giovedì 8 marzo 2012

Google Play, il nuovo store digitale




Google Play, il nuovo store digitale 



Mountain View ha integrato tutti i suoi negozi digitali in un unico store, con la speranza di promuovere tra i frequentatori del vecchio store Android, destinato alle applicazioni mobili, altri tipi di prodotti multimediali e attirare anche più fornitori di contenuti digitali.
Il catalogo Google comprende 450.000 applicazioni per cellulari, più di 4 milioni di libri e più di 13 milioni di canzoni e film, che con "Seven days to play" saranno in vendita a prezzi scontati per una settimana per il lancio del sito.
Con un meccanismo simile a quello di iCloud di Apple, Google farà in modo che ogni contenuto sia accessibile da dispositivi diversi, a patto di usare il medesimo account.

Investire nel mattone in Grecia: cresce il numero di italiani che cavalca l'onda della crisi per comprar casa sull'Egeo



Investire nel mattone in Grecia: cresce il numero di italiani che cavalca l'onda della crisi per comprar casa sull'Egeo


Investire nel mattone in Grecia: cresce il numero di italiani che cavalca l'onda della crisi per comprar casa sull'Egeo
© LOUISA GOULIAMAKI/AFP

Nell'ultimo decennio, secondo l'istituto di ricerca Scenari immobiliari, il numero di italiani che hanno comprato casa in Grecia è più che raddoppiato, con un picco nel 2011 di oltre 5.200 immobili acquistati: la crisi greca insomma fa gola a una tradizione tutta italiana, quella di "investire nel mattone".
Le località più gettonate sono le isole di Rodi, Creta, Corfù e Naxos, ma anche mete più "autentiche" come Itaca o le Cicladi sono state molto richieste.
Ad attrarre gli investitori è stato il crollo dell'economia greca e l'abbattimento dei prezzi delle case, che ha raggiunto picchi del 50%, sgonfiando quella bolla speculativa che li aveva fatti crescere del 10% all'anno nell'ultimo decennio. L'incentivo più recente poi arriva dal decreto di semplificazione fiscale del governo Monti, che prevede l'esenzione Imu per gli immobili all'estero di valore inferiore a 200 mila euro.

Grandissimo Messi

CHAMPIONS, COME MESSI NESSUNO

Leo Messi riscrive la storia della Champions League. Statistiche del torneo da aggiornare dopo l'impresa compiuta realizzata al Camp Nou dal tre volte Pallone d'Oro: cinque reti infilate alle spalle del portiere del Bayer Leverkusen, l'affranto Bernd Leno. Mai nessuno aveva segnato cinque volte in un'unica partita del massimo torneo continentale. C'é riuscito l'argentino del Barcellona, arrivato a quota 12 centri nell'edizione in corso. Un paio di volte ha scavalcato Leno con pallonetti beffardi, le altre l'ha battuto con diagonali di giustezza o tocchi felpati, dopo una delle sue serpentine ubriacanti. Tutto il meglio del repertorio della 'pulce', insomma, equamente distribuito tra primo e secondo tempo. Con l'amata maglia blaugrana Messi ha realizzato 49 reti in Champions.
Ed i detentori della coppa, preceduti da squilli di tromba, approdano nei quarti. Bayer 'asfaltato' sotto un pesantissimo 7-1, cui ha contribuito il giovane Criastian Tello con una doppietta (anche il suo è un record non da poco, due reti all'esordio in Champions). Tello era entrato nella ripresa al posto di Iniesta. Per i tedeschi la rete che salva l'orgoglio porta la firma di Karim Bellarabi al 90'. Una qualificazione mai stata in discussione, dopo il 3-1 con cui la squadra di Pepp Guardiola era passata in Germania. "Sono felice, non è cosa di tutti i giorni segnare cinque reti in una partita - ha detto alla fine Messi - ma l'importante é aver vinto ed essersi qualificati ai quarti. Chi vorrei incontrare? A questo punto non ha molta importanza, sono rimase in lizza tutte squadre forti. Comunque il Barcellona vuole confermarsi campione d'Europa".

mercoledì 7 marzo 2012

quei ritardi "sospetti" di Goldman Sachs su Italia e Spagna..ma secondo voi dobbiamo ancora aspettare??ad arrabbiarci??


SPREAD/ Btp, quei ritardi "sospetti" di Goldman Sachs su Italia e Spagna

mercoledì 7 marzo 2012
SPREAD/ Btp, quei ritardi sospetti di Goldman Sachs su Italia e SpagnaLloyd Blankfein, ad di Goldman Sachs

SPREAD BTP-BUND E LE DIFFERENZE TRA ITALIA E SPAGNA «Goldman Sachs scopre solo adesso che l’Italia sta meglio della Spagna, ma dal punto di vista dell’economia reale in questi mesi non è cambiato nulla. Il nostro Paese ha un deficit inferiore, una maggiore ricchezza privata e quindi più risorse per portare avanti delle politiche di rigore. A colpire è piuttosto la volatilità della finanza, che comporta dei costi notevoli per le persone e per le imprese». Leonardo Becchetti, professore di Economia politica all’Università Tor Vergata di Roma, commenta così le ultime dichiarazioni della banca d’affari Usa. Secondo Goldman Sachs, i Btp italiani dovrebbero rendere solo 130 punti base in più dei Bund tedeschi, mentre i titoli di Stato di Madrid dovrebbero collocarsi sui 200 punti base. Fatto sta che il 30 dicembre i titoli di Stato italiani erano costretti a offrire l’1,91% di interessi in più rispetto alla Spagna, mentre attualmente i rendimenti dei Btp sono leggermente più bassi di quelli di Madrid.

Professor Becchetti, come valuta le ultime dichiarazioni di Goldman Sachs sui Btp?

Gli umori e i giudizi delle istituzioni finanziarie cambiano con una rapidità impressionante. È vero che l’Italia in questo periodo ha dato una prova molto importante di maturità e di stabilità, ma a colpire è la volatilità delle valutazioni degli intermediari finanziari. Impressiona pensare che la scorsa primavera lo spread era a 530, e oggi si dice che dovrebbe tornare a 100. I cambiamenti dell’economia reale non sono stati così significativi: questo eccesso di volatilità della finanza è quindi un problema di cui dobbiamo preoccuparci.

Fino a che punto questa volatilità è un fattore casuale, e fino a che punto è voluta?

Questa caratteristica è un elemento strutturale dei mercati finanziari. Molti operatori vivono di scommesse, e quindi hanno interesse a esasperare certi fenomeni. Per fare un paragone, anche i giornali vendono quando ci sono delle notizie importanti: quindi a volte i media tendono a estremizzarle, oppure ne sottolineano l’aspetto forte. I mercati finanziari funzionano in modo simile, ma le conseguenze sono diverse in quanto la volatilità dei mercati finanziari ha un costo per le persone e l’economia reale, e quindi dobbiamo domandarci seriamente se non sia eccessiva.

Ritiene che le valutazioni di Goldman Sachs nascondano anche la volontà politica di premiare Monti dopo avere “punito” Berlusconi?

No, le istituzioni finanziarie hanno interesse a creare dei trend al rialzo e al ribasso: in questo modo infatti si creano degli orizzonti stabili su cui guadagnare. Ciò che le muove quindi è semplicemente il desiderio di fare profitti, e una volta che si sono mosse in una certa direzione, hanno tutto l’interesse ad accentuarla. In questo momento la direzione è la riduzione dello spread dell’Italia.

La Spagna è più solida dell’Italia perché ha un debito pubblico inferiore, oppure è meglio l'Italia perché ha più ricchezza privata e minor deficit?

L’Italia è messa meglio perché ha meno deficit, più ricchezza privata e quindi maggiori risorse per fare delle politiche di rigore del bilancio. La Spagna invece è doppiamente in difficoltà, perché ha un deficit maggiore e minori risorse private per fare politiche di austerity. Madrid inoltre ha un mercato immobiliare in difficoltà e un tasso di disoccupazione molto più alto del nostro. Il problema però è che tutto ciò era così anche un mese fa, in quanto l’economia reale varia molto più lentamente di quella finanziaria, ma quest’ultima amplifica tutti i fenomeni.

Quanto valgono dal punto di vista economico le riforme messe in atto dal governo Monti?

Valgono senz’altro, in quanto c’era una crisi di fiducia degli investitori stranieri nei confronti dell’Italia e Monti è stato molto bravo nel riconquistarla, mostrando un rigore e una serietà nel rimettere i conti in ordine, e un tentativo di intervenire su tutti i limiti e i gap che l’Italia ha nei confronti degli altri paesi. Monti ha colpito inoltre per la sua capacità di stabilire rapporti con la politica, convincendo gli stessi partiti a dargli carta bianca. Anche questo ha contribuito a migliorare l’immagine dell’Italia sui mercati internazionali.

Questa valutazione positiva sull’Italia è destinata a durare o è soltanto una parentesi?

L’unica cosa che può peggiorare è la situazione internazionale. Mentre l’Italia, fino a che ci sarà Monti, continuerà a lavorare per il meglio. Se il panorama mondiale dovesse subire un grave peggioramento, siccome tutti i Paesi sono interdipendenti anche l’Italia ne risentirebbe. Ciò che dobbiamo temere di più in questo momento è quindi un deterioramento della situazione di altri paesi come la Grecia o la Spagna.

Le agenzie di rating seguiranno le valutazioni positive di Goldman Sachs nei confronti dell’Italia?

Le agenzie di rating arrivano sempre dopo. Se mi si consente una battuta, di fronte al downgrade dell’Italia gli investitori avrebbero dovuto approfittarne e coglierlo come un segnale che conveniva comprare Btp. Società come Goldman Sachs, non dovendo formulare dei pareri al termine di uno studio, possono permettersi di fare dichiarazioni in modo più elastico e flessibile.


Bossi, Monti e Boni affondano la Lega?


Bossi, Monti e Boni affondano la Lega?

mercoledì 7 marzo 2012
SCENARIO/ 2. Bossi, Monti e Boni affondano la Lega?Umberto Bossi (Infophoto)

Il guaio è che non dipende dalla malattia. Sull’ultima desolante sparata di Bossi contro Monti non incide il precario e manifesto stato psicofisico del personaggio: l’uscita appartiene a una lunghissima sequenza, che ha preso di mira l’universo mondo, incluso il Papa. E chi ne ha fatto le spese più di ogni altro (tra l’altro tornando oggi nel mirino) è l’ormai ex amico del cuore Berlusconi. Solo il ritiro da parte di quest’ultimo della slavina di querele, in cambio del patto di ferro elettorale, ha evitato all’Umberto furioso grane giudiziarie anche pesanti per le pubbliche esternazioni a colpi di Berluskàz, Berluskaiser, mafioso di Arcore e via insultando a bocca libera.

Proprio la lunga e squallida consuetudine del “senatùr” con insulti e minacce consente di individuare peraltro una costante precisa: Bossi alza i toni quando le cose gli vanno male. E che male gli stiano andando, è innegabile. Ha appena finito di minacciare l’uscita dal governo della Lombardìa “perché lì ogni giorno uno del Pdl finisce sotto inchiesta”, e si ritrova con uno dei suoi uomini di fiducia, Davide Boni, indagato per corruzione; il presidente del Consiglio regionale, poi, mica l’usciere.
Dal primo giorno spara a palle incatenate contro Monti, e tutti i sondaggi lo danno in discesa di consensi rispetto all’ultimo riscontro elettorale dell’11 per cento. Riesce a mettere in fila, da Patelli in poi, un tesoriere peggio dell’altro, sollevando pesanti interrogativi sui conti del partito anche tra dirigenti e militanti. Tenta maldestramente di pilotare una successione a se stesso allevando improbabili trote casalinghe. Se Berlusconi si mette d’accordo con Pd e Terzo Polo, gli rifila una legge elettorale tale da togliergli il vantaggio competitivo di cui finora ha goduto. Soprattutto, dopo quasi cinque lustri di monarchia assoluta, ha ben poco da offrire in termini di fatti concreti a chi l’ha votato. E allora si rifugia nell’iperbole delle parole.

C’è solo da sperare che, una buona volta, qualcuno della vasta platea di militanti, che per la Lega si è dannata l’anima, si faccia largo tra la sparuta, ma ben piazzata schiera di cortigiani che giustificano ogni gesto del Capo, proclamandone l’infallibilità. E si dissoci da comportamenti tipo quelli della “Pravdania”, come viene definito da molti degli stessi leghisti l’organo di partito; peraltro ignorato dalla stragrande maggioranza dell’esercito del Carroccio, generali inclusi (vedi le sparute vendite): il quale dietro ordine uscito dalla porta accanto di via Bellerio ha derubricato la minaccia a Monti come una “decisa metafora politica”. Qualcosa in questo senso forse si muove, come testimonia il documento reso pubblico ieri in Veneto da un leghista della prima ora come Bepi Covre, e da uno emergente come Marzio Favero. 
Dove si dice chiaro e tondo, tra l’altro, che “è onesto e doveroso tirare un bilancio”; che molti amministratori locali e militanti chiedono “una rivoluzione culturale e una svolta che sia anche linguistica, poiché le parole decidono il modo di essere del nostro mondo”; e che “slogan che andavano bene nella fase giovanile della Lega oggi risuonano stucchevoli e datati”. E si condannano senza mezzi termini, bollandoli come ridicoli, “gli improperi maleducati di alcuni nostri parlamentari, le rivendicazioni neo-nazionalistiche in chiave piccina, le affermazioni xenofobe”.

Si condividano o no le sue idee, la Lega è stata uno dei pochi fattori di novità della stantìa politica italiana, e ne ha condizionato l’agenda. Ma perché ha trasmesso a una parte rilevante dell’elettorato la speranza che fosse capace di modernizzare il Paese attraverso riforme strategiche. Non trattandolo come un’osteria in cui tra un improperio, un insulto e una gradassata, alla fine sul tavolo resta solo un bicchiere vuoto. E un conto comunque da pagare.


Formigoni: Alfano scarica la Lega? No, è Bossi che ha "rotto"


Formigoni: Alfano scarica la Lega? No, è Bossi che ha "rotto"

mercoledì 7 marzo 2012
«Le elezioni amministrative saranno i titoli di coda di un film che sta per chiudersi». Questa l’immagine usata da Angelino Alfano, nell’intervista pubblicata oggi dal settimanale Chi, per descrivere lo stato dei rapporti tra il Pdl e la Lega. L’asse del Nord sembra ormai sepolto, «anche se – aggiunge il segretario del Popolo della Libertà – nutriamo ancora qualche speranza».  
«Le parole di Alfano non vanno fraintese – spiega aIlSussidiario.net il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni –. La sua infatti è una constatazione, non un auspicio. Il Carroccio insiste nel voler andare da solo alle prossime elezioni amministrative. Noi riteniamo però che questo sia un grave errore. Il compito di un partito infatti non è solo quello di portare a casa i voti dei propri elettori, ma anche quello di offrirgli la possibilità di vincere. E dividere il fronte del centrodestra significa consegnare molte amministrazioni alla sconfitta».

Anche sulla base dei sondaggi a vostra disposizione per il Pdl questa tornata si annuncia come un “dazio altissimo” da pagare per il sostegno al governo Monti?

L’Italia ormai è un paese bipolare: o vince il centrodestra o vince il centrosinistra. E se ci dovessimo presentare divisi, i nostri elettori rischierebbero di perdere la fiducia e di disertare le urne, sapendo che non c’è possibilità di vittoria.
Per questo mi auguro, e continuerò ad augurarmi fino all’ultimo momento, che la Lega torni sui suoi passi. D’altronde molti dei comuni del Nord che sono in gioco ci hanno visto governare bene insieme.
Detto questo, anche da soli garantiremo la presenza dei moderati.

Cosa intende dire?

Che saremo comunque in campo e ci impegneremo ancora di più per trovare dei candidati forti e credibili. A Como, ad esempio, abbiamo fatto le primarie a cui hanno partecipato con entusiasmo migliaia di cittadini. Hanno scelto un volto nuovo, una donna che non viene da precedenti esperienze di partito.
L’impegno da parte nostra quindi non viene meno e l’alleanza resta aperta a tutto il campo moderato. Chi dovesse scegliere di dividerlo con un atto autolesionista se ne dovrà assumere la responsabilità.

Le porte del Pdl restano quindi aperte sia alla Lega che all’Udc? Su questo c’è sintonia al vostro interno?

Assolutamente sì. Ne ho parlato settimana scorsa con Alfano e con gli altri responsabili di partito. Come le dicevo il nostro auspicio è innanzitutto quello di confermare l’alleanza con la Lega, con la speranza che l’Udc (ed eventualmente il Terzo Polo) si unisca a noi.

Umberto Bossi però, fino a qualche settimana fa, minacciava di far cadere la Lombardia.

Guardi, la polemica è assolutamente rientrata. Bossi e gli altri dirigenti leghisti hanno chiarito che non c’è nessuna intenzione di rompere la maggioranza in Regione, riconoscendo i risultati molto positivi che stiamo portando a casa.
La collaborazione quindi continuerà, non solo in Lombardia, ma in tutte le amministrazioni in cui siamo al governo insieme: in Veneto, in Piemonte e in moltissimi comuni.
D’altra parte si tratta di un dovere. Ci siamo presentati davanti agli elettori con un programma e dobbiamo rispettare gli impegni presi.

Guardando verso il centro, rimane aperto il cantiere per costruire la sezione italiana del Partito popolare europeo? 

Assolutamente sì. A Strasburgo noi e l’Udc siamo già uniti e non si capisce perché dovremmo essere divisi in Italia. Da parte nostra c’è la massima disponibilità per favorire questo percorso. Lo abbiamo detto più volte: siamo disposti anche a cambiare nome e siamo pronti a metterci in discussione senza presunzioni, pur sapendo di essere il partito più grande.
Vogliamo creare un soggetto nuovo, aperto ai partiti, ai movimenti e alle persone della società civile che condividono i nostri valori. Questo è il nostro invito, dopodiché, non possiamo obbligare nessuno. Spero però che ciascuno sappia andare al di là delle logiche personali e di partito perché questa è la proposta migliore che possiamo fare per il bene dell’Italia.  

Nel frattempo, come procede il rinnovamento del Pdl? C’è ancora molta strada da fare?

Ho seguito i congressi e devo dire che i segnali sono stati assolutamente positivi. C’è stata una grande partecipazione. A volte si è registrata una convergenza su un candidato unitario, altre volte c’è stato un confronto tra candidati diversi. Ogni volta però il partito è uscito rafforzato perché la dialettica interna e il contributo delle idee favorisce sempre la crescita di un partito.  

A volte però possono prevalere le lacerazioni, come è accaduto a Lecco…

Francamente non riesco a comprendere la scelta di questi amici che hanno deciso, a quanto ho capito, di costituire un nuovo partito ("Forza Lecco" ndr). I congressi si possono vincere o perdere: questa è la democrazia. Mi auguro comunque che possano tornare sui propri passi. Se invece ci trovassimo davanti a una vera e propria scissione, il Pdl non potrà fare altro che essere estremamente chiaro e severo.

Sul territorio non rischiano di prevalere ancora le divisioni tra ex An ed ex azzurri?

È un problema praticamente superato. C’è ancora qualche residuo, ma si tratta degli ultimi ritardatari che non hanno capito che il Pdl è un partito nuovo in cui non ci sono ex, ma soltanto pidiellini al 100%.

Da ultimo, cosa pensa dell’ipotesi ventilata da Silvio Berlusconi di una Grande coalizione per il 2013?

La sua non è stata una proposta, ma un’ipotesi che si potrà verificare solo in caso di necessità. Resto convinto del fatto che ci presenteremo a quell’appuntamento con una proposta chiara e vincente.

'Lavorare di piu', in piu' e piu' a lungo'


'Lavorare di piu', in piu' e piu' a lungo'

Visco: Italia paese anziano, rimuovere ostacoli

07 marzo, 09:43
Ignazio Visco Ignazio Visco
'Lavorare di piu', in piu' e piu' a lungo'
ROMA  - In Italia non si può non richiedere "che si lavori di più, in più e più a lungo": lo ha detto il governatore dI Bankitalia Ignazio Visco precisando che "non si tratta di uno slogan ma di un percorso inevitabile da affrontare con determinazione, anche se con gradualità". Per Visco "non può esserne più rinviato l'inizio".

L'Italia "é innanzitutto un paese anziano": ha detto il governatore della Banca d'Italia precisando che il paese "ha molti divari da recuperare; deve affrontare e rimuovere ostacoli importanti per assicurare una crescita con quelle caratteristiche".