giovedì 28 marzo 2013

Marò, gaffe mondiale: l’ultima infamia del governo tecnico


Marò, gaffe mondiale: l’ultima infamia del governo tecnico


Mezza Italia si scandalizza per la vicenda dei marò. Invece non dovremmo stupircene, proprio per nulla. Il governo che sarà in piedi ancora per poco (salvo prorogatio per la quotidiana amministrazione), era un governo tecnico. Il che non significava, come hanno cercato di farci credere, “governo di persone specializzate e competenti ai posti giusti, invece di politici ignoranti”, ma ben altro: significava “governo incaricato esclusivamente di ottemperare alle richieste economico-finanziarie di organismi sovranazionali”. Questo, e basta. Non era un governo che doveva governare: e infatti ha trascurato gli affari interni, le questioni sociali, la sorte di terremotati e suicidi, e per finire non ha avuto alcuna attività in politica estera.
In pratica, si è completamente disinteressato del paese e ha ignorato tutti i gravosi compiti che deve affrontare chi lo governa. Tra i quali, appunto, I due marò del San Marcoesiste l’imprescindibile capacità di gestire con abilità tutte le sottigliezze e le trattative che servono alla nazione per mantenere il suo peso, la sua dignità e la sua affidabilità in campo internazionale. Stiamo parlando di un paese del G8, non di un’isoletta del Pacifico, ma questo aspetto non è interessato a nessuno per mesi. Qualche dichiarazione di aderenza alle solite amicizie, qualche inchino ai soliti potenti, e null’altro. A gennaio scorso, in un post titolato “Finisce la politica, e ci lascia soli”, scrivevo: «Governare significa occuparsi di un paese, e non solo dei suoi debiti e della finanza. Sembrano una confraternita di asceti dediti solo all’attuazione di un programma già scritto da qualcun altro, che attraversano il momento storico italiano conservando saldi i propri paraocchi».
Scrive oggi “Repubblica”: «In fondo, il caso dei marò è stato l’unico episodio di risonanza mondiale del governo dei tecnici. Ed è stato un episodio in due atti. Primo: darsela a gambe fedifraghe. Secondo: arrendersi senza condizioni al primo “bau”». Il caso marò dimostra a che punto è ridotta l’ormai nulla politica estera dell’Italia, sacrificata anch’essa sull’altare di euro, Bce, “riforme strutturali” e sacrifici di sangue al dio Europa. Siamo soli, anche su questo

Esplode la voglia di fuggire dall’Europa,



Vogliono i nostri soldi: loro hanno un piano, noi non ancora

Esplode la voglia di fuggire dall’Europa, adesso che i suoi padroni aizzano i cani della crisi contro i popoli. I proprietari universali hanno fatto alcuni esperimenti da Shock Economy per vedere se gli azzannati riuscivano a difendersi. Volevano collaudare – su scala ridotta, ma non troppo – il modo in cui una società potrebbe essere annichilita da una burocrazia ottusa e feroce e trovarsi impedita se vuole rovesciare la politica dominante. La Grecia avrebbe potuto riassorbire la fase acuta della crisi in pochi mesi, e invece le sono state somministrate per anni ricette economiche prive di qualsiasi apparente logica. Mentre si licenziavano centinaia di migliaia di lavoratori, a quelli che conservavano il posto si imponevano stipendi decurtati e orari ben oltre le 40 ore settimanali. E ora siamo giunti al test di Cipro, non ancora concluso, eppure già adottato dagli eurocrati che gongolano perché lo vogliono ripetere su larga scala.
Pazzi e pericolosi, sembrerebbe. La tentazione è dunque fuggire, come invoca Debora Billi sul suo blog “Crisis”: «Fuggite, sciocchi!». Anche noi, Cipro protestecome lei, abbiamo paura della dittatura dello spread: è un nuovo dispotismo mostruoso, diabolico, impersonale, disperante. Ma dobbiamo lo stesso chiedercelo: «Fuggire? Dove?». L’alternativa non è tra fuggire o rimanere in uno stato di schiavitù. La scelta, ora, è tra combattere o rimanere schiavi, laddove la fuga non sarebbe altro che una delle tante forme del rimanere schiavi. Esistesse un’isola dall’altra parte del mare, o una radura dall’altra parte della montagna, in cui regna la libertà, si potrebbe pensare di fuggire lì per immaginare un’altra vita, un nuovo mondo. Ma questo luogo non esiste: non c’è, ad esempio, per 60 milioni di italiani. Noi siamo qui, ora, e possiamo solo combattere o arrenderci.
Fuggire dalla dittatura europea vuol dire (ri)entrare nella dittatura dell’Italia comunque senza sovranità, sotto il comando atlantico. Film già visto? Sì e no. Stavolta sarebbe peggio. All’epoca della guerra fredda, c’era una sorta di “semi-sovranità”, un gioco sub-dominante in mano a partiti politici che facevano partecipare direttamente al sistema politico milioni di persone. Non era un pasto facile da divorare, quell’Italia, nemmeno per chi aveva messo gli stivaloni nel piatto. L’Italia di oggi ha invece una politica destrutturata, sindacati annientati, corpi sociali intermedi che agiscono solo a corto raggio. E’ pronta per essere spolpata da multinazionali occidentali, petromonarchi arabi, mega-imprenditori cinesi, magnati russi e mafiosi di ogni nazionalità, ordine e grado, che avranno gioco facile, purché gli sia chiara la vera regola: dove orbitano i soldi. La galassia del denaro deve ruotare ancora e sempre intorno all’asse Wall Street-Londra. Ora non c’è più simpatia per le distrazioni centrifughe dei paradisi fiscali. Non è più il tempo Marxnemmeno per quelle zone ambigue e paramafiose che si ossigenavano in Vaticano o a Cipro.
Sembra disordine, sembra solo follia, ma non c’è da giurarci. Vediamo capitalisti in rovina, distruzione, ma non è nulla di nuovo. C’è semmai un ordine che vorrebbe emergere dal caos che esternalizza sui popoli e sulla natura. Proprio oggi, nientemeno che il settimanale statunitense “Time” dice che Karl Marx queste cose le aveva previste, che era stato proprio profetico. Se lo dicono anche gli americani, viene voglia di rileggere il libro primo del “Capitale”. Parlava forse di noi, di quel che accade ora? Senti un po’ che diceva il buon Marx: «Con la produzione capitalistica si forma una potenza del tutto nuova, il “sistema del credito”, che ai suoi primordi si intrufola di soppiatto come modesto ausilio dell’accumulazione e, mediante invisibili fili, attira nelle mani di capitalisti individuali o associati i mezzi monetari disseminati in masse più o meno grandi sulla superficie della società, ma ben presto diviene un’arma nuova e temibile nella lotta di concorrenza, e infine si trasforma in poderoso meccanismo sociale per la centralizzazione dei capitali».
Ecco il concetto, centralizzazione dei capitali. Questa Europa giustamente esecrata da noi e da Debora Billi, l’Europadi questo Euro, è stata anche un gigantesco meccanismo di «centralizzazione dei capitali»: prima si è presentata come un ambiente vivace per la concorrenza, poi come un sistema che (ancora Marx) causa la «rovina di molti capitalisti minori, i cui capitali in parte finiscono nelle mani di chi vince, in parte scompaiono» (assieme alle prospettive di milioni di persone), infine un processo di centralizzazione che si addensa là dove vuole la politica dominante. Noi vediamo il nuovo volto terribile della Germania e dell’eurocrazia che produce governi “tecnici” e governi maggiordomi, con una mezzogiornificazione del Sud Europa, l’area perdente in questa fase della centralizzazione. Sopra questo processo si avanza però qualcosa di più vasto ancora. Faremo bene ad abituarci quanto prima a discutere della nuova Agenda Atlantica, ossia l’area di libero scambio (con tanto di istituzioniCipro indignadossovranazionali euroamericane) che è già materia di pre-negoziato a Washington e presso l’élite europea.
In una crisi sistemica montante, non possiamo realisticamente escludere che la “fuga dalla dittatura” non la faremo noi, ma la stiano progettando loro per noi, per gettarci in quest’altro bel baratro, per una forma suprema di centralizzazione dei capitali, l’ultimo giro di giostra dei redditieri. Intanto fuggiamo dalla dittatura, dice Billi, e poi si vedrà? No, poi non sarà possibile vedere niente. È mentre si combatte che si costruisce il “poi”, non mentre si fugge. I partigiani che hanno scalato la montagna, e che sono morti, che ne sapevano della “svolta di Salerno” di Togliatti? Poi hanno avuto cinquanta anni di americani e Democrazia Cristiana. Avevano forse scalato la montagna e sono morti per avere quello? No, e ciononostante hanno avuto la possibilità per decenni di lasciare contrappesi e contropoteri nel sistema. Oggi rischieremmo per paradosso di consegnarci mani e piedi a una Bruxelles più invadente ancora, e più Grillini in Parlamentoatlantizzata. Un incubo.
No, Debora, noi non vogliamo fuggire. Vogliamo combattere. E speriamo, vogliamo, essere con te dalla stessa parte. Parliamo, nientemeno, di una rivoluzione politica. In grado di immaginare una sfida europea. Una nuova Costituzione europea, perché no? L’importante, non sappiamo se è un fuggire, è che si abbandonino gli attuali trattati in vigore, Lisbona e Maastricht. Chi può farlo? I popoli, se fanno politica e si sentono sovrani. Uno dei più colossali fraintendimenti del fenomeno Cinque Stelle è stato quello di Wu Ming, che lo ha visto come una sorta di anestetico dei conflitti, tanto da metterlo in contrapposizione alla presunta maggiore radicalità di Occupy Wall Street e Indignados. Invece la presenza nelle istituzioni, questo volerci essere, ha fatto una differenza enorme per il movimento italiano. Al momento esso è infinitamente più dirompente rispetto alle piazze spente dei movimenti più radicali di altri Paesi. Se vogliamo immaginare un processo costituente internazionale che riesca a contrastare l’Agenda Atlantica, dovremo comunque pensarlo molto proiettato dentro le istituzioni. Anche la Nato e la Ue sono da aprire come scatolette, purché si sappia che lì dentro non ci sono esattamente tonni.

E' bello parlare con la pancia piena,Pa: Grilli, prima aziende, poi banche


Pa: Grilli, prima aziende, poi banche

Ma pericoloso introdurre principio banche non vengono pagate

se il governo non provvede ad una moratoria ,peer crif,cai e centrale rischi,fra un anno nessuno avra' piu' il merito creditizio.

il governo ipotizza un ''ordine cronologico in due fasi: prima i soggetti non finanziari (le aziende) poi le banche''. Lo dice il ministro dell'Economia, Vittorio Grilli spiegando che su questo sono in corso contatti con l'Abi. Grilli ha comunque precisato che sarebbe ''pericoloso introdurre il principio che le banche non vengono pagate''. Se si introduce questo principio l- spiega - la possibilita' per le imprese di ricevere credito sparisce''.

Aldrovandi, la mamma: stanno usando Federico per la notorietà


Aldrovandi, la mamma: stanno usando Federico per la notorietà

La donna e' scesa in strada mostrando un'immagine del figlio morto, i poliziotti hanno voltato la faccia


Madre scende con foto del figlio, gli agenti si voltano

 "Stanno usando il nome di mio figlio per cercare notorietà, celebrità. Se è così l'hanno avuta, adesso basta, mi lascino in pace e lascino in pace la memoria di mio figlio. Non so che cosa vogliono dimostrare, non so che cosa cerchino da noi. Non ho nessuna voglia di parlare con loro. Trovo disumano il comportamento di quelle persone che vengono a manifestare solidarietà agli assassini cercando la famiglia e gli amici di Federico". Così Patrizia Moretti, mamma di Federico Aldrovandi, per la cui morte avvenuta nel 2005 quattro agenti sono stati condannati in via definitiva per omicidio colposo, ha commentato a SkyTg24 la manifestazione promossa ieri dal sindacato indipendente di polizia Coisp davanti al Comune di Ferrara, dove lei lavora.
"Siamo vittime di un'allucinante strumentalizzazione", ha ribattuto agli stessi microfoni il segretario generale Coisp, Franco Maccari, che ha voluto esprimere "un sentimento di assoluta solidarietà nei confronti della signora, che ha tutto il diritto di esprimere il suo dispiacere e soprattutto il suo dolore. Noi stiamo portando avanti da un mese un tentativo di dialogo su un aspetto procedurale che non c'entra niente con la vicenda, su cui c'é una sentenza confermata in Cassazione che, seppure si può non condividere, va rispettata da tutti. Discutiamo sul fatto che in Italia chi deve scontare meno di un anno di carcere viene affidato ai servizi sociali e va agli arresti domiciliari, tranne quei quattro poliziotti". Il Coisp ribadisce di "aver chiesto la piazza principale di Ferrara una settimana fa a sindaco, questore e prefetto: non l'avremmo mai fatta lì se avessi saputo anche lontanamente che ci lavorava lei. Abbiamo poi mandato a dire 'signora ci scusi' tramite un'altra persona, l'abbiamo detto tramite questore e prefetto, ma non ha voluto parlarmi. La capisco, ha ragione, dispiace che dica che le abbiamo girato le spalle (quando è scesa in piazza assieme ad alcune colleghe mostrando la foto del figlio massacrato, ndr), ma non è assolutamente vero". Di diverso avviso la madre di Federico, che si dice anche umanamente confortata dai molti messaggi che le sono giunti, a cominciare dal ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri: al Coisp "sanno benissimo che lavoro lì. Ed era una manifestazione nei confronti delle istituzioni che mi hanno sempre sostenuta".
Il Coisp ha improvvisato ieri a Ferrara un presidio di solidarietà verso gli agenti condannati per la morte di Federico Aldrovandi, sotto le finestre dell'ufficio della madre Patrizia Moretti. Lei prima ne ha dato notizia, con tanto di foto, su Facebook, quindi è scesa in strada mostrando un'immagine del figlio morto. E' accaduto questa mattina, il giorno seguente l'assoluzione della Moretti per diffamazione verso la pm Mariaemanuela Guerra. Al sit-in hanno partecipato circa una ventina di agenti: "Sono poliziotti. Sono come quei quattro?", ha scritto la Moretti sul proprio profilo. Una volta che la notizia si è diffusa, è intervenuto anche il sindaco Tiziano Tagliani che ha chiesto ai manifestanti di spostarsi per evitare provocazioni. Ne è nata anche una vivace discussione tra il primo cittadino e l'eurodeputato Potito Salatto che partecipava al sit in con gli agenti. Il Coisp organizza in città il proprio congresso regionale, al quale aveva invitato proprio la Moretti.
Quando Patrizia Moretti è scesa in strada con l'immagine del figlio morto, i manifestanti del presidio Coisp si sono girati, le hanno dato le spalle ignorandola e hanno lasciato la piazza. La madre di Federico era accompagnata da due colleghe e avrebbe deciso di lasciare il proprio ufficio (é una dipendente comunale) a seguito del trattamento riservato al sindaco Tiziano Tagliani che aveva tentato di far spostare il sit-in anche per evitare che la stessa Moretti scendesse in strada. "Sapete quanto mi costi vedere e far vedere quella immagine, che mi distrugge profondamente. Però quando è necessario bisogna farlo", ha raccontato la Moretti a 'Radio Citta' del Capò. "Non mi hanno mai rivolto lo sguardo - ha aggiunto -. Non mi guardavano nemmeno in faccia si sono girati dall'altra parte e piano piano se ne sono andati", ha proseguito  sottolineando: "E' stata veramente una provocazione".
L'intera aula del Senato, compresi i componenti del Governo, si sono alzati per esprimere lo sdegno, su sollecitazione di una senatrice del Pd, per la protesta organizzata dai poliziotti del Coisp contro Patrizia Moretti, madre del giovane Aldrovandi, picchiato a morte da agenti PS.
Per il Coisp, quella di Patrizia Moretti è definita "una "contromanifestazione improvvisata" e quindi "priva di autorizzazione", e quell' immagine di Federico, "per onore di verità, non fu ammessa al processo perché ritenuta non veritiera". In un altro passaggio, inoltre, si sottolinea come la Moretti abbia inscenato la propria protesta con altre persone, "pare tutte in servizio in Comune e che hanno quindi abbandonato il posto di lavoro". "Tutto quanto accaduto - spiega Maccari nella newsletter - la dice lunga sul totale rifiuto di ogni confronto, sull'unica volontà imperante che è quella di strillare le voci di chi ha qualcosa di diverso da dire o, meglio, di impedire che altri possano manifestare il proprio pensiero". Tanto che, prosegue, "avevamo invitato Patrizia Moretti a partecipare al confronto pubblico fissato per oggi" e, auspicando la sua presenza, avrebbe dimostrato "così che non identifica con il diavolo tutti gli appartenenti alla Polizia di Stato e chi parla con loro, ma che si possono esternare pubblicamente le proprie idee in un contraddittorio serio e corretto".
Mai più manifestazioni di questo tipo. E' la reazione del sindaco di Ferrara, Tiziano Tagliani, al presidio organizzato dal Coisp, regolarmente autorizzato. "Ho chiesto a loro di spostarsi di qualche decina di metri, perché la manifestazione non risultasse provocatoria. Invece sono stato allontanato dalla piazza, nonostante abbia spiegato che la mia richiesta era nell'ottica di salvaguardare rapporti che in questi anni sono stati ripresi con difficoltà", ha spiegato Tagliani, sceso in strada, dopo aver visto che la madre di Federico Aldrovandi stava per fare lo stesso. Tagliani ha avuto un duro scontro verbale con il segretario del Coisp Franco Maccari e soprattutto l'eurodeputato Potito Salatto. "Credevo di trovare un uditorio più sensibile a quella che è la serenità e il rispetto dell'ordine pubblico", ha proseguito Tagliani, secondo il quale "siccome entrambi mi hanno allontanato dalla piazza, prendo atto che questo sindacato non vuole un processo di rasserenamento a Ferrara su un tema gravissimo". E di questa "indisponibilità", Tagliani ha annunciato che si farà portatore verso Questura e Prefettura. "Manifestazioni di questo genere non si faranno più, perché hanno un tono provocatorio. Fino ad oggi sono stato zitto e sereno, ma vedo che probabilmente sono stato male interpretato


mercoledì 27 marzo 2013

M5S dice no a Bersani: 'Governo a noi o niente' Il premier incaricato: 'Non siamo a Ballarò, il governo è una cosa seria'. Crimi:'No alla fiducia'


M5S dice no a Bersani: 'Governo a noi o niente'

Il premier incaricato: 'Non siamo a Ballarò, il governo è una cosa seria'. Crimi:'No alla fiducia'


I capigruppo M5S Crimi e Lombardi dopo l'incontro con BersaniGuarda le foto1 di 30I capigruppo M5S Crimi e Lombardi dopo l'incontro con Bersani
M5S dice no a Bersani: 'Governo a noi o niente'
Ultimo giorno di consultazioni per il premier incaricato Bersani, che ha visto M5S. Ieri sera i 5 stelle hanno ribadito il no al sostegno al leader pd. Farò una proposta e ognuno si assumerà le sue responsabilità, ha detto il segretario democratico. Meglio il voto, incalza il centrodestra.

BERSANI A M5S, NON AVETE L'ESCLUSIVA DEL CAMBIAMENTO - "Parto dal presupposto: governo sì, governabilità ok, ma senza cambiamento non ci può essere governo. Voi di questo cambiamento siete protagonisti, ma non siete esclusivi protagonisti.La mia forza sente questa esigenza. Io non farò governi che abbiano davanti l'impossibilità di cambiamento". Così Bersani parlando al M5S.

"C'é un aspettativa di governissimo, ma io dico 'non esiste'". Lo ha detto Bersani al M5S. Un no "non per preclusione verso la destra, che la pensa diversamente da me ma è in tutta Europa, ma perché metteremmo un coperchio politicista su una pentola che chiede cambiamento: finiremmo per bloccarci reciprocamente. Questo non si farà".

"A chi è più vicino chiedo responsabilità. Alle forze che vogliono avere più autonomia chiedo di non impedire questo percorso". Ha detto Bersani.

"Sono venti anni che sentiamo queste parole. Mentre parlava mi sembrava di sentire una puntata di Ballarò. Sono venti anni che voto e che sento parlare delle stesse cose e non vengono mai realizzate". Così Roberta Lombardi, capogruppo alla Camera del M5S, replica al programma esposto da Pier Luigi Bersani alla sua delegazione.

"Purtroppo non siamo a Ballarò; il governo è una roba seria". Ha detto il premier incaricato rispondendo agli esponenti di M5S che avevano rilanciato la richiesta di un governo guidato dal loro Movimento.

"Lei diceva che solo un insano di mente può avere la fregola di voler governare il Paese; ebbene, noi noi siamo quegli insani di mente perchéabbiamo un progetto per il Paese. Noi siamo disposti a prenderci la responsbilità, a riprenderci la sovranità, a riprenderci il nostro Paese". Ha detto Lombardi rispondendo a Bersani.

"Nell'ultima campagna elettorale il tema del cambiamento che abbiamo portato poi è stato recepito, chi più chi meno, persino con lo slogan 'uscite dal buio'". Così Lombardi spiega a Bersani come alcuni dei temi proposti dal M5S siano stati assimilati dagli altri partiti in campagna elettorale.

"Con tutti gli incontri che ho fatto, ritengo la mia proposta l'unica cosa realistica. Fuori da questo vedo un meccanismo, che passa dal 'faremo' all"avremmo potuto fare, avremmo potuto provarcì". Ha detto Bersani ai delegati di Movimento 5 Stelle durante il loro incontro.

"Ci sentiamo di dover respingere questa assunzione di responsablità sulla mancata partecipazione del governo perché siamo gli ultimi a doversi sentire responsabili. Non siamo noi la causa. Se c'é questo risultato é anche perché c'é una legge elettorale che non è stata modificata da nessuno". Lo dice il capogruppo al Senato del M5S Vito Crimi a Bersani.

"Escludo che usciamo dall'aula" del Senato per consentire la nascita di un governo Bersani. Ha detto Crimi ai cronisti, dopo l'incontro con Bersani. Crimi ha ribadito che M5S voterà no alla fiducia ad un governo Bersani.

"Noi abbiamo una credibilità che possiamo spendere: gli altri partiti hanno una 'non credibilita'', essendo lì da 30 anni facendo solo promesse". Ha sottolineato Crimi parlando della richiesta al Capo dello Stato di un incarico per un governo 5 Stelle. Ma i numeri - gli viene chiesto - dove li prendete? "La responsabilità deve essere degli altri partiti. Noi mettiamo in campo una cosa in più egli altri partiti: la credibilità. E poi un programma che è condiviso su molti punti".

Il capogruppo di M5S al Senato esclude che possano esserci dissidenti che consentano la nascita del governo Bersani. Parlando con i cronisti dopo l'incontro con Bersani, Crimi ha ricordato che la decisione sul "no" al governo Bersani è stata "presa all'unanimità". Non è possibile un parallelo con l'elezione del presidente del Senato: "lì la decisione - ha ricordato - non fu a unanimità, fu a maggioranza. Ieri c'é stato un voto compatto e all'unanimità".

Abolire il contante: e se la banca ci rapina, come a Cipro?


Abolire il contante: e se la banca ci rapina, come a Cipro?


Ridurre o eliminare l’uso del denaro contante, in nome della lotta all’evasione fiscale? Proposta contenuta anche nell’ipotesi di programma sostenuta da Bersani. «Di colpo, grazie ad un atto normativo, il cittadino verrebbe privato, oltre che di questa forma di libertà, anche dell’unica forma di dissenso a sua disposizione nei confronti del sistema bancario», scrive Paolo Cardenà sul blog “Vincitori e vinti”. «Per contro, le banche verrebbero graziate in quello che per loro costituisce il vero e proprio incubo: la corsa agli sportelli». A quel punto, essendo  il denaro smaterializzato e sostituito con un algoritmo astratto e intangibile, ne deriva che, se non esiste moneta contante da scambiare e da prelevare, viene meno anche il pericolo che la popolazione possa chiedere la restituzione di ciò che non esiste. «E’ evidente, e le banche festeggiano: il sistema bancario deterrebbe in deposito la maggior parte della ricchezza del paese». Che – Cipro insegna – porrebbe anche “scomparire”, per decreto, da un giorno all’altro.
Ciò che sta accadendo a Nicosia, sostiene Cardenà, dimostra che il tabù dell’inviolabilità e del rispetto dei risparmi e dei sacrifici di una vita, almeno contantenell’Europa meridionale, è stato violato: chi ha depositi bancari potrebbe rischiare di perderli. E sarebbe perfino ingenuo pensare che l’esproprio possa riguardare solo i conti correnti, poiché ogni genere di attività potrebbe essere colpita. «La linea di demarcazione tra debito e credito, di colpo, sembra  essere divenuta più sottile, pallida, quasi inesistente». Per rendere solvibile il debitore, «non c’è nulla di più agevole che compensare posizioni a debito con quelle a credito, e il gioco è fatto: il debitore è stato reso solvibile e il creditore è stato espropriato». Ben poco rassicurante, quindi, la proposta di Bersani inclusa tra le “misure per la tracciabilità e la fedeltà fiscale”. Tradotto: assegnare alle banche il monopolio di qualsiasi transazione.
«Il sistema bancario – aggiunge “Vincitori e vinti” – deterrebbe in custodia i vostri investimenti in titoli, azioni, obbligazioni, i preziosi custoditi in cassette di sicurezza, e ora anche il denaro che, obbligatoriamente, deve essere depositato sul conto corrente». Il divieto di utilizzare contante potrebbe «rendere la macchina coercitiva del fisco ancora più efficiente, funzionale, perfetta e micidiale». Tra poche settimane, aggiunge Cardenà, le banche italiane dovranno trasmettere all’anagrafe tributaria tutte le movimentazioni dei nostri conti correnti: lo Stato, con un semplice clic, potrà conoscere in tempo reale ogni vostra ricchezza: sia la sua collocazioneBersaniche la sua dimensione complessiva. Ricchezza, a quel punto, più facile da tassare, ma anche eventualmente da «confiscare ed espropriare», per salvare le banche e i monopolisti del potere economico-finanziario.
E’ accaduto già nel 1992, con la patrimoniale di Amato: «Aziende e famiglie si sono viste confiscare ricchezza su delle somme derivanti da un finanziamento concesso dalla banca e temporaneamente depositato sul conto corrente bancario». Secondo “Vincitori e vinti”, lo stesso Bersani non nasconde di essere favorevole a un’imposta speciale sui grandi patrimoni, oltre il milione e mezzo di euro. A conti fatti, «il sospetto è che, quando si accorgeranno che il gettito derivante da un’imposizione patrimoniale a quei livelli sarà molto ridotto, probabilmente abbasseranno di molto il livello di patrimonio dal quale far scattare l’imposizione al fine di aumentare la base imponibile». Solo per citare un esempio, potrebbe essere ulteriormente tassato il patrimonio immobiliare. E così, la banca diverrebbe «una gigantesca camera di compensazione», un vero e proprio «soggetto giuridico al servizio dello Stato per espropriare ricchezza».

Tre passeggeri per Vega

Tre passeggeri per Vega

Una missione complessa con più tappe e orbite diverse





Vega si prepara ad affrontare il primo volo commerciale nella base europea di Kourou, nella Guyana Francese (fonte: ESA)Vega si prepara ad affrontare il primo volo commerciale nella base europea di Kourou, nella Guyana Francese (fonte: ESA)
Sono diventati tre i 'passeggeri' del prossimo lancio di Vega, il lanciatore dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa) che parla italiano: al satellite Proba-V dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa) ee a quello vietnamita si aggiunge una piccola missione di ricerca dell'Estonia.
Vega intanto è già pronto sulla rampa della base di lancio europea di Kourou, in Guyana Francese, in attesa della data definitiva per il suo primo volo commerciale dove testerà la capacità di rilasciare satelliti in orbite diverse.

"Sarà un lancio molto importante - ha spiegato Francesco Caio, amministratore delegato della Avio, l'azienda responsabile del lanciatore - in quanto segna la fase di transizione dalla sperimentazione alla commercializzazione".
A distanza di poco più di un anno dal primo volo di qualifica, Vega si prepara ora a un nuovo e più complesso test del precedente. La missione durerà infatti circa 3 ore e il lanciatore dovrà portare i suoi due carichi principali, con l'aggiunta del mini-satellite estone, su due orbite con 'orientamenti' diversi e a quote differenti, a 600 e 800 chilometri di altezza. "L'ultimo stadio - ha spiegato Caio - dovrà accendersi e spegnerai ben 5 volte".

"Si tratta del primo volo commerciale - ha spiegato Francesco Depasquale, amministratore delegato di Elv - e dove ne testeremo la flessibilità, ossia la capacità di rilasciare più satelliti e in scegliere varie orbita diverse. Vega sarà l'unico lanciatore europeo ad avere queste capacità". Il lanciatore, hanno aggiunto i responsabili di Vega, si trova già sulla rampa di lancio e la data di lancio, intorno al 19 aprile, verrà ufficializzata solo nella prossima riunione con i responsabili di Esa in programma il 4 aprile.