giovedì 29 marzo 2012

Fornero,scoperti gli autogol sui contratti e flessibilita'


DDL LAVORO/ Contratti e flessibilità, scoperti gli “autogol” della Fornero

giovedì 29 marzo 2012
Nel disegno di legge sulla riforma del lavoro approvato lo scorso 23 marzo dal Consiglio dei ministri è esplicito l’obiettivo di favorire una distribuzione più equa delle tutele dell’impiego, contenendo i margini di flessibilità progressivamente introdotti negli ultimi vent’anni, limitandone l’uso improprio e distorsivo e, quindi, la precarietà che ne deriva riconducendo questi ultimi all’uso proprio e previsto dal legislatore. La riforma si propone inoltre di realizzare un mercato del lavoro dinamico, flessibile e inclusivo, capace di contribuire alla crescita e alla creazione di occupazione di qualità, ripristinando al contempo la coerenza tra flessibilità del lavoro e istituti assicurativi.
Entrando nel merito, si è fatta tanta bagarre sui licenziamenti e sull’articolo 18, ma molti più rischi per il mercato del lavoro e per la perdita di occupazione potrebbero giungere, non troppo disattesi, da questo giro di vite sui rapporti di lavoro flessibili; giro di vite che solo parzialmente si riferisce alla regolamentazione effettiva dei rapporti atipici, esplicando al contrario effetti sostanziali con riferimento al regime contributivo che aumenterà considerevolmente il costo del lavoro per le imprese che abbiano necessità di utilizzare tali tipologie contrattuali.
Si pensi per esempio alle modifiche che si prospettano con riferimento al contratto di lavoro a termine, nell’ambito del quale desta qualche perplessità il fatto che un rapporto di lavoro subordinato, soggetto alla disciplina applicata ai contratti di lavoro a tempo indeterminato e per il quale si vede applicabile il medesimo contratto collettivo nazionale di lavoro, debba essere applicato un incremento contributivo senza che ne derivi alcuna controprestazione migliorativa per gli interessati.
Tale previsione sembra, insomma, operare esclusivamente quale deterrente alla stipula di tali contratti di lavoro e, seppur situata all’interno di un piano più esteso che vede per esempio la possibilità per il datore di lavoro di attivare il primo rapporto a termine senza necessità di causale, sembra orientata a gravare (di costi aggiuntivi) le imprese nella gestione organizzativa flessibile che i mercati ci impongono. Ciò, senza contare che, anche in riferimento alla disciplina regolatoria del rapporto, non poche criticità presenterà, dal punto di vista sostanziale, la computazione nel periodo massimo di durata del rapporto a termine (36 mesi) degli eventuali rapporti di lavoro in somministrazione che il lavoratore abbia già intrattenuto con l’impresa.
Altrettanto possiamo dire dell’incremento contributivo a carico dei co.co.pro., che vedranno da qui al 2018 aumentare di 6 punti percentuali il loro prelievo previdenziale, senza ricevere in cambio alcun beneficio sul piano della prestazione. Ciò senza contare che, anche per tale tipologia contrattuale sono in arrivo presunzioni onerose per il datore di lavoro che si vedrà considerati quali rapporti subordinati collaborazioni per attività analoghe a quelle svolte dai dipendenti, senza che sia considerata l’eventuale (ed evidentemente essenziale!) modalità di svolgimento del rapporto, prescindendo dal principio, storicamente enunciato dalla giurisprudenza, secondo il quale qualsiasi attività lavorativa può essere svolta in forma autonoma o subordinata. Ciò che le imprese temono, anche in tal caso, sono i maggiori costi, anche in termini di contenzioso, che possono gravare sulle stesse ingessando ulteriormente un mercato già bloccato
Curiosa ci sembra anche l’idea che un lavoratore conpartita Iva che riceva il suo reddito in misura superiore al 75% da un committente, pur avendo altre committenze, e lavorando per questo per un periodo superiore a 6 mesi, si trovi soggetto a una presunzione (seppur relativa) di coordinamento e continuità del rapporto con la conseguenza diretta, ammessa dallo stesso Governo, del (quasi automatico) riconoscimento di subordinazione. Anche le altre tipologie flessibili quali il contratto dilavoro a tempo parziale e il lavoro intermittente, pur se non modificate sostanzialmente, vedranno modificati gli oneri comunicazionali che il datore di lavoro dovrà porre in essere in caso di utilizzo di clausole flessibili o elastiche; ovvero in caso di chiamata. Tali previsioni, a una prima lettura, sembrano essere positive e, senza appesantire il costo del lavoro o gli eccessivi oneri amministrativi, potranno incentivare l’uso lecito dei due contratti.
Utile, sebbene non rivoluzionaria, l’idea di investire, a favore dell’occupazione giovanile, sul contratto di apprendistato, che viene riproposto come il canale privilegiato di accesso al mondo del lavoro. Il disegno di legge proposto dal Governo cerca di incentivare le stabilizzazioni contrattuali degli apprendisti, recependo l’orientamento già diffuso in contrattazione collettiva, prevedendo la necessità, prima di procedere a nuove assunzioni in apprendistato, di aver stabilizzato almeno il 50% degli apprendisti assunti nell’ultimo triennio; con l’esclusione dei rapporti cessati durante il periodo di prova, per dimissioni o per licenziamento per giusta causa.
È inoltre previsto l’innalzamento del rapporto tra apprendisti e lavoratori qualificati presenti in azienda, dall’attuale 1/1 a 3/2. Sarà reintrodotta una durata minima del periodo di apprendistato pari a sei mesi, ferma restando la possibilità di durate inferiori per attività stagionali. Fino a quando non sarà operativo il libretto formativo, disciplinato nella riforma Biagi (art. 2) e da allora sostanzialmente rimasto lettera morta, la registrazione della formazione è sostituita da apposita dichiarazione del datore di lavoro.
Anche in tal senso, tuttavia, a poco serviranno le previsioni teoriche se non si incoraggerà il mutamento culturale del mercato nei confronti di tale tipologia, da sempre virtuosa sulla carta, ma troppo spesso impropriamente utilizzata.

BANCHE & CALCIO


BANCHE & CALCIO/ Real e Barcellona rischiano di far fallire la Spagna

giovedì 29 marzo 2012
È tornata la Champions League e con essa le due squadre spagnole, Real Madrid (vittorioso martedì per 3- 0 sul campo del sorprendente Apoel di Nicosia) e Barcellona (nel momento in cui chiudo e spedisco l’articolo non è ancora scesa in campo contro il Milan), approdate ai quarti di finale e, stando al giudizio di molti, destinate a dar vita a una finale tutta iberica a Monaco il prossimo 19 maggio. Ma proprio dalla capitale della Baviera, la scorsa settimana, sono giunte parole poco lusinghiere per il calcio spagnolo: «Per me è il colmo, è una cosa impensabile. La Germania ha dato centinaia di milioni di euro alla Spagna per uscire dalla crisi e poi i club non pagano i loro debiti. Non si può», questo il duro j’accuse del presidente del Bayern Monaco, Uli Hoeness.
Motivo di tanta rabbia, i dati resi noti dal governo iberico, che ha quantificato in 752 milioni di euro il debito delle squadre di Liga, Primera e Segunda Division verso lo Stato, un aumento di 150 milioni di euro dal 2008 a oggi. E se il Barcellona può sorridere pensando ai suoi 374 milioni di euro di debito, avendo un fatturato di oltre 450 milioni, lo stesso non si può dire né del Real Madrid, né tantomeno per tutti gli altri club della Liga, due dei quali già in amministrazione controllata. Il perché è presto detto: le squadre spagnole, tutte, sono legate mani e piedi al sistema bancario e questo, a sua volta, non solo è esposto per 400 miliardi di euro al sempre più devastato settore del real estate, ma dipende per sopravvivere dal denaro della Bce e, soprattutto, non ha più collaterale esigibile per ottenere finanziamenti.
Insomma, non è peregrino pensare che nel 2013 la Liga si comporrà unicamente di due squadre, né tantomeno pensare che campioni come Messi e Cristiano Ronaldo cercheranno altri lidi per il semplice fatto che i loro ingaggi faraonici non potranno più essere sopportati dai loro club, destinati a vedere i loro assets pignorati. Qualche mese fa era emersa la notizia che il gruppo bancario Bankia intendeva utilizzare proprio Cristiano Ronaldo e Kakà come garanzia presso la Bce per ottenere in prestito denaro necessario a finanziare il fondo di investimento Madrid Activos Corporativos V: grazie a quest’operazione l’istituto iberico era intenzionato a emettere obbligazioni pari a circa 773 milioni di euro per sostenere alcune aziende nazionali, ma anche il Real Madrid, che detiene i cartellini dei due campioni e le società di costruzioni del suo presidente, Florentino Perez. Nei fatti, quindi, la Bce potrebbe esercitare il suo credito pignorando le due stelle delle “merengues”, in caso Bankia divenisse insolvente e successivamente il Real Madrid, debitore verso la banca, non ripagasse il suo debito, assicurato a oggi dagli introiti generati dalla pubblicità e dai diritti tv.
Cristiano Ronaldo e Kakà sono stati acquistati nell’estate 2009 per un totale di 158 milioni di euro, grazie a un prestito proprio di Bankia e, nonostante Florentino Perez assicurò che i soldi non erano un problema grazie agli introiti super dei “blancos”, questo si è rivelato non del tutto esatto. Ben 76,5 milioni - cioè poco meno della metà del capitale totale investito per l’acquisto dei due calciatori - era stato fornito proprio da Bankia. In pegno per il prestito, l’istituto di credito aveva trattenuto parte degli introiti provenienti dai diritti tv del club madridista. Per garantire la trasparenza dell’operazione, Bankia informò l’autorità di vigilanza spagnola dei dettagli: il tasso di interesse pagato dal Real è pari all’Euribor a sei mesi più uno spread compreso tra l’1,5% e il 2,5% (condizioni che le famiglie e le imprese spagnole si sognano) e le rate di interesse sono semestrali, mentre il capitale viene restituito in tre tranche, il 3 luglio del 2012, 2013 e 2014.
Tra quattro mesi, insomma, una grande scadenza attende il Real Madrid, nel pieno di un periodo che vede la Spagna e le sue banche al centro di un’attenzione spasmodica da parte dei mercati. E lo stato di salute di Bankia è tutt’altro che confortante. Visto che fino al 21 marzo scorso, la Bce accettava come collaterale per i suoi prestiti qualsiasi genere di assets, l’istituto che tiene in ostaggio il Real, attraverso la sua controllata Banco Financiero y de Ahorros SA, ha emesso 15 miliardi di bonds con garanzia governativa spagnola e li ha utilizzati per ottenere denaro dall’Eurotower, acquistando essa stessa i bond che aveva emesso. Insomma, il gioco delle tre carte, anche se in ambito finanziario questa operazione al nome più esotico di “self-help transaction”. Ma non basta. Le banche spagnole sono esposte per circa 400 miliardi al settore immobiliare, la cui crisi continua ad acuirsi e il 2 febbraio scorso il ministro dell’Economia, Luis de Guindos, ha detto chiaro e tondo che le banche devono cominciare a scontare le perdite su quei prestiti per almeno 175 miliardi di euro, piuttosto che continuare a rifinanziarli come stanno facendo pur di mantenere “puliti” i loro bilanci. E proprio per questa pressione, gli investitori oggi chiedono un spread di rendimento di 753 punti base per detenere un bond di Bankia SA con scadenza 2017 rispetto al Bund pari durata: quando quelle obbligazioni vennero messe sul mercato nel 2007, lo spread richiesto era di 46 punti base.
Insomma, si traballa e non poco, visto che il Real è esposto verso Bankia su due fronti: diretto e indiretto, ovvero attraverso le società di costruzioni di Florentino Perez, nel pieno della crisi del settore. E c’è di più, in questo caso a livello generale. Se infatti fino a ieri in Spagna le squadre di calcio in difficoltà sono state salvate anche col denaro pubblico, d’ora in poi questo non sarà più possibile. Il perché è presto detto: il debito pubblico iberico, infatti, in un anno è salito dal 61,2% sul Pil al 68,5%, toccando la quota di 732 miliardi, cui sommare i 140,1 miliardi di euro di debito regionale. Ma anche in questo caso, si tratta di trucchi.
A fare le pulci ai veri numeri di Madrid ci ha pensato infatti la Phoenix Capital Research, secondo cui ai dati ufficiali (732 miliardi di debito pubblico, 68,5% del Pil) bisogna sommare il debito del settore privato pari al 227% del Pil e un’esposizione alla leva delle banche iberiche di 19 a 1. Eurostat, nel suo report del 29 febbraio scorso, faceva poi notare che le garanzie sovrane totali della Spagna alla voce “altro debito” sono pari al 7,5% del Pil, circa 72,2 miliardi euro di debito non contabilizzato. Quindi, facendo due conti della serva: debito sovrano ammesso 732 miliardi di euro, debito regionale ammesso 183 miliardi, debito bancario garantito 103 miliardi e altro debito sovrano garantito 72 miliardi. Totale, 1.090 miliardi di euro, ovvero una ratio debito/Pil reale del 113,2%.
Ma la Spagna paga anche altro. Uno studio di Danske Bank sottolinea, infatti, come nell’ultimo trimestre del 2011 il calo del prezzi degli immobili in Spagna è stato del 4,2%, il terzo peggior risultato di sempre anno su anno, il tasso di decrescita più veloce dal settembre 2009 e pari, a livello di impatto sul settore real estate, a un calo del 10% del Pil, visto che i prezzi sono tornati al livello del marzo 2005. Peccato che, come già detto, le già traballanti banche spagnole detengano più di 400 miliardi di euro in prestiti al settore delle costruzioni e del real estate, tutti garantiti da collaterale che sta perdendo valore a velocità record: di più, il numero di prestiti non performing - ovvero a forte rischio di non essere onorati - sta salendo in maniera esponenziale, avvicinandosi alla cifra monstre di 140 miliardi di euro.
Dunque, lo Stato non solo non può più salvare il calcio spagnolo, ma nemmeno garantire più i bonds autoemessi dalle banche - che stanno salvando il calcio a colpi di prestiti e fideiussioni - per ottenere soldi dalla Bce, visto che così facendo aumenta la voce “altro debito” che ingrossa il debito pubblico totale iberico. E con le banche senza altro collaterale eligibile in casa per continuare a mungere la mammella della Bce (il debito degli istituti iberici nei confronti di Francoforte è ulteriormente aggravato del 14% nel mese di febbraio, toccando il nuovo record di 152,4 miliardi), le stesse rischiano di vedere bloccata la loro operatività e trovarsi costrette a chiedere rientri immediati ai debitori o tagliare le linee di credito. A quel punto, se si tratterà di decidere tra il destino di Messi e quello del Paese in balia dei mercati, la favola dopata del calcio spagnolo conoscerà la parola fine, esattamente come il “miracolo” di Zapatero. E non sarà un happy ending.

"Portami il materiale", Le Monde pubblica le intercettazioni di Strauss-Kahn sul giro di escort per cui è indagato


"Portami il materiale", Le Monde pubblica le intercettazioni di Strauss-Kahn sul giro di escort per cui è indagato

© ED JONES/AFP

"Ragazze", "amiche", "piccine", a volte semplicemente "materiale" o "bagagli". Non sono propriamente lusinghieri i termini con cui l'ex numero uno del Fondo monetario internazionale era solito chiamare le escort con le quali si intratteneva durante le trasferte di lavoro. Il quotidiano francese Le Monde ha pubblicato i verbali dell'interrogatorio di Dominique Strauss-Kahn,incriminato nei giorni scorsi per sfruttamento della prostituzione nell'ambito dell'affaire dell'Hotel Carlton, un grosso giro di escort nel quale DSK stando all'accusa ricoprirebbe un ruolo centrale.
Le trascrizioni degli SMS scambiati tra Strauss-Kahn e Fabrice Peszkowski (l'industriale che avrebbe agito per "allietare" le serate del potente politico francese) sono impietose. "Vuoi (puoi) venire in una discoteca di Madrid con me (e con del materiale) il 4 luglio?" chiede DSK all'amico. E ancora: "Chi porterai in valigia?", "Sylvie è complicata, Jade e Catherine sicuramente" risponde solerte Peszkowski. 
Conversazioni che per adesso confermano solamente una certa attitudine di Strauss-Kahn nei confronti del gentil sesso. Ma se i magistrati francesi dovessero trovare conferma del fatto che le ragazze in questione fossero effettivamente delle prostitute, e che le feste libertine fossero organizzate espressamente per lui, la situazione potrebbe mettersi male per DSK. A peggiorare la sua posizione c'è anche la deposizione di una delle ragazze che avrebbe preso parte alle "serate libertine" e che ha parlato di scene bestiali o violente.
Di fronte alle domande degli investigatori l'ex ministro socialista si è mantenuto sul vago. "Quelle presenti alle serate erano escort? Pensandoci adesso sono stato ingenuo" ha detto alle autorità. Non è stato altrettanto vago nei confronti della stampa però. Come riportal'Huffington Post (la cui versione francese è diretta dalla moglie di Strauss-Kahn, Anne Sinclair) l'ex presidente del FMI ha sporto denuncia contro Le Monde accisandolo di aver violato i suoi diritti diffondendo i verbali. 
Adesso se le accuse nei suoi confronti fossero confermate, DSK rischia fino a 20 anni di carcere.

Aveva Ragione De Andre' sui nani!!!Renato Brunetta


Renato Brunetta sulla farfallina di Belen a Sanremo: "Senza talento? Merita il Nobel per la comunicazione" 

L'ex ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, intervistato dal settimanale A, è sceso in campo per difendere Belen e il suo tatuaggio inguinale dopo la pioggia di critiche del dopo Sanremo:
"Belen senza talento? Per me merita un nobel per la comunicazione" ha commentato Brunetta, schierandosi con le soubrette contro il ministro Fornero.
"I ministri devono fare i ministri – precisa – si devono occupare delle cose serie. Ho apprezzato molto la risposta di Belen: 'faccio la showgirl, mi comporto da showgirl'. La Fornero faccia la professoressa e vada avanti con la riforma: forza Elsa, decreto, decreto, decreto. Belen è una donna di spettacolo capace di stare sempre al centro dell’attenzione. Non è un talento questo? Ma la cosa più paradossale è che viene criticata da giornali che su ogni pagina mostrano donne trattate come oggetti"
L'ex ministro non risparmia poi stoccate verso La7:
"Da economista mi chiedo: cosa se ne fa Telecom di una rete tv in perdita come La7? Mi rispondo: potere. Abbiamo capito tante cose. Che sono più impure della farfallina mostrata da Belen".

Social CaseHistory Forum, a Milano il 29 marzo


Social CaseHistory Forum, a Milano il 29 marzo

Social CaseHistory Forum, a Milano il 29 marzo

Il 29 marzo, a Milano, presso lo Spazio BlendTower, prenderà il via "l'edizione beta" del Social CaseHistory Forum.
L'appuntamento, nato da un'idea di Lorena Di Stasi supportata da Leonardo Bellini, parte dalla voglia di conoscere meglio e in maniera più approfondita le case history dei brand italiani sui social media. La giornata di workshop ha una mission dichiarata che non lascia dubbi: "Solo case history. Niente #fuffa" e ha come obiettivo principale quello raccontare i progetti realizzati dalle aziende sui social media seguendone tutti i passaggi: brief e obiettivi, strategia e soluzioni, risultati ottenuti, lezioni apprese.
L'agenda della giornata è ricca di appuntamenti da non perdere!
Gli interventi spazieranno per tema e per settore: dal Social CRM applicato di Trony, al crowdsourcing per “La creazione di un nuovo prodotto bancario”, dal social engagement innescato da MarcoPolo Expert, al progetto sociale convogliato da "Dash Idee per le mamme", dall’esperienza istituzionale sui social media di ABIFormazione, all'email marketing internazionale di Illy per arrivare alla campagna di prodotto di Samsung Galaxy Note.
Social CaseHistory Forum sarà un momento di confronto in stile barcamp, dove si punterà alla sostanza e non all'apparenza.
L'ingresso gratuito e senza registrazione per tutta la giornata dalle 10 alle 18.

Il cioccolato fa dimagrire. Merito dell'epicatechina


University of California: "Il cioccolato fa dimagrire. Merito dell'epicatechina"

University of California:
© FRANCOIS GUILLOT/AFP

Gioiscano i golosi e si aprano le danze in vista delle imminenti uova di Pasqua, perché dalla California arriva uno studio che "sdogana" il cioccolato come... sostanza dimagrante. 
A dirlo è un team di nutrizionisti della University of California di San Diego, che spiega come un consumo regolare di cioccolato favorisca il calo di peso. Tutto merito dell'epicatechina, un polifenolo contenuto nel cacao che, se assunto quotidianamente in piccole dosi, aiuterebbe a bruciare la calorie, a migliorare la massa muscolare e a combattere l'ipertensione. "È la composizione delle calorie e non il loro numero a determinarne l’impatto sul peso" - spiega la dottoressa Beatrice Golomb, che ha condotto lo studio sulle proprietà organolettiche e dimagranti del "cibo degli dei".
Quindi, il cioccolato sarebbe pronto per uscire dalla lista degli alimenti nemici della linea e entrerebbe di diritto nell'olimpo dei "cibi sani". 
Ma dall'Italia arriva un'obiezione: come sottolineato da Andrea Ghiselli, ricercatore dell’Istituto nazionale Ricerca Alimenti e Nutrizione di Roma, gli studi su questo gustoso alimento vengono spesso condotti utilizzando un cioccolato speciale, povero di grassi e ricco di catechine. Ovvero, esattamente il contrario di quello commercializzato che, purtroppo, è ricco di grassi saturi e di zuccheri. Queste sostanze, spiega Ghiselli, non fanno dimagrire nemmeno un po':
"Per avere la stessa quantità di sostanze benefiche occorre normalmente assumere anche chili di grassi saturi. Se veramente qualcuno confida nelle qualità dimagranti delle catechine allora meglio che beva il te verde".

Arresti coinvolti calciatori serie a

POSSIBILI NUOVI ARRESTI, È BUFERA. MENTANA: COINVOLTI CALCATORI DI SERIE A
di Roberto Buonavoglia
BARI - La svolta dell'inchiesta sul calcioscommesse arriverà "nel giro di 24/48 ore". E sarebbe clamorosa perché si parla dell'arresto di calciatori anche "del massimo campionato". L'annuncio arriva in diretta tv durante il Tg serale di La7. A farlo il direttore Enrico Mentana che ha ricordato che delle indagini si occupano diverse procure, come quelle di Cremona, Bari e Napoli. Se così fosse la cronaca documenterebbe una delle pagine più nere per il calcio italiano. Mentana, a sorpresa, non ha usato giri di parole ed è andato subito al sodo. Ha detto che il "mondo del calcio sta con il fiato sospeso perché è ormai certo che siamo alla vigilia di una nuova ondata di provvedimenti sullo scandalo del calcioscommesse. Si parla, entro 24/48 ore, di un'ondata di arresti che riguarderebbero anche calciatori del massimo campionato". Affermazioni che dalla procura di Bari respingono con il silenzio. Quella di Bari è infatti la procura dalla quale è attesa la svolta. Anche perché nel capoluogo pugliese sono sottoposte ad indagini almeno 19 persone - tra cui nove ex calciatori biancorossi - coinvolte nella presunta combine di nove partite dello scorso campionato di serie A. Tra le partite truccate c'é anche il derby Bari-Lecce (finito 0-2) che permise ai giallorossi di centrare la salvezza proprio in casa dei biancorossi che erano già retrocessi in B. Tuttavia - filtra in ambienti giudiziari - l'attenzione degli inquirenti si sarebbe concentrata nelle ultime ore su un numero ridotto di indagati tra i quali vi sarebbero ex giocatori del Bari, il dirigente di un club pugliese, ristoratori e scommettitori. Posizioni che sarebbero state attentamente vagliate dal gip che ha esaminato le richieste avanzate dal procuratore Antonio Laudati e dal sostituto Ciro Angelillis. Gli ex calciatori biancorossi indagati a Bari sono Daniele Portanova (difensore del Bologna), Alessandro Parisi (difensore del Torino), Simone Bentivoglio, Andrea Masiello (terzino dell'Atalanta), Marco Rossi, Abdelkader Ghezzal, Marco Esposito Antonio Bellavista e Nicola Belmonte. Nel registro degli indagati sono finiti anche i nomi dell'ausiliario ospedaliero barese Angelo Iacovelli, di tre ristoratori ritenuti complici dei calciatori - Nico De Tullio, Onofrio De Benedictis e Francesco De Napoli - di scommettitori e di loro amici: Arianna Pinto, Giovanni Carella, Fabio Giacobbe, lo zingaro Victor Kondic, Leonardo Picci e l'albanese Armand Caca. Le accuse contestate a vario titolo sono di associazione per delinquere e frode sportiva. Le partite sotto la lente degli inquirenti sono le ultime nove del campionato di calcio 2010/2011, in particolare Bari-Lecce, Palermo-Bari, Bologna-Bari, Bari-Chievo e Bari-Sampdoria. C'é anche Udinese-Bari del maggio 2010, una delle ultime del campionato 2009/2010. Per l'accusa, sono state truccate dai calciatori biancorossi che hanno così tradito il club e la loro tifoseria.