giovedì 29 novembre 2012

"ALONSO VUOLE IL RICORSO FERRARI"


"ALONSO VUOLE IL RICORSO FERRARI"

In Spagna continua la "guerra" a Vettel


Il sorpasso di Vettel su Vergne

Non si placa l'ondata che dalla Spagna vorrebbe vedere penalizzatoSebastian Vettel per poter festeggiare Fernando Alonsocampione del mondo. Il sorpasso del tedesco a Vergne a San Paolo, che si dice in regime di bandiere gialle, continua a far discutere e pare che lo stesso Alonso abbia chiesto alle Ferrari di muoversi. Non ci sono dichiarazioni o atti ufficiali, ma dall'entourage del pilota trapela che 
qualcosa che non va c'è.
Se Maranello continua a negare ogni azione contro la Red Bull, non avendo in mano prove certe al 100%, allo stesso modo non la pensa l'ambiente "alonsiano". Lo si capisce dagli ultimi tweet dello stesso Fernando e del suo manager, Luis Garcia Abad. "Non faccio miracoli, faccio delle leggi giuste i miei miracoli", ha scritto Nando. "Dove c'è poca giustizia è pericolso avere ragione", ha ribadito l'agente.

Incandidabilità,perchè non applicare le regole del pubblico impiego??


Incandidabilità, pronto il decreto:
stop a chi ha subito pene oltre i 4 anni

Domani in consiglio dei ministri il decreto legislativo, che arriva subito dopo l'entrata in vigore della legge anticorruzione. Non ci sarà la lista dei reati, ma previsti molti paletti. Le regole riguarderanno parlamentari italiani ed europei, enti locali e tutti gli enti in cui c'è una nomina pubblica, come le Asl di LIANA MILELLA


ROMA - "Liste pulite" finalmente al via. Definitivamente fuori i condannati definitivi per reati gravissimi (mafia e terrorismo), per corruzione e concussione, e per tutti i delitti con una pena da quattro anni in su che già comportano la custodia cautelare. Non c'è, nel decreto legislativo, quell'elenco dei reati che qualcuno avrebbe voluto che ci fosse, ma ci sono paletti certi che costituiranno, d'ora in avanti, una barriera insormontabile per chi vorrebbe entrare ugualmente nelle istituzioni anche con una fedina penale ormai macchiata per sempre.

Esattamente 48 ore dopo la definitiva entrata in vigore della legge anti-corruzione che, allo scoccare della mezzanotte del 28 novembre, è entrata a pieno titolo a far parte dei codici, arriva il decreto legislativo che ne attua uno degli articoli più discussi, quello dell'incandidabilità. Stavolta il decreto è davvero pronto 

Alfano,Eutanasia di un politico...


Pdl, addio alle primarie

Angelino Alfano si è piegato a Berlusconi. Niente consultazione, ma una convention - forse il 16 dicembre - per lanciare il nuovo partito che nascerebbe dopo la scissione degli ex An. Il Cavaliere dovrebbe essere ancora candidato premier. Contraria Giorgia Meloni


ROMA - Primarie Pdl verso l'archiviazione definitiva. Propio mentre andava in scena il duello televisivo tra i due candidati al ballottaggio del centrosinistra, Angelino Alfano si è arreso a Berlusconi. L'annuncio ufficiale dovrebbe avvenire in un ufficio di presidenza della prossima settimana. La decisione è stata presa nella giornata di ieri, dopo una serie di convulse trattative telefoniche. Con il Cavaliere che comunque non si è mosso da Arcore. Una scelta fatta nonostante la netta opposizione di Giorgia Meloni, la principale sfidante del segretario, che ha chiesto di fare comunque le primarie. Magari rinviandole a gennaio. 

L'ipotesi prevalsa è quella di un nuovo partito - una nuova Forza Italia - che nasca dalle ceneri del Pdl, con  la scissione degli ex An. Azzeramento degli attuali vertici, nuovo nome e simbolo, classe dirigente da svecchiare e rinnovare con facce fresche, niente professionisti della politica salvo rare eccezioni. La "rifondazione" del partito dovrebbe essere lanciata con una convention entro Natale: probabilmente proprio il 16 dicembre, giorno in cui erano state programmate le primarie. La partita decisiva si gioca sul fronte della riforma elettorale. Per il Cavaliere è fondamentale poter ancora decidere le candidature e, da questo punto di vista, sarebbe fondamentale la conservazione del Porcellum.

mercoledì 28 novembre 2012

Taranto travolta da una tromba d'aria


L'Ilva di Taranto travolta da una tromba d'aria: 40 feriti, tra cui 8 bambini. I sindacati sospendono la manifestazione

Si è scatenato l'inferno all'Ilva di Taranto. Una tromba d'aria, un vortice nero che ha portato morte e distruzione al suo passaggio sulla via Appia, quella Taranto-Bari che taglia in due lo stabilimento dell'Ilva ed e' stato teatro in questi mesi delle proteste degli operai tarantini. Lo spettacolo e' terrificante. Un pullman delle linee scoppio e' stato sollevato più' volte dalla forza della tromba d'aria e' schiacciato al suolo con forza inaudita.
Il conducente e' ferito, cosi come alcuni passeggeri. Poteva andare molto peggio considerate le condizioni: i finestrini sono in framtumi e le tendine rosse si gonfiano sotto il vento sferzante che continua a soffiare malgrado siano passate due ore dal passaggio dell'Uragano che qualcuno ha ribattezzato Ilva. Qualche metro più in là del pullamn c'e' un camion piegato al di la' del guard rail con su la scritta novarredo. Pure il conducente di questo mezzo e' ferito. Lo spettacolo e' spettrale: i segnali stradali divelti, la struttura color ruggine dei nastri trasportatori scoperchiata, l'appia e' attraversata da decina di mezzi della polizia, carabinieri, vigili del fuoco.

Sono 40 in tutto i feriti per la tromba d'aria verificatasi stamane nella zona dello stabilimento siderurgico Ilva di Taranto, in generale in tutta l'area industriale ma anche nella vicina cittadina di Statte, ex frazione del capoluogo jonico. Non tutti sono stati ricoverati. Due hanno riportato un trauma cranico. Otto bambini, rimasti lievemente feriti nella scuola elementare di Statte, sono stati medicati all'ospedale 'Moscati'. Intanto le strade cominciano a essere liberate. Devastanti gli effetti della tromba d'aria: un camion a rimorchio si trova adagiato su un lato lungo la statale 106.
Ci sono anche i sommozzatori che nelle acque antistanti lo stabilimento sono alla ricerca dell'uomo scomparso tra i flutti. Una giornata buia e tutti sperano non luttuosa che rimarra' impressa a lungo nella memoria della citta-fabbrica.
Intanto si lavora sul fronte legislativo. È allo studio un provvedimento «subito operativo» per assicurare la piena attuazione delle disposizione dell'Autorizzazione Integrata Ambientale, rilasciata all'Ilva il 26 ottobre scorso. Così il ministro dell'Ambiente Corrado Clini ha spiegato il decreto che dovrebbe essere varato venerdì per trovare una soluzione alla chiusura dello stabilimento di Taranto. E così si legge nella bozza, che prevede pr 24 mesi, a decorrere dall'entrata in vigore del decreto, che l'Aia «esplica in ogni caso effetto» e per conseguenza «è in ogni caso autorizzata la prosecuione dell'attività nello stabilimento della società Ilva di Taranto», per tutta la durata stabilita «salvo che sia riscontrata l'inosservanza anche ad una sola delle prescrizioni impartite nel provvedimento stesso».
Intanto, dopo la sciagura, Fim Fiom Uilm hanno deciso per la giornata di domani, 29 novembre di confermare lo sciopero di 8 ore di tutto il Gruppo e di annullare la manifestazione prevista a Roma mantenendo un presidio sotto la Presidenza del Consiglio in concomitanza con l'incontro previsto.

martedì 27 novembre 2012

Monti ,hai salvato le banche!! e il sociale ,che regge i tuoi traffici lo ammazzi???


Il premier Monti lancia l’allarme sul nostro sistema sanitario: “non è sostenibile”


Il premier Mario Monti oggi ha fatto un pò allarmare in prima istanza per una sua dichiarazione circa il nostro sistema sanitario nazionale, in primis ha dichiarato che cosi com’è non è più sostenibile e servono nuove forme per poter continuare, dobbiamo aspettarci qualche mazzata pesante anche in questo senso? E’ quello che in molti hanno pensato nel sentire le sue parole ma da Palazzo Chigi più tardi hanno voluto un attimo aggiustare il tiro pur sostenendo quanto affermato da Monti.
Le garanzie di sostenibilità del Ssn – si legge in una nota – non vengono meno. Per il futuro è però necessario individuare e rendere operativi modelli innovativi di finanziamento e organizzazione dei servizi e delle prestazioni sanitarie.
Il presidente ha voluto attirare l’attenzione sulle sfide cui devono far fronte i sistemi sanitari per contrastare l’impatto della crisi. Ciò vale, peraltro, per tutti i settori della pubblica amministrazione.


lunedì 26 novembre 2012

«Europa unita? Solo tra un secolo»


«Europa unita? Solo tra un secolo»

Esclusivo: parla Le Goff. Quando la Ue è antidemocratica. In Italia Grillo fa il pagliaccio. Ci sono anche guerre giuste.

Il campanello rompe il silenzio del tardo pomeriggio con uno squillo antiquato. La porta da cui risuona è identica a ogni altra del corridoio immobile: ugualmente modesta e dignitosa. Nel condominio di cemento squadrato confuso ai margini della Rive droite, nulla ricorda la Parigi romanzata degli intellettuali bobo, borghesi e bohémien: non l’affaccio su un giardinetto anonimo e pulito, non la sobria atmosfera sul calare della sera.
Jacques Le Goff apre la porta dopo qualche minuto di attesa. Lo storico 89enne che ha raccontato con levità impareggiata lo scorrere del tempo, nel tempo è rimasto imprigionato.
IL FISICO STANCO. Si muove per casa lentamente, con l'aiuto di un girello: le gambe faticano a farsi strada tra le pile di libri che debordano dagli scaffali e sono ordinatamente appoggiate agli angoli delle stanze.
Le copertine che portano il suo nome non si possono contare; quelle che parlano di lui sono nascoste in mezzo a saggi e articoli tradotti nelle lingue di mezzo mondo.
Il tragitto tra l'ingresso e la stanza riservata agli incontri è come un viaggio a ritroso nella storia, sua e dell’umanità. Per accedere allo studio sommerso dalle carte bisogna fargli una telefonata sul vecchio apparecchio fisso, nascosto da qualche parte fuori dalla vista: non possiede internet né un cellulare, spiega con parlata gentile una volta stabilito il contatto. Ma la voglia di chiacchiere non gli manca. E nemmeno lo humour per ironizzare.
LA RIVOLUZIONE STORICA. Membro della Resistenza francese durante la Seconda Guerra mondiale e osservatore involontario dell'occupazione sovietica di Praga nel 1948, poi direttore a soli 48 anni della École des hautes études en sciences sociales (Scuola superiore di studi sociali), Le Goff ha plasmato la conoscenza dei secoli compresi tra l'età antica e la soglia della modernità come pochi altri ricercatori.
Il massimo medievista ha rivoluzionato le teorie sull’Età di mezzo, fornendo nuove chiavi di comprensione per il passato, e per la contemporaneità. Oggi, pur affaticato e anziano, è un osservatore lucido e disincantato, ancora capace di indignarsi.
Sbuffa, indicando sull’ampia scrivania i quotidiani che riportano il bollettino giornaliero dei drammi dell’Europa.
«Gli inglesi», riassume con un sorriso sardonico a Lettera43.it. «Li chiamano euroscettici. La verità è che manca loro ardore europeo. Hanno scelto l’America, sono schiacciati su un altro asse».
DOMANDA. Ha paura che Londra boicotti l’Europa?
RISPOSTA. Ci stiamo facendo imporre delle scelte antidemocratiche in nome del denaro.
D. Per esempio?
R. L’ultima cosa che mi ha fatto imbestialire è stata l’ipotesi di sospendere il programma Erasmus.
D. Mancano i soldi.
R. Non è vero: bisogna solo cambiare la loro destinazione. Rivoluzionare gli investimenti. Ci sarà qualcosa da togliere, ma le priorità sono la scuola e la cultura.
D. Oggi, a dire il vero, la priorità è non irritare i mercati con troppe spese.
R. Quello che paralizza l’Europa non ha nulla a che vedere con i mercati. Abbiamo scelto governanti e maggioranze ai quali manca il coraggio.
D. Angela Merkel, David Cameron, François Hollande, Mario Monti. A chi si riferisce?
R. Cameron e gli inglesi sono fuori gioco: non sono caldi per l’Europa.
D. La cancelliera Merkel?
R. Oh no, lei è un’europeista convinta. Solo che vuole un’Europa governata dalla Germania.
D. Dove sta il problema dunque?
R. Chi governa l’Europa non è eletto dagli europei. Non possono essere il Consiglio o la Commissione a imporre decisioni a milioni di cittadini. Le scelte spettano al parlamento.
D. E cosa ce ne facciamo delle altre istituzioni?
R. Dovrebbero semplicemente sottostare al parlamento.
D. Sta teorizzando la dissoluzione degli Stati nazionali?
R. La creazione degli Stati tra il XIII e il XVII secolo ha creato delle divisioni importanti, oggi difficili da superare. Malgrado tutto credo però che siano diversità secondarie.
D. Sì, ma gli interessi sono molto concreti.
R. In una prospettiva storica non bisogna preoccuparsi se gli Stati utilizzano l’Unione europea come un bancomat. Certo non basta avere un capitale in comune, ma il meccanismo di mutuo soccorso serve intanto a cementare la solidarietà.
D. E qual è l’approdo finale?
R. Bisogna muoversi verso un’Europa delle nazioni.
D. Una formula nobile. Peccato che nessuno sappia come si realizzi.
R. Basta creare strumenti e strutture validi per tutti, ma con specificità nazionali.
D. Se lo dice a Bruxelles, le rispondono che è già stato fatto.
R. Un’Europa in cui i meccanismi della scuola sono diversi da nazione a nazione, per esempio, è un’Europa incompiuta, non crede? Che parità offre?
D. Giusto. Quindi?
R. Quindi bisogna ribadire i principi fondanti.
D. Uno è l’istruzione. Gli altri?
R. La libertà. La giustizia sociale. La legalità. Non vorrei sembrare troppo patriottico, ma sono i principi della rivoluzione francese del 1789.
D. I greci costretti alla fame applaudirebbero.
R. Abbiamo sbagliato a offrire loro solo un percorso di austerity e privazioni. A non imporre la tassazione della chiesa ortodossa. Ma la storia è molto lenta nelle sue evoluzioni, non lo dimentichi.
D. Quanto lenta?
R. Credo che ci vorrà tutto questo secolo per vedere il compimento dell’Europa.
D. Perché accanirsi in questo processo?
R. Almeno per due motivi. Primo perché serve a difendere e diffondere i nostri valori.
D. Quali?
R. La maggior parte sono contenuti nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo stilata a Parigi proprio durante la Rivoluzione francese. Persino Napoleone fu ben accolto da un certo numero di Paesi perché sembrava portare con sé l’idea dell’uguaglianza tra gli uomini. Poi, nella sua fase più fascista, è stato il primo a calpestare quell’idea e siamo stati fortunati che sia finito a Sant’Elena.
D. E il secondo motivo per insistere con l’Europa?
R. Abbiamo bisogno di diventare un blocco. Se non per contrapporci a quello americano e a quello cinese, quantomeno per porci in mezzo a loro.
D. Non siamo già schiacciati?
R. La risposta più significativa l’ha data l’Accademia svedese conferendo il Nobel per la Pace all’Ue. È stato un riconoscimento fondamentale del nostro ruolo.

«Esistono guerre giuste. Come quella dei palestinesi»

D. Non è ipocrita dare un premio per la pace a chi fa le guerre?
R. Ipocrita? Per niente. Bisognava intanto smettere di farsi la guerra internamente e questo lo abbiamo fatto. Restano pochissime situazioni di tensione, come nei Balcani.
D. In compenso andiamo a sganciare le bombe lontano da casa.
R. Solo quando serve. Ricordiamoci che la guerra può essere un mezzo per la pace.
D. Lo crede davvero?
R. Prenda la Libia. Ha subito per decenni un regime feroce. Poi Gheddafi è stato rovesciato. Ora il Paese è nel caos, ma certo è un passo più vicino a un futuro democratico di quando c’era un dittatore sanguinario.
D. E allora perché nessuno si muove per la Siria?
R. Forse perché si sta ancora riflettendo se rimuovere Bashar al Assad sia la cosa corretta. Ci si chiede se sarebbe una guerra giusta.
D. Esistono guerre giuste?
R. Sì.
D. Quella tra palestinesi e israeliani lo è?
R. Dipende. Dalla parte dei palestinesi è una guerra giusta. Dalla parte degli israeliani no.
D. Perché?
R. C’è una ricorrenza storica: i perseguitati tendono a trasformarsi in persecutori. Gli ebrei sono stati a lungo perseguitati, a partire dall’epoca romana. Ora sono loro a perseguitare gli altri.
D. Cosa li muove?
R. In questi casi non si può mai ridurre la questione storica alla mera ostilità o al potere. Si intrecciano molti fattori: il possesso delle risorse, il diritto delle civiltà a esistere, l’aggressività delle culture.
D. L’Islam è una religione aggressiva?
R. Nell’Islam in sé non c’è fanatismo. L’integralismo deriva da fenomeni storici.
D. Cioè?
R. L’interpretazione del Corano non è mai cambiata nei secoli. È rimasta la stessa dai tempi di Maometto. La Bibbia è stata studiata a lungo ed è ancora oggetto di studio: molte cose si sono addolcite.
D. Come?
R. Nel corso dei secoli la cristianità si è fondata sulla Trinità: il Padre, il Figlio, lo Spirito santo. Ai quali aggiungerei anche il culto di Maria e quindi della Pietà. Questa ripartizione ha progressivamente reso Dio meno dominatore, meno trascendentale. Gli ha dato un volto: così Dio è diventato anche più laico.
D. Un dio che non si vede è peggiore?
R. Un dio che non ha rappresentazione antropomorfa, come Allah, attira un sentimento più freddo: è più temibile. L’Antico testamento era simile: Dio era terribile. Quando è arrivato Cristo l’umanizzazione della religione ha cambiato le cose.
D. Il mondo islamico è pericoloso per i cristiani?
R. Mettiamola così: ci sono numericamente molti meno cristiani appiattiti sulla religione rispetto ai musulmani che fondano la loro esistenza su Allah. Ma credo che un processo di democratizzazione della fede islamica sia verosimile. Si tratta di un percorso lungo. Mi ripeto: la storia è lenta.
D. Questo processo può avvenire da solo?
R. Esistono figure illuminate che possono quantomeno influire sul corso degli eventi.
D. Un Federico II dei nostri tempi?
R. Obama mi sembra un pacifista. Penso che con altri presidenti l’ultima guerra tra Israele e Gaza sarebbe andata molto diversamente. Non credo negli utopisti: credo che le cose si cambino con il realismo.
D. Però Barack Obama ha fatto ammazzare Osama bin Laden.
R. Penso che abbia fatto bene: Osama bin Laden era diventato un simbolo troppo potente e inquietante. La stessa cosa vale per Teheran dal punto di vista degli israeliani. Mi disgusta come Netanyahu si comporta con i palestinesi, ma se ci fosse la prova che l’Iran ha in mano l’atomica, onestamente non saprei cosa fare.

«La finanza ha distrutto le classi sociali e creato il populismo»

D. Obama è molto concentrato ad arginare la Cina.
R. Se la Cina ha desideri di conquista e di espansione, non solo finanziaria, ha certamente la potenza militare per farlo…
D. Ma?
R. Alla fine del XV secolo la situazione di Pechino era estremamente simile a quella attuale. Aveva denaro, soldati, conoscenze tecniche. Aveva le navi e i cannoni. Ci si aspettava anche allora che partisse alla conquista del mondo.
D. E invece?
R. Si ripiegò su se stessa. Gli studiosi cercano ancora oggi di capire cosa sia successo. Non è detto che il fenomeno non si ripeta, anche se l’attuale regime comunista-capitalista è diverso da tutto quello che c’è stato prima.
D. Lo crede un modello sostenibile?
R. Non sono un esperto di modelli economici. So però che quello che sta distruggendo il pianeta è la finanza.
D. Perché?
R. Il mondo capitalista-industriale, per esempio l’Europa del XX secolo, aveva una classe operaia. Che era unita da modi di consumo e da una classe politica di riferimento, a sinistra.
D. Ora invece?
R. Non esistono più classi sociali e l’equilibrio è a rischio. La politica è frammentata e il populismo domina il discorso pubblico.
D. In Italia conosciamo bene il problema.
R. Già, non tollero i discorsi razzisti della Lega Nord, la contrapposizione con il Sud. Poi adesso c’è anche Grillo che fa il pagliaccio.
D. Però ai cittadini piace.
R. Il populismo è un’arma anche peggiore del fascismo. L’Italia è un Paese che ha perso il proprio ruolo di guida prima per colpa di Mussolini e del folle sodalizio con Hitler e poi per lo squallido spettacolo di Berlusconi.
D. Ora infine abbiamo un premier che piace, almeno all’estero.
R. Non conosco bene Mario Monti: in Francia non si parla molto di lui. Ma l’impressione che dà è generalmente buona.
D. La sua forza è che non si presenta come un politico.
R. Non so come finirà in Italia, ma in mancanza di una sinistra sociale e bene organizzata, in tempo di crisi le elezioni premiano gli estremisti e i populisti. È la nuova società polarizzata.

Qualita'vita: Bolzano prima, ultima Taranto


Qualita'vita: Bolzano prima, ultima Taranto

Annuale classifica Sole 24 Ore, Bologna perde scettro, e' 10/a



E' Bolzano la provincia dove si vive meglio in Italia. Lo ha sancito la ricerca annuale del Sole 24 Ore giunta quest'anno alla 23/ma edizione e pubblicata sul quotidiano in edicola oggi. Bolzano strappa la prima posizione a Bologna, classificatasi solo 10/ma. Maglia nera per vivibilità é invece Taranto, ancora una provincia del Sud come nel 2011, che scalza dal fondo della classifica un'altra pugliese, Foggia.
La ricerca - svolta ancora sulle 107 province - si articola su sei settori (tenore di vita, affari e lavoro, servizi ambiente e salute, popolazione, ordine pubblico, tempo libero) costruiti a loro volta su sei indicatori (per un totale di 36), che danno luogo a sei graduatorie di tappa e quindi alla classifica finale. La vincitrice dello scorso anno, Bologna, scende di ben nove posizioni e arriva decima, mentre argento e bronzo vanno a Siena e Trento. Completano la top ten Rimini, Trieste, Parma, Belluno, Ravenna, Aosta, tutte presenze costanti anche in passato.
Bolzano, già prima nel 1995, nel 2001 e nel 2010 conquista la vetta della classifica grazie alle buone performance nei capitoli Affari e lavoro e Tempo libero (3/a) e Ordine pubblico (4/a).
Nel dettaglio, a farla salire in classifica sono la bassa disoccupazione (3,3% nel 2011 contro una media del 9%), le presenze turistiche e la scarsa incidenza di reati come furti in casa o di auto. In fondo alla classifica e all'estremo opposto della Penisola invece Taranto che raggiunge il proprio risultato migliore solo nell'Ordine pubblico (54/o posto grazie all'incidenza modesta di scippi, borseggi e rapine e di truffe) mentre si ferma al 94/o posto in Tenore di vita e in Servizi-Ambiente-Salute e al 95/mo nella voce Affari e Lavoro per registrare i risultati peggiori nel Tempo libero e nella Popolazione (rispettivamente 104/o e 103/o posto).
Taranto risulta anche fortemente deficitaria sotto il profilo dei giovani, visto che la loro quota sul totale degli abitanti è scesa del 6% in dieci anni e la citta è al 105/o posto in Italia per l'imprenditorialità dei 18-29enni. Le due più grandi realtà metropolitane, Milano e Roma, salgono entrambe un paio di scalini (rispettivamente in 17/a e 21/a posizione).
Anche altre province con più di un milione di abitanti registrano qualche progresso: è il caso di Brescia e Torino o di Catania e Palermo. Le vittorie di tappa, cioé le province che si sono classificate prime nei vari settori vanno a: Milano per il Benessere economico; Cuneo per Affari e Lavoro; Bologna e Lucca alla pari per Servizi Ambiente e Salute; Piacenza per Popolazione; Oristano per Ordine Pubblico; Rimini per il Tempo Libero, che vince per il quarto anno consecutivo.
Nonostante la crisi, Roma sale di due posizioni. La capitale tiene per quanto riguarda il Tenore di vita e gli Affari e il lavoro: è quarta per ricchezza prodotta e seconda per i depositi bancari per abitante ed è seconda per la propensione ad investire. Male invece l'ordine pubblico e la sicurezza (103 posto su 107) in particolare per furti d'auto (104 posto) e scippi e rapine (102 posto). La peggiore performance è sul costo della casa: Roma vanta il primato delle case più care d'Italia. (5.250 euro a metro quadro in una zona semicentrale).