lunedì 22 settembre 2014

Isis, finto nemico. Obiettivo: negare il petrolio alla Cina

Isis, finto nemico. Obiettivo: negare il petrolio alla Cina


Trasformare la regione petrolifera in un teatro permanente di guerra, per sabotare il business del petrolio. Europa, Cina e India avranno sempre più bisogno di oro nero, mentre l’America potrebbe rendersi autonoma dal greggio nel giro di 6-7 anni. Lo sostiene Marcello Foa, che ritiene credibili i ripetuti annunci, di tono quasi trionfalistico, che accreditano gli Stati Uniti di riserve sterminate di “shale oil”, il petrolio che si ottiene con la frantumazione idraulica di rocce bituminose. Proprio questo calcolo motiverebbe la politica apparentemente folle di Obama, disposto a una lunga guerra in Medio Oriente contro l’ultima “creatura” della Cia, il Califfato dell’Isis. «La lotta al terrorismo è diventata una guerra perpetua al terrorismo», e la crescente instabilità dei paesi arabi, dal Golfo Persico al Nordafrica, comporta «conseguenze pesantissime per noi europei, che viviamo non lontano da quelle zone, e per tutti coloro – europei ma anche cinesi e indiani – che del petrolio mediorientale hanno bisogno». Se va in fiamme il business del greggio, coi prezzi alle stelle, e l’America resta immune dal contagio, ne otterrà un immenso vantaggio geopolitico. «Capito l’arcano?».
Quando, oltre dieci anni da, Giulietto Chiesa dava alle stampe “La guerra infinita” (Feltrinelli), prima coraggiosa indagine sulle menzogne ufficiali Barack Obamadell’11 Settembre funzionali all’imposizione imperialista del “Nuovo Secolo Americano”, i media mainstream si guardavano bene anche solo dal riportarne le tesi. Oggi, dopo anni di crisicatastrofica e focolai di guerra accesi praticamente ovunque, un editorialista in doppiopetto come Foa può permettersi si far sentire la sua voce indipendente dalle pagine del “Giornale”, attraverso il suo blog. «Sieti sicuri di aver capito cosa sta accadendo in Iraq e perché Obama abbia dichiaratoguerra all’Isis?». Siamo seri: «L’Isis non esce dal nulla ma è un “mostro” religioso e militare che proprio gli Usa e alcuni alleati strategici come il Qatar e l’Arabia Saudita negli ultimi due anni hanno incoraggiato e sostenuto». E’ l’erede di Al-Qaeda, il nemico di ieri. «Poi è venuto il tempo delle rivoluzioni colorate», a carattere popolare in Tunisia e in Egitto, deflagrate in guerra civile prima in Libia e poi in Siria. «Guerradurissima, spietata e sporca. Combattuta da chi? Da eroici rivoltosi sunniti siriani? Solo in parte».
In Siria, a scendere in campo contro Assad sono stati «soprattutto guerriglieri provenienti da altri paesi, motivati dal denaro, dalla disperazione e dall’esaltazione religiosa». Una forza opaca, «composta dalle milizie che avevano combattuto in Iraq e che avevano contribuito a rovesciare Gheddafi». Fanatici ultra-religiosi, ammiratori di Al-Qaeda. «Ovvero, quell’estremismo terrorista che l’Occidente in teoria combatte dal 2001. Ma, si sa, le regole della politicainternazionale non corrispondono a quelle della morale e le alleanze possono essere molto flessibili. Certi nemici, all’occorrenza, possono diventare amici. E così è stato. Arabia Saudita e soprattutto Qatar hanno fornito aiuti finanziari, gli americani e verosimilmente i turchi assistenza militare e fornitura d’armi. A posteriori – continua Foa – Hilllay Clinton si è addirittura rammaricata che l’aiuto fosse stato troppo timido. E nel frattempo l’America era stata sul punto di attaccare la Siria che era stata accusata da tutti di aver usato armi chimiche contro i ribelli, un attacco a cui si oppose con successo Putin con ottime La guerra civile in Siriaragioni: oggi sappiamo che a usare le armi chimiche furono proprio i ribelli che l’Occidentesmaniava di soccorrere. Quali ribelli? Quelli dell’Isis».
La guerra civile si è prolungata, Assad non è caduto e nella primavera del 2014 i guerriglieri dell’Isis, ben armati e ben finanziati, hanno cercato nuovi sbocchi: «Hanno girato i cannoni e i blindati e hanno iniziato a scorazzare verso sud-ovest, puntando l’Iraq filoamericano, spingendosi fino alle porte di Baghdad e di Mosul, mentre l’America lasciava fare». Fino a ieri, «Obama snobbava l’Isis, o più verosimilmente faceva finta». Come dire: sono giovani teste calde, non ci preoccupano. «Per lunghe settimane Washington ha lasciato fare, decidendosi tardivamente a sostenere il governo iracheno e decisamente controvoglia, ovvero con pochi raid. Intanto Qatar e sauditi continuavano a finanziare l’Isis». Poi, nelle ultime settimane, l’accelerazione: i media hanno iniziato a occuparsi quotidianamente dell’Isis, diffondendo storie umane agghiaccianti, racconti di stupri, violenze, brutalità, fino a quando sono state diffuse le drammatiche immagini della decapitazione dei due giornalisti americani. Così, «l’Isis è diventato improvvisamente il problema numero uno». L’opinione pubblica occidentale? «Scioccata, di fronte a immagini terribili». E indotta, ovviamente, «a invocare una reazione forte contro i fanatici». Si sa: «La gente comune non segue le sottigliezzeMarcello Foageostrategiche, non conosce gli antefatti, ma reagisce emotivamente a immagini “che parlano da sole”».
Obama, seguendo uno schema classico dello “spin”, ha risposto all’accorato appello di centinaia di milioni di americani giustamente preoccupati, «annunciando una guerra che sarà naturalmente “lunga”» e capace di coinvolgere, nello sforzo finanziario, «proprio quei paesi, Qatar e sauditi, che fino a ieri avevano finanziato l’Isis». Sicché, «nuovo ribaltamento di fronte: gli ex nemici, poi diventati amici, ora tornano ad essere nemici; anzi molto nemici. Gente da annientare». Risultato: Golfo Persico, Medio Oriente e Nordafrica sono in fiamme, «a oltre 11 anni dalla “guerra lampo” che avrebbe dovuto liberare l’Iraq». Disordine, violenza e morte divampano ovunque: dalla Libia a Gaza, passando per l’Egitto, la Siria, l’Iraq. E gli americani, guardacaso, «si trovano “costretti” ancora una volta a portare la liberazione, impiegando, in quello che appare un moto ormai perpetuo, la loro forza militare». Nel lontano 2002, Giulietto Chiesa l’aveva annunciata, col nome di “guerra infinita”. Oggi, il mainstream continua a evitare di collegare tra loro i singoli fotogrammi. E Foa aggiunge una possibile chiave di lettura: gli Usa infiammano il petrolio del Medio Oriente per toglierlo ai cinesi. E’ il piano per il “Nuovo Secolo Americano”: dall’attentato alle Torri Gemelle, di strada ne ha fatta parecchia.

giovedì 18 settembre 2014

E Draghi si arrese a Keynes: lo Stato torni a spendere

E Draghi si arrese a Keynes: lo Stato torni a spendere


Debito pubblico, spesa pubblica, deficit positivo. Tradotto: o lo Stato finanzia direttamente l’economia, o è la fine per tutti. Chi l’ha detto? John Maynard Keynes, ovviamente, il padre dell’economia democratica moderna. Ma la notizia bomba, rileva Paolo Barnard, è che la stessa identica verità l’ha finalmente ammessa l’uomo-simbolo dell’infinita austerity europea, il “signor no” per eccellenza, il massimo esponente della dottrina del rigore senza via di scampo: Mario Draghi, nientemeno. Una storica inversione di rotta, dice Barnard, esternata solo grazie a un cronista del “Wall Street Journal”: viceversa, «tutto questo non l’avremmo mai saputo, dai nostri quotidiani». La data “storica” è quella del 9 settembre, in cui Draghi ha presenziato all’Eurofi di Milano. Per dire, al giornalista statunitense, che – nonostante il dogma neoliberista ripetuto all’infinito, quello dell’autosufficienza del mercato – senza l’intervento dello Stato l’economia muore, come dimostra la crisi europea. «Mario, quanto ci hai messo! Ma come ci insegna il Figliol Prodigo… welcome fra noi».
«Alla fine neppure lui ce l’ha fatta», scrive Barnard nel suo blog. Lui, Draghi, definito «’sto cadavere telecomandato dal neofeudalesimo e cresciuto a Paolo Barnardscudisciate neoliberiste», la scuola austriaca della destra economica europea, quella di Friedrich von Hayek (lasciare i poveri in miseria, aiutarli solo quel tanto che basta per evitare che la loro rabbia si trasformi in rivolta) e la dottrina iperliberista di Milton Friedman, altro nemico giurato dello Stato come fondamentale istituzione economica a guardia del benessere della comunità nazionale. Cattivi maestri, «da cui escono anche gli Alesina, Serra, Taddei, Boldrin o Giavazzi», vale a dire «gli unici tordi rimasti al mondo della serie “l’euro ha fatto tutto giusto, guai mollarlo”, cui seguono sbadigli e sghignazzi di Goldman Sachs, Jp Morgan, Krugman e altri principianti di questa sorta». Per una volta, il sovranista Barnard canta vittoria: «Draghi ha fatto outing, e si è strappato la camicia mostrando sul petto il tatuaggio di John Maynard Keynes. Ebbene sì!». L’ha fatto, aggiunge Barnard, perché ormai sconfitto dai numeri impietosi della recessione europea.
Quello che di colpo sconfessa come un fallimento catastrofico dopo lunghi decenni di linea dura (e suicida), secondo Barnard è un Draghi «ormai fucilato alla schiena dalla Germania», che l’ha appena «bocciato a morte». Un Draghi «ormai sepolto da un’irrimediabile deflazione dell’Europa, cui non ha mezzi per rimediare». Un banchiere centrale «ormai umiliato come l’uomo che ha presidiato la distruzione di una civiltà economica». E a quanto pare si arrende all’evidenza, «senza più mezzi per fare nulla». Così, ha improvvisamente abbracciato Keynes, e insieme al grande economista inglese anche «la Mosler Economics, che è Keynes adattato al terzo millennio». Infatti, a Milano, Mario Draghi ha ammesso che «i governi devono agire con forza per incoraggiare gli investimenti, includendo garanzie Il presidente della Bce, Mario Draghidi Stato per le piccole e medie imprese», riassume Barnard. «E, quando i conti glielo permettono, i governi devono spendere soldi di Stato», checché ne pensino i liberisti  alla Giavazzi.
Inoltre, aggiunge Barnard citando Draghi, «solo se le politiche monetarie saranno affiancate da politiche strutturali e da politiche economiche di spesa di Stato, vedremo gli investimenti tornare in Ue», perché la Bce «non può fare tutto da sola». E’ esattamente quanto affermano Barnard e gli attivisti della Mmt, la Modern Money Theory sintetizzata dallo statunitense Warren Mosler: «Senza politiche economiche di spesa di Stato, la politica monetaria non può fare niente». Da almeno trent’anni, agitando lo spauracchio dell’inflazione, il super-potere dell’élite economica europea ha imposto, attraverso la finanza e la tecnocrazia di Bruxelles, l’amputazione progressiva dello Stato, a cui è stato tolto il potere di sostenere l’economia. Oggi, di fronte allo sfacelo dell’Europa, persino Draghi alza bandiera bianca. Meglio tardi che mai, dice Barnard, sostenitore del ritorno alla sovranità monetaria come unica possibilità di risollevare l’economia, ripristinando l’interesse pubblico e la capacità di investimenti strategici mediante iniezioni di denaro: non alle banche ma all’economia reale, puntando alla piena occupazione.

mercoledì 10 settembre 2014

Scoperto un fungo che mangia la plastica. Potrebbe salvare il pianeta!

Scoperto un fungo che mangia la plastica. Potrebbe salvare il pianeta!



Uno dei più grandi problemi ambientali che interessano il nostro pianeta è l’ inquinamento della plastica, tale problema però potrebbe presto incontrare la sua fine inseguito a uno scoperta degli studenti dell’università di Yale che sarebbero in grado di riprodurre un fungo mangia plastica. Inoltre i ricercatori sono stati in grado di isolare l’enzima del fungo che biodegrada la plastica.
La notizia è stata ufficialmente pubblicata sulla rivista scientifica Applied and Environmental Microbiology.
La sorprendente scoperta sarebbe avvenuta durante una spedizione nella foresta pluviale dell’Ecuador così la rivista dell’ Inhabitat riporta:“In una spedizione per la foresta pluviale dell’Ecuador,gli studenti del dipartimento di biofisica molecolare e biochimica di Yale scoprirono un fungo in precedenza sconosciuto che ha un salutare appetito per l’inquinamento . Secondo la Fast Company ,il fungo è il primo noto a sopravvivere da solo all’inquinamento,e può farlo in un ambiente anaerobico (senza ossigeno),ciò suggerisce che potrebbe essere usato sulla cima delle discariche.”
Sarebbe una vera e propria svolta poiché l’inquinamento della plastica rappresenta un vero e proprio mostro che incombe sulla vita dei nostri oceani e sulle nostre stesse vite poiché molto del pesce che mangiamo è contaminato dai veleni liquidi della plastica. Infatti il National Center forBiotechnology Information afferma “La plastica non si biodegrada,sebbene,sotto l’influenza delle radiazioni solari UV,la plastica si degrada e frammenta in piccole particelle,definite microplastiche” e gli ultimi dati evidenziano che sull’Oceano Pacifico ci sia una grande isola di spazzatura di plastica galleggiante delle dimensioni dello stato del Texas. Quindi anche se non è esattamente chiaro come questo fungo sarà attuato nel bio –risanamento ma è importante per svezzare noi stessi lontano da materie plastiche a base di petrolio perché richiedono molte risorse solo per la produzione, e l’inquinamento non inizia o finisce con il cestino nella grondaia. Sono disponibili molte altre opzioni sostenibili che potrebbero essere usate  come la plastica a base di canapa o basati su altre piante.



venerdì 5 settembre 2014

Espianti di organi su corpi di soldati ucraini, aperti e ammucchiati. Ma non si può dire

Espianti di organi su corpi di soldati ucraini, aperti e ammucchiati. Ma non si può dire

di Claudio Beccalossi *

Mentre il presidente ucraino, Petro Oleksijovyč Porošenko ed il suo omologo russo, Vladimir Vladimirovič Putin, sembrerebbero (il condizionale è d’obbligo) orientati all’accordo per un “cessate il fuoco permanente” (od un “cessate il fuoco” che saprebbe tanto di tregua per consentire alle truppe governative di ritirarsi dalle “sacche” circondate dai separatisti) nelle zone incandescenti del Donbass.
(UNMONDODITALIANI - UMDI) Vogliamo ricordare che ancora all’inizio di Maggio girava la voce che in Donbass, oltre i mercenari locali e stranieri delle società private militari, c'erano anche diversi medici stranieri con attrezzature speciali.Secondo la gente locale, con l’aiuto dei medici, venivano rimossi dai corpi dei soldati morti o ancora vivi ma feriti gravemente gli organi interni e portati via.Le notizie interessanti, quanto orribili, arrivano dagli ospedali dove si trovano i soldati ucraini feriti dall’armata nazionale di Praviy Sektor.
Fanno estremamente fatica le notizie “sicure” a scavalcare l’odiosa barricata di “deformante versione” e di “silenzioso nichilismo” eretta su quanto avviene nel Donbass sulla pelle di civili inermi e di assatanati militari, paramilitari, nazionalisti, milizie d’autodifesa, separatisti, contractors, volontari e veterani stranieri (non certo solo russi) avvezzi alla “guerra sporca”. Chi guarda alla luna e non al dito ha già compreso i wargames da sciacquone della combriccola Ucraina golpista, Unione Europea “sull’orlo d’una crisi di nervi” (se non già in menopausa), Cia stratega a monte, Nato “Rambo” a valle, Pentagono burattinaio del “Yes, we can”, slogan caduto in disgrazia come il rispetto doveroso della verità e dell’informazione super partes svicolato dai media, ronzini costretti a morder il freno per ordini di scuderia impartiti da “poteri forti” (politici ed economici, di qua e di là dell’Atlantico) dal pelo sullo stomaco più irto di quello d’un cercopiteco. I pacifisti di professione, poi, preferiscono sventolare la loro bandiera arcobaleno in manifestazioni più radical chic che non schierarsi a favore della pace nel Donbass. Meglio incazzarsi in cortei pro popolo palestinese e contro il solito sionismo, magari schierandosi con l’organizzazione palestinese Ḥamās, acronimo di Ḥarakat al-Muqāwama al-Islāmiyya (in arabo, Movimento Islamico di Resistenza, “entusiasmo, zelo, spirito combattente”), piuttosto che sposare la causa pacificatrice dell’est dell’Ucraina in guerra civile…
L’informazione ad uso e consumo dell’italietta sul ciglio del precipizio (e sulla spiaggia d’una, cento, mille Lampedusa, in buonista attesa di eufemistici “migranti”, magari partiti dal Capo di Buona Speranza) non riesce, comunque, a schermare, a censurare tutto. Come il drammatico flusso di “Cargo 200” negli obitori dell’Oblast di Charkiv, dove finisce la “carne da macello” mandata come “spedizione punitiva” nei confronti dei “ribelli” del Donbass. I cadaveri di militari (soprattutto di ex militanti della Guardia nazionale dell’Ucraina), spesso giovani e ridotti in condizioni tali da non consentire il loro riconoscimento e men che meno una riconsegna alle proprie famiglie (con l’inconveniente che queste si rendano conto dell’efferatezza raggiunta dal conflitto intestino) aveva superato, a fine luglio, le duemila unità, cifra che gli scellerati massacratori del proprio popolo (in divisa o senza) si guardano bene dal diffondere. Anche perché molti vengono cremati nell’illusorio intento di cancellare, alla maniera nazista, le tracce dell’infamia perpetrata tra e su compatrioti. Per questi “trasporti speciali” è stato rispolverato il termine “Cargo 200”, titolo d’un film del 2007, scritto e diretto da Aleksej Oktjabrinovič Balabanov, basato su una vicenda vera ma, per gli aspetti particolarmente duri e truculenti, esclusodai Festival di Cannes e di Berlino. “Cargo 200” si riferisce al nome dei voli degli aerei militari che trasportavano dall’Afghanistan nell’ex Unione Sovietica i corpi dei soldati caduti, all’interno di bare di zinco contenute, a loro volta, in casse di legno. Il numero massimo di casse e di salme trasportabili da ciascun aereo preposto era, appunto, 200. Afghanistan e Donbass, parallelo di tragedia inquietante, come la “congiura dell’omissis” obbediente al “pifferaio magico” che se n’infischia di ventenni trucidati nel Donbass e dei loro resti che non verranno mai restituiti ai propri cari. Ennesima bestemmia della ciurmaglia post-Majdán al governo a Kyïv per adempiere a sordidi interessi internazionali di bottega.
Ma non è tutto. L'ennesima ipotesi di nefandezza oscurata, ergo, nascosta dal “regime dei media”, riguarda ancora i cadaveri dei militari ucrainigovernativi dai quali verrebbero espiantati organi per poi essere venduti a chissà chi, come e quando. L’incertezza su quest’altra vergogna disumana della congrega anticompatrioti al potere, con il tifo ultras da stadio d’Unione Europea e degli Stati Uniti, è ancora dovuto, fino a quando ulteriori informazioni neutrali forniranno conferme, smentite o chiarimenti. Rimane emblematica la foto riprodotta, scattata da medici a Mariupol’ e divulgata (il 26 agosto 2014) contando sull’anonimato ma con la postilla “ripubblicare al massimo”. «Eviscerati degli organi del corpo a soldati ucraini dalla zona della cosiddetta ATO (Operazione Antiterrorismo attuata dal governo di Kyïv, n.d.t.)». E, di seguito, le accorate raccomandazioni: «Madre ucraina! Pensa prima d’inviare i tuoi figli in guerra! È possibile che non li rivedrai più ed i loro corpi saranno venduti per un sacco di soldi in Europa. Soldati ucraini! Tornate dal fronte se non volete che i vostri organi siano venduti per denaro arricchendo ulteriormente gli oligarchi e Kolomoiskiy Valtsmana-Poroshenko». E’ possibile che in un angolo della (cosiddetta) civile Europa vengano impunemente commesse simili, presumibili atrocità? E che venga soffocato pure il banale bisogno di trasparenza?

* Claudio Beccalossi, editorialista
** Editing a cura di Bartolomeo Alberico

Riproduzione vietata. Consentita solo previa citazione della fonte. Tutti i diritti riservati
UN MONDO D'ITALIANI -- ITALIAN INTERNATIONAL DAILY MAGAZINE
_______________

Immigrazione ,Lettera Aperta alla Lega

Lettera Aperta alla Lega nella persona del suo segretario Salvini



"Occidit qui non servat" dicevano i latini - Chi non salva, uccide - Lo vogliamo dire sommessamente a Salvini? Lo so che in cuor suo vorrebbe affondare i barconi, qualcuno nella Lega lo ha già prospettato, ma non osa più dirlo per non diventare "troppo" impopolare. Ed allora Salvini, dacci la tua soluzione visto che siamo di fronte ad vero e proprio esodo che definirei biblico. Hai mai priovato, caro (si fa per dire) Salvini a svuotare il mare con un cucchiaio? Ma se riuscissi a svuotare il Mediterraneo quelli verrebbero a piedi ancora più facilmente.
Non dimenticare che quella è gente sfrutta da centinaia d'anni ed ancora oggi da noi europei. Gli abbiamo portato via di tutto dal petrolio, all'oro, ai diamanti, ai metalli rari, ai prodotti agricoli. Li abbiamo persinio "esportati" come schiavi in condizioni a dir poco disumane(18 milioni più le centinaia di migliaia morti durante i viaggi nelle stive e gettati a mare) per farli lavorare ed "allevare" come bestie. E dopo tutto ciò li abbiamo magnanimamente (ma come siamo buoni) "liberati" ghettizzandoli però. Siamo andati a ghettizzarli persino in casa loro (Sudafrica). Signor Salvini, versione con la barbetta a mo' di tono ma non basta, va già bene se non vengono su e ci mangiano il fegato.



giovedì 4 settembre 2014

Importante ordinanza della Cassazione Parcheggi a pagamento, le strisce blu non hanno valore se…

Parcheggi a pagamento, le strisce blu non hanno valore se…


strisce blu parcheggio cmare[0]_Public_Notizie_270_470_3

Strisce blu. Importante ordinanza della Cassazione che sancisce la nullità del verbale se il Comune non prova l’esistenza di aree di sosta gratuita nelle vicinanze di quelle a pagamento.
Duro colpo per quelle amministrazioni comunali che pensano di far cassa facile con le “strisce blu”, le famigerate aree a pagamento che hanno letteralmente invaso le aree urbane. Con l’importante ordinanza numero 18575 pubblicata in data di ieri 3 settembre dalla Corte di Cassazione, sesta sezione civile, sarà più semplice per gli automobilisti ottenere l’annullamento della multa per non avere corrisposto il prezzo del “grattino” nelle zone di sosta a pagamento. Spetta al Comune dover provare l’esistenza di aree a libera sosta nelle vicinanze e non al “multato”. Nel caso di specie i giudici di legittimità hanno accolto il ricorso di una donna sanzionata per aver parcheggiato nell’area a pagamento senza esporre il tagliando.Ribaltata la sentenza di merito che aveva rigettato il ricorso della cittadina che lamentato l’inesistenza di zone gratuite contigue a quelle a pagamento.Per gli ermellini è onere del Comune produrre in giudizio le ordinanze che regolamentano la sosta nell’area. In particolare, per Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello dei Diritti”, esponendo un nuovo principio che senza dubbio farà discutere perchè renderà più semplice l’annullamento delle multe per l’omessa esposizione del ticket, i giudici di Piazza Cavour hanno espressamente affermato che «nel giudizio di opposizione a verbale di accertamento di infrazione del codice della strada, grava sull’autorità amministrativa opposta, a fronte di una specifica contestazione da parte dell’opponente, che lamenti la mancata riserva di una adeguata area destinata a parcheggio libero, la prova della esistenza della delibera che escluda la sussistenza di tale obbligo ai sensi dell’art.7 comma 8 C.d.S.».

martedì 2 settembre 2014

Gli Aeroporti di Foggia e Taranto Fanno Paura a Vendola??

Vendola interrogato su Aeroporti di Puglia: “Davvero Ryanair non vuole puntare su Foggia e Taranto?”

Il consigliere Alfredo Cervellera (Sel) ha presentato una interrogazione con la quale richiama l’impegno assunto in Aula consiliare dalla Giunta e da Aeroporti di Puglia, di concedere voli commerciali dallo scalo aeroportuale di Taranto-Grottaglie, qualora qualche compagnia aerea ne facesse richiesta.
In tal senso Cervellera chiede “se rispondono al vero le dichiarazioni rilasciate in questi giorni dal nuovo amministratore delegato di Ryanair, il bergamasco John Alborante, che ha affermato che nei rapporti intercorsi con Aeroporti di Puglia non gli è stato mai fatto menzione di voler sfruttare gli scali di Foggia e Taranto e ciò per lui è strano ‘perché noi pur di sviluppare il traffico cerchiamo anche vecchi scali dismessi da ammodernare’”.
Alla luce di queste dichiarazioni l’esponente di Sel chiede di conoscere l’orientamento della Giunta regionale, in particolare “se sia possibile sperare in una rinegoziazione dell’accordo esistente tra Aeroporti di Puglia e Ryanair con la possibilità di decentrare voli da Bari e da Brindisi su questi due scali”.