, 16 MAG - Un giudice amministrativo del Tar del Lazio, coinvolto in una inchiesta per riciclaggio diretta dalla procura di Palermo, è stato arrestato questa mattina da militari del nucleo di polizia valutaria della Guardia di Finanza. Nel corso dell' operazione, la Guardia di Finanza ha effettuato una trentina di arresti e un centinaio di perquisizioni. L'inchiesta e' per associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio e abusiva attivita' finanziaria.

Staminali: ok sperimentazione Stamina con Aifa e Iss


Staminali: ok sperimentazione Stamina con Aifa e Iss


La manifestazione per le cellule staminali in piazza Montecitorio

Voto unanime in commissione Affari sociali a un emendamento al decreto staminali che da' l'ok alla sperimentazione di terapie avanzate a base di cellule staminali mesenchimali, quelle usate con il metodo Stamina, promossa dal ministero della Salute avvalendosi di Aifa, Iss e Cnt e con l'unico paletto della sicurezza dei pazienti. 
FAMIGLIE A MONTECITORIO URLANO'LORENZIN ASSASSINA' - "Lorenzin assassina". E' questo lo slogan urlato dalle famiglie di malati e comitati di pazienti che stanno manifestando a Montecitorio a sostegno del decreto Balduzzi sulle cure compassionevoli e per la sperimentazione della terapia con cellule staminali del protocollo Stamina. I manifestanti chiedono di incontrare il ministro della Salute Beatrice Lorenzin.
A MONTECITORIO TENSIONE TRA POLIZIA E FAMIGLIE - Tensione in piazza Montecitorio tra le forze dell'ordine e le famiglie dei malati che stanno manifestando a sostegno del decreto per la sperimentazione delle cure con cellule staminali del protocollo Stamina. Alcuni manifestanti stanno cercando di forzare il cordone dei poliziotti per raggiungere Montecitorio. Spingendo le transenne, un gruppo di manifestanti sta urlando, "fuori, fuori", indirizzandosi ai politici. 
VANNONI, 600 FAMIGLIE PRONTE FARE RICORSO PER CURA - "Sono 84 i pazienti in cura agli Spedali di Brescia con il metodo Stamina, ma ci sono 600 famiglie pronte a fare ricorso per ottenere le cure con staminali sulla base del nostro protocollo". Lo ha detto il presidente di Stamina, Davide Vannoni, intervenendo alla manifestazione delle famiglie dei malati in corso a Montecitorio. I protocolli Stamina, ha detto "sono in internet, visibili a tutti, basta digitare su Google 'Davide Vannoni Patents'". 
Contro la terapia a base di cellule staminali del protocollo Stamina è in atto l'azione della "lobby Agenzia del Farmaco-Farmindustria, per cercare di distruggere questa possibilità di cura". Lo ha detto il presidente di Stamina, Davide Vannoni, intervenendo alla manifestazione in corso a Montecitorio. Duro l'attacco al ministro della Salute: "Lorenzin - ha detto - usa lo stesso portavoce dell'ex ministro Sacconi, la cui moglie è direttore generale di Farmindustria".

AIFA, STUPORE PER DICHIARAZIONI VANNONI - "L'Agenzia Italiana del Farmaco apprende con stupore le dichiarazioni rilasciate a mezzo stampa dal Presidente di Stamina Vannoni circa una presunta 'lobby Aifa-Farmindustria' e oltre a respingerle invita Vannoni a esplicitarne in maniera chiara il senso riservandosi di agire nelle sedi competenti". E' quanto afferma l'Aifa in una nota nella quale "ribadisce, inoltre, il proprio ruolo di Autorità regolatoria garante della tutela e difesa della salute dei cittadini attraverso la disponibilità di cure di comprovata efficacia e sicurezza".
FARMINDUSTRIA, DA VANNONI DICHIARAZIONI FALSE - "Le parole del Presidente di Stamina, Davide Vannoni, espresse a mezzo stampa, sono prive di qualsiasi fondamento. Contrariamente a quanto dichiarato da Vannoni, Farmindustria non è mai intervenuta sul protocollo Stamina". Lo sottolinea in una nota la Farmindustria. "Altrettanto falsa - aggiunge - è la dichiarazione che l'onorevole Renato Brunetta sia stato consulente di Farmindustria. Non lo è e non lo è mai stato".