venerdì 19 ottobre 2012


La Cassazione: «Il telefono cellulare causa il tumore al cervello»


Grazie alle ricerche di Angelo Gino Levis, professore ordinario dell'Università di Padova, un manager bresciano si è visto riconoscere dall'Inal una pensione di invalidità per “uso eccessivo del cellulare durante l'orario di lavoro”


PADOVA. Lo afferma da anni: sostiene che ci sia un nesso di concausalità tra uso del telefono cellulare e tumore al cervello. Ora la Corte di Cassazione ha dato ragione ai suoi studi, alle sue battaglie. E' grazie al sostegno di Angelo Gino Levis, già professore ordinario dell'Università di Padova, che un manager bresciano si è visto riconoscere dall'Inal una pensione di invalidità dopo che, a causa dell'uso eccessivo del cellulare durante l'orario di lavoro, si era ammalato di neoplasia al nervo trigemino. Il tumore è stato rimosso, ma da quel giorno Innocente Marcolini, ha iniziato a soffrire di mal di testa lancinanti. Ha dovuto smettere di lavorare e contestualmente ha chiesto all'Inail una pensione di invalidità professionale. La risposta negativa dell'ente pubblico ha fatto scattare la battaglia legale.
Marcolini si è affidato ad un pool di avvocati e ad Angelo Gino Levis, in qualità di consulente. Levis, nato a Venezia nel 1937, dopo la laurea in Scienze Biologiche nel 1961, ha dato avvio alla propria carriera accademica all'interno dell'ateneo padovano. Dopo aver effettuato, negli anni Ottanta, le prime perizie in Italia sui rischi sanitari correlati all'esposizione residenziale ad elettrodotti, dal pensionamento (avvenuto nel 1997) si dedica allo studio ed alla divulgazione degli effetti sulla salute dei campi elettromagnetici.
L'ex professore, all'indomani della vittoria definitiva in Cassazione ha affermato che si tratta di una sentenza importantissima, che fa giustizia di un certo negazionismo nella comunità scientifica e che apre le porte a un nuovo corso giudiziario. Levis infatti, insieme ad uno studio legale di Torino specializzato in diritto della salute, sta seguendo sette cause di persone che ritengono di aver sviluppato tumori al cervello a seguito dell'uso intensivo del cellulare. Il biologo, insieme agli avvocati, sta lavorando all'ipotesi di costruire una class action, un'azione collettiva cui possa partecipare chiunque ritenga di aver subito un danno da uso del telefonino.

Chi ha rubato il Sogno Americano


Chi ha rubato il Sogno Americano

Le accuse del Pulitzer Hedrick Smith al mondo dell'alta finanza statunitense


Pietra filosofale o semplice miraggio, il Sogno Americano fa tutt’uno con la nascita e la storia degli Stati Uniti. È il concetto a cui si ispira la Dichiarazione di Indipendenza del 1776 (la Costituzione è di poco posteriore, risale al 1787), con i suoi diritti inalienabili di eguaglianza, ivi compreso quello della «ricerca della felicità». È la speranza che ha guidato, e in parte guida ancora, generazioni di emigranti che partono verso il Nuovo Mondo. Oggi il Sogno Americano, materialmente inteso come un posto di lavoro fisso,uno stipendio soddisfacente, un’assicurazione sanitaria, una casa di proprietà, una pensione sicura e la speranza che i propri figli potranno godere un giorno di un futuro migliore è semplicemente crollato. Anzi c’è qualcuno che l’ha rubato, sostiene Hedrick Smith, Premio Pulitzer ed ex giornalista del New York Times nonché autore del saggio-bestseller da poco uscito negli Stati Uniti con il titolo «Who Stole the American Dream?» (Random House, 30 dollari).Chi l’ha rubato? È la prima domanda che rivolgiamo direttamente all’autore, in questa intervista concessa al Corriere del Ticino a Washington.
«A rubarlo sono stati il Big Business, la Corporate America, Wall Street, vale a dire il mondo degli affari, delle grandi imprese, dell’alta finanza, delle banche che nello spazio di trent’anni si sono inghiottiti una ricchezza enorme, al punto che oggi l’1 per cento della popolazione americana, corrispondente a tre milioni di individui, detiene i due terzi della ricchezza nazionale».
Come si è arrivati a questo?
«È stato un processo graduale, di cui la maggioranza degli americani sul momento non si è accorta, ma di cui oggi paga le conseguenze. Tutto partì quasi in sordina dal Memorandum Powell, il documento scritto nel 1971 da Lewis Powell, un avvocato della Camera di Commercio degli Stati Uniti. Si tratta di un documento che in poche righe individua e sintetizza l’origine dell’attacco sferrato al Sistema delle Libere Imprese dalle istituzioni politiche, dai movimenti popolari, dai sindacati. La soluzione ideata da Powell fu di fare sistema tra le varie aziende riunendole sotto una causa comune al fine di riscattarsi e ritornare a detenere quel tipo di potere che le lotte civili stavano loro togliendo. Dopo il Memorandum Powell, prese piede anche la Business Rountable, la più potente lobby politico-economica della Corporate America».
Organismi, quindi, sorti e fatti consolidare in difesa di interessi specifici, corporativi.
«Sì, un complesso di barriere difensive che ha fatto quadrato anche dopo la crisi dei "Subprime", la crisi finanziaria scoppiata com’è noto alla fine del 2006 negli Stati Uniti a causa di una speculazione sui prestiti immobiliari concessi dalla banca JP Morgan e che ha avuto gravi conseguenze, ancora in evoluzione, non solo sull’economia americana, ma anche mondiale».

Grande lega"Regione Piemonte tecnicamente fallita" Annuncio shock dell'assessore alla Sanità..


"Regione Piemonte tecnicamente fallita"
Annuncio shock dell'assessore alla Sanità


"Regione Piemonte tecnicamente fallita" Annuncio shock dell'assessore alla Sanità

"La Regione è tecnicamente fallita": ad affermarlo è stato stamattina davanti alla IV commissione del Consiglio regionale l'assessore alla sanità Paolo Monferino. L'uomo da cui dipendono i tre quarti del bilancio dell'ente di piazza Castello. Una dichiarazione forte che è giustificata sia dalle difficoltà che il bilancio regionale incontra a causa dei tagli ai finanziamenti da parte del Governo e per la diminuzione delle entrate fiscali legata alla crisi economica. Ma che è collegata anche al riordino in corso nei conti del Piemonte come nel resto di Italia rispetto agli scompensi di bilancio accumulati dalle Asl negli ultimi vent'anni. Per questo il presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani (Pd) ha convocato una riunione nazionale di tutti gli enti regionali per la prossima settimana. 

A giustificare l'affermazione dell'assessore alla sanità c'è poi la difficoltà sempre maggiore della Regione nel pagare i fornitori (i ritardi ormai superano l'anno) mentre è garantito per ora il pagamento degli stipendi ai dipendenti. L'allarme di Monferino è stato subito raccolto dall'opposizione: il capogruppo Pd Aldo Reschigna ha chiesto a Cota immediate dimissioni. Il vicepresidente del consiglio regionale Roberto Placido (Pd), chiede le dimissioni di Cota e lo scioglimento del consiglio per andare al più presto alle urne. Malumori però arrivano anche dal centrodestra con l'europarlamentare del Pdl Vito Bonsignore che critica con parole pesanti la giunta regionale.

giovedì 18 ottobre 2012

con la disperazione che c'è in giro Vergognati tu e tutti i parlamentari,On. Tassone (Udc): 6.800 euro al mese sono un vitalizio molto modesto

On. Tassone (Udc): 6.800 euro al mese sono un vitalizio molto modesto

L’On. Mario Tassone (Udc), in Parlamento dal lontano, lontanissimo, 1976 non deve avere ben chiaro il significato di modesto. Intervenuto alla trasmissione radio “Mattina 24″ ha detto che «6.800 euro al mese sono un vitalizio molto modesto». A sua difesa Tassone aggiunge che si tratta di una cifra lorda. Complimenti all’ennesimo politico che ha dimostrato di non avere la minima idea di cosa sia la vita reale. Bello il Paese dei Balocchi.


Il libro della prostituta che ha incastrato gli 007 americani

Il libro della prostituta che ha incastrato gli 007 americani 

Dania Londono Suàrez, la prostituta che ha messo in imbarazzo i servizi segreti statunitensi, pubblicherà in un libro di prossima uscita tutti i dettagli dell’affaire che l’ha vista coinvolta insieme al gruppo di agenti che si occupava della sicurezza del presidente Obama durante una visita in Colombia. A dare la notizia è stato il magazine colombiano Semana, che ha rivelato in anteprima alcuni dettagli. Oltre a raccontare i particolari del sex party che avrebbe visto partecipare 18 uomini tra militari e 007 Usa, in Room Service Dania Londono respinge le accuse di aver orchestrato appositamente un piano per incastrare gli agenti.


Le vicende risalgono alla primavera scorsa. Pochi giorni prima della visita del presidente degli Stati Uniti nella città costiera di Cartagena, in Colombia, la delegazione incaricata di garantire la sicurezza di Obama scelse di ingannare l’attesa con un festino a base di sesso. Gli uomini, 10 agenti dei servizi segreti e 8 membri dell’esercito, prelevarono una serie di prostitute e le condussero nelle loro stanze di albergo. Secondo il racconto di Dania Londono uno degli agenti si rifiutò di pagare gli 800 dollari chiesti dalla ragazza, offrendone solo 28. Di fronte alla ridicola cifra proposta dall’uomo la prostituta ha dato in escandencenza, attirando l’attenzione della polizia e facendo venire a galla il caso dell’Hotel Caribe.
In Room Service la ragazza nega quanto affermato da due prostitute vicine a lei, secondo le quali quanto successo all’Hotel Caribe non fu un caso ma il risultato di un piano ben orchestrato per incastrare gli 007.

 L’incidente, oggi al centro di un’inchiesta del Congresso, ha costretto diversi degli uomini dei servizi coinvolti a rassegnare le dimissioni. Per Dania Londono invece si è trattato di un trampolino di lancio. Oltre a finire senza veli su diverse copertine, stando a quanto racconta Colombia Reports avrebbe ricevuto una proposta da 500mila dollari per girare un film hard negli Stati Uniti. Altre voci parlano di un contratto già pronto per la produzione di una serie tv sulla sua vita. Qualche tempo fa la giovane colombiana ha anche annunciato di avere un piano per aprire un’organizzazione no profit per aiutare le prostitute. Per lei il quarto d’ora di celebrità è appena all’inizio.

Vai a Casa Basta..Parlamento: D’Alema pronto a fare un passo indietro ma se vince Renzi sarà scontro

Parlamento: D’Alema pronto a fare un passo indietro ma se vince Renzi sarà scontro 

Inchiesta su una generazione fallita

In un intervista rilasciata alla trasmissione di La7, condotta da Lilli Gruber, "Otto e mezzo", Massimo D'Alema, parlando delle primarie del Pd, è stato molto chiaro: "Se vince Bersani, cioè il rinnovamento, io lo agevolerò". D'Alema si dice pronto a non ricandidarsi per il parlamento ma non incondizionatamente, infatti se a vincere dovesse essere Matteo Renzi, uno degli altri candidati, la situazione potrebbe mutare radicalmente: "Se vince Renzi sarà uno scontro, lo ha annunciato, ha detto che verrà a mettere fine alle nostre carriere politiche".
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Si preannuncia dunque un'implosione del Pd, uno "scontro politico" ormai annunciato sia da Renzi sia da D'Alema, che si dice pronto a rinunciare al Parlamento ma afferma di voler continuare la propria carriera politica con incarichi extraparlamentari: ''Io andai da Bersani e gli dissi che alle elezioni sarebbe stato giusto dare un segnale di rinnovamento e non mi sarei quindi candidato. Io ho sempre preso molti voti. Proposi questo avvicendamento perché sono molto impegnato in Europa. Il tema delle candidature all'epoca non era tema del giorno. Poi questa questione è stata presa in mano da Renzi ed è diventata un motivo di scontro".
Il Presidente del Copasir lancia il suo attacco al Sindaco di Firenze: ''Renzi non è il rimedio ma è peggio del male perché è un elemento di divisione. Il difetto del centrosinistra è stata la divisione, la fragilità delle alleanze, abbiamo bisogno, per evitare di tornare a questo errore, di una personalità che unisce, questa è la ragione per cui sostengo Bersani''.


Trenta ragioni per votare Obama

Trenta ragioni per votare Obama 

 

 

 

Ci sono molte ragioni per votare Barack Obama al prossimo appuntamento elettorale per la presidenza degli Stati Uniti. A noi non toccherà questa ventura (siamo lontanucci!) ma per chi lo vuol fare o per chi è ancora incerto Chaz Maviyane-Davies (un ragazzo 'abbronzato' come Obama, che proviene dallo Zimbawbe, che è stato, negli anni recenti, il maggior antagonista grafico, infaticabile, del presidente di quel paese, Robert Mugabe, e che adesso insegna e lavora a Boston), ha preparato, chiamando a raccolta molta della parte migliore della grafica americana, un prontuario in trenta punti, per rendere chiare a tutti le ragioni necessarie del voto.
Le 'ragioni' per Obama sono la replica di un'iniziativa analoga per le elezioni 2008 e vengono spedite, una al giorno, in tutto il mondo, a chi ne fa richiesta. Noi ne mandiamo in rete otto (le prime uscite) e le aggiorneremo di tanto in tanto.