giovedì 27 dicembre 2012

Il proprietario di una piantagione di tè nel Nord-est dell'India e sua moglie sono stati arsi vivi durante una violenta agitazione dei braccianti.


Bruciati vivi due padroni di piantagioni in India

Dipendenti inferociti per i mancati stipendi. Veicoli in fiamme.


Una piantagione di tè

Il proprietario di una piantagione di tè nel Nord-est dell'India e sua moglie sono stati arsi vivi durante una violenta agitazione dei braccianti.
L'incidente è avvenuto la sera del 26 dicembre nella Mkb tea estate, una delle tante piantagioni dello Stato dell'Assam, famoso nel mondo per la produzione di té.
PROTESTA PER MANCATI STIPENDI.Circa mille dipendenti inferociti perché da tempo non ricevevano lo stipendio hanno marciato sul bungalow dei possidenti e hanno appiccato il fuoco con della benzina. All'interno c'era il titolare, Mridul Bhattacharya, insieme alla consorte: per la coppia non c'è stato scampo.
VEICOLI IN FIAMME. A far scattare la rabbia degli operai è stato l'arresto di due compagni nei giorni scorsi. I dimostranti hanno anche bruciato un paio di veicoli parcheggiati. I braccianti delle piantagioni di té, che sono concentrate nella zona di Darjeeling e dell'Assam, sono stati spesso al centro di scioperi per l'aumento dei salari e per migliori condizioni di lavoro.


Monti, leader dei centristi alle elezioni



Il Professore entra in politica e lo annuncia su Twitter. Con lui ci sono Montezemolo, Casini e Riccardi. Verso una lista unica col suo nome.Bersani: «Ora dica da che parte sta».

Nessuna discesa in campo, semmai quella di Mario Monti è una «salita». Sì, perché dopo un'antivigilia di Natale in cui aveva lasciato trapelare parecchi indizi, prima nella conferenza stampa di fine mandato, poi nell'intervista da Lucia Annunziata a In mezz'ora, il professore ha scelto la notte del 25 dicembre per lanciare un messaggio che ha tutta l'aria di essere una vera e propria dichiarazione d'intenti: «Insieme abbiamo salvato l'Italia dal disastro. Ora va rinnovata la politica. Lamentarsi non serve, spendersi sì. 'Saliamo' in politica!», ha scritto dal suo nuovo account Twitter (@SenatoreMonti).
IL SUO NOME PER UNA LISTA. La controcitazione della «discesa» berlusconiana è evidente e tutt'altro che casuale, ed è palese anche una strada che, se non ancora portata a termine, è ormai imboccata, e porta verso le politiche del 24 febbraio.
Il senatore a vita l'ha già spiegato: il suo nome potrebbe non comparire all'interno di una lista, ma in cima a questa sì. Una serie di candidati moderati, centristi e riformisti, selezionati con cura dal Professore, a cui concedere il proprio marchio e quell'agenda già pubblicata su internet.
Un vero e proprio programma elettorale che prosegue e va oltre il lavoro di 13 mesi di governo tecnico.
RISERVA 'QUASI' SCIOLTA. «Insieme ...'Saliamò in politica! #AgendaMonti agenda-monti.it». E insieme con lui ci sarebbero il transfuga democratico Pietro Ichino, Luca Cordero di Montezemolo, Pier Ferdinando Casini, Lorenzo Cesa e Andrea Riccardi. Tutti gli uomini del presidente, tutti quelli che l'hanno convinto a prendere questa decisione, superando incertezze e titubanze che comunque l'hanno accompagnato fino all'ultimo.
Il Professore, secondo quanto riferito da un suo collaboratore, «non ha sciolto definitivamente la riserva», ma «tutto sembra indicare che è quello che farà». Di certo, si sa che Monti starebbe spingendo per una lista unica sia alla Camera sia al Senato.

Le liste le fa il Professore

Al Prof i leader del nuovo centro, sembrano voler delegare tutto: non solo la stesura del programma di governo, ma anche la decisione sulle liste: sul loro numero e sulla loro composizione.
Così presto una nuova fondazione, o più d'una, potrebbe riunire e federare i centristi italiani, anche se su questo punto resta ancora qualcosa da chiarire.«Lui non ha ancora deciso se aderire o meno», hanno infatti avvisato membri del suo entourage, ma tutto fa pensare che la lista Monti si farà.
MONTEZEMOLO PRESTA LA MACCHINA. E potrebbe partire da Italia Futura, il laboratorio di Montezemolo che ha ormai tre anni di impegno civile alle spalle, che era pronto a entrare in politica, e che cederebbe il passo a un progetto più 'alto'.
«Credo sia la soluzione più logica», ha detto uno dei collaboratori del presidente della Ferrari, «del resto Montezemolo ha sempre detto che se Monti fosse sceso, pardon 'salito', in campo, lui avrebbe fatto un passo laterale». Il tutto senza «farsi cannibalizzare, visto che sono tre anni che si lavora a creare il movimento e non possiamo 'regalarlo' così».
UDC: SOPRAVVIVERE O MORIRE. Resta il nodo sul futuro di Casini. Un nodo che non riguarda l'adesione al progetto, ma semmai le sue modalità. Il 27 dicembre è in programma a Roma un incontro tra i collaboratori di Monti e Montezemolo, poi un altro tra lo stesso fondatore di Italia Futura, Casini, Cesa e Riccardi. Monti non è atteso alle due riunioni, perché ancora a Milano. Anche per definire questi dettagli, il 27 dicembre é previsto un incontro fra i più stretti collaboratori di Monti e Montezemolo.
In gioco c'è anche la sopravvivenza dell'Unione di centro, che potrebbe tornare utile soprattutto a Palazzo Madama, per raccattare qualche senatore in più con la complessa legge elettorale in vigore. Altrimenti sarà la fine di un partito, e la nascita di un altro.


Nessuna discesa in campo, semmai quella di Mario Monti è una «salita». Sì, perché dopo un'antivigilia di Natale in cui aveva lasciato trapelare parecchi indizi, prima nella conferenza stampa di fine mandato, poi nell'intervista da Lucia Annunziata a In mezz'ora, il professore ha scelto la notte del 25 dicembre per lanciare un messaggio che ha tutta l'aria di essere una vera e propria dichiarazione d'intenti: «Insieme abbiamo salvato l'Italia dal disastro. Ora va rinnovata la politica. Lamentarsi non serve, spendersi sì. 'Saliamo' in politica!», ha scritto dal suo nuovo account Twitter (@SenatoreMonti).
IL SUO NOME PER UNA LISTA. La controcitazione della «discesa» berlusconiana è evidente e tutt'altro che casuale, ed è palese anche una strada che, se non ancora portata a termine, è ormai imboccata, e porta verso le politiche del 24 febbraio.
Il senatore a vita l'ha già spiegato: il suo nome potrebbe non comparire all'interno di una lista, ma in cima a questa sì. Una serie di candidati moderati, centristi e riformisti, selezionati con cura dal Professore, a cui concedere il proprio marchio e quell'agenda già pubblicata su internet.
Un vero e proprio programma elettorale che prosegue e va oltre il lavoro di 13 mesi di governo tecnico.
RISERVA 'QUASI' SCIOLTA. «Insieme ...'Saliamò in politica! #AgendaMonti agenda-monti.it». E insieme con lui ci sarebbero il transfuga democratico Pietro Ichino, Luca Cordero di Montezemolo, Pier Ferdinando Casini, Lorenzo Cesa e Andrea Riccardi. Tutti gli uomini del presidente, tutti quelli che l'hanno convinto a prendere questa decisione, superando incertezze e titubanze che comunque l'hanno accompagnato fino all'ultimo.
Il Professore, secondo quanto riferito da un suo collaboratore, «non ha sciolto definitivamente la riserva», ma «tutto sembra indicare che è quello che farà». Di certo, si sa che Monti starebbe spingendo per una lista unica sia alla Camera sia al Senato.

Le liste le fa il Professore

Al Prof i leader del nuovo centro, sembrano voler delegare tutto: non solo la stesura del programma di governo, ma anche la decisione sulle liste: sul loro numero e sulla loro composizione.
Così presto una nuova fondazione, o più d'una, potrebbe riunire e federare i centristi italiani, anche se su questo punto resta ancora qualcosa da chiarire.«Lui non ha ancora deciso se aderire o meno», hanno infatti avvisato membri del suo entourage, ma tutto fa pensare che la lista Monti si farà.
MONTEZEMOLO PRESTA LA MACCHINA. E potrebbe partire da Italia Futura, il laboratorio di Montezemolo che ha ormai tre anni di impegno civile alle spalle, che era pronto a entrare in politica, e che cederebbe il passo a un progetto più 'alto'.
«Credo sia la soluzione più logica», ha detto uno dei collaboratori del presidente della Ferrari, «del resto Montezemolo ha sempre detto che se Monti fosse sceso, pardon 'salito', in campo, lui avrebbe fatto un passo laterale». Il tutto senza «farsi cannibalizzare, visto che sono tre anni che si lavora a creare il movimento e non possiamo 'regalarlo' così».
UDC: SOPRAVVIVERE O MORIRE. Resta il nodo sul futuro di Casini. Un nodo che non riguarda l'adesione al progetto, ma semmai le sue modalità. Il 27 dicembre è in programma a Roma un incontro tra i collaboratori di Monti e Montezemolo, poi un altro tra lo stesso fondatore di Italia Futura, Casini, Cesa e Riccardi. Monti non è atteso alle due riunioni, perché ancora a Milano. Anche per definire questi dettagli, il 27 dicembre é previsto un incontro fra i più stretti collaboratori di Monti e Montezemolo.
In gioco c'è anche la sopravvivenza dell'Unione di centro, che potrebbe tornare utile soprattutto a Palazzo Madama, per raccattare qualche senatore in più con la complessa legge elettorale in vigore. Altrimenti sarà la fine di un partito, e la nascita di un altro.

Sciopero metro Londra nel giorno dei maxi-saldi


Sciopero metro Londra nel giorno dei maxi-saldi

Boxing Day sales

LONDRA - Uno sciopero della metropolitana rischia di rovinare a Londra il 'Boxing day', il tradizionale giorno di festa caratterizzato dai grandi saldi nei negozi, appuntamento che tradizionalmente attrae nella capitale britannica inglesi e turisti.
Tutte le linee della 'tube' - la metropolitana londinese - sono state fermate da stamattina con chiusure parziali, servizi rallentati e a singhiozzo, ha fatto sapere la Transport for London (Tfl) che gestisce i mezzi pubblici della città. Il disagio è legato allo sciopero dei conducenti che anche quest'anno - per il terzo anno consecutivo - hanno deciso di incrociare le braccia proprio nel tradizionale giorno di shopping a saldo, per una lunga e irrisolta vertenza contrattuale.
Uno sciopero che sta creando disagi ma che non ha fermato gli 'addicted' dello shopping: già dalle prime ore del mattino lunghe file si sono formate davanti ai negozi dei principali brand a Oxford Street, principale via dello shopping della capitale. Secondo il sito specializzato in consumi MoneySupermarket.com, circa 2,9 milioni di sterline (circa 3,5 milioni di euro) è il giro d'affari nel Regno Unito durante le vendite giorno di Santo Stefano mentre - secondo un sondaggio - sono quasi 4 milioni le persone che hanno programmato di fare acquisti oggi.

mercoledì 26 dicembre 2012

Monti scende in politica??ma chi avra' il coraggio di votarlo??Natale: Federconsumatori, -14% consumi Spesa media 148 euro. Cala anche elettronica e giocattoli

Natale: Federconsumatori, -14% consumi

Spesa media 148 euro. Cala anche elettronica e giocattoli

 




ROMA, 26 DIC - Natale d'austerita' per gli italiani: i consumi - secondo un primo consuntivo dell'Osservatorio Nazionale di Federconsumatori - hanno registrato un vero tracollo, con un calo del 14% rispetto al 2011. Calano anche il settore alimentare (-1%), quello dei giocattoli(-3%) e l'elettronica di consumo (-4%). La spesa media a famiglia si e' attestata a circa 148 euro, raggiungendo complessivamente una spesa di 3,5-3,8 miliardi di euro.

 

ill.mo Papa,ma siamo ritornati all'inquisizione??

Femminicidio? Le donne provocano', polemica sul parroco

Telefono Rosa: rimuovetelo, lede dignita' e istiga a violenza contro donne

 

Un volantino affisso dal parroco alla bacheca della chiesa di san Terenzo (Lerici) che 'reinterpreta' la lettera pastorale 'Mulieres dignitatem' e solleva dubbi sul 'femminicidio', accusando in sostanza le donne di essersi allontanate dalla virtù e dalla famiglia sta scatenato una rovente polemica.
Don Piero Corsi - che ha affisso l'estratto dalla lettera apostolica commentata dall'editorialista del sito Pontifex.it dal titolo ''Le donne e il femminicidio, facciano sana autocritica. Quante volte provocano?'' - era gia' noto alle cronache per la sua passione al 'tatsebao', avendo gia' dedicato fogliettoni satirici contro l'Islam e contro gli immigrati appesi alla porta della chiesa.
Il volantino comincia con "l'analisi del fenomeno che i soliti tromboni di giornali e tv chiamano appunto 'femminicidio'". "Una stampa fanatica e deviata attribuisce all'uomo che non accetterebbe la separazione questa spinta alla violenza", si legge nel volantino. Che prosegue: "Domandiamoci: Possibile che in un sol colpo gli uomini siano impazziti? Non lo crediamo. Il nodo sta nel fatto che le donne sempre più spesso provocano, cadono nell'arroganza, si credono autosufficienti e finiscono con esasperare le tensioni. Bambini abbandonati a loro stessi, case sporche, piatti in tavola freddi e da fast food, vestiti sudici. Dunque se una famiglia finisce a ramengo e si arriva al delitto (forma di violenza da condannare e punire con fermezza) spesso le responsabilità sono condivise".
Il volantino esamina poi la questione della violenza sessuale: "Quante volte vediamo ragazze e signore mature circolare per strada con vestiti provocanti e succinti? quanti tradimenti si consumano sui luoghi di lavoro, nelle palestre e nei cinema? Potrebbero farne a meno. Costoro provocano gli istinti peggiori e poi si arriva alla violenza o abuso sessuale (lo ribadiamo. roba da mascalzoni). Facciano un sano esame di coscienza: forse questo ce lo siamo cercate anche noi?".
"Chiediamo alle massime autorità civili e religiose che si attivino perché venga immediatamente rimosso il manifesto affisso dal parroco e che riteniamo una gravissima offesa alla dignità delle donne". E' questa la reazione della presidente di Telefono Rosa Maria Gabriella Carnieri Moscatelli.
"Non è solo un problema di forma o di dignità lesa - scrive Moscatelli -. Noi di Telefono Rosa riteniamo che questo messaggio sia una vera e propria istigazione a un comportamento violento nei confronti delle donne perché si offre una inaudita motivazione ad atti criminali contro di esse. Chiediamo che sia lo stesso Presidente del Consiglio Mario Monti, che proprio ieri nel suo discorso ha parlato della necessità di una nuova rappresentazione delle donne intervenga attraverso i ministri competenti. Ma la richiesta è diretta anche a Papa Benedetto XVI e al vescovo della Spezia. In Italia, che è il Paese con il maggior numero di femminicidi d'Europa e ha un altissimo numero di violenze consumate all'interno delle mura domestiche, un episodio come questo non è piu tollerabile".

Presidenza del Consiglio, niente ‘spending review’ per consulenze e incarichi

Presidenza del Consiglio, niente ‘spending review’ per consulenze e incarichi

Nonostante il decreto legge in vigore da metà agosto parlasse chiaro, negli ultimi giorni, le circa 50 persone decadute a novembre, a seguito di questa norma, rinnoveranno il proprio ruolo vanificando i risparmi previsti. E oltre a questo spuntano anche meccanismi di assegnazione degli incarichi in questione poco trasparenti






La scure della spending review sembrava essersi abbattuta anche sulla Presidenza del Consiglio dei ministri, stabilendo l’eliminazione dei numerosi incarichi dirigenziali, tra i quali alcuni di natura ispettiva, consulenza, studio e ricerca, affidati negli anni passati a dipendenti della pubblica amministrazione e non che, dopo essere usciti dalla porta, pare stiano rientrando dalla finestra riottenendo gli stessi incarichi ‘incriminati’ e i medesimi contratti, con stipendi che costano alla pubblica amministrazione dai 150 mila ai 250 mila euro all’anno. In ballo ci sono complessivamente circa 14 milioni di euro annui che la Presidenza risparmierebbe eliminando concretamente i suddetti incarichi. Una sorta di spending review temporanea che, però, sta già svanendo. Nonostante il decreto legge in vigore da metà agosto parlasse chiaro, negli ultimi giorni, dopo neanche due mesi, le circa 50 persone decadute a novembre, a seguito di questa norma, sono in procinto di riottenere gli stessi incarichi vanificando i risparmi previsti.
A lanciare l’allarme è il Sipre – Sindacato Indipendente della Presidenza del Consiglio – che ha scritto una lettera aperta a Monti: “Ci sono già – dichiara il presidente Alfredo Macrì – decine di richieste, si sta iniziando a conferire nuovamente incarichi, per giunta gli stessi e alle stesse persone. Si chiede agli italiani di fare sacrifici e nel contempo non viene data attuazione ad una norma propria che, mentre si pretenderebbe che venisse applicata dalle altre amministrazioni, in casa propria si elude”. Il ritorno dei suddetti incarichi stride nettamente anche con un altro comma del decreto che parla di “tendenziale eliminazione” degli incarichi per funzioni ispettive, di consulenza, studio e ricerca. “Il problema – spiega Macrì – è che la norma sull’eliminazione degli incarichi dirigenziali agli esterni e di consulenza, dovrebbe essere accompagnata da una riorganizzazione strutturale degli uffici, con un forte ridimensionamento, che non è stata fatta o è stata attuata solo in minima parte. Se non si eliminano i posti di funzione la spending review della Presidenza del Consiglio è una presa in giro perché ci sarà sempre la scusa della mansione vacante, per farla ricoprire nuovamente da qualcuno. Ci è sembrato che, dal primo novembre, degli oltre 50 posti scoperti pochi se ne siano accorti. Forse – prosegue Macrì – non erano così necessari da giustificare stipendi da decine di migliaia di euro per ognuno, visto che, tra l’altro, gli uffici e i dipartimenti sono già di per se sovradimensionati, in conseguenza di una assurda proliferazione di posti apicali avvenuta negli anni, frutto di uno strapotere dirigenziale che non ha tenuto in considerazione le necessità funzionali ma, piuttosto, il soddisfacimento delle esigenze di carriera dei dirigenti stessi. Una amministrazione in cui il rapporto tra dirigenti e dipendenti è sconcertante, mediamente uno a sei”.
E oltre al risparmio ‘mancato’ spuntano anche meccanismi di assegnazione degli incarichi in questione poco trasparenti, non solo per un cittadino qualsiasi che non ha possibilità di valutare le modalità con le quali vengono affidati, ma anche per gli stessi dipendenti della Presidenza del Consiglio che hanno provato, presentando il loro curriculum, ad ottenere un incarico dirigenziale disponibile. “Alcuni colleghi – spiega il presidente del Sipre – non hanno avuto neanche la possibilità di accedere agli atti per poter verificare le motivazioni dell’esclusione o per confrontare il proprio curriculum con quello di chi ha ottenuto l’incarico al posto loro. Sarebbe questa la famosa trasparenza della pubblica amministrazione, se neanche un interno, interessato al posto, può valutare la correttezza dell’operato della stessa nel conferimento di un incarico?”. “Per ripristinare questi incarichi – rimarca Bruno Stramaccioni dell’Usb pubblico impiego – che, secondo la spending review, dovevano essere eliminati, sono state anche pubblicate sul sito del Cipe – Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica – le selezioni pubbliche riguardanti l’individuazione di sette esperti Nars (Nucleo di consulenza per l’attuazione delle linee guida dei servizi di pubblica utilità) per il ‘misero’ costo annuale di 411.950 euro. Lo sforzo di trasparenza e di valorizzazione delle professionalità interne, è stato presto smentito dai risultati delle selezioni, che hanno condotto al conferimento di incarichi a personale esterno anziché preferire le candidature del personale interno con elevata professionalità e formazione pregressa, che avrebbero fatto risparmiare circa il 50% dell’importo stanziato. Mentre ci si accanisce verso tutto ciò che riguarda i dipendenti della Presidenza del Consiglio – conclude Stramaccioni – a partire dalla decurtazione del fondo per le politiche sociali (polizza sanitaria), si persiste nell’avvalersi di consulenti esterni ignorando la presenza e l’utilizzo di idonee professionalità interne all’amministrazione ed ignorando le norme da applicare in base alla spending review”. Dopo l’ultima corsa degli italiani per pagare in tempo l’ultima rata dell’Imu in nome del risanamento economico, alla Presidenza del Consiglio è ripartita la corsa alla ‘consulenza perduta’: in ballo milioni di euro, non da pagare ma da intascare.





venerdì 21 dicembre 2012

Sabotaggi alla metro B, carrozze evacuate a Roma


Sabotaggi alla metro B, carrozze evacuate a Roma

Problemi nella stazione Tiburtina, stop linea, persone nei vagoni fermi


I disagi causati dal guasto alla metro a Roma

ROMA - Si sospetta che un altro atto vandalico sia stato compiuto in un'altra stazione della metro di Roma: a EUR Fermi è stato indebitamente azionato il comando di sicurezza posto sulla banchina. E' in corso la verifica da parte dei tecnici dell'Atac di tutti gli apparati delle linee A e B della metro di Roma.
L'atto vandalico a Eur Fermi ha fatto scattare il dispositivo di sicurezza che interrompe l'erogazione di energia elettrica. Tecnici di Atac sono al lavoro per ripristinare i sistemi interrotti e cercare di garantire regolarità al servizio che, dopo i blocchi originati dall'atto vandalico a Termini, hanno visto successivamente l'interruzione completa sulle tratte B/B1 dalle 9,40 alle 10,20 e la limitazione dei treni a Castro Pretorio a partire dalle 10,20.
Nelle ultime settimane abbiamo verificato il ripetersi di interruzioni e blocchi delle metropolitane che, alla luce di quanto accaduto oggi, non appaiono più tanto casuali, stiamo interessando con denunce e materiale probatorio gli inquirenti affinché sia fatta piena luce su quanto accaduto". Lo dichiara l'Amministratore delegato di Atac, Roberto Diacetti. "Personalmente e a nome dell'Azienda, stigmatizzo e condanno con forza atti sconsiderati che interrompono un servizio pubblico e creano un danno incalcolabile agli utenti limitando il loro diritto alla mobilità", conclude Diacetti.
 Intorno alle 9.45 la stazione metro Tiburtina e' stata evacuata, mentre e' stato momentaneamente deciso lo stop su tutta la linea. Interruzioni a catena, pesanti ritardi e blocchi questa mattina sulle linee metropolitane B e B1 a causa di un atto vandalico alla fermata Termini. "Ignoti hanno prima azionato e poi divelto l'interruttore di emergenza che si trova lungo la banchina - spiega l'Atac -, provocando l'azionamento dei dispositivi di sicurezza generali che, per precauzione, hanno interrotto l'erogazione dell'energia elettrica sull'intera linea bloccando i treni nelle stazioni".
L'azionamento indebito del sistema di emergenza ha provocato, quindi, interruzioni a catena, ritardi elevati e blocchi lungo l'intera metro B-B1 a partire dalle 8.30 e "sino alla conclusione dell'intervento dei tecnici, i quali – nonostante la rapidità delle operazioni - sono stati costretti a sostituire integralmente l'apparato". Alcuni treni sono rimasti bloccati lungo il loro percorso, come nel caso di un convoglio diretto a Laurentina rimasto fermo tra le stazioni di Tiburtina e Bologna per qualche minuto. L'Atac ha già presentato una denuncia alle forze dell'ordine mettendo a disposizione degli investigatori le immagini delle telecamere di videosorveglianza.