giovedì 27 settembre 2012

Sannio e Irpinia, notte di paura. Sette scosse in sequenza, la più violenta è stata del quarto grado

Sannio e Irpinia, notte di paura.
Sette scosse in sequenza, la più violenta
è stata del quarto grado

La Protezione civile «Al momento non registriamo feriti nè danni». Ancora in corso i sopralluoghi. Alle 7,14 altro sussulto

 

BENEVENTO - Paura nella notte in tutto il Sannio e in Irpinia. Erano da poco passate le tre quando la terra ha tremato in modo violento. E lo sciame non si arresta. La scossa più recente risale alle 7,14 del mattino, anche se è stata di lieve intensità


La scossa più forte della notte - riferisce la protezione civile - è stata avvertita dalla popolazione tra i Comuni di Paduli, Pietrelcina e Sant'Arcangelo Trimonte.

Momenti di panico e paura per le persone che hanno avvertito il forte movimento e un boato insistente. In molti hanno abbandonato le abitazioni e per tutta la notte non vi hanno fatto più rientro.

Dalle verifiche effettuate dalla sala situazione Italia del dipartimento della Protezione civile non risultano danni a persone o cose.

Secondo i rilievi registrati dall'Istituto nazionale di Geofisica e vulcanologia - riferisce ancora la nota del dipartimento - l'evento sismico si è verificato alle 3.08 (1.08 ora Utc), con magnitudo 4.1.

Sul sito dell'Ingv si evidenziano due successive scosse: una del 2.1 alle 3.18 nella Valle dell'Aterno, vicino L'Aquila, e l'altra del 2.2 alle 3.23 nel Sannio. La scossa del 4.1 nel Sannio era stata preceduta da altre due del 2.4 nella stessa zona, a distanza di pochi minuti.

mercoledì 26 settembre 2012

MERKEL-DRAGHI/ Le nuove mosse lasciano l'Italia nei guai



MERKEL-DRAGHI/ Le nuove mosse lasciano l'Italia nei guai
MERKEL-DRAGHI/ Le nuove mosse lasciano l'Italia nei guai 

La tregua è finita? L’incontro tra Angela Merkel e Mario Draghi, così come l’intera missione berlinese del presidente della Bce, induce a rispondere di sì. La svolta estiva ha avuto il suo effetto e ha recato sollievo alla crisi dell’euro. Ma ora che arriva l’autunno tornano in superficie tutte le contraddizioni che l’astuta operazione di Draghi ha aiutato a tenere sott’acqua. “Ci vogliono le riforme, senza di esse la Bce non interverrà”, ha dichiarato il banchiere centrale davanti alla Confindustria tedesca alla quale ha spiegato la propria linea interventista: “La scelta era tra un no su tutto o agire, e la Bce ha deciso di agire”. La Kanzlerin, dal canto suo, ha rammentato che “ci sono ancora molti compiti a casa da completare”. Ciò vale per la Spagna, che si accinge a chiedere l’aiuto del Fondo salva-stati, e ancor più per l’Italia, soprattutto se non vuole far ricorso alla ciambella europea.
Tra la Merkel e Draghi si è notata una grande sintonia su questo aspetto. Il presidente della Bce, che si era esposto al punto da mettersi apertamente contro la Bundesbank, è in piena frenata? Non esattamente. Il fiscal compact è una sua idea e Draghi ha sempre sottolineato che gli aiuti si concedono sotto chiare e talvolta dure condizioni. Su questo non c’è nessuna divergenza né con il recente passato, né con la Merkel, la quale lo ha lasciato fare con abile mossa tattica, ma intende tenere ferma l’ortodossia. “Il debito non va condiviso”, ha ripetuto. Del resto, a giugno aveva detto che non avrebbe mai approvato gli eurobonds, “mai finché vivo” aveva aggiunto tanto per essere chiara.
Il fatto è che, scampato il pericolo immediato, tutti sono tornati a suonare le loro vecchie musiche. In Germania già si annusa aria elettorale (si vota tra un anno) e di qui ad allora non c’è da attendersi nessuna svolta: né un allentamento fiscale interno (del tipo riduzione delle tasse come hanno fatto gli svedesi), né minor rigore. Anzi, la posizione di Jens Weidmann, il capo della Buba, diventerà il mantra che tutti i politici reciteranno - chi da destra come i cristiano-sociali furibondi per il lassismo mediterraneo, chi da sinistra come i socialdemocratici che vorrebbero far aumentare i salari, ma non l’inflazione.
Nei paesi in difficoltà rispuntano gli antichi vizietti. In Grecia si scopre che il vero buco è il doppio del previsto e supera i 20 miliardi. In Spagna, Mariano Rajoy tentenna mentre i catalani scatenati vorrebbero tenersi tutti i loro introiti fiscali nel nome dell’autonomia se non dell’indipendenza, aprendo una voragine nel bilancio nazionale. In Italia arriva la valanga della finanza locale e, purtroppo, ancora una volta sarà la magistratura a dare la spinta. Se i quattrini dei contribuenti italiani servono per ostriche e champagne, come si fa a convincere Frau Merkel che dobbiamo essere aiutati dai contribuenti tedeschi? E non è solo questione di malaffare, né una questione di casta. Perché dietro c’è un problema più generale: la spesa pubblica viene usata come sostituto monetario delle riforme. Una riflessione che nessun partito né a destra, né a sinistra vuol fare, tanto meno a sei mesi dalle urne, perché tocca il cuore del sistema.
Dobbiamo aspettarci, dunque, che la Germania faccia di nuovo la voce grossa. Le prime avvisaglie si vedono sul Fondo salva-stati e sull’unione bancaria. Il meccanismo di stabilità è ancora da costruire e avrà 500 miliardi di euro a disposizione. Troppo pochi. Si pensa che con l’effetto leva possano salire e nei giorni scorsi c’è chi ha ipotizzato la cifra di 2000 miliardi. “Voi siete matti”, hanno replicato le autorità berlinesi. Una tale massa di moneta gettata sul mercato significa prima o poi inflazione. Finora non è accaduto e i keynesiani ribattono che la nuova liquidità ha compensato quella distrutta dalla recessione. La Bce insiste a mostrare che la massa monetaria è invariata. Ma la scuola classica tedesca tiene duro su un punto che a che fare non solo con la teoria, ma soprattutto con la psicologia collettiva, anzi con il Volksgeist.
Le resistenze sono ancora maggiori sulle banche. Berlino vuole che tutto il sistema delle casse locali sia sottratto alla vigilanza della Bce. Lì è annidata la bolla immobiliare, ma anche una bella quota di debito pubblico più o meno occulto. Soprattutto, di lì passa il potere nelle regioni e nei comuni, lo scambio tra consenso politico, crescita, benessere, aiuti, clientele. Dunque, non si tratta di teoria della moneta, ma di corpose, nodose resistenze sistemiche. Alcuni pensano che il governo tedesco possa mercanteggiare: un consenso all’uso meno rigido del salva-stati in cambio di guarentigie bancarie. Forse. Per ora si sentono soltanto due grandi Nein a Draghi.
Ma l’autunno porta venti gelidi anche fuori d’Europa. Gli Stati Uniti restano appesi a una crescita asfittica. Mentre il rallentamento dell’economia cinese sta già provocando un primo effetto domino: persino colossi come Daimler e Siemens annunciano una caduta dei profitti a causa dello scivolone asiatico, mentre le conseguenze si cominciano a sentire anche per i grandi marchi italiani del lusso o nel settore delle componenti meccaniche.
In teoria, tutto ciò potrebbe rendere più convincente la tesi di chi chiede meno austerità nei paesi che se lo possono permettere (l’Italia purtroppo è fuori dal giro). Ma qui torna in ballo la sindrome tedesca. E il cerchio si chiude in un drammatico circolo vizioso.

domenica 23 settembre 2012

Lettera di un nostro assiduo lettore a " BERSANI"


Egregio Bersani,

le rivolgo soltanto alcune domande invitandola a sollecitarne la soluzione :

Perchè della riduzione del numero dei Parlamentari non se ne parla più? Non mi dica che quella ridicola parvenza di riduzione da 630 a 508 (deputati) e da 315 a 254 (senatori) è stata accantonata!!

Il taglio delle Auto Blu che fine ha fatto?

Perchè non si parla più del taglio degli stipendi dei parlamentari? Domanda ironica : Bersani  secondo lei perchè?

Perchè ......................................................................?

Annunci, annunci, annunci e pochissime soluzioni!!!!

Bersani, per dirla alla sua maniera, noi cittadini non siamo mica Cip e Ciop!! Quindi non rompetici le ...... noci!!

Saluti.

Una pillola per curare la sclerosi multipla?

Una pillola per curare la sclerosi multipla?

Un nuovo trattamento medicinale di tipo orale per il trattamento di pazienti afflitti da sclerosi multipla in fase iniziale ha mostrato risultati promettenti in due differenti sperimentazioni cliniche. La ricerca è stata pubblicata mercoledì scorso sul New England Journal of Medicine, la nuova pillola potrebbe diventare il terzo trattamento disponibile per la cura della sclerosi multipla e potenzialmente il più sicuro ed efficace.La sclerosi multipla è una malattia degenerativa che porta al danneggiamento progressivo dei neuroni del cervello e del midollo spinale. La gran parte delle persone affette soffre di una forma chiamata recidivante, caratterizzata da infiammazioni che provocano lesioni al cervello causando sintomi di tipo neurologico. Circa la metà di chi soffre delle persone che soffrono di sclerosi sviluppa una forma degenerativa che porta alla comparsa di disabilità permanenti. Fino a 20 anni fa era una malattia incurabile. Oggi esistono 9 farmaci capaci di ridurre i disagi che affliggono i pazienti agli stadi iniziali del decorso. Altri medicinali sono in corso di sperimentazione, ma la maggior parte dei malati che si trovano nella fase iniziale della malattia sono curati per mezzo di iniezioni.[leggianche art=52444]Il medicinale in questione si chiama BG-12 ed è stato sviluppato dalla Biogen Idec. Secondo le sperimentazioni sarebbe in grado di ridurre del 50% i tassi di ricaduta nei pazienti afflitti da sclerosi multipla recidivante, di abbassare significativamente la frequenza delle lesioni cerebrali spesso associate alla malattia e di rallentare il progresso dei sintomi se comparata con un placebo. Per dimostrare l'efficacia del medicinale i ricercatori hanno diviso i pazienti in tre gruppi. Gli appartenenti a due di essi sono stati trattati con 240 milligrammi di BG-12 per 2/3 volte al giorno, mentre chi faceva parte del terzo gruppo ha ricevuto un placebo.In origine il BG-12 è un anti-infiammatorio utilizzato per la protezione del sistema nervoso. Gli unici effetti collaterali messi in evidenza nel trattamento della sclerosi multipla sono state temporanee vampate di calore e disagi gastrointestinali tra cui vomito, nausea e diarrea, che in ogni caso tendono a sparire dopo le prime settimane di cura.Quella appena superata era la terza fase del percorso che negli Usa porta all'approvazione ufficiale di un farmaco nella cura di una determinata malattia. Entro la fine dell'anno la Food and Drug Administration dovrebbe dare il suo parere definitivo.[leggianche art=53064]Fino ad oggi i pazienti che soffrono di sclerosi sono curati con gli interferoni, che riducono il tasso di ricaduta di circa il 30% ma che non riescono a rallentare la progressione dei sintomi e dei disagi connessi. La settimana scorsa la Food and Drug Administration ha approvato un altro medicinale orale, l'Aubagio, che contribuisce ad una riduzione del tasso di ricaduta della stessa percentuale rispetto agli interferoni ma che ha il vantaggio di essere assumibile per bocca. Altri due farmaci sono considerati maggiormente efficaci, il Tysabri ed il Gilenya, ma hanno effetti collaterali che comprendono anche la morte. Per questo vengono utilizzati solo quando tutti gli altri trattamenti sono vengono più considerati efficaci."E' un giorno luminoso per i pazienti afflitti da sclerosi multipla" ha spiegato il dottor Robert Fox, direttore del Mellen Center for Multiple Sclerosis Treatment and Research della Cleveland Clinic ed autore di uno dei due studi che potrebbero portare all'approvazione del BG-12, "ma c'è ancora una nuvola grigia sopra la testa dei pazienti con la sclerosi multipla progressiva". M

giovedì 20 settembre 2012

Gesu' e le donne

"Gesù era sposato, e guardate che fine ha fatto"
di 15 ore fa dalla Redazione di Liquida

La scoperta del papiro copto in cui si cita Maria Maddalena come moglie di Gesù non ha avuto risonanza soltanto nel mondo accademico: l'idea che Gesù fosse sposato ha stimolato la fantasia (e l'ironia) degli utenti di Twitter, sempre pronti al commento sarcastico.Uno dei primi è trefelix: "harvard university: "Gesù era sposato". L'ambasciata americana assaltata da Antonio Socci". Più amaro F.Maramao: "Gesù era sposato e la crocifissione era una metafora".Ed è facile infierire anche per Matteo Pedrini: "Quando la moglie di Gesù andava a far la spesa comprava solo un pesce e un panino, poi ci pensava lui".