mercoledì 13 giugno 2012

Italia e Francia, è ora di scaricare la Germania


 Italia e Francia, è ora di scaricare la Germania

mercoledì 13 giugno 2012
FINANZA/ 2. Fortis: Italia e Francia, è ora di scaricare la Germania

Alla fine, il bollettino dei mercati di ieri non è così tragico come quello di lunedì. Tuttavia, Piazza Affari è risultata ancora la maglia nera d’Europa (-0,7%) e lo spread Btp-Bund ha toccato i 490 punti base. Sembra inevitabile parlare di un’Italia “nel mirino” dei mercati. Ma com’è possibile che un problema della Spagna si sia trasformato in un guaio per il nostro Paese? «Il problema di fondo è quello che potremmo definire del continuo “gioco del cerino”: non si lascia nemmeno il tempo di sedare una crisi in uno Stato che i mercati già si proiettano sull’attacco speculativo sul Paese successivo. E, purtroppo, dopo la Spagna c’è l’Italia. Poi, sempre che l’Eurozona resista, sarebbe il turno della Francia. Purtroppo in Europa sembra esserci un’incapacità cronica di porre un argine significativo alla speculazione».

Secondo lei, perché avviene questo?

Principalmente perché la Germania oppone una serie di obiezioni a qualunque tipo di provvedimento che consenta di creare una barriera efficace. Non si capisce bene se questo dipenda da incapacità strategica e debolezza politica della Merkel oppure da un preciso comportamento predatorio, dato che in questa situazione il rendimento dei nostri titoli decennali è arrivato al 6%, mentre per i Bund è inferiore al 2%. In questo modo si stanno creando le condizioni per gettare nel panico i cittadini e i risparmiatori europei, prima ancora che i mercati. Questo non è certo un atteggiamento degno di un Paese che voglia essere leader dell’Europa. E non è tutto.

A che cosa si riferisce?

Stamattina (ieri, ndr) ho visto un giornalista tedesco sostenere su un’emittente tv italiana che la montagna di crediti che Berlino vanta verso il sud Europa sarebbe determinata dalla fuga di capitali da questi paesi verso la Germania. Ma è una menzogna: si sa che il credito è stato creato dall’accumularsi dei surplus commerciali che la Germania ha generato in questi anni verso i propri paesi partner. I surplus commerciali bilaterali con Grecia, Portogallo e Spagna sono stati di 300 miliardi di euro dal 1999 al 2011. Vuol dire che questi paesi sono stati bacino di vendita per molti prodotti tedeschi, in prevalenza attraverso i debiti. E oggi Berlino li tratta come “estranei” e li porta verso la recessione.

I nostri fondamentali sono comunque buoni.

Certo. L’unica “colpa” che sembrano avere le nostre banche è quella di possedere titoli di stato italiani. Ma va ricordato che sono 20 anni che il debito pubblico italiano sul Pil è sostanzialmente stabile, mentre gli altri paesi l’hanno aumentato. Da 20 anni, poi, continuiamo regolarmente a pagare gli interessi sul debito, anche perché abbiamo prodotto un avanzo primario pari a 60 punti di Pil (contro i 10 della Germania). La verità sta nei numeri ed è più importante delle convinzioni di alcuni intellettuali nostrani che si rivelano molto dannose: le stesse argomentazioni di noti professori editorialisti del nostro Paese le ho ritrovate, infatti, su un giornale tedesco, in un articolo che criticava l’Italia.

Come si può uscire da questa situazione?
Bisogna partire da un presupposto: l’anno scorso Prodi e Quadrio Curzio avevano formulato la proposta degli Eurobond, grazie alla quale, partendo da un plafond di garanzie reali pari a circa 1000 miliardi di euro, si potrebbero emettere titoli per 3000 miliardi, di cui 2300 (i rimanenti sarebbero destinati a investimenti infrastrutturali e quindi allo sviluppo) subito utilizzabili per abbattere il debito pubblico dell’Eurozona sotto il 60% del Pil. Ciò farebbe capire alla speculazione che è meglio indirizzarsi verso Stati Uniti o Inghilterra. Una volta stabilizzato il debito, ci sarebbe anche il tempo e il modo di intervenire sui focolai come Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna.

La Merkel ha però ribadito ieri, per l’ennesima volta, il suo no agli Eurobond.

Sarebbe ora che la Germania dicesse chiaramente se si fida o no degli altri paesi. Se ritiene che l’Italia, che è persino andata in recessione per accontentarla, sia affidabile o meno. Se la risposta è sì, allora la Germania, insieme a Francia e Italia, dovrebbe dar vita agli Eurobond, per costruire la “fortezza” dell’Eurozona. Se la risposta è negativa, forse conviene “smarcarsi” da Berlino e cercare un’alleanza più stretta con Parigi.

Ci spieghi meglio cosa potrebbero fare insieme Italia e Francia.

Sarebbe ora di analizzare bene la situazione con la Francia per porre alla Germania delle precise richieste comuni, facendole capire che c’è un fronte italo-francese. Del resto non credo che Parigi voglia continuare a “fiancheggiare” Berlino, dato che se vuole adeguarsi al Fiscal compact dovrà varare una manovra da 200 miliardi di euro, che non è proprio quanto prospettato da Hollande in campagna elettorale. Io ho poi lanciato la provocazione che Italia e Francia possano da sole dar vita a degli Eurobond, che potrebbero chiamarsi Transalpbond. Potrebbero costituire insieme una muraglia “anti-contagio” visto che sono i prossimi paesi che potrebbero ritrovarsi con “il cerino in mano”. Del resto, se la Germania non cambia atteggiamento non restano molte alternative.

Bocciato a scuola, massacrato a cinghiate dai genitori


Bocciato a scuola, massacrato a cinghiate dai genitori

Il quattordicenne genovese sotto choc, padre e madre denunciati

12 giugno, 17:06
GENOVA - I genitori ecuadoriani, un muratore di 44 anni e una casalinga di 42, hanno massacrato a cinghiate, calci e pugni il figlio solo perché bocciato a scuola. E' successo a Genova a un ragazzo di 14 anni colpevole di non essere stato ammesso all'esame di terza media. Lo studente è finito all'ospedale Gaslini, dove è stato trattenuto in osservazione ed in stato di choc. Sul caso indagano i carabinieri della compagnia di Portoria che hanno formalmente denunciato i due genitori per maltrattamenti.
I due ecuadoriani dovranno rispondere di maltrattamenti in famiglia e abuso dei mezzi di correzione. L'episodio di violenza, secondo quanto ricostruito dagli stessi carabinieri, è avvenuto all'interno di un'abitazione di via Montello, nella zona di Manina. Il giovane rientrato a casa con la notizia della bocciatura, è stato accolto dall'ira dei genitori: per il mancato conseguimento dell'obiettivo scolastico, entrambi lo hanno preso a cinghiate, pugni e calci. A dare l'allarme è stato lo stesso ragazzo che, sotto choc, si è rifugiato sul terrazzo per sfuggire alla violenza dei genitori. Piangendo e urlando ha chiesto aiuto ad alcuni vicini, che hanno subito allertato la centrale operativa dei carabinieri. Sul posto sono arrivati i mezzi dell'Arma e quelli del 118 che hanno soccorso l'adolescente. Il ragazzo è stato trasportato d'urgenza in ospedale al Gaslini dove è stato ricoverato in osservazione. I medici gli hanno diagnosticato, oltre a traumi ed escoriazioni, anche un forte stato di alterazione psicofisica e per questo hanno deciso di ricoverarlo per almeno una settimana. I due genitori sono stati denunciati.

Venezia/tromba di'aria

VENEZIA: TROMBA D'ARIA, DANNI INGENTI E PAURA

VENEZIA - La tromba d'aria che si è abbattuta su alcune isole del litorale veneziano e su Sant'Elena ha causato danni rilevanti all'isola della Certosa, soprattutto sul patrimonio arboreo della stessa, con centinaia di alberi abbattuti. Lo rileva la Protezione civile comunale dopo aver fatto una prima rilevazione nella zona. Gli edifici restaurati recentemente non appaiono danneggiati. Molto danneggiato invece il chiostro e distrutto completamente il plateatico del ristorante dell'isola. Danni pesanti, ancora da quantificare, anche a Sant'Erasmo, con case e capannoni danneggiati e alberi abbattuti. Per quanto riguarda Sant'Elena, sono stati abbattuti numerosi pini marittimi e un platano è caduto sul muro di cinta dello stadio Penzo.

DANNI PER TROMBA ARIA SU ISOLA SANT'ELENA - Hanno avuto le caratteristiche di una tromba d'aria e acqua i violenti vortici che hanno devastato soprattutto l'area del diporto velico all'isola di Sant'Elena, la punta estrema di Venezia verso il Lido. Decine di barche sono state accatastate dalla violenza delle raffiche una sull'altra e sono caduti dei container di servizio di una società remiera. Dei ragazzi, che stavano seguendo dei corsi, sono rimasti bloccati e sono stati 'liberati' dai vigili del fuoco. Uno ha riportato una escoriazione alla testa

martedì 12 giugno 2012

Fornero impazzzita


Caos esodati, vendetta Fornero: vuole silurare i vertici Inps

Il ministro: "Se non fosse un ente pubblico cambierei i vertici". Vuole licenziare Mastropasqua perché l'ha sbugiardata con le cifre

12/06/2012
Esodati, vendetta Fornero: 
vuole silurare i vertici Inps
Qual è il tuo stato d'animo?
1

Elsa Fornero medita la vendetta: la voce, l'indiscrezione circolava già nella mattinata. Poi è deflagrata con le parole pronunciate proprio dal ministro del Lavoro. "E' grave l'episodio riguardante l'uscita dei numeri sull'entità degli esodati. Se l'Inps facesse parte di un settore privato, questo sarebbe un motivo per riconsiderare i vertici". La Fornero, sconfessata dall'Inps sui prepensionati dalle aziende che per la riforma della previdenza da lei firmata rimangono con un pugno di mosche, non maschera nemmeno il suo desiderio: vuole silurare il presidente dell'Inps, Antonio Mastrapasqua. Il punto è che l'istuto nazionale di previdenza ha spiegato che gli esodati "sono quasi 400 mila". Una cifra iperbolica, mostruosamente più alta da quella snocciolata con colpevole incuria e sottostima de Elsa, che nel decreto di copertura ha scritto che i prepensionati sono 65 mila.
Poi la 'frenatina' - Dopo lo sfogo rabbioso, dopo le parole piccate di un ministro messo alle corde (come tutto il governo) per i suoi stessi errori, la Fornero cerca di mitigare le sue dichiarazioni: "Tuttavia siamo in un settore pubblico, ci sono le leggi, c'è il Parlamento, e tutte queste procedure vanno rispettate". Ma a chi gli rinfacciava il caos creato sugli esodati con l'insostenibile balletto delle cifre, il ministro delle Lacrime ha replicato: "Sono usciti dei documenti che contengono numeri parziali e non spiegati, e questa non è mai una bella cosa. Il ministero non ha mai voluto dire che i numeri non debbano essere dati: io dico soltanto che quelli sono parziali e non interpretati. E allora - ha proseguito -dare dei numeri così, su questioni che interessano molti italiani è molto improprio e deresponsabilizzante. Quindi questo è un episodio grave".
Pdl: "Elsa disarmante" - La replica del presidente dell'Inps Mastropasqua, l'uomo nel mirino di Elsa, il dirigente pubblico che il ministro non ha fatto mistero di voler silurare, è arrivata a stretto giro: "Non voglio commentare le parole del ministro", ha tagliato corto rispondendo a una domanda dell'agenzia di stampa AdnKronos. Parole più piccate sono arrivare dal Pdl, dove il vicepresidente dei deputati, Maurizio Bianconi, ci è andato già duro: "La disinvoltura, l'opacità e l'incapacità del ministro Fornero nell'affrontare la quetione degli esodati è disarmante. Come si fa - ha proseguito - a tacere la realtà dei numeri occultando la relazione dell'Inps, nelle sue mani già prima della firma del decreto che fissa a soli 65mila i lavoratori salvaguardati. Ma soprattutto - ha continuato Bianconi - con che coraggio la Fornero condanna a vivere senza un reddito da lavoro o da pensione centinaia di migliaia di persone, la cui unica colpa + stata quella di fidarsi di uno Stato che la Fornero vorrebbe tedesco quando c'è da chiedere molto 'levantino' quando deve asolvere ai suoi doveri? Ministro Fornero - se vuole pianga pure, ma smetta di far piangere gli italiani".
Di Pietro: "Fornero deprecabile" - Un duro commento è arrivato anche da Antonio Di Pietro. "E' deprecabile - ha tuonato il leader dell'Italia dei Valori - che un ministro in carica dia dei numeri diversi da quelli forniti dall'Inps, che è l'ente di riferimento, ed è inammissibile che Fornero continui a giocare allo scaricabarile senza rendersi conto delle conseguenze e dei drammi sociali provocati dalle sue scelte. Quella sugli esodati - ha proseguito Tonino - non può essere considerata solo l'ennesima incomprensione. Per questo l'Idv ha chiesto al ministro del Lavoro di venire a riferire in Parlmento. In ogni caso - ha concluso Di Pietro -, sarebbe meglio fare a meno di un ministro dal comportamente irresponsabile e ignorante, poiché ignora come stanno realmente le cose. E' lei che dà i numeri e che deve essere essere sfiduciata".

La "controriforma" per salvarci da banche e prof


La "controriforma" per salvarci da banche e prof

martedì 12 giugno 2012
CRISI/ Sapelli: la controriforma per salvarci da banche e prof
Nella lingua di Goethe debito significa anche colpa: Schuld. È questo l’immaginario collettivo che guida la signora Merkel e il signor Schäuble e buona parte del laboriosissimo e satollo popolo tedesco in questo terribile frangente, in questi terribili tempi di inizio millennio. Ho il tremendo sospetto che i tedeschi pensino che anche la situazione spagnola, che si va aggravando sempre più, sia questione di colpa o di non colpa, ossia un fenomeno che dipende soltanto dall’antropologia dei popoli e non invece dai meccanismi di una crisi che è diventata drammatica per la caduta della capacità di autoregolazione del capitalismo mondiale. Ma ce n’è anche per i paesi non capitalistici, dato che persino dalla Cina giungono notizie tempestose: la banca centrale abbassa i tassi di interesse e per la prima volta nella sua storia il partito comunista cinese sarà costretto a rinviare il suo congresso per le divisioni nel suo seno provocate dalla paura che la crescita si interrompa.
Obama e Bernanke dagli Usa attaccano l’Europa perché temono che l’inizio della depressione europea metta in crisi i deboli segni di ripresa dell’economia americana. In tutti i paesi del mondo, anche quelli che un tempo correvano più degli altri (i Brics) la crescita o si è interrotta o presenta gravi problemi o la depressione trionfa. Siamo arrivati al punto che l’unico Paese al mondo che non ha questi problemi è il Canada, dove, guarda caso, il sistema bancario è in larghissima misura di tipo cooperativo e non ha provocato, come altrove, la strage degli innocenti, di cui sono stati attori le banche capitalistiche.
Per quanto riguarda l’industria e per capire la situazione in cui siamo bisogna ricordare due cose. La prima è che a livello mondiale ci avviamo verso una colossale depressione che durerà molti anni, ossia come diceva Keynes, una situazione in cui staremo sempre a mezzo tra sprazzi di timida ripresa e passeggiate sull’abisso della catastrofe. Che questo sia vero io ne sono convinto da sempre, ossia da quando trent’anni fa ho cominciato a studiare Keynes e poi Minsky, ma ora sono convinto di essere nel giusto quando leggo sulFinancial Times dell’8 giugno di quest’anno che anche uno dei padri del liberismo dispiegato, ossia Samuel Brittan, è d’accordo con le tesi che Paul Krugman espone nel suo ultimo libro testé edito negli Usa: End this depression now! Se lo dice Brittan, e non solo Sapelli, vuol dire che solo le ricette neokeynesiane possono salvarci e che la Merkel deve essere posta nell’impossibilità di nuocere. Eppure, per la signora Merkel il debito vuole ancora dire colpa. Senza una decisa azione politica mi sembra difficile superare questa situazione.
Ai distratti giornalisti italici, soprattutto a quelli economici, è sfuggito il fatto che qualche giorno fa il Parlamento europeo ha votato una dichiarazione bipartisan, ossia votata dalla maggioranza del Ppe e da tutto il Pse, che richiedeva la riforma dello statuto della Bce e l’inizio di una politica di forti stimoli alla crescita. Il fatto straordinario è che la Commissione europea, ai cui tavoli siedono Commissari e Ambasciatori, non ha neanche preso in considerazione queste deliberazioni. Questo vuol dire che alla Commissione della volontà degli eletti del popolo sovrano non è importato assolutamente nulla. E devo dire che anche i singoli partiti nazionali, per quel che posso seguire con i miei poveri mezzi attraverso la stampa nazionale europea, non hanno sollevato alcuna questione.
Quindi, oltre a esserci un problema di malfunzionamento della poliarchia rispetto ai poteri situazionali di fatto - ossia le banche e le grandi imprese che prevalgono sulla volontà dei parlamenti - la poliarchia a livello europeo registra uno sbilanciamento a favore delle istituzioni non elettive piuttosto che di quelle elettive. Si aggiunga poi che chiunque conosca l’inquinamento da patronage, e quindi da incompetenza clientelare superpagata di cui è affetta la tecnostruttura europea, non si può meravigliare che l’angoscia pervada le persone consapevoli. È una fortuna che la consapevolezza sia solo di una minoranza, perché se no avremmo l’esplosione della microviolenza di massa oppure il dilagare della depressione psichica di intere comunità.
Quindi le aspettative che si stanno creando sulla riunione del 28 giugno in Europa, dove la Commissione europea dovrebbe prendere definitive misure per scongiurare la crisi, proprio non le capisco. Lo ho già detto mille volte: se non si riforma lo statuto della Bce e insieme non si spaccano in due le grandi banche che ci hanno portato al crollo e, ancora, non si inizia a creare uno tsunami di spesa pubblica, infrastrutturale e non, e di detassazione sul capitale e sul lavoro, la depressione europea dilagherà in tutto il mondo, sino a sommergere il nido dell’aquila di Berchtesgaden, dove Eva Braun e Hitler passarono giornate indimenticabili al Berghof. Il che sarebbe veramente qualcosa di tragico, ma che in ogni caso ci ricorda che una nuova guerra è in corso.
Per nostra fortuna essa non è più condotta con le armi. E per nostra fortuna, però, ancora, gli Usa continuano a esistere. C’è da sperare che giungano nuovamente gli americani, come accadde l’8 maggio ‘45 al Berghof, imponendo ancora una volta misure radicali per risollevare l’Europa. Per gli amanti delle metafore storiografiche ricordo che il Berghof, tuttavia, fu conquistato prima dai francesi, che arrivarono il 6 maggio, facendo infuriare gli americani. Spero che questo sia un incoraggiamento per Hollande perché faccia sentire tutto il peso della storia francese sulla signora Merkel. Monti giungerà al seguito, ne sono sicuro.

Terremoto/Nuova forte scossa, 4.3. Paura ma nessun danno


Nuova forte scossa, 4.3. Paura ma nessun danno

Alle 3:48 tra Mantova, Reggio Emilia e Modena

12 giugno, 08:48

Vigili del fuoco al lavoro nelle zone terremotate (archivio)
Nuova forte scossa, 4.3. Paura ma nessun danno
Sono state in tutto otto le scosse di terremoto registrate nella notte in Emilia. Secondo i rilievi dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), delle scosse avvenute dalle 23:45 di ieri alle 5 di oggi la più forte è stata alle 3:48 con magnitudo 4.3, mentre all'1:26 se ne è verificata una di magnitudo 3. Le altre hanno avuto magnitudo comprese tra i 2.1 e 2.8 gradi della scala Richter.

SCOSSA MAGNITUDO 4.3 TRA MANTOVA, REGGIO E MODENA - Una scossa di terremoto di magnitudo 4.3 è stata registrata alle 3:48 tra le provincie di Mantova, Reggio Emilia e Modena. Secondo i rilievi dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), il sisma ha avuto ipocentro a 10,8 km di profondità ed epicentro in prossimità del comune mantovano di Moglia, di quelli reggiani di Fabbrico, Reggiolo e Rolo, e di quelli modenesi di Carpi e Novi di Modena.

L'evento sismico è stato chiaramente avvertito dalla popolazione, in particolare nella provincia di Modena. Dalle verifiche effettuate dalla Sala situazione Italia del dipartimento della Protezione civile, non risultano danni a persone o cose
.

Italia, dieci ragioni per cominciare a tremare


 Italia, dieci ragioni per cominciare a tremare

martedì 12 giugno 2012
FINANZA/ 1. Italia, dieci ragioni per cominciare a tremare
Accidenti, cos’è questo mortorio? Ma come, l’Ue per una volta agisce rapidamente e sgancia fino a 100 miliardi per salvare il sistema bancario spagnolo e l’euforia sui mercati dura solo un paio d’ore? Addirittura, all’ora di pranzo la Borsa di Milano virava in negativo fino a chiudere le contrattazioni al -2,79% e lo spread, sceso in mattinata al minino di 422 punti da 438 dell’apertura, veleggiava a quota 465, salvo chiudere a 473, portando il rendimento dei nostri decennali sopra la quota psicologica del 6%. Ma cosa diavolo vogliono questi maledetti mercati per tranquillizzarsi, il sangue? No, solo un po’ di realismo e la fine delle pantomime politiche. Vediamo qualche punto di criticità.
Primo, la Spagna dovrà sottoporsi ai controlli della troika come tutti gli altri paesi europei che hanno ricevuto aiuti, lo ha detto chiaro e tondo il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble. Quindi, un bello stigma per i mercati che verrà scontato sulla curva dello spread iberico, esattamente come accaduto per i tre Pig. Indirettamente, infatti, Schaeuble ha smentito i proclami di vari esponenti del governo di Madrid in merito al piano di sostegni che intende chiedere all’Ue. In particolare, il ministro del Bilancio spagnolo, Cristobal Montoro, aveva sostenuto che in Spagna non sarebbero arrivati i “men in black” della troika, come in Grecia, Irlanda e Portogallo. «Ci sarà una troika come è avvenuto in altri casi. In questo modo - ha detto Schauble - verrà monitorato il programma che si esegue», posto che questo monitoraggio in Spagna sarà appunto limitato alla gestione del settore bancario, laddove nei paesi che sono stati “salvati” riguarda tutta la politica economica e le riforme. Temo che i mercati non terranno troppo in considerazione questa sottile, ancorché decisiva differenza.
Secondo, «il piano di aiuti europei che la Spagna ha annunciato di voler chiedere a favore delle sue banche evidentemente avrà un impatto sul debito pubblico». Lo ha affermato non il sottoscritto, ma il portavoce del vicepresidente della Commissione europea, Olli Rehn, responsabile per gli Affari economici e euro. E sapete di che cifretta stiamo parlando? Attualmente il debito spagnolo è di 1178 miliardi di euro, mentre dopo il salvataggio salirà a 1858, pari a una ratio debito/Pil del 146,60%!
Terzo, 100 miliardi di euro sono una bella cifra, ma guardando in faccia la disastrosa realtà bancaria spagnola scopriamo che solo verso il settore immobiliare, le banche iberiche sono esposte per 400 miliardi di euro, 150 dei quali già oggi definiti come tossici, ovvero inesigibili: una volta che queste perdite verranno messe davvero a bilancio, cosa se ne faranno dei 100 miliardi dell’Ue? Tanto più che la situazione del real estate iberico è definita tendente a una china da subprime statunitense dalla maggior parte degli analisti, europei e non. Dati recentemente diffusi dal Knight Frank Global House Index ci dicono che il valore delle proprietà immobiliari spagnole è sceso del 7,3% annualizzato alla fine dello scorso marzo, mentre dati ufficiali iberici parlano di un -20% dal picco della bolla creata dal governo Zapatero: peccato che questo dato sia basato sulle valutazioni delle banche, le quali ovviamente hanno tutto da guadagnare a non valutare il dato reale mark-to-market e le vendite effettive. Stime più credibili parlano chiaramente di un -30% dal picco e con tendenza a peggiorare, fino a quota -50% che dovrebbe essere il floor prima di risalire, esattamente come accaduto in Irlanda. Non a caso, un recente report di JP Morgan parlava di necessità reali di ricapitalizzazione delle banche spagnole valutabili in 350 miliardi di euro.
Quarto, in tema di Irlanda, ecco cosa è trapelato ieri da fonti governative di Dublino attraverso la France Press: «L’Irlanda vuole rinegoziare il suo piano di salvataggio al fine di beneficiare dello stesso trattamento della Spagna, la quale pare otterrà il salvataggio delle proprie banche senza dover dar vita, in cambio, ad alcun riforma economica in grande stile». Insomma, un’altra forma di contagio. La quale, potrebbe rivelarsi decisiva in vista del delicatissimo voto politico di domenica in Grecia, visto che la sinistra di Syriza, accreditata come primo partito e decisa a rinegoziare essa stessa i piani di austerity, potrebbe dimostrare all’elettorato che un’alternativa al rigore tout-court esiste e la Spagna ne ha beneficiato. Il giochino messo in pratica da Ue e Madrid, infatti, è ingegnoso, ma un po’ troppo furbetto: i soldi dell’Efsf, visto che l’Esm nascerà solo a luglio, andranno infatti non a Madrid come governo ma al Frob, il fondo per la ricapitalizzazione delle banche iberiche, evitando quindi l’effetto commissariamento tout court che impone agli altri governi, come appunto quello di Atene, la dolorosa agenda di tagli e riforme. E perché Atene non dovrebbe poter rinegoziare il suo piano di salvataggio?
Quinto, subordinazione. Di fatto i prestiti dell’Efsf viaggiano pari passu con i bonds esistenti, trasformando il cosiddetto il settore ufficiale (vedi la Bce) in creditore senior. All’ora di pranzo di ieri, è stata la stessa Commissione Ue a confermare che «qualsiasi aiuto che arrivasse dall’Esm, che è atteso cominci a funzionare dal prossimo mese, avrebbe status di creditore privilegiato, secondo solo al Fmi». Gli ottimisti si fanno forza del fatto che i 100 miliardi dell’Ue rappresentano solo il 13% del debito pubblico spagnolo, circa il 10% del Pil del 2011. Vero, peccato che nell’arco di una settimana le necessità di ricapitalizzazione delle banche spagnole è salita da 40 a 100 miliardi: si fermerà qui o salirà ancora dopo il 21 giugno, data entro la quale Madrid dovrà comunicare il dato reale? Il fatto che ieri Goldman Sachs invitasse la gente ad acquistare bonds spagnoli a breve scadenza come un vero affare, fa venire altri dubbi: se Goldman vuole vendere, di solito è meglio non comprare. Inoltre, non si sa quali saranno i creditori dell’operazione Efsf-Frob, né se ci sarà un’emissione obbligazionaria: si sa, però, che ci sarà subordinazione e questo non è certo un viatico per acquisti di massa di bonds spagnoli, visto il precedente greco.
Sesto, mentre le Borse europee si godevano le loro due ore di euforia, la Germania ha collocato titoli di Stato semestrali (Bubill) zero coupon per 3,53 miliardi di euro, poco meno dell’ammontare massimo prefissato di 4 miliardi, con un rendimento quasi a zero e una domanda che ha raggiunto in totale i 4,4 miliardi. Il rendimento medio è sceso allo 0,007% dallo 0,037% dell’asta di maggio: capito, la gente era talmente eccitata per il salvataggio spagnolo che invece i comprare Bonos o titoli di Santander, si è lanciata ad acquistare Bubill che rendono zero!
Settimo, non ci vuole Gordon Gekko e neppure David Einhorn per capire quale sarà l’atteggiamento dei mercati di fronte alla subordinazione del mercato obbligazionario spagnolo: vendere i bonds emessi sotto legislazione spagnola e comprare in massa quelli emessi sotto legislazione inglese con clausola di “negative pledge”, gli stessi che hanno fatto la fortuna di hedge funds e vulture funds dopo lo swap greco e che si preparano a diventare la pietra tombale del Portogallo. Non appena avverrà il prestito Esm al Frob, i detentori di questi bonds faranno valere la loro “negative pledge” e chiederanno un interesse di sicurezza, anche alla luce del fatto che sarà l’Efsf ad anticipare i fondi a Madrid. E la Spagna è piena di questo tipo di bonds, soprattutto a livello regionale, ma anche sovrano nazionale. Il grande short può partire, fare hedge sul mercato obbligazionario drogato della Spagna è cosa molto semplice.
Ottavo, il piano dell’Ue è talmente risolutivo che la Bce ha già chiesto alla Spagna di avviare dei piani per creare una “bad bank” dove parcheggiare gli asset tossici immobiliari delle banche iberiche. È quanto emerge da un documento ufficiale dell’istituto di Francoforte, nel quale si chiede a Madrid di convogliare gli asset tossici in una “bad bank”, in attesa di rivenderli successivamente. Non vi ricorda qualcosa? E, soprattutto, alla luce di questa necessità, i famosi 100 miliardi saranno sufficienti, visto che gli assets tossici legati al settore real estate già oggi viaggiano a quota 150 miliardi di euro?
Nono, il breve ritracciamento dai minimi toccati in tarda mattinata, sia a livelli di spread che di indici azionari, altro non è stato che l’ennesimo “buy the rumors, sell the news” che vedrebbe la Bce pronta a riattivare, contestualmente al piano di salvataggio bancario, il programma di acquisti obbligazionari sul mercato secondario, per dar vita a un combinato congiunto capace di congelare i rendimenti e permettere alla Spagna di piazzare in serenità il 42% di debito da rifinanziare per quest’anno. La Germania, visto l’atteggiamento da Kevin Spacey in “Seven” tenuto da Wolfgang Schauble in mattinata, lo permetterà a Mario Draghi? Difficile, resta l’opzione di una terza asta Ltro con durata minore e importo calmierato ma anche in questo caso siamo nell’ambito delle supposizioni.
Decimo, una riprova della bontà dell’operato Ue verso la Spagna la avremo dalle aste obbligazionarie che riempiono la settimana appena iniziata. Oggi emetteranno bonds l’Austria (1,1 miliardi di euro), l’Olanda (1,5-2,5 miliardi di euro) e la Grecia, mentre domani toccherà a Berlino collocare 5 miliardi di Bund decennali e a Roma piazzare 6,5 miliardi di Bot a 12 mesi, con il nostro Tesoro impegnato giovedì anche nella prova più dura dell’asta a medio e lungo termine. Al di là dei proclami, saranno i numeri a parlare. E io, ve lo dico chiaramente, non sono affatto ottimista. Anzi. Soprattutto perché se si fallisce con la Spagna come si è fatto con la Grecia (e mi pare che la strada sia quella), in linea diretta di contagio c’è l’Italia. Non a caso, ieri a un’ora dalla chiusura di contrattazioni, tutte le Borse europee erano ancora positive, compresa Madrid: Milano era al -1,20%.
Temo si stia già prezzando altro sui mercati, non il piano di salvataggio delle banche iberiche. Il cds spagnolo a 5 anni, infatti, ieri ha toccato quota 603 punti base (+19%, +31 punti base), poiché in molti vedono un “credit event” (cioè la condizione che fa scattare le clausole per il pagamento dei cds) nel caso la Spagna ricevesse fondi dall’Esm. Come ampiamente dimostrato nel pezzo, infatti, questo, rispetto agli altri portatori di titoli di stato spagnoli, è un creditore privilegiato. Complimenti Europa, stavolta l’hai fatta davvero grossa: Madrid non è Atene. Non a caso, ieri, fonti Ue hanno dovuto ammettere che tra le ipotesi allo studio in caso di uscita della Grecia dall’euro - anche non organizzata - ci sarebbero controlli sui capitali, limitazione dei prelievi, sospensione del Trattato di Schengen con aumento dei controlli alle frontiere. Dallo “Spailout”, siamo già allo “Spanic”.

P.S. Cipro ha bisogno in modo «eccezionalmente urgente» di un piano di salvataggio internazionale, a causa della forte esposizione delle sue banche al debito greco. Lo ha affermato, stando a quanto riportava il sito del Wall Street Journal, il ministro delle Finanze di Nicosia, Vasos Shiarly, parlando con la stampa dopo un’audizione in Parlamento. «Si tratta di un problema urgente, sappiamo che la ricapitalizzazione delle banche deve essere completata entro il 30 giugno», ha sottolineato Shiarly, «mancano solo pochi giorni, quindi si tratta di una questione di eccezionale urgenza». Evvai, altro giro, altro bail-out, altri soldi pubblici.