mercoledì 24 aprile 2013

Boston: Tamerlan violento con la moglie


Boston: Tamerlan violento con la moglie

La chiamava 'prostituta', raccontano conoscenti della donna



(ANSA) - NEW YORK, 24 APR - Tamerlan Tsarnaev, l'attentatore di Boston rimasto ucciso in uno scontro a fuoco con la polizia, insultava e maltrattava la sua futura moglie all'epoca in cui erano fidanzati. A rivelarlo sono i compagni di universita' di Khaterine Russell, la vedova di Tamerlan, americana e convertitasi all'Islam. 'La chiamava prostituta, e le gettava contro mobili e altri oggetti durante i suoi attacchi di rabbia', hanno rivelato i ragazzi, i quali hanno chiesto di rimanere anonimi

Papa:a nonne Plaza Mayo,contate su di me


Papa:a nonne Plaza Mayo,contate su di me

Movimento,aprire registri Chiesa per trovare figli desaparecidos



(ANSA) - CITTA' DEL VATICANO, 24 APR - "Potete contare su di me". Questa la risposta di papa Francesco alle rappresentanti del movimento Nonne di Plaza de Mayo che al termine dell'udienza generale di oggi gli hanno chiesto aiuto nella ricerca, tramite gli archivi della Chiesa argentina e del Vaticano, dei figli dei desaparecidos sottratti ai genitori durante la dittatura. Le parole del Papa sono state riferite da Estela Carlotto, presidente dell'associazione argentina, dopo l'incontro in Piazza San Pietro.

martedì 23 aprile 2013

Spread Btp-Bund apre a 280 punti


Spread Btp-Bund apre a 280 punti

rendimento al 4%



(ANSA) - ROMA, 23 APR - Il differenziale tra il Btp e il Bund tedesco si mantiene stabile in apertura intorno a 280 punti (280,3) dopo il calo di ieri. Il rendimento si attesta poco sopra il 4% (4,029%)

Terremoti:Cina,denunce carenza soccorsi


Terremoti:Cina,denunce carenza soccorsi

Scottano ancora sprechi e corruzione dopo il sisma del 2008



(ANSA) - SHANGHAI, 23 APR - Mancanza di acqua, cibo, medicine e coperte. E' quello che, denuncia il sito di Radio Free Asia, lamentano i sopravvissuti al terremoto che sabato scorso ha colpito la provincia cinese del Sichuan e che ha provocato sinora la morte di quasi 200 persone. Intanto on line hanno cominciato a circolare messaggi per spingere la gente a boicottare le donazioni, ricordando lo spreco e la corruzione che ci furono dopo il terribile sisma del 2008 che, sempre in Sichuan, uccise 90.000 persone.

domenica 21 aprile 2013

sondaggi-napolitano/ 3 su 4 non lo vogliono


La politica e i monopoli mediatici celebrano la messa cantata della ritrovata Union Sacrée dell’imminente Monti-bis (o equivalenti) e vorrebbero farcela piacere in ogni modo. Chi dissente son quattro gatti, dicono, militanti del matto a cinque stelle (lui esagera con golpe, loro riesagerano dandogli del Mussolini) o quattro nerd su Facebook.

Dal TG di Sky, tivù, il più tradizionale dei medium, arriva un dato che li smentisce sonoramente. Stamane, all’accettazione della candidatura di Napolitano, solo il 31% era favorevole. Poco fa ben il 74% era scontento di rieleggere Napolitano. Solo uno su quattro è contento, un po’ poco per quello che da ore, in barba a Sandro Pertini, viene definito il presidente più amato della storia. Non ha valore scientifico, ma perché, il loro minimizzare il ruolo della Rete ha valore scientifico?

sabato 20 aprile 2013

Orrore a Termoli

L’orrore tra le mura di casa
Ha trasformato il figlio più grande nel carnefice delle sorelline


TERMOLI Il suo compito era quello di proteggerli, e invece abusava di loro, della loro ingenuità, della loro fragilità di bambini. È una storia di orrore quotidiano, di degrado assoluto, fisico e morale, quella che emerge a 48 ore dall’arresto del padre-orco, accusato di violenza sessuale su minore e maltrattamenti in famiglia. Nessuno dei tre figli, hanno chiarito ieri durante una conferenza stampa il commissario Mario Oriente e la responsabile dell’ufficio minori della questura di Campobasso, Carmela Dotoli, era riuscito a sfuggire alle attenzioni perverse dell’uomo. Il più grande, un maschietto che adesso ha appena 14 anni, dopo aver subito le violenze del padre si era trasformato a sua volta nell’aguzzino delle sorelline più piccole, entrambe di età inferiore a dieci anni. Da vittima a carnefice suo malgrado, secondo il più classico dei copioni.
A mettere fine alla sofferenza dei tre bambini non è stata la madre, anche lei prostrata da violenze e maltrattamenti, e che aveva troppa paura di quell’uomo per provare almeno a reagire. Sono stati i vicini a chiamare il numero nazionale istituito per denunciare abusi sui minori. Poi è intervenuta la Squadra mobile. La prima bambina vittima dei giochi perversi, alcuni mesi fa, fu prelevata da scuola e ascoltata alla presenza di assistenti sociali e psicologi. La famiglia già da tempo era seguita dai servizi sociali del Comune di Termoli, ma nessuno si era mai accorto di quanto avvenisse tra le mura domestiche.
L’uomo, senza un’occupazione fissa, dopo l’arresto, è stato trasferito in carcere a Larino, dove si trova rinchiuso su ordinanza di custodia cautelare del Gip del tribunale. Davanti al Gip frentano che ieri lo ha interrogato ha negato ogni addebito. I suoi legali, gli avvocati Stefania Giannandrea e Giuseppe Mileti stanno valutando il da farsi. Fino a questo momento non hanno prodotto l’istanza di remissione in libertà, ma non si esclude che possano presentare una richiesta di incidente probatorio. Intanto il trentanovenne resta in cella. I tre bambini, in vece, si trovano in una struttura protetta dove qualcuno si prenderà cura di loro. Forse, un giorno, se saranno fortunati, riusciranno a dimenticare.

giovedì 18 aprile 2013

Quirinale, la piazza per Rodotà e contro l'accordo Pd-Pdl


Quirinale, la piazza per Rodotà e contro l'accordo Pd-Pdl

Protesta a Montecitorio. Piddini delusi e M5s lo acclamano. Attaccano Bersani. E gridano «all'inciucio col Caimano».


È surreale che tra la piccola folla radunata nella piazza di Montecitorio sin dall'inizio del primo scrutinio per eleggere il presidente della Repubblica, si faccia così fatica a trovare un solo sostenitore di Franco Marini. Ma sono introvabili anche quelli di Giuliano Amato, Massimo D'Alema, Sergio Mattarella e di tutti gli altri nomi «quirinabili» che sono stati snocciolati nelle ultime ore.
IL PRESIDIO PRO RODOTÀ. Le 200 persone che animano la mattinata romana all'ombra dei palazzi del potere appaiono scettiche, scocciate, deluse dalla politica. I più ottimisti fanno parte del nugolo di sostenitori di Stefano Rodotà, che lanciano decine di cori da stadio a supporto dell'ex presidente della Corte Costituzionale.
LA DELUSIONE DEI PIDDINI. Tra loro si mescolano sostenitori del Movimento 5 stelle. Ma anche ex iscritti e votanti del Partito democratico come la signora Franca, 72 anni ben portati, romana ed ex attivista di Pds e Ds. «Non voterò mai più il partito degli inciuci, siamo caduti troppo in basso», taglia corto con Lettera43.it. «Con Rodotà le cose possono cambiare, è una persona seria», gli fa eco Massimo, pensionato Cgil, che al Pd fino a qualche anno fa donava persino una piccola parte della sua pensione. «Ogni mese 50, 100 euro, per credere a un progetto che è miseramente fallito facendo l'accordo con il Caimano», sentenzia il disilluso ex militante democratico. La rabbia è palpabile. Tanto che qualcuno arriva persino a bruciare la tessera di partito.
LA RIVOLTA DEI GIOVANI. Accanto agli attempati supporter dell'ex garante della Privacy ci sono i rappresentanti di un'altra generazione, tutti 20enni o poco più. Sono i ragazzi del circolo dei Giovani democratici di Roma Tiburtino, quartiere orientale della Capitale. «Marini è il fallimento, Rodotà il cambiamento», hanno scritto su un cartello. «Così non funziona, siamo seccati dall'atteggiamento del nostro partito», dicono a chi chiede loro perché hanno voltato le spalle al segretario Pier Luigi Bersani.
CENNI DI INTESA COL M5S. «È inaccettabile», ragionano, «che il bene del Paese passi attraverso un accordo da vecchia politica con il nostro peggiore avversario». E quando il vicepresidente della Camera, il 27enne deputato del M5s Luigi De Maio esce da palazzo Montecitorio, si avvicina alle transenne i giovani agitano i cartelli, il dialogo e i cenni di intesa sembrano naturali. Qualcuno tra dei ragazzi romani del Pd azzarda: «Con voi abbiamo molte cose in comune…».

La rabbia dei sindaci dei piccoli Comuni: «Siamo al collasso, senza risorse»

Nella piazza dei delusi ci sono anche i sindaci, una quindicina, in rappresentanza dell'Associazione nazionali piccoli comuni, che raccoglie i municipi con meno di 5 mila abitanti. Ce l'hanno contro il sistema, contro Grillo, Berlusconi, Bersani e Monti. «Questi qui oggi prendono decisioni così importanti senza neppure conoscere cosa siano i piccoli comuni», urla Franca Biglio che è la presidente nazionale dell'associazione e sindaco del paesino di Marsaglia in provincia di Cuneo. «Siamo al collasso, senza risorse, con tanti primi cittadini che sono disperati e si dimettono. E questi ci tengono dietro le transenne qui in piazza, non accettano di dialogare con noi perché devono pensare a trovare chissà quali accordi…».

LA POLEMICA SULLE COMMISSIONI. La protesta giunge fino in parlamento e dopo qualche minuto si affacciano una decina di deputati grillini che provano a discutere con le fasce tricolori. Dialogo difficile. «Noi vogliamo iniziare a fare leggi anche per i piccoli Comuni», spiega il pentastellato Massimo Baroni, «ma ce lo impediscono perché non vogliono far partire le commissioni». Gli ribatte il sindaco di Pomarico, in porvincia di Matera, Peppino Casolaro: «Ma quali commissioni, qui bisogna far partire l'attività del governo, non bisogna intralciarlo come fate voi».

Due visioni diverse che fanno a fatica a collimare nonostante la propensione al dialogo dei grillini.
È più diplomatica Patrizia Terzoni, un'altra giovane parlamentare 5 stelle, che nel marasma di Piazza Montecitorio evita scivolosi faccia a faccia con i sindaci e si avvicina a una signora che abita nella periferia romana, preoccupata per il degrado della piazza nel suo quartiere. «Mi lasci il numero di telefono, vedremo come muoverci», la tranquillizza.

PARLAMENTARI ASSENTI. Fino all'ora di pranzo non c'è traccia dei parlamentari degli altri partiti, nonostante la folla li invochi a gran voce. «Venite fuori, venite fuori». Appello inascoltato. Si vede solo l'ex ministro Renato Brunetta che, accompagnato dalla scorta, fugge verso l'auto blu, lontano da occhi discreti.

Intanto arriva la notizia della fumata nera su Marini. Il boato di Piazza Montecitorio è altissimo. Ripartono i cori: «Rodotà, Rodotà, Rodotà».